Campo di concentramento di Buchenwald

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Coordinate: 51°01′18″N 11°14′53″E / 51.021667°N 11.248056°E51.021667; 11.248056

Il campo di concentramento di Buchenwald prende il nome dalla località di Buchenwald, sulla collina dell'Ettersberg, a circa otto chilometri da Weimar nella regione della Turingia, nella Germania orientale.

Tra il 1937 e il 1945 Buchenwald fu uno dei più importanti e vasti campi di concentramento e di sterminio nazisti situato sul suolo tedesco. Fu costruito su una collina ricoperta di una fitta estensione di alberi di faggio (Buchenwald significa letteralmente Bosco di faggi).

Il 16 luglio 1937 un commando di circa 300 deportati, provenienti dal disciolto campo di concentramento di Lichtenburg, presso Lipsia, eressero, con attrezzi primitivi ed insufficienti, le prime baracche del campo di Buchenwald, ricavando il legname dalla foresta di Ettersberg, che fu a suo tempo prediletta da Goethe. (Le SS lasciarono in piedi "L'albero di Goethe" sotto il quale il grande poeta amava stare per scrivere le sue alte opere, all'interno di Buchenwald, albero ora in stridente contrasto con il luogo diventato di morte).

In totale furono internati in questo campo di concentramento circa 250.000 uomini provenienti da tutti i paesi europei. Fu tra i lager dove si attuò principalmente lo sterminio tramite il lavoro. Il numero totale delle vittime è stimato in circa 56.000, di cui 11.000 ebrei.[1]

Esso venne istituito inizialmente come luogo di punizione e detenzione preventiva per avversari e oppositori politici, eretto in un luogo isolato, lontano da tutto e da tutti, al di fuori da sguardi indiscreti. Furono costruite cinquanta baracche, circondate da filo spinato elettrificato, vigilate da SS armate di mitragliatrici e dominate dall'enorme ciminiera dei forni del crematorio, situato a poca distanza dall'ingresso principale. Oggi la strada che attraversa il bosco di faggi e che porta al Museo di Buchenwald è chiamata "Blutstrasse", la "Via di sangue" in memoria delle decine di migliaia di prigionieri che qui caddero.

Il campo dal 1938 al 1945[modifica | modifica wikitesto]

Il cancello principale di ingresso con la scritta "Jedem das Seine", cioè " A ciascuno il suo".

Nel luglio 1937 fu allestito il campo di concentramento di Buchenwald, sulla collina dell’Ettersberg presso Weimar, in Turingia. Inizialmente destinato agli oppositori politici del regime nazista, ai criminali recidivi ed ai cosiddetti antisociali, agli ebrei, ai Testimoni di Geova[2] ed agli omosessuali, a poco a poco, con l’inizio della seconda guerra mondiale vi vennero introdotti sempre più stranieri. Al momento della liberazione il 95 % degli internati non erano tedeschi. Soprattutto dopo il 1943, a Buchenwald e nei suoi complessivi 135 distaccamenti esterni, vennero brutalmente sfruttati per l’industria bellica i detenuti del campo di concentramento e, dal 1944, anche alcune donne.

I prigionieri erano confinati nella zona nord del campo, nota come campo principale, mentre gli alloggi delle SS di guardia e gli edifici amministrativi erano situati nella parte sud. La prigione, conosciuta anche col nome di "bunker", era situata nell'edificio di entrata della zona principale. Pur non essendo stato concepito come luogo di sterminio organizzato, vi ebbero luogo uccisioni in massa di prigionieri di guerra e molti internati morirono in seguito ad esperimenti medici ed abusi delle SS. Le impiccagioni e le fucilazioni susseguivano, e venivano comminate senza alcun processo anche per futili infrazioni alle rigide regole di vita nel campo.

Essere inviati prigionieri nei campi nazisti equivaleva tassativamente ad essere sfruttati come mano d'opera schiava prima di eseguire una condanna a morte non pronunciata; anche Buchenwald faceva parte integrante del progetto di sterminio di massa tramite il lavoro-denutrizione organizzato dal regime nazista. Non vi risultano grandi camere a gas in pianta stabile se non qualche locale adibito occasionalmente a tale uso di gasazione; questo perché in questi lager si sterminava principalmente, come già detto, proprio con il lavoro stesso. I prigionieri divenuti larve umane inservibili ma che ancora non erano morti di sfinimento e consunzione nonostante il massacrante lavoro e la malnutrizione, venivano selezionati e spediti, per essere uccisi, nei centri di eutanasia del III Reich se non soppressi direttamente nel campo con iniezioni letali, colpi di pallottola alla nuca, impiccagioni ed altri sadici metodi.

Le prime vittime vennero inviate fino al 1940 a Weimar per essere cremate. Nel 1941 si costruì il grande crematorio stabile di Buchenwald.

Questo crematorio di era dotato di sei bocche di forno ad alto potere d'incenerimento divise in due grandi forni di tre muffole ciascuno, installati della ditta J.A. Topf und Söhne di Erfurt. I muri del vasto sotterraneo del crematorio erano dotati in alto di ben 48 ganci da macellaio ancora visibili; qui avvenivano esecuzioni per strangolamento ed impiccagione con numerose vittime, ammassate poi sul montacarichi che le portava da qui al piano dei forni. Cosa avvenne in atrocità in questo sotterraneo non è documentato che da pochi testimoni sopravvissuti. Sempre del crematorio troviamo un fornito ambulatorio medico, una sala settoria e una specie di finto misuratore dell'altezza dei detenuti che nascondeva una SS pronta a sparare un colpo alla nuca alla vittima di turno. In questo ambulatorio venivano praticate (come nel Blocco 61) iniezioni letali al cuore o in vena da medici SS ai detenuti selezionati come inutili.[3]

All’inizio del 1945 il lager divenne l’ultima stazione dei trasporti per l’evacuazione dei campi di Auschwitz e Gross-Rosen. Poco prima della liberazione le SS cercarono di sgomberare il campo, causando la morte di circa 28.000 prigionieri, mandati a marciare verso mete incerte fino allo sfinimento. Circa 21.000 prigionieri, tra cui più di 900 bambini e ragazzi, rimasero invece nel lager e l’11 aprile 1945 i militari del US 89th Infantry Division (l'89ª Divisione Fanteria della Terza Armata degli Stati Uniti) raggiunsero la zona. Le SS fuggirono, ed i prigionieri stessi liberarono il campo organizzando un sistema di autogestione interna. Quel pomeriggio dell'11 aprile, i soldati di Patton spezzarono i fili spinati, entrando nel campo. Una cronaca di quelle ultime ore il deportato Stefan Jerzy Zweig, allora bambino, le ha lasciate nel suo romanzo, apparso poco tempo fa in Israele, dal titolo "Le lacrime non bastano".


Lavoratori forzati a Buchenwald il 16 aprile 1945. Si riconoscono Elie Wiesel (7º da sinistra nella 2ª fila dal basso) e Max Hamburger (l'ultimo della 1ª fila in basso)
L'entrata a Buchenwald dopo la liberazione del campo (16 aprile 1945).

Il lavoro dei prigionieri[modifica | modifica wikitesto]

Buchenwald è stato uno dei campi affidati all'autogestione da parte dei "triangoli verdi" cioè dei delinquenti comuni e fu il campo dove maggiormente fu sperimentato l'annientamento per mezzo del lavoro. All'interno del campo furono trattenuti un grosso numero di prigionieri di guerra russi. Oltre che nella costruzione del campo i deportati furono utilizzati in ben 130 campi e sottocampi esterni. Alcuni detenuti vennero utilizzati come manodopera per gli stabilimenti della BMW, in particolare quello di Eisenach e Abteroda. I "beneficiari" del lavoro forzato dei denutriti "uomini a strisce blu" non opponevano mai né resistenza né vincoli morali alle pratiche terroristiche delle SS e dei Kapos, rendendosi complici e, talvolta, anche diretti responsabili. Periodicamente venivano selezionati i prigionieri che erano ancora in grado di lavorare, dunque lo staff delle SS inviava coloro che risultavano troppo deboli o incapaci di continuare a Bernung o Sonnenstein. In questi luoghi i prigionieri venivano uccisi con il gas. All'interno del campo i prigionieri troppo debilitati venivano uccisi per mezzo di iniezioni di fenolo, somministrate dai dottori delle SS.

Bambini sopravvissuti a Buchenwald, scortati dai soldati americani

Le efferatezze sui prigionieri[modifica | modifica wikitesto]

Il campo di Buchenwald è stato reso famoso anche dalla persona di Ilse Koch, la moglie del comandante del campo Karl Koch. Frau Koch aveva un desiderio feticista per i tatuaggi dei prigionieri, che avrebbe fatto scorticare dalle vittime e avrebbe tenuto da parte. A Frau Koch, per la sua ferocia, fu attribuito il soprannome la cagna di Buchenwald.

Nel block 50, dove i medici nazisti facevano gli esperimenti medici di ogni genere, la pelle dei prigionieri che avevano tatuaggi, dopo l'uccisione, veniva conciata e pare sia stata utilizzata per fare copertine di libri e paralumi per Ilse Koch.[4]

Numero di vittime[modifica | modifica wikitesto]

Il numero totale delle vittime è stato stimato in circa 56.000.[1] Tra questi vi sono 15.000 sovietici, 7.000 polacchi, 6.000 ungheresi, 3.000 francesi e altre 26.000 persone da 26 paesi europei.[5] Gli ebrei uccisi furono in complesso 11.000. Vi furono inoltre anche 9.000 vittime tedesche (prigionieri politici, religiosi, omosessuali e altro). È stato possibile assegnare un nome a circa 36.000 vittime.[6] Tra le personalità legate al campo di concentramento di Buchenwald si ricorda S.A.R. Principessa Mafalda di Savoia ed il filosofo e sociologo francese Maurice Halbwachs.

Dopo la liberazione nel 1945[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la concessione del territorio alla DDR, Buchenwald fu riaperto tra il 1945 ed il 1950 dal governo sovietico e amministrato dall'NKVD come “campo speciale” per oppositori dello stalinismo ed ex-nazisti. Tra il 1945 e il 1950 vi sono stati conteggiati 7.100 morti. La maggior parte del campo fu demolito nel 1950, furono lasciati intatti il cancello principale, il forno crematorio, l'ospedale interno, e due torri di guardia.

Comandanti del campo[modifica | modifica wikitesto]

Lista dei sottocampi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lista dei sottocampi di Buchenwald.

Il complesso monumentale[modifica | modifica wikitesto]

I governi della DDR (Deutsche Demokratik Republik), ovvero la Germania comunista, avevano presto dimenticato che dal 1945 al 1950 avevano essi stessi riattivato prontamente il campo, liberato dai nazisti, per compiere attività molto simili a quelle delle SS nei confronti degli avversari politici del nuovo corso della Germania dell'Est, tanto da sentire la necessità di celebrarne la dolorosa esistenza passata.

Perciò, su decisione del governo della DDR, nel 1954 fu dato avvìo ai lavori per la costruzione di una zona monumentale attigua al campo. Essi si protrassero fino al 1958. Su lato meridionale del colle dell'Ettersberg, quindi, al posto di una vecchia torre di guardia, venne eretto un imponente monumento nazionale. Nel comprensorio adiacente, inoltre, vennero ricomprese tre fosse comuni, in cui in passato erano stati sepolti circa 300 detenuti morti.

La concezione didattica della struttura conduce il visitatore attraverso un percorso a ritroso, dalla morte alla vita. Infatti, la visita consigliata parte dal forno crematorio, passa davanti alle fosse comuni, e porta infine verso un campanile, simbolo di libertà e luce. Lungo la strada che attraversa la zona delle fosse comuni, è stato realizzato un muro con incisi i nomi di 18 nazioni, tutte quelle maggiormente rappresentative della popolazione degli internati nel lager nel corso degli anni. Infine il gruppo monumentale vero e proprio, con un campanile cui si giunge attraverso una scala di mattoni chiari. Davanti al campanile si trova la scultura di Fritz Cremer dedicata agli internati del lager, raffigurante la resistenza nel campo. All'interno del campanile, sotto una lastra di bronzo, è custodita terra di altri lager. Nella loggia, infine, è sistemata una campana di bronzo, usata nelle cerimonie.

Questo luogo veniva utilizzato dalle autorità della DDR per l'organizzazione di manifestazioni nazionali, per lo più referenziali verso il regime.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b http://www.buchenwald.de/media_de/fr_content.php?nav=gesklbuchenwald&view=ct_ges_hist0.html Chronik des Konzentrationslagers Buchenwald , 6 Februar 2008, Stiftung Gedenkstätten Buchenwald und Mittelbau-Dora.
  2. ^ "Nel maggio 1938 inoltre si calcola il 12 % dei prigionieri del campo era costituito da Testimoni di Geova" - Triangoli viola-Le persecuzioni e la deportazione dei testimoni di Geova nei Lager nazisti di Claudio Vercelli, pag.129, Carocci Editore, Roma 2011
  3. ^ Dati e informazioni ricavati da pubblicazioni del Gedenkstätte Buchenwald
  4. ^ Referto forense presentato durante il processo contro la Koch.
  5. ^ Manfred Overesch: Buchenwald und die DDR: Oder die Suche nach Selbstlegitimation; Göttingen: Vandenhoeck & Ruprecht, 1995; S. 207ff, ISBN 3-525-01356-6
  6. ^ Comunicazione di Volkhard Knigge, Direttore della Fondazione per la Commerazione Buchenwald und Mittelbau Dora. 24 aprile 2010

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Il Memoriale di Buchenwald, di Ursula Hartl, trad. italiana di Valeria Bazzicalupo e Elena Barontini Prey, Fondazione Memoriali di Buchenwald e Mittelbau-Dora, 2011

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]