Franz Stangl

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Franz Stangl (Altmünster, 26 marzo 1908Düsseldorf, 28 giugno 1971) è stato un militare austriaco, ufficiale delle SS e comandante dei campi di sterminio di Sobibor e Treblinka.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di una guardia notturna, dopo avere lavorato in gioventù in una fabbrica tessile entrò nel 1931 nella polizia austriaca e, poco dopo, nella sezione austriaca del Partito nazista, a quel tempo ancora illegale in Austria.

In seguito all'Anschluss, fece una brillante carriera, ottenendo un ruolo di rilievo, nel 1940, nel Programma T4, attraverso il quale venivano assassinati sistematicamente malati pscichici e portatori di handicap, per la teoria nazista della purezza della razza.

Nel 1942 venne trasferito in Polonia, alle dipendenze di Odilo Globocnik, per essere nominato comandante del campo di sterminio di Sobibór, da marzo a settembre del 1942, ed in seguito di quello di Treblinka, dal settembre 1942 all'agosto 1943. Vestito sempre con un impeccabile vestito bianco, assunse la fama di efficiente amministratore tanto da essere considerato il miglior comandante di un campo di concentramento di tutta la Polonia.

La fuga nel dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Al termine della guerra Franz Stangl venne catturato dagli americani in un villaggio dell'Austria e passò due anni nel campo di prigionia sito a Glasenbach, venendo consegnato, alla fine del 1947, al governo austriaco per essere processato come partecipante al programma eutanasia; prima della fine del processo tuttavia egli riuscì a scappare il 30 maggio 1948 entrando in Italia. Giunto a Roma il vescovo Alois Hudal, organizzatore della ratline che consentì la fuga in Sud America di molti criminali nazisti, gli procurò denaro, nuovi documenti, un visto per la Siria ed un lavoro in un cotonificio di Damasco[1].

Nel 1949 venne raggiunto dalla famiglia con la quale, nel 1951, si trasferì in Brasile. Dopo avere svolto diversi mestieri Stangl venne assunto presso lo stabilimento di San Paolo della Volkswagen, nonostante si fosse presentato con il suo vero nome, e solamente il 28 febbraio 1967, in seguito alle ricerche condotte dal centro di Simon Wiesenthal[2], venne riconosciuto e arrestato dalla polizia brasiliana.

Dopo l'estradizione nella Germania Ovest, venne giudicato per la morte di circa 900.000 persone, tra uomini, donne e bambini; la sua unica difesa fu: Ho la coscienza pulita. Ho semplicemente adempiuto ai miei compiti. Riconosciuto colpevole, il 22 ottobre 1970, Stangl venne condannato al carcere a vita.

Morì, in seguito ad un infarto, nella prigione di Düsseldorf il 28 giugno 1971, poche ore dopo aver terminato di rilasciare alla giornalista Gitta Sereny un'intervista in cui raccontava la sua vita. Il resoconto di quell'intervista, raccolta in più giorni e terminata il 27 giugno 1971[3], è contenuto nel libro Into that Darkness (In quelle tenebre), pubblicato nel 1974.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, vol. V, Fabbri Editori, 1995, pag. 1643.
  2. ^ La cattura fu consentita grazie ad un premio di 7.000 dollari, elargito ad un ex nazista, che in cambio del compenso, offrì le informazioni necessarie alle autorità del Brasile per l'arresto. Vedi Enzo Biagi, cit., pag. 1643.
  3. ^ Vittorio Possenti, Nichilismo giuridico, Soveria Mannelli 2012, pag. 161

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, vol. V, Fabbri Editori, 1995 ISBN non esistente
  • Sereny, Gitta. In quelle tenebre (1974) ed. Adelphi, ISBN 88-459-1044-X

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 27866909 LCCN: n82073950