Mandato britannico della Palestina

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Mandato britannico della Palestina
Mandato britannico della Palestina – Bandiera Mandato britannico della Palestina - Stemma
Dati amministrativi
Nome completo Mandato britannico della Palestina
Nome ufficiale (EN) Mandatory Palestine
(HE) המנדט הבריטי על פלשתינה א"י
(AR) الانتداب البريطاني على فلسطين
Lingue ufficiali inglese, arabo, ebraico
Lingue parlate
Inno God Save the King
Capitale Gerusalemme
Dipendente da Regno Unito Regno Unito
Politica
Forma di governo Mandato della Società delle Nazioni sotto amministrazione del Regno Unito
Nascita 25 aprile 1920 con Herbert Samuel
Causa Trasferimento dall'amministrazione militare al mandato civile della Società delle Nazioni sotto amministrazione britannica
Fine 15 maggio 1948 con Alan Cunningham
Causa indipedendenza di Israele e della Giordania
Territorio e popolazione
Bacino geografico Medio Oriente
Massima estensione 26.625,6 nel 1948
Popolazione 1.764.520 nel 1945
Economia
Valuta Sterlina egiziana (fino al 1927)
Sterlina palestinese (dal 1927)
Commerci con Egitto, Siria, Libano, Cipro, Regno Unito, Arabia Saudita, Turchia
Religione e società
Religioni preminenti ebraismo, islam sunnita, drusi, cristianesimo
Mandato britannico della Palestina - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Regno Unito Occupied Enemy Territory Administration
Succeduto da Israele Israele
Egitto Egitto
Giordania Giordania
Ora parte di Israele Israele
Palestina Palestina

Il Mandato britannico della Palestina (in inglese Mandatory Palestine, in ebraico המנדט הבריטי על פלשתינה א"י; Palestína (EY), in arabo الانتداب البريطاني على فلسطين) fu un'istituzione storica, frutto degli Accordi Sykes-Picot del 1916, che permise al Regno Unito di governare la Palestina tra il 1920 e il 1948.

La regione del Mandato Britannico vista dal satellite, con indicati gli attuali confini nazionali

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'intento espresso del Mandato era quello di aiutare popolazioni considerate "incivili", a sviluppare i loro organismi istituzionali, in previsione di un ritiro da parte delle Potenze coloniali, pregiudizialmente considerate "superiori", dalle aree loro affidate. Per quanto riguarda la Palestina la definizione della situazione era singolare, poiché essa faceva parte non di un impero coloniale, ma del moribondo Impero ottomano.

L'area del Mandato Britannico

Nella Mezzaluna Fertile quasi tutti i Paesi nominalmente governati dagli Ottomani erano in realtà già da qualche tempo sottoposti a protettorato da parte della Francia (per l'Algeria si trattava però di annessione), del Regno Unito e dell'Italia (che aveva conquistato la Tripolitania e la Cirenaica).
Nel primo dopoguerra gli Stati arabi rispecchiavano nella loro forma istituzionale l'ordinamento delle potenze che li controllavano: repubbliche dal lato francese e regni dal lato britannico. L'Egitto (seguito più tardi da altri Paesi della regione) costrinse la Gran Bretagna ad accettare l'indipendenza egiziana il 28 febbraio 1922.

In Palestina la questione fu più difficile. Col principio dei Mandati ci si sarebbe dovuto aspettare che le comunità non musulmane passassero dal loro stato di sottosviluppo a una condizione di autonoma gestione dei propri affari: cosa che in effetti in parte minima accadde. Ma lo scontento pervadeva le popolazioni, e il Regno Unito non migliorava le cose.

I britannici avevano promesso la Palestina agli arabi come paese indipendente, per l'aiuto prestato con la Rivolta Araba nella lotta contro l'impero turco-ottomano, e agli ebrei come "sede nazionale" ("National Home"). Contemporaneamente avevano pattuito coi francesi che sarebbe stata internazionalizzata e finirono per tenersela sotto forma di Mandato.

« Il governo di Sua Maestà vede con benevolenza l'istituzione in Palestina di una National Home per il popolo ebraico e farà del suo meglio perché tale fine possa essere raggiunto, rimanendo chiaro che niente deve essere fatto che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti in Palestina. »
(Lord Arthur J. Balfour, 1917)

Nel periodo del Mandato l'immigrazione ebraica nella zona subì una netta accelerazione, mentre l'Agenzia Ebraica operò alacremente per l'acquisto di terreni in cui insediare i nuovi coloni. Il risultato fu quello di portare la popolazione ebraica in Palestina dalle 83.000 unità del 1915, alle 84.000 unità del 1922 (a fronte dei 590.000 arabi musulmani e 71.000 arabi cristiani), alle 175.138 del 1931 (contro i 761.922 arabi musulmani e i quasi 90.000 arabi cristiani), alle 360.000 unità della fine degli anni trenta (quando ancora non era completamente nota alla pubblica opinione internazionale la dimensione delle misure repressive adottate contro gli ebrei dalla Polonia e, in modo assai più marcato, dalla Germania nazista), ai 905.000 del 1947.

La forte immigrazione, in una terra dalle risorse limitate, unita ad un incremento della disoccupazione tra la popolazione araba (dovuto - secondo fonti arabe - principalmente alle politiche di assegnazione di numerose terre fertili ai coloni ebrei, spesso effettuata con vincoli che non permettevano l'ulteriore affitto o anche la semplice lavorazione da parte di non-ebrei), portarono a numerosi scontri tra la maggioranza araba e i coloni, scontri che colpirono anche insediamenti ebraici preesistenti rispetto all'ondata migratoria di quegli anni.

Gli anni trenta iniziarono in una condizione di elevata tensione dovuta agli strascichi dei moti dell'aprile 1920 e maggio 1921 e soprattutto dei moti dell'agosto 1929, durante i quali era stata massacrata ed espulsa la secolare comunità ebraica di Hebron e alla fine dei quali la commissione britannica presieduta da Sir Walter Russell Shaw aveva fortemente condannato gli attacchi iniziali della popolazione araba contro i coloni ebraici e le loro proprietà, giustificando le rappresaglie da parte dei coloni ebrei contro gli insediamenti arabi come una "legittima difesa" dagli attacchi subiti, ma aveva anche individuato nel timore della creazione di uno stato ebraico il motivo scatenante della rivolta. Nel 1930 la commissione Hope Simpson, nata sulla scia delle conclusioni della commissione Shaw, rilevò ufficialmente i problemi di carenza delle risorse e di elevata disoccupazione tra la popolazione araba e i conseguenti rischi per la stabilità della regione nel caso di un loro aggravarsi, sostenendo anche che, dati i sistemi di coltura dei coloni e tradizionali della popolazione araba, non vi erano più terre fertili disponibili da assegnare ai nuovi coloni.

La situazione precipitò nuovamente a metà degli anni trenta, dopo uno sciopero generale di sei mesi indetto dal Comitato Supremo Arabo, che chiedeva la fine del Mandato e dell'immigrazione ebraica, e che diede il via a tre anni di guerra civile, conosciuta col nome di Grande Rivolta Araba. Alla fine della rivolta, nel marzo del 1939, i caduti arabi assommavano a 5.000, quelli ebraici a 400 e quelli britannici a 200; più di 120 arabi furono condannati a morte e circa 40 impiccati e i principali capi arabi furono arrestati o espulsi.

In questi scontri parteciparono anche diversi gruppi sionisti, i primi dei quali erano nati a partire dagli scontri degli anni venti (per proteggere gli insediamenti dei coloni), che col tempo si erano organizzati in strutture militari, come l'Haganah e il Palmach, e paramilitari, quali l'Irgun e la più estremistica "Banda Stern" alcuni dei quali agli scopi originali avevano affiancato il sostegno dell'immigrazione clandestina e anche gli attacchi diretti contro la popolazione araba e i diplomatici britannici, causando diverse centinaia di morti tra la popolazione.

Il piano di spartizione suggerito dalla Commissione Peel nel 1937

Verso la fine degli anni trenta, dopo la Grande Rivolta Araba e alcuni falliti tentativi di divisione della Palestina in due Stati, sollecitata dalle conclusioni della Commissione Peel, la Gran Bretagna cominciò a negare al sionismo parte di quell'appoggio politico che aveva garantito a partire dalla dichiarazione di Balfour, producendo il "Libro Bianco del 1939"[1], con cui venivano posti dei limiti all'immigrazione (che nelle intenzioni britanniche sarebbe dovuta proseguire solo per altri 5 anni e per un massimo di 75.000 immigranti), si consideravano esauriti gli impegni presi con la dichiarazione di Balfour del 1917 e si prevedeva la creazione di un unico stato misto arabo-ebraico entro 10 anni. Nonostante il Libro bianco non prevedesse uno stato ebraico, le autorità arabe lo rifiutarono, ritenendolo comunque insufficiente e chiedendo il blocco completo dell'immigrazione ebraica. Posizione più dura contro il provvedimento fu ovviamente presa dai coloni e dagli esponenti dei gruppi ebraici, che per via della guerra in Europa aumentarono i loro sforzi nel favorire l'immigrazione clandestina; Ben-Gurion, al successivo scoppio della guerra mondiale, relativamente alla collaborazione tra l'Haganah e i soldati inglesi dichiarò che "Dobbiamo combattere il Libro Bianco come se la guerra non ci fosse, e la guerra come se non ci fosse il Libro Bianco" ("We shall fight the White Paper as if there were no war, and the war as if there were no White Paper")[2].

Con l'arrivo della seconda guerra mondiale i coloni ebrei e i vari gruppi più o meno legali che si erano creati si schierarono con gli Alleati (con l'esclusione del gruppo della Banda Stern, nata da una scissione dell'Irgun, che cercò, senza successo, per due volte un accordo con la Germania in chiave anti-britannica) mentre molti gruppi arabi guardarono con interesse l'Asse, nella speranza che una sua vittoria servisse a liberarli dalla presenza britannica. Il Mufti di Gerusalemme Amin al-Husayni incontrò Hitler e si prodigò per il reclutamento di musulmani nelle formazioni delle Waffen-SS.

Le tensioni in zona si aggravarono enormemente quando si rivelò nella sua pienezza l'enormità dell'Olocausto. In Gran Bretagna i laburisti erano favorevoli a uno stato ebraico, soprattutto per l'aiuto che le organizzazioni sioniste diedero agli alleati durante lo sforzo bellico. Ma altri non furono d'accordo: il ministro degli Esteri britannico era convinto che avrebbero dovuto essere favorevoli agli arabi - secondo alcuni per interessi petroliferi - piuttosto che agli ebrei e vi era anche l'opinione che una continua presenza britannica in Palestina avrebbe fornito un avamposto strategico per il Vicino Oriente.

Il piano di spartizione dell'ONU[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piano di partizione della Palestina.
Distribuzione degli insediamenti ebraici in Palestina nel 1947
La spartizione del territorio secondo la risoluzione dell'ONU

La questione fu posta sotto l'egida dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che il 13 maggio 1947 decise di costituire un "Comitato speciale per la Palestina" (UNSCOP, United Nations Special Committee on Palestine) comprendente 11 nazioni (Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, Olanda, Peru, Svezia, Uruguay, India, Iran, Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, Australia) da cui erano escluse le nazioni "maggiori", per permettere una maggiore neutralità di giudizio.

Dopo aver studiato il caso e prodotto una relazione sulla situazione in Palestina vennero votate due proposte, sette dei membri dell'UNSCOP (Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, Olanda, Perù, Svezia, Uruguay) votarono a favore di una soluzione con due Stati divisi e Gerusalemme sotto controllo internazionale (spartizione che era già stata proposta più volte senza successo dalle autorità britanniche durante la rivolta araba del triennio 1936-39), tre per un unico stato federale (India, Iran, Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia), e uno si astenne (Australia).

Nella sua relazione l'UNSCOP si pose il problema di come accontentare entrambe le fazioni, giungendo alla conclusione che era "manifestamente impossibile", ma che era anche "indifendibile" accettare di appoggiare solo una delle due posizioni:

(EN)
« But the Committee also realized that the crux of the Palestine problem is to be found in the fact that two sizeable groups, an Arab population of over 1,200,000 and a Jewish population of over 600,000, with intense nationalist aspirations, are diffused throughout a country that is arid, limited in area, and poor in all essential resources. It was relatively easy to conclude, therefore, that since both groups steadfastly maintain their claims, it is manifestly impossible, in the circumstances, to satisfy fully the claims of both groups, while it is indefensible to accept the full claims of one at the expense of the other. »
(IT)
« Ma la commissione ha anche realizzato che il punto cruciale della questione palestinese deve essere individuato nel fatto che due considerevoli gruppi, una popolazione araba con oltre 1.200.000 abitanti e una popolazione ebraica con oltre 600.000 abitanti con un'intensa aspirazione nazionale, sono diffusi attraverso un territorio che è arido, limitato, e povero di tutte le risorse essenziali. È stato pertanto relativamente facile concludere che finché entrambi i gruppi mantengono costanti le loro richieste è manifestamente impossibile in queste circostanze soddisfare interamente le richieste di entrambi i gruppi, mentre è indifendibile una scelta che accettasse la totalità delle richieste di un gruppo a spese dell'altro. »
(United Nations Special Committee on Palestine, Recommendations to the General Assembly, A/364, 3 September 1947[3])

L'UNSCOP raccomandò anche che la Gran Bretagna cessasse il prima possibile il suo controllo sulla zona, sia per cercare di ridurre gli scontri tra la popolazione di entrambe le etnie e le forze britanniche, sia per cercare di porre fine alle numerose azioni terroristiche portate avanti dai gruppi ebraici, che avevano raggiunto il culmine l'anno precedente con i 91 morti causati dall'attentato dinamitardo condotto dall'Irgun e dalla Banda Stern contro il King David Hotel, Quartier Generale dell'amministrazione britannica del Mandato.

Nel decidere su come spartire il territorio l'UNSCOP considerò, per evitare possibili rappresaglie da parte della popolazione araba nei confronti degli insediamenti ebraici, la necessità di radunare sotto il futuro stato ebraico tutte le zone dove i coloni erano presenti in numero significativo (seppur spesso in netta minoranza)[4]), a cui venivano aggiunte diverse zone disabitate (per la maggior parte desertiche, come il deserto del Negev) in previsione di una massiccia immigrazione dall'Europa, una volta abolite le limitazioni imposte dal governo britannico nel 1939 con il Libro Bianco, per un totale del 56% del territorio assegnato al futuro stato ebraico.

La situazione sarebbe dunque stata:

Territorio Popolazione araba Popolazione Araba/Totale (in %) Popolazione ebraica Popolazione Ebrea/Totale (in %) Popolazione Totale
Stato Arabo 725.000 99% 10.000 1% 735.000
Stato Ebraico 407.000 45% 498.000 55% 905.000
Zona Internazionale 105.000 51% 100.000 49% 205.000
Totale 1.237.000 67% 608.000 33% 1.845.000
Fonte: Report of UNSCOP - 1947[3]

(oltre a questo era presente una popolazione Beduina di 90.000 persone nel territorio ebraico).

Il 30 novembre le Nazioni Unite decisero (con la Risoluzione 181[5]), con il voto favorevole di 33 nazioni, quello contrario di 13 (tra cui gli Stati arabi) e l'astensione di 10 nazioni (tra cui la stessa Gran Bretagna, che rifiutò apertamente di seguire le raccomandazioni del piano, ritenendo che si sarebbe rivelato inaccettabile sia per gli ebrei che per gli arabi), la spartizione della Palestina in due stati, uno arabo e uno ebraico, il controllo dell'ONU su Gerusalemme e chiesero la fine del mandato Britannico il prima possibile e comunque non oltre il 1 agosto 1948.

Le reazioni alla risoluzione dell'ONU furono diversificate: la maggior parte dei gruppi ebraici, come l'Agenzia Ebraica, l'accettò, pur lamentando la non continuità territoriale tra le varie aree assegnate allo stato ebraico. Gruppi più estremisti, come l'Irgun e la Banda Stern, la rifiutarono, essendo contrari alla presenza di uno Stato arabo in quella che era considerata "la Grande Israele" e al controllo internazionale di Gerusalemme. Menachem Begin, comandante dell'Irgun, futuro fondatore del Likud e futuro primo ministro di Israele, dichiarò a proposito del piano di spartizione del territorio:

(EN)
« The partition of Palestine is illegal. It will never be recognized. Eretz Israel will be restored to the people of Israel. All of it. And forever. »
(IT)
« La divisione della Palestina è illegale. Non sarà mai riconosciuta. La Grande Israele sarà ristabilita per il popolo di Israele. Tutta. E per sempre. »
(Dichiarazioni di Menachem Begin sul piano di spartizione dell'ONU[6])

Tra i gruppi arabi la proposta fu rifiutata, ma con diverse motivazioni, alcuni negavano totalmente la possibilità della creazione di uno stato ebraico, altri criticavano la spartizione del territorio come era stata decisa dall'UNSCOP, in quanto ritenevano che quelli assegnati alla popolazione araba, per la loro posizione e i loro confini, avrebbero limitato i contatti con le altre nazioni, oltre al fatto che lo Stato arabo non avrebbe avuto sbocchi sul Mar Rosso e sul Mar di Galilea (quest'ultimo la principale risorsa idrica della zona) e che gli sarebbe stato assegnato solo un terzo della costa mediterranea; altri ancora erano contrari per via del fatto che a quella che per ora era una minoranza ebraica (circa un terzo della popolazione totale) fosse assegnata la maggioranza del territorio (anche se la commissione dell'ONU aveva preso quella decisione anche in virtù della prevedibile immigrazione di massa dall'Europa dei reduci delle persecuzioni della Germania nazista).

La nazioni arabe, contrarie alla suddivisione del territorio e alla creazione di uno stato ebraico, fecero ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia, sostenendo la non competenza dell'assemblea delle Nazioni Unite nel decidere la ripartizione di un territorio andando contro la volontà della maggioranza (araba) dei suoi residenti, ma il ricorso fu respinto.

Il 15 maggio 1948, alla vigilia della fine del mandato, il Consiglio Nazionale Sionista, riunito a Tel Aviv, dichiarò costituito nella terra di Israele lo Stato Ebraico, col nome di Medinat Israel[7].

Gli arabi palestinesi non proclamarono il proprio stato e gli stati arabi iniziarono apertamente le ostilità contro Israele.

Governo del Mandato[modifica | modifica sorgente]

Amministratori britannici della Palestina[modifica | modifica sorgente]

Amministratore Periodo
Edmund Allenby, 1st Visconte Allenby 1917–1918
Sir Arthur Wigram Money 1918–1919
Sir Louis Jean Bols 1919–1920

Alti commissari britannici per la Palestina[modifica | modifica sorgente]

Alto commissario Periodo
Sir Herbert Louis Samuel 1920–1925
Sir Gilbert Falkingham Clayton maggio–dicembre 1925 (temporaneo)
Herbert Onslow Plumer 1925–1928
Sir Harry Charles Luke 1928 (temporaneo)
Sir John Chancellor 1928–1931
Sir Mark Aitchison Young 1931–1932 (temporaneo)
Sir Arthur Grenfell Wauchope 1932–1937
William Denis Battershill 1937–1938 (temporaneo)
Sir Harold MacMichael 1938–1944
John Vereker, 6th Viscount Gort 1944–1945
Sir Alan Gordon Cunningham 1945–1948

Demografia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1920 la maggioranza della popolazione (circa 750.000 persone) era composta da musulmani di lingua araba, incluse le comunità di Beduini (stimati in 103.331 dal censimento del 1922 e concentrati nella zona di Beersheba e dintorni[8]) e da ebrei (all'incirca l'11% del totale), oltre ad alcuni piccoli gruppi di Drusi, Siriani, Sudanesi, Circassi, Egiziani, greci e arabi del Hijaz.

Nel 1922 la Gran Bretagna effettuò il primo censimento della regione da quando era stata posta sotto il suo controllo: la popolazione risultò di 752.048 persone, suddivisa in 589.177 musulmani, 83.790 ebrei, 71.464 cristiani e 7.617 abitanti appartenenti ad altri gruppi.

Un secondo (ed ultimo) censimento fu indetto nel 1931, in quell'anno la popolazione era cresciuta per arrivare a 1.036.339 di abitanti, di cui 761.922 musulmani (+29% rispetto al 1922), 175.138 ebrei (+109%), 89.134 cristiani (+25%) e 10.145 abitanti appartenenti ad altri gruppi (+33%).

Dopo quello del 1931 non ci furono altri censimenti, ma la stima della popolazione venne fatta tramite le statistiche su morti, nascite ed immigrazione (anche se quella illegale poteva essere stimata solo approssimativamente). Il Libro Bianco del 1939, nell'introdurre restrizioni sull'immigrazione ebraica, dichiarava che la popolazione ebrea era salita a circa 450.000 abitanti, divenendo quasi un terzo della popolazione totale. Nel 1945 uno studio demografico rilevò una popolazione totale di 1.764.520 abitanti, di cui 1.061.270 musulmani, 553.600 ebrei, 135.550 cristiani e 14.100 abitanti appartenenti ad altri gruppi.

Anno Totale Musulmani Ebrei Cristiani Altri
1922 752,048 589,177 (78%) 83,790 (11%) 71,464 (10%) 7,617 (1%)
1931 1,036,339 761,922 (74%) 175,138 (17%) 89,134 (9%) 10,145 (1%)
1945 1,764,520 1,061,270 (60%) 553,600 (31%) 135,550 (8%) 14,100 (1%)

Per sub-distretto[modifica | modifica sorgente]

Vedi anche Sub-distretti del Mandato britannico della Palestina

La seguente tabella mostra i dati demografici del 1945 relativi ai 16 sub-distretti in cui era suddivisa l'area del Mandato.

Popolazione della Palestina nel 1945, suddivisione per distretti
Subdistrict Musulmani Percentuale Ebrei Percentuale Cristiani Percentuale Totale
San Giovanni d'Acri 51,130 69% 3,030 4% 11,800 16% 73,600
Beersheba 6,270 90% 510 7% 210 3% 7,000
Beisan 16,660 67% 7,590 30% 680 3% 24,950
Gaza 145,700 97% 3,540 2% 1,300 1% 150,540
Haifa 95,970 38% 119,020 47% 33,710 13% 253,450
Hebron 92,640 99% 300 <1% 170 <1% 93,120
Jaffa 95,980 24% 295,160 72% 17,790 4% 409,290
Jenin 60,000 98% irrilevante <1% 1,210 2% 61,210
Gerusalemme 104,460 42% 102,520 40% 46,130 18% 253,270
Nablus 92,810 98% irrilevante <1% 1,560 2% 94,600
Nazaret 30,160 60% 7,980 16% 11,770 24% 49,910
Ramallah 40,520 83% irrilevante <1% 8,410 17% 48,930
Ramla 95,590 71% 31,590 24% 5,840 4% 134,030
Safad 47,310 83% 7,170 13% 1,630 3% 56,970
Tiberiade 23,940 58% 13,640 33% 2,470 6% 41,470
Tulkarm 76,460 82% 16,180 17% 380 1% 93,220
Totale 1,076,780 58% 608,230 33% 145,060 9% 1,845,560
Fonte: A Survey of Palestine[9]

Proprietà delle terre[modifica | modifica sorgente]

Nel 1931 il territorio del Mandato Britannico in Palestina aveva un'estensione di 26.625.600 Dunum (equivalenti 26.625,600 km²), di cui 8.252.900 dunum (circa un terzo) coltivabili.[10]

I dati ufficiali mostrano come nel 1945 i coloni ebrei possedessero (sia privatamente sia collettivamente) 1.393.531 di dunum[11] Le stime sul totale delle terre acquistate dagli ebrei alla proclamazione dello Stato di Israele sono difficili da ricavare, a causa di trasferimenti di terreni illegali o non registrati, oltre che per la mancanza di dati sulle concessioni ottenute dall'amministrazione palestinese dopo il 31 marzo 1936.[12] Secondo Arieh L. Avneri, gli ebrei possedevano 1.850.000 dunum di terreno nel 1947[13], secondo Stein possedevano 2.000.000 di dunum nel maggio 1948.[14]

Per distretto[modifica | modifica sorgente]

La seguente tabella mostra la spartizione del territorio nel 1945 per distretto.

Land ownership of Palestine by district as of 1945
Distretto Posseduto dagli arabi Posseduto dagli ebrei Pubblico e di altri
San Giovanni d'Acri 87% 3% 10%
Beersheba 15% <1% 85%
Beisan 44% 34% 22%
Gaza 75% 4% 21%
Haifa 42% 35% 23%
Hebron 96% <1% 4%
Jaffa 47% 39% 14%
Jenin 84% <1% 16%
Gerusalemme 84% 2% 14%
Nablus 87% <1% 13%
Nazaret 52% 28% 20%
Ramallah 99% <1% 1%
Ramla 77% 14% 9%
Safad 68% 18% 14%
Tiberiade 51% 38% 11%
Tulkarm 78% 17% 5%
Dati dal Land Ownership of Palestine, sul sito dell'ONU[15]

Per tipologia di terreno[modifica | modifica sorgente]

Le terre possedute dagli ebrei e arabi possono essere suddivise in urbane, rurali, coltivabili e non coltivabili: la seguente tabella mostra i possedimenti di arabi ed ebrei in ognuna di queste tipologie di terreno.

Possesso del territorio in Palestina (in dunum) il 1º aprile 1943
Tipologia Arabi e altri non-ebrei Ebrei Totale terreno
Urbano 76.662 70.111 146.773
Rurale 36.851 42.330 79.181
Cereali (tassabili) 5.503.183 814.102 6.317.285
Cereali (non tassabili) 900.294 51.049 951.343
Piantagione 1.079.788 95.514 1.175.302
Citrus 145.572 141.188 286.760
Banane 2.300 1.430 3.730
Non coltivabile 16.925.805 298.523 17.224.328
Totale 24.670.455 1.514.247 26.184.702
Fonte: A Survey of Palestine[16]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Il testo del Libro Bianco
  2. ^ Prophet with a Gun, articolo del Times su David Ben-Gurion
  3. ^ a b (EN) United Nations Special Committee on Palestine, Recommendations to the General Assembly, A/364, 3 September 1947
  4. ^ distribuzione della popolazione nella Palestina del 1946
  5. ^ (EN) Resolution 181 (II). Future government of Palestine
  6. ^ (EN) The Middle East: Roots of Responsibility, articolo di CBC News, del 6 febbraio 2004
  7. ^ (EN) Declaration of Israel's Independence 1948
  8. ^ Hope Simpson Royal Commission Report, October 1930, Chapter III
  9. ^ A Survey of Palestine, preparato tra il dicembre 1945 e il gennaio 1946, per il Information of the Anglo-American Committee of Inquiry, pagine 12/13, volume 1, Institute for Palestine Studies, 1991, ISBN 0-88728-211-3
  10. ^ Stein, Kenneth W., The Land Question in Palestine, 1917–1939, University of North Carolina, 1984, ISBN 0-8078-1579-9, pag 4
  11. ^ "Land Ownership in Palestine," CZA, KKL5/1878. Le statistiche sono state preparate dal Palestine Lands Department, per l' Anglo-American Committee of Inquiry, 1945, ISA, Box 3874/file 1. Vedere anche Stein, Kenneth W., The Land Question in Palestine, 1917–1939, University of North Carolina, 1984, ISBN 0-8078-1579-9, pag. 226
  12. ^ Stein, Kenneth W., op. cit., pagg. 246–247
  13. ^ Arieh L. Avneri, The Claim of Dispossession: Jewish Land Settlement and the Arabs, 1878–1948, Transaction Publishers, 1984, pag. 224
  14. ^ Stein, Kenneth W., The Land Question in Palestine, 1917–1939, University of North Carolina, 1984, ISBN 0-8078-1579-9, pagg. 3–4, 247
  15. ^ Land Ownership of Palestine — Mappa creata dal governo della Palestina basandosi sulle istruzioni del comitato ONU sulla questione palestinese.
  16. ^ A Survey of Palestine, preparato tra il dicembre 1945 e il gennaio 1946, per il Information of the Anglo-American Committee of Inquiry, Institute for Palestine Studies

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Arieh L. Avneri, The Claim of Dispossession: Jewish Land Settlement and the Arabs, 1878–1948, Transaction Publishers, 1984.
  • Stein, Kenneth W. The Land Question in Palestine, 1917–1939, University of North Carolina, 1984, ISBN 0-8078-1579-9

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]