Campo di sterminio di Sobibór

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Coordinate: 51°26′50″N 23°35′37″E / 51.447222°N 23.593611°E51.447222; 23.593611

Il campo come si presenta oggi.

Sobibór (pronuncia [sɔbi'bu:r]) fu uno dei tre campi di sterminio nazisti, con quelli di Treblinka e Bełżec, costruiti nell'ambito dell'Operazione Reinhard. Il campo prende il nome del villaggio presso il quale venne costruito, ora parte del Voivodato di Lublino in Polonia. Gli internati, qui deportati tramite convogli ferroviari, erano in gran parte ebrei, prigionieri di guerra sovietici e zingari; all'arrivo al campo, i prigionieri venivano immediatamente separati: alcuni erano destinati al lavoro forzato mentre la maggior parte alle camere a gas: circa 300.000 persone vennero uccise a Sobibór: 207.000 provenienti dalla Polonia, 31.000 dalla Cecoslovacchia, 10.000 dalla Germania e dall'Austria, 4.000 dalla Francia, 14.000 dalla Lituania e 34.313 dall'Olanda. Fra le vittime di Sobibór vi è anche Helga Deen, autrice del diario Kamp Vught in cui racconta la sua esperienza nel campo di concentramento di Herzogenbusch.

La rivolta[modifica | modifica sorgente]

Il campo di Sobibór è noto anche per una rivolta dei prigionieri ebrei. Il 14 ottobre 1943 alcuni membri di un'organizzazione interna segreta con a capo Alexander Pechersky riuscirono a uccidere 11 guardie delle SS, e un certo numero di guardie ucraine: sebbene il loro piano consistesse nell'uccidere tutto il personale delle SS e fuggire in massa dal campo. Le uccisioni furono scoperte anticipatamente rispetto ai piani, e gli internati iniziarono a fuggire sotto i colpi di fucile delle altre guardie. Circa metà dei 600 internati a Sobibór riuscirono a fuggire dal campo; tuttavia la gran parte fu catturata e fucilata nei giorni successivi, ma circa 50 riuscirono a sopravvivere alla guerra. I nazisti in seguito decisero di chiudere e smantellare il campo, e di occultarne il sito piantando centinaia di alberi.

Cinema[modifica | modifica sorgente]

La rivolta venne ripresa nel 1987 dal film TV Fuga da Sobibor, diretto da Jack Gold, sulla base del libro omonimo di Richard Rashke. Un documentario, pluripremiato, circa la fuga venne realizzato da Claude Lanzmann, intitolato Sobibor, 14 ottobre 1943, ore 16.

Scoperta delle camere a gas[modifica | modifica sorgente]

Il 17 settembre 2014 Yad Vashem, il Mausoleo della Memoria di Gerusalemme, dopo otto anni di opere di scavo archeologico, ha annunciato di aver individuato l'esatta collocazione delle camere a gas del Campo di sterminio di Sobibor. Nel corso di questi lavori sono stati reperiti vari oggetti personali delle vittime, ad esempio anelli, orecchini, collane, bocette di profumo, astucci di medicinali. Yad Vashem ritiene importante questa scoperta, poiché fra l'altro ciò permetterà di elaborare una stima più precisa del numero dei morti nel lager, considerato anche il fatto che nessuno fra gli ebrei che si occupava delle camere a gas è sopravvissuto[1][2][3].

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gitte Sereny: Into that Darkness (In quelle tenebre, pubblicato in Italia da Adelphi 1975 e da Edizioni Ferni 1980) - basato su un'intervista dell'autrice a Franz Stangl

Comandanti del campo[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Archeological Digs Reveal Sobibór Gas Chambers, Yad Vashem, 18 settembre 2014
  2. ^ Les chambres à gaz de Sobibor découvertes 71 ans plus tard, The Times of Israel, 18 settembre 2014
  3. ^ Shoah: ritrovate camere a gas campo sterminio di Sobibor, swissinfo.ch, 17 settembre 2014.

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