Brigata Ebraica

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Jewish Infantry brigade Group
Jewish Brigade insignia.svg
Emblema della Brigata Ebraica
Descrizione generale
Attiva 1944 - 1946
Nazione Regno Unito Gran Bretagna
Servizio Esercito
Tipo Fanteria
Dimensione 5.000 volontari
Parte di
VIII Armata Britannica

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La Brigata ebraica (Jewish Infantry brigade Group) fu una formazione militare alleata, inquadrata nell'esercito britannico, che operò durante la seconda guerra mondiale.

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Il corpo venne costituito nel 1944, dopo una lunga trattativa fra le autorità ebraiche in Palestina ed il governo britannico, che amministrava quei territori sulla base del mandato ricevuto dalla Società delle Nazioni al termine della prima guerra mondiale. Ne facevano parte ebrei provenienti dai territori che sarebbero divenuti l'attuale Israele (molti erano soldati già inseriti nel Palestine Regiment formatosi nel 1941 quando l'avanzata di Rommel pareva irresistibile e costrinse gli inglesi alla mobilitazione di tutte le forze disponibili). Agli ebrei della Terra di Israele si aggiunsero ebrei provenienti anche da altre terre, allora soggette al controllo britannico (Canada, Sudafrica ed Australia), cui si sarebbero uniti poi altri militari ebrei, di origine polacca e russa. A comandare la brigata fu nominato il brigadier generale canadese Ernest Frank Benjamin.

Attività militare sul fronte italiano[modifica | modifica sorgente]

Dopo un primo addestramento in Alessandria d'Egitto, la Brigata venne inviata nel novembre 1944 sul fronte italiano. Sbarcata a Taranto, dove i soldati ricevettero un ulteriore addestramento, la Brigata fu integrata nell'VIII Armata britannica e risalì la penisola lungo il versante adriatico.

Il 27 marzo 1945 la Brigata viene affiancata al Gruppo di Combattimento "Friuli" con il quale fu protagonista dello sfondamento della linea gotica nella vallata del Senio. Dal 3 aprile 1945 a Brisighella fu consegnata alla Brigata la propria bandiera: azzurro-bianco-azzurro con la stella di David al centro. Dislocata nei pressi di Alfonsine, la Brigata combatté con le proprie insegne a fianco di unità italiane e polacche, distinguendosi in numerose operazioni militari per la liberazione della Romagna e dell'Emilia, da Cuffiano, a Riolo Terme, Ossano, Monte Ghebbio, La Serra, Imola e Ravenna, fino a Bologna. I suoi caduti sono tumulati al cimitero di Piangipane a Ravenna. In tutto la Brigata Ebraica combatté in Italia dal 3 marzo al 25 aprile 1945.

Nel periodo immediatamente seguente la fine della guerra fu acquartierata a Tarvisio. Un capitolo ancora tutto da chiarire è il ruolo che, secondo notizie recentemente raccolte in un'intervista rilasciata da Chaim Miller uno dei componenti la Brigata, la Brigata stessa ebbe nel Tarvisiano nell'esecuzione di criminali nazisti e collaborazionisti[1], con azioni che secondo alcune testimonianze, in alcuni casi sarebbero sfociate anche in atti di violenza ai danni della popolazione locale "colpevole" solamente di avere cognomi tedeschi.[2]

Attività di supporto alle popolazioni ebraiche[modifica | modifica sorgente]

Già durante il periodo bellico, a fianco del ruolo militare, la brigata ebraica svolse, a livello assolutamente spontaneo, anche un importante compito civile a favore soprattutto delle comunità ebraiche liberate, sconvolte dalla guerra e dalla persecuzione nazi-fascista (aiuto ai sopravvissuti, accoglienza dei minori rimasti orfani, riunificazione delle famiglie disperse, ecc.). Nel dopoguerra la Brigata si distinse in particolare nell'opera di assistenza della massa di profughi che dall'Europa centrale si dirigevano o transitavano dall'Italia. Soprattutto dai porti della Liguria (in particolare Vado) era infatti iniziato un movimento di navi (vere carrette dei mari) appositamente trasformate per un viaggio in genere di sola andata verso la Palestina del mandato britannico.

A Milano, in via Cantù 5, presso i locali del club della Brigata ebraica, si installò un vero e proprio ufficio fantasma di emigrazione, diretto da Jehudah Arazi, dal quale nel 1945-46 passarono migliaia di profughi diretti in Palestina, attraverso i porti italiani. A Magenta fu presa in affitto una fattoria semidistrutta che serviva come campo di addestramento sia militare sia al lavoro agricolo per i profughi validi.[3] Ben presto la Brigata venne in contrasto con i comandi britannici che cercavano di evitare tali attività in supporto dell'emigrazione clandestina verso la terra di Israele. L'unità fu trasferita, pertanto, nell'ambito delle forze di occupazione alleate, in Belgio ed Olanda, infine smobilitata nel luglio del 1946 per ordine del governo britannico, anche per le crescenti tensioni che si registravano in Medio Oriente.

Il ritorno in Israele[modifica | modifica sorgente]

Molti tra i circa cinquemila soldati[4] che fecero parte della Brigata ebraica, tornarono o emigrarono in Israele, portarono con sé l'esperienza militare acquisita, contribuendo in maniera significativa alla nascita dell'esercito israeliano ed alle sue vittorie nelle prime guerre che presto si trovò a sostenere.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

  • Ravenna il 15 maggio 1995, ricorda i 45 caduti ebrei per la liberazione della città con una lapide.[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Operazione vendetta" nei boschi di Tarvisio - Messaggero Veneto del 30 maggio 2009
  2. ^ "Fare chiarezza su quelle esecuzioni" - Messaggero Veneto del 31 maggio 2009
  3. ^ Annie Sacerdoti, Guida all'Italia ebraica, Marietti, Genova 1986
  4. ^ Sito ANPI Ravenna - Brigata Ebraica
  5. ^ La foto della lapide

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Romano Rossi, "La Brigata Ebraica. Fronte del Senio 1945", Imola, Corso Bacchilega, 2005. ISBN 88-88775-20-X, 112pag
  • Blum Howard, "La Brigata. Una storia di guerra, di vendetta e di redenzione", Net (collana storica), 2005. ISBN 978-88-515-2234-6, 318pag
  • F.Bonaiuri, V.Maugeri, "La Brigata Ebraica in Emilia-Romagna", De Luca Editori d'Arte, 2005.

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