Campo di sterminio di Sobibór

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 51°26′50″N 23°35′37″E / 51.447222°N 23.593611°E51.447222; 23.593611

Il campo come si presenta oggi.

Sobibór (pronuncia [sɔbi'bu:r]) fu uno dei tre campi di sterminio nazisti costruiti nell'ambito dell'Operazione Reinhard (gli altri furono quelli di Treblinka e Bełżec).

Il campo prende il nome del villaggio presso il quale venne costruito, ora parte del Voivodato di Lublino in Polonia. Gli internati, trasportati via treno, erano in gran parte ebrei, prigionieri di guerra sovietici e zingari; all'arrivo al campo, i prigionieri venivano immediatamente separati: alcuni erano destinati al lavoro forzato mentre la maggior parte alle camere a gas: circa 300.000 persone vennero uccise a Sobibór: 207.000 provenienti dalla Polonia, 31.000 dalla Cecoslovacchia, 10.000 dalla Germania e dall'Austria, 4.000 dalla Francia, 14.000 dalla Lituania e 34.313 dall'Olanda.

Sobibór tuttavia è conosciuta come l'unico tentativo riuscito di una ribellione da parte di prigionieri ebrei in un campo di concentramento nazista.

La rivolta[modifica | modifica sorgente]

Il 14 ottobre 1943, alcuni membri di un'organizzazione interna segreta con a capo Alexander Pechersky, riuscirono ad uccidere 11 guardie delle SS e un certo numero di guardie ucraine: sebbene il loro piano consistesse nell'uccidere tutto il personale delle SS e fuggire in massa dal campo, tali uccisioni vennero scoperte anticipatamente rispetto ai piani, e gli internati iniziarono a fuggire sotto i colpi di fucile delle altre guardie. Circa metà dei 600 internati a Sobibór riuscirono a fuggire dal campo; tuttavia la gran parte venne ripresa e fucilata nei giorni successivi, ma circa 50 riuscirono a sopravvivere alla guerra. I nazisti decisero perciò di chiudere e smantellare il campo, e cercarono di occultare il luogo, piantando centinaia di alberi.

Fra le vittime di Sobibór vi è anche Helga Deen, autrice del diario Kamp Vught in cui racconta la sua esperienza nel campo di concentramento di Herzogenbusch.

Cinema[modifica | modifica sorgente]

La rivolta venne ripresa nel 1987 dal film TV "Fuga da Sobibor", diretto da Jack Gold, sulla base del libro omonimo di Richard Rashke.

Un documentario, pluripremiato, circa la fuga venne realizzato da Claude Lanzmann, intitolato "Sobibor, 14 ottobre 1943, ore 16".

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gitte Sereny: Into that Darkness (In quelle tenebre, pubblicato in Italia da Adelphi 1975 e da Edizioni Ferni 1980) - basato su un'intervista dell'autrice a Franz Stangl

Comandanti del campo[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]