Aleksandr Aronovič Pečerskij

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Aleksandr Aronovič Pečerskij

Aleksandr Aronovič Pečerskij, chiamato Saša (Kremenčuk, 22 febbraio 1909Rostov sul Don, 19 gennaio 1990), è stato un ufficiale ucraino dell'Armata Rossa organizzatore e capo della rivolta dei prigionieri del campo di sterminio di Sobibor nel 1943.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Diplomatosi in letteratura e musica entrò a far parte come ufficiale dell'Armata Rossa sovietica nel giugno del 1941 dopo l'invasione dell'URSS da parte dell'esercito tedesco.

Fatto prigioniero dai tedeschi nell'ottobre del 1941 tentò inutilmente di evadere; riconosciuto come ebreo fu trasferito ad un campo di lavoro forzato a Minsk in Bielorussia e successivamente, il 22 settembre del 1943, nel campo di concentramento di Sobibor, assieme ad altri 600 prigionieri sovietici di religione ebraica dei quali soltanto 80 furono lasciati in vita per essere utilizzati nei lavori forzati.[1]

Il 5 luglio 1943 infatti Himmler aveva deciso di trasformare Sobibor in un campo per prigionieri aggiungendovi un nuovo blocco di baracche e un arsenale con le armi catturate all'esercito sovietico. Per maggiore sicurezza il campo venne circondato da un campo minato.

Pečerskij durante la prigionia aveva conosciuto una prigioniera di guerra ucraina che divenuta una SS guardiana del lager lo informò della rivolta avvenuta a Treblinka nell'agosto del 1943 e gli riferì che a Sobibor giravano voci di una prossima eliminazione di massa degli ebrei del campo; ai sopravvissuti sarebbe stato affidato il compito di selezionare i beni dei deportati soppressi e quindi, essendo loro stessi scomodi testimoni, esaurito il loro lavoro, avrebbero fatto la stessa fine.[2]

Nel campo frattanto si stava organizzando un gruppo di resistenti che, sotto la guida di Leon Feldhendler[3], che era stato capo del Consiglio Ebraico della città polacca di Zolkiew, stavano progettando una rivolta per tentare di fuggire. I rivoltosi trovarono in Pečerskij l'uomo più adatto a guidarli per la sua esperienza e capacità di comandante di guerra.

La rivolta[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di sopravvissuti della rivolta di Sobibor con Feldhendler in alto a destra e Pečerskij terzo da destra

Il piano per la rivolta prevedeva di attirare singolarmente in un luogo isolato gli ufficiali delle SS e ucciderli. In seguito si sarebbe assaltato l'arsenale del campo e dopo essersi riforniti di armi fuggire dall'entrata principale, l'unica accessibile poiché il resto del terreno circostante il lager era minato. Gli organizzatori della rivolta cercarono anche la complicità delle guardie ucraine che accettarono di aiutarli per non essere coinvolte nella eliminazione delle SS tedesche ma poi quasi tutte fuggirono per conto loro.[4]

Il 14 ottobre 1943 iniziò la rivolta di Sobibor. Undici ufficiali delle SS vennero uccisi ma la scoperta del cadavere di uno di questi mise in allerta i guardiani del campo. Pečerskij diede allora l'ordine di aprire una breccia nei reticolati e di tentare la fuga attraverso il campo minato. Sotto il fuoco delle mitragliatrici delle torrette di guardia i primi prigionieri corsero fuori verso i boschi circostanti saltando sulle mine ma aprendo così la strada agli altri che li seguivano.

Dei seicento detenuti in fuga circa la metà riuscirono a evadere ma di questi 70 furono uccisi mentre fuggivano. Dei sopravvissuti circa 170 furono nuovamente catturati dalle SS nei dintorni del lager e uccisi nei giorni seguenti assieme ad altri prigionieri che non avevano partecipato all'evasione.[5] Alla fine della guerra dei fuggiaschi ne erano rimasti in vita circa 50 o 60.

La rivolta di Sobibor fu considerata uno smacco per le SS che alla fine del 1943 decisero di eliminare il campo e ogni sua traccia spianando completamente il terreno su cui sorgeva. Al posto del lager vennero piantati alberi e costruita una fattoria abitata da una guardia ucraina con le finte funzioni di contadino.

Dopo la fuga[modifica | modifica wikitesto]

Pečerskij fu tra quelli che riuscì a salvarsi continuando a combattere contro i tedeschi aggregandosi ad una unità di partigiani sovietici e partecipando ad azioni di guerriglia sino a quando non ricevette una grave ferita ad una gamba che lo costrinse a ritirarsi.

Finita la guerra fu chiamato a testimoniare al processo di Norimberga contro i criminali nazisti ma il governo sovietico non gli permise, secondo alcune testimonianze, di recarsi in Germania[6]. Tornato alla vita civile in patria non solo non ebbe alcun riconoscimento per la sua lotta al fascismo ma fu coinvolto nel clima di sospetto e tradimento che il regime staliniano aveva instaurato dopo la fine della guerra verso tutti coloro che erano stati prigionieri dei nazisti e che tuttavia erano sopravvissuti. Fu quindi arrestato dal NKVD con l'accusa di essersi volontariamente consegnato prigioniero ai tedeschi e condannato ad una lunga pena detentiva in un campo di lavoro in Russia insieme a suo fratello (che morì durante la detenzione per coma diabetico[7])

Fu alla fine liberato anche grazie alle proteste dell'opinione pubblica internazionale che ne aveva esaltato il suo ruolo nella fuga dei prigionieri di Sobibor.

Il grande pubblico cominciò a conoscere gli avvenimenti di Sobibor anche grazie al film, prodotto dalla televisione inglese, Fuga da Sobibor (1987) del regista Jack Gold per cui Rutger Hauer ha ricevuto un Golden Globe come miglior attore protagonista per la sua rappresentazione di "Saša".

Pečerskij non ha partecipato alla prima del film: la vedova di Sasha ha successivamente dichiarato che il governo sovietico gli negò l'autorizzazione per recarsi negli Stati Uniti[6]

Un documentario sulla fuga intitolato Sobibor, 14 Octobre 1943, 16 heures fu girato dal regista francese Claude Lanzmann nel 2001.

Soltanto nel 2007, 17 anni dopo la sua morte, è stata affissa una piccola targa in ricordo su un muro della casa dove visse e una strada a Safed in Israele è intitolata al suo nome.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il lager di Sobibor
  2. ^ Alexander Pechersky, La rivolta di Sobibor, in: Yuri Suhl, Ed essi si ribellarono. Storia della resistenza ebraica contro il nazismo, Milano, 1969, p. 31.
  3. ^ Sopravvissuto alla rivolta morirà assassinato a Lublino forse ad opera di nazionalisti antisemiti(Cfr. Thomas Toivi Blatt, Sobibor: The Forgotten Revolt
  4. ^ Dalla sentenza del tribunale di Hagen, dove venne celebrato il processo contro le SS di Sobibor.
  5. ^ Dal rapporto della Gestapo di Lublino sulla sollevazione di Sobibor: «Il 14 ottobre verso le 17 rivolta degli ebrei del Lager di Sobibor... hanno conquistato l'armeria e dopo scontri con gli effettivi rimasti nel campo (SS) sono fuggiti in direzione sconosciuta... 9 SS uccise, 1 SS disperso, 1 SS ferito, 2 guardie uccise... 300 deportati circa spariti... i rimanenti fucilati....»
  6. ^ a b Arguments & Facts Magazine Profile : August 10, 2008 issue (in Russian)
  7. ^ Thomas Toivi Blatt interviews Sasha Pechersky about Luka in 1980

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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