Jean Améry

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Jean Améry (Vienna, 31 ottobre 1912Salisburgo, 17 ottobre 1978) è stato uno scrittore austriaco. Jean Améry, pseudonimo di Hans Chaim Mayer, nato da famiglia di origini ebraiche ma non praticante, dopo l'annessione dell'Austria alla Germania nazista nel 1938, emigra in Belgio e si unisce alla Resistenza. Nel 1943 viene arrestato e torturato a Breendonk da SS e Gestapo per poi essere deportato ad Auschwitz, dove rimane fino alla Liberazione avvenuta nel 1945. Trasferitosi a Bruxelles opera come scrittore collaborando anche con radio e televisione. Muore suicida, probabilmente per la spaccatura tra la necessità e l'impossibilità di essere ebreo, condizione che descriverà nel suo libro Intellettuale a Auschwitz.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Jean Améry è stato un saggista di origine austriaca, le cui opere si sono spesso basate su esperienze personali durante la Seconda guerra mondiale. Già studente di filosofia e letteratura a Vienna, Améry partecipò alla resistenza armata contro l'occupazione nazista del Belgio e fu catturato e torturato dalla Gestapo, poi internato per diversi anni in campi di concentramento.

Ferrovia a Auschwitz

Améry riuscì a sopravvivere agli internamenti di Auschwitz e Buchenwald, per poi essere liberato a Bergen-Belsen nel 1945. La sua opera più famosa - At the Mind's Limits: Contemplations by a Survivor on Auschwitz and Its Realities - afferma che la tortura ha formato la vera essenza del Terzo Reich. Altri suoi lavori importanti comprendono On Aging e On Suicide: A Discourse on Voluntary Death.

Nato da padre ebreo (morto in guerra nel 1916) e madre cattolica, fu cresciuto nella fede materna. A Vienna Améry dovette poi interrompere i suoi studi universitari a causa di ristrettezze economiche.

Sebbene la famiglia di Améry si fosse estraniata dalle sue origini ebraiche e si fosse quindi assimilata, anche tramite matrimoni misti, tali origini gravitarono comunque nello sviluppo del suo pensiero: "Volevo certo essere anti-nazista, sicuramente, ma di mia libera scelta."

Le Leggi di Norimberga del 1935, il cui testo Améry imparò presto a memoria, lo convinse che la Germania aveva praticamente passato sentenza di morte su tutti gli ebrei. La sua opera Necessity and Impossibility of Being a Jew parla di questo conflitto interiore in merito alla propria identità. Scrive che, mentre la sua identità personale, l'identità della sua passata infanzia, la sentisse come cristiana, Améry si identificasse nondimeno come ebreo in altro senso, il senso di un ebraismo "senza Dio, senza Storia, senza speranza messianica nazionale".

Nel 1938, quando i nazisti annessero l'Austria col beneplacito degli austriaci stessi, Améry scappò in Francia e poi in Belgio con la sua moglie ebrea, che lui aveva sposato contro i desideri materni. Per ironia della sorte, venne inizialmente deportato indietro in Francia dai belgi quale clandestino tedesco e finì internato a Gurs nel sud.

Entrata principale al campo di concentramento di Buchenwald: "Jedem das Seine = A ciascuno il suo".

Dopo esser scappato dal campo di Gurs e ritornato in Belgio, si unì al movimento della Resistenza, perlomeno in parte, poiché sembra fosse più importante per lui rischiare l'incolumità per motivi politici piuttosto che per motivi "razziali" come ebreo.

Coinvolto nella distribuzione di propaganda anti-militare alle truppe tedesche d'occupazione, Améry venne catturato dai nazisti e continuamente torturato in maniera brutale dalla Gestapo presso la loro centrale belga a Fort Breendonk. Dopo che la Gestapo si fu assicurata che Améry non avesse informazioni utili per loro, fu riformato da prigioniero politico a ebreo e spedito ad Auschwitz.

Privo di abilità professionali, Améry venne utilizzato in pesanti lavori di manovalanza forzata, a costruire la fabbrica di I.G. Farben ad Auschwitz III, il campo di lavoro Buna-Monowitz. A causa dell'invasione sovietica nel corso dell'anno successivo, Améry fu trasferito prima a Buchenwald e poi a Bergen-Belsen, dove fu liberato dall'esercito britannico nell'aprile 1945.

Cambiamento di nome[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la guerra, il già Hans Mayer cambiò nome in Jean Améry (il cognome anagrammato in francese dal suo originale) per simboleggiare la sua dissociazione dalla cultura tedesca e la sua associazione a quella francese. Rifiutò di pubblicare qualsiasi sua opera in Germania o Austria per molti anni, pubblicando solo in Svizzera. Non descrisse le sue esperienze nei campi di sterminio fino al 1964, quando, incoraggiato dal poeta tedesco Helmut Heißenbüttel, Améry scrisse il libro Jenseits von Schuld und Sühne (letteralmente, "Oltre la colpa e l'espiazione"). Furono forse le sue eplorazioni filosofiche in tale libro - oltre a timori di invecchiamento e salute cagionevole, come anche la demoralizzazione causata da una deteriorante filosofia francese e dalla nuova sinistra politica tedesca - che provocarono un presunto suicidio con sovradosaggio di stupefacenti.

Il lascito filosofico e letterario[modifica | modifica wikitesto]

La pubblicazione di At the Mind's Limits - esplorazione stimolante e provocante dell'Olocausto e della natura del Terzo Reich - ha reso Améry uno dei più rispettati scrittori dell'Olocausto. Paragonando i nazisti a un governo del sadismo, Améry afferma che è nella natura del sadico il volere "nullificare il mondo". Per un torturatore nazista,

una leggera pressione della mano che impugna l'attrezzo, è sufficiente a trasformare l'altro - e la sua testa, che forse contiene Kant e Hegel, e tutte le nove sinfonie, e Il mondo come volontà e rappresentazione - in un urlante maiale al macello.

Come Primo Levi e Tadeusz Borowski, Améry sopravvisse l'internamento ad Auschwitz per poi togliersi la vita da solo (sebbene il presunto suicidio di Levi sia tuttora in discussione).

Bibliografia

  • Karrieren und Köpfe: Bildnisse berühmter Zeitgenossen. Zürich: Thomas, 1955.
  • Teenager-Stars: Idole unserer Zeit. Vienna: Albert Müller, 1960.
  • Im Banne des Jazz: Bildnisse großer Jazz-Musiker. Vienna: Albert Müller, 1961.
  • Geburt der Gegenwart: Gestalten und Gestaltungen der westlichen Zivilisation seit Kriegsende. Olten: Walter, 1961.
  • Gerhart Hauptmann: der ewige Deutsche. Mühlacker: Stieglitz, 1963.
  • Preface to the Future: Culture in a Consumer Society. Trad. Palmer Hilty. London: Constable, 1964.
  • Jenseits von Schuld und Sühne: Bewältigungsversuche eines Überwältigten. Munich: Szczesny, 1966.
  • Über das Altern: Revolte und Resignation. Stuttgart: Klett, 1968.
  • Unmeisterliche Wanderjahre. Stuttgart: Klett, 1971.
  • Lefeu oder der Abbruch. Stuttgart: Klett, 1974.
  • Hand an sich Legen. Stuttgart: Klett, 1976.
  • Charles Bovary, Landarzt. Stuttgart: Klett, 1978.
  • At the Mind's Limits: Contemplations by a Survivor of Auschwitz and Its Realities. Trad. Sidney & Stella P. Rosenfeld. Bloomington: Indiana University Press, 1980.
  • Bücher aus der Jugend unseres Jahrhunderts. Stuttgart: Klert Cotta, 1981.
  • Radical Humanism: Selected Essays. Trad. Sidney & Stella P. Rosenfeld. Bloomington: Indiana University Press, 1984.
  • Der Integrale Humanismus: Zwischen Philosophie und Literatur. Aufsätze und Kritiken eines Lesers, 1966–1978. Stuttgart: Klett-Cotta, 1985.
  • Jean Améry, der Grenzgänger: Gespräch mit Ingo Hermann in der Reihe "Zeugen des Jahrhunderts." Ed. Jürgen Voigt. Göttingen: Lamuv, 1992.
  • Cinema. Arbeiten zum Film. Stuttgart: Kletta-Cotta, 1994.
  • On Aging: Revolt and Resignation. Trad. John D. Barlow. Bloomington: Indiana University Press, 1994.
  • On Suicide: A Discourse on Voluntary Death. Trad. John D. Barlow. Bloomington: Indiana University Press, 1999.
  • Werke in neun Bänden (Opere complete). Stuttgart: Klett-Cotta, 2002-2009.

Traduzioni in italiano

Libri su Jean Améry

  • Cinanni, Maria Teresa. Testimoni di voci sommerse: l’esperienza del nazismo in alcuni scrittori ebrei europei: Joseph Roth, Primo Levi, Jean Améry, Miklos Radnoti. Cosenza: Periferia, 1997.
  • Coquio, Catherine. "La Fin à l’infini: Le Témoignage inachevé de Jean Améry." In: Revue de Littératures Française et Comparée 12 (1999): 197-215.
  • Fiero, Petra. "The Body in Pain: Jean Amery's Reflections on Torture." In: Publications of the Missouri Philological Association 18 (1993): 26-32.
  • Risari, Guia. Jean Améry. Il risentimento come morale, Milano: Franco Angeli, 2002

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