Scabbia

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Scabbia
Sarcoptes scabei 2.jpg
Sarcoptes scabiei
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 133.0
ICD-10 (EN) B86

La scabbia è un'infezione contagiosa della pelle che si verifica tra gli esseri umani e in altri animali. È stata classificata dalla Organizzazione Mondiale della Sanità come una patologia legata all'acqua.[1] È causata da un parassita molto piccolo e di solito non direttamente visibile, l'acaro Sarcoptes scabiei, che si inocula sotto la pelle del soggetto colpito, provocando un intenso prurito allergico. L'infezione negli animali (causata da specie di acari simili) viene chiamata rogna sarcoptica.

La malattia può essere trasmessa da oggetti, ma più spesso dal contatto diretto pelle-pelle, con un elevato rischio dopo un contatto prolungato. L'infezioni iniziale richiede da quattro a sei settimane per diventare sintomatica. Poiché si riscontrano sintomi allergici, oltre al ritardo nella presentazione si ha anche un significativo ritardo nel sollievo dopo che i parassiti sono stati sradicati. La scabbia crostosa, precedentemente conosciuta come scabbia norvegese, è una forma più grave d'infezione spesso associata alla immunosoppressione.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

La scabbia è una malattia antica. Grazie a studi archeologici sull'Antico Egitto si pensa che sia stata scoperta prima di 2.500 anni fa[2] Il primo riferimento sulla scabbia si ritiene sia nella Bibbia (Levitico, terzo libro di Mosè) ca. 1200 aC. In seguito, nel IV secolo a.C., il filosofo greco Aristotele parla di "acari" che "fuggono da piccoli brufoli se sono punti".[3] Tuttavia, il nome "scabbia" si deve al medico romano Celso che ne descrisse le caratteristiche.[3]

Molti sono gli autori antichi che ne hanno descritto le manifestazioni, fra cui il medico arabo Abu el Hasan Ahmed el Tabari nel 970, e qualche anno dopo Ildegarda di Bingen e il medico moro Ibn Zuhr.[4]

L'eziologia è stata descritta per la prima volta da Giovanni Cosimo Bonomo e Diacinto Cestoni nel 1687, non in un documento ufficiale ma in una lettera.[5] Per una pubblicazione medica al riguardo si dovette aspettare sino al 1868.[6]

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

La scabbia è una delle tre malattie della pelle più comuni nei bambini, insieme alla tinea e alla piodermite.[7] Gli acari sono distribuiti in tutto il mondo e allo stesso modo colpiscono tutte le età, le razze e le classi socio-economiche nei climi diversi.[8] La scabbia si riscontra più frequentemente nelle aree affollate, in condizione di vita non igieniche.[9] A livello mondiale, a partire dal 2009, si stima che si verificano 300 milioni di casi di scabbia ogni anno, anche se questo dato è molto discusso.[10][11] Si stima che dall'1 al 10% della popolazione mondiale sia infettata dalla scabbia, ma in alcune popolazioni, il tasso di infezione può raggiungere il 50-80%.[7]

In Italia il numero dei casi è in aumento: si è infatti passati dai 2.000/3.500 casi degli anni 1989-2000 ai più di 5.700 del 2003.[12] In Egitto l'incidenza è del 1,1%; più colpiti sono i bambini minori di 10 anni[13] In Danimarca dagli anni 1900 sino al 1975 sono stati segnalati più di 850.000 casi, mostrando un'incidenza maggiore nel sesso femminile.[14]

Eziologia[modifica | modifica sorgente]

La malattia è causata da diverse specie di acari, ma specialmente dall’acaro di sesso femminile della scabbia (Sarcoptes scabiei). La trasmissione avviene tramite contatto diretto da persone o animali domestici che risultavano già infetti.[15] La femmina scava dei cunicoli nell’epidermide nei quali depone ogni giorno 1-3 uova, morendo dopo 1-2 mesi; alla nascita dei nuovi acari, questi creano a loro volta dei cunicoli. Si afferma che vi sia un'infezione quando si mostrano 10-15 femmine, ma nei casi peggiori si può assistere anche alla presenza di migliaia di esemplari.[16] Di tutte le uova depositate si stima che solo l'1% o meno diventi adulto.[17]

Segni e sintomi[modifica | modifica sorgente]

I sintomi caratteristici di una infezione da scabbia sono prurito intenso e cunicoli cutanei.[18] Le tracce dei cunicoli sono spesso lineari, al punto che bastano spesso quattro o più chiare linee per la diagnosi della malattia.

Prurito[modifica | modifica sorgente]

Nello scenario classico, il prurito viene aggravato dal calore che di solito appare più intenso di notte, forse perché vi sono meno elementi che distraggono da dolore.[18] È un sintomo meno comune negli anziani.[18]

Eruzione cutanea[modifica | modifica sorgente]

Siti comunemente coinvolti nelle eruzioni cutanee della scabbia.[8]

Le tane superficiali della scabbia di solito si verificano nelle zone delle mani, dei piedi, dei polsi, dei gomiti, della schiena, dei glutei e dei genitali esterni.[18] Tranne che nei neonati e negli immunodepressi, l'infezione in genere non si verifica nella pelle del viso o sul cuoio capelluto. I cunicoli sono creati dallo scavo dell'acaro adulto nell'epidermide.[18]

Nella maggior parte delle persone, i cunicoli scavati dagli acari appaiono di forma lineare o ad S, spesso accompagnate da quello che appaiono come file di piccole punture di insetti. Questi segni si trovano spesso nelle fessure del corpo, come ad esempio tra le dita delle mani e dei piedi, intorno alla zona genitale e sotto la mammella delle donne.[19]

I sintomi compaiono tipicamente da due a sei settimane dopo l'infestazione per gli individui che mai erano stati esposti alla scabbia. Per coloro che avevano precedentemente contratto la scabbia, i sintomi possono comparire entro alcuni giorni dopo l'infestazione. Tuttavia, non è impossibile che i sintomi possano iniziare a comparire dopo diversi mesi o anni.[10] La formazione di bolle e pustole sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi, sono i sintomi caratteristici della scabbia nei bambini.[19]

La scabbia crostosa[modifica | modifica sorgente]

La scabbia crostosa (precedentemente chiamata scabbia norvegese) è la forma più grave, e si mostra nei soggetti anziani o con deficit immunologici, come quelli che presentano l'AIDS, il cancro o in cura con farmaci immunosoppressori.[18][10][20] In questi casi si manifestano anche alopecia, eosinofilia, e interessamento delle unghie. Il paziente diventa così un terreno di coltura più fertile per gli acari, che si diffondono sul corpo dell'ospite, tranne che sul viso. Chi soffre di scabbia crostosa presenta eruzioni cutanee squamose, prurito lieve, e croste di spessore della pelle che contengono migliaia di acari.[8]

Diagnosi[modifica | modifica sorgente]

La scabbia può essere diagnosticata clinicamente, in aree geografiche in cui è comune, quando il prurito diffuso si presenta insieme a lesioni in due punti caratteristici o vi è prurito di un altro membro della famiglia.[7]

Il segno classico della scabbia sono le tane degli acari scavate all'interno del pelle.[7] Per rilevare la tana, la zona sospetta viene strofinata con inchiostro di una penna stilografica o con una soluzione di tetraciclina per uso topico, che si illumina sotto una luce speciale. La macchia sulla pelle viene poi cancellata con un tampone imbevuto di alcol. Se la persona è infettata con la scabbia, la forma caratteristica a zig-zag o ad S della tana, appare attraverso la pelle. Tuttavia l'affidabilità di questo test è bassa, in quanto le tane sono scarse e possono essere oscurate da graffi.[7] La diagnosi viene fatta dopo aver trovato sia gli acari della scabbia (o le loro uova) sia pellets fecali.[7]

Diagnosi differenziale[modifica | modifica sorgente]

I sintomi dell'infestazione da scabbia possono essere confusi con altre patologie della pelle, tra cui dermatite, sifilide, varie sindromi correlate all'orticaria, reazioni allergiche, e all'infezione di altri ectoparassiti come i pidocchi e le pulci.[21]

Trattamento[modifica | modifica sorgente]

Un certo numero di farmaci risultano efficaci nel trattamento della scabbia, tuttavia, il trattamento deve spesso coinvolgere tutta la famiglia o la comunità per prevenire una nuova infezione.[7] I farmaci utilizzabili per lenire il prurito includono gli antistaminici.[22]

Permetrina[modifica | modifica sorgente]

La permetrina è il trattamento più efficace per la scabbia[23] e il trattamento di scelta.[7][24] Si applica dal collo in giù, solitamente prima di coricarsi, per essere poi lasciata per circa 8-14 ore.[7] Una applicazione è normalmente sufficiente per le infezioni lievi. Nei casi moderati o gravi, viene applicata un'ulteriore dose da 7 a 14 giorni dopo la prima.[7][24][25] La permetrina provoca una leggera irritazione della pelle, ma la sensazione è tollerabile.[18] Il farmaco, tuttavia, è il più costoso tra i trattamenti topici.[18]

Ivermectina[modifica | modifica sorgente]

L'ivermectina è un farmaco a somministrazione orale, la cui efficacia nel curare la scabbia, spesso in un'unica dose, è stata dimostrata da numerosi studi clinici.[1][7] È il trattamento di scelta per scabbia crostosa ed è spesso usata in combinazione con un agente topico.[18][7] L'ivermectina non è stata testata sui bambini e non è pertanto raccomandato al di sotto dei sei anni di età.[18]

Preparazioni topiche di ivermectina sono state trovate essere efficaci per la scabbia negli adulti. Esse risultano, inoltre, attraenti per via del loro basso costo, per la facilità di preparazione e per la bassa tossicità.[26] Sono inoltre utili anche per la rogna sarcoptica (l'analogo in ambito veterinario della scabbia umana).[27]

Altri[modifica | modifica sorgente]

Altri trattamenti comprendono l'uso del lindano, del benzile benzoato, del crotamitone, del malathion e di preparazioni di zolfo.[18][7] Il lindano è efficace, tuttavia vi sono alcune preoccupazioni per una sua potenziale neurotossicità che ne hanno limitato la sua disponibilità in molti paesi,[18] ed è stato approvato negli Stati Uniti per l'uso come trattamento di seconda linea.[28] Unguenti a base di zolfo o di benzoato di benzile sono spesso utilizzati nei paesi in via di sviluppo a causa del loro basso costo.[18] Le soluzioni al 10% di zolfo hanno dimostrato di essere efficaci,[29] e vengono tipicamente utilizzati per almeno una settimana.[18] Il crotamitone, in studi limitati, è stato trovato per essere meno efficace della permetrina.[18] Tuttavia, il crotamiton o un preparato di zolfo vengono spesso raccomandati, al posto della permetrina, ai bambini, a causa delle preoccupazioni riguardo al suo assorbimento cutaneo.[7]

Prognosi[modifica | modifica sorgente]

Dipende dalla gravità della forma, e a volte basta la cura dell'igiene per terminare gli effetti della malattia in pochi mesi. Se invece non è trattata ed è una forma grave può persistere per decenni.[30]

Prevenzione[modifica | modifica sorgente]

Programmi di trattamento di massa che utilizzano permetrina topica o ivermectina a somministrazione orale, si sono dimostrati efficaci nel ridurre la prevalenza della scabbia in alcune popolazioni.[7] Non esiste un vaccino disponibile. Il trattamento simultaneo di tutti le persone con cui si hanno avuto contatti stretti viene fortemente consigliato, anche se essi non mostrano sintomi di infezione.[7] L'infezione asintomatica è relativamente comune.[7] I vari oggetti della vita quotidiana rappresentano un basso rischio di trasmissione, ad eccezione del caso della scabbia crostosa, quindi la pulizia è di poca importanza.[7] I locali utilizzati da persone con scabbia crostosa, invece, richiedono una pulizia accurata.[31]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b WHO -Water-related Disease, World Health Organization. URL consultato il 10 ottobre 2010.
  2. ^ Maggiori dettagli sulle scoperte in Edward K Markell, John, David C.; Petri, William H, Markell and Voge's medical parasitology nona edizione, New York - Milano, Elsevier Saunders, 2006, ISBN 0-7216-4793-6.
  3. ^ a b Roncalli RA, The history of scabies in veterinary and human medicine from biblical to modern times in Vet. Parasitol., vol. 25, nº 2, luglio 1987, pp. 193–8, DOI:10.1016/0304-4017(87)90104-X, PMID 3307123.
  4. ^ M. Ramos-e-Silva, GC. Bonomo, Giovan Cosimo Bonomo (1663-1696): discoverer of the etiology of scabies. in Int J Dermatol, vol. 37, nº 8, agosto 1998, pp. 625-30, PMID 9732015.
  5. ^ MA. Montesu, F. Cottoni; GC. Bonomo; D. Cestoni, G.C. Bonomo and D. Cestoni. Discoverers of the parasitic origin of scabies. in Am J Dermatopathol, vol. 13, nº 4, agosto 1991, pp. 425-7, PMID 1928627.
  6. ^ Hebra, F. 1868. On disease of the skin including the exanthemata, vol. 2:, p. 164-252. The New Sydenham Society, London, United Kingdom. (Translated by C. H. Fagge and P. H. Pye-Smith.).
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Andrews RM, McCarthy J, Carapetis JR, Currie BJ, Skin disorders, including pyoderma, scabies, and tinea infections in Pediatr. Clin. North Am., vol. 56, nº 6, dicembre 2009, pp. 1421–40, DOI:10.1016/j.pcl.2009.09.002, PMID 19962029.
  8. ^ a b c DPDx—Scabies in Laboratory Identification of Parasites of Public Health Concern, CDC.
  9. ^ Green MS, Epidemiology of scabies in Epidemiol Rev, vol. 11, nº 1, 1989, pp. 126–50, PMID 2509232.
  10. ^ a b c S. Bouvresse e O. Chosidow, Scabies in healthcare settings in Curr Opin Infect Dis, vol. 23, nº 2, aprile 2010, pp. 111–8, DOI:10.1097/QCO.0b013e328336821b, PMID 20075729.
  11. ^ MI Hicks, Elston, DM, Scabies in Dermatologic therapy, vol. 22, nº 4, 2009 Jul-Aug, pp. 279–92, DOI:10.1111/j.1529-8019.2009.01243.x, PMID 19580575.
  12. ^ Giorgio Bartolozzi, Guglielmi Maurizio, Pediatria principi e pratica clinica p.762, Torino, Elsevier-Masson, 2008, ISBN 978-88-214-3033-6.
  13. ^ AA. Hegazy, NM. Darwish; IA. Abdel-Hamid; SM. Hammad, Epidemiology and control of scabies in an Egyptian village. in Int J Dermatol, vol. 38, nº 4, aprile 1999, pp. 291-5, PMID 10321946.
  14. ^ Christophersen J., The epidemiology of scabies in Denmark, 1900 to 1975. in Arch Dermatol., vol. 114, 1978, pp. 747-50.
  15. ^ Hafner C., Scabies in Hautarzt., vol. 60, febbraio 2009.
  16. ^ Giorgio Bartolozzi, Guglielmi Maurizio, Pediatria principi e pratica clinica p.761, Torino, Elsevier-Masson, 2008, ISBN 978-88-214-3033-6.
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  19. ^ a b Scabies in DermNet NZ, New Zealand Dermatological Society Incorporated.
  20. ^ Hicks MI, Elston DM, Scabies in Dermatol Ther, vol. 22, nº 4, 2009, pp. 279–92, DOI:10.1111/j.1529-8019.2009.01243.x, PMID 19580575.
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  22. ^ Cleveland Clinic Journal of Medicine July 2008 vol. 75 7 474–478 online link
  23. ^ Strong M, Johnstone PW, Interventions for treating scabies in Mark Strong (a cura di), Cochrane Database Syst Rev, nº 3, 2007, pp. CD000320, DOI:10.1002/14651858.CD000320.pub2, PMID 17636630.
  24. ^ a b Scabies, Illinois Department of Public Health, gennaio 2008. URL consultato il 7 ottobre 2010.
  25. ^ The Pill Book, Bantam Books, 2010, pp. 867–869, ISBN 978-0-553-59340-2.
  26. ^ Victoria J, Trujillo R, Topical ivermectin: a new successful treatment for scabies in Pediatr Dermatol, vol. 18, nº 1, 2001, pp. 63–5, DOI:10.1046/j.1525-1470.2001.018001063.x, PMID 11207977.
  27. ^ Parasitology Research, Volume 78, Number 2, SpringerLink. URL consultato il 14 novembre 2010.
  28. ^ FDA Public Health Advisory: Safety of Topical Lindane Products for the Treatment of Scabies and Lice, Fda.gov, 30 aprile 2009. URL consultato il 14 novembre 2010.
  29. ^ Jin-Gang A, Sheng-Xiang X, Sheng-Bin X, et al., Quality of life of patients with scabies in J Eur Acad Dermatol Venereol, vol. 24, nº 10, marzo 2010, p. 1187, DOI:10.1111/j.1468-3083.2010.03618.x, PMID 20236379.
  30. ^ Mauro Moroni, esposito Roberto, De Lalla Fausto, Malattie infettive, 7ª edizione p.363, Milano, Elsevier Masson, 2008, ISBN 978-88-214-2980-4.
  31. ^ CDC—Prevention and Control—Scabies, Center for Disease Control and Prevention. URL consultato il 9 ottobre 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mauro Moroni, Esposito Roberto; De Lalla Fausto, Malattie infettive, 7ª edizione, Milano, Elsevier Masson, 2008, ISBN 978-88-214-2980-4.
  • Giorgio Bartolozzi, Guglielmi Maurizio, Pediatria principi e pratica clinica, Torino, Elsevier-Masson, 2008, ISBN 978-88-214-3033-6.
  • Douglas M. Anderson, Elliot Michelle A., Mosby's medical, nursing, & Allied Health Dictionary, sesta edizione, New York, Piccin, 2004, ISBN 88-299-1716-8.

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