Lavoro forzato

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1934: detenuti afro-americani ai lavori forzati spaccano legna a Reed Camp, nel Sud Carolina

Il lavoro forzato - o lavoro punitivo - è una forma di lavoro non spontaneo che può avere valore di punizione per l'infrazione di leggi che regolano la convivenza sociale o di occupazione a scopo di rieducazione e recupero. Nel primo caso costituisce una vera e propria pena ed è conseguente ad uno stato di detenzione.

Secondo la definizione contenuta nella Convenzione n. 20 dell'International Labour Organization, lavoro forzato è ogni lavoro o servizio imposto sotto minaccia di sanzioni e per il quale la persona non si è offerta spontaneamente. Secondo la medesima organizzazione, sono 12 milioni le persone al mondo sottoposte a questa forma di lavoro. Secondo l'organizzazione Anti-Slavery, tale cifra è nettamente superiore[1].

Sebbene una convenzione dell'International Labour Organization inviti ad un'abolizione del lavoro forzato[2] questo viene tuttora praticato in taluni paesi. In talune altre nazioni il lavoro forzato è regolamentato per legge. In Europa il lavoro forzato è stato abolito da molti anni.

Tipi di lavoro forzato[modifica | modifica sorgente]

Il lavoro punitivo può essere di due tipi: lavoro produttivo, al pari di un lavoro su scala industriale; lavoro tendente ad annullare fisicamente una persona, sfruttandone con la forza la capacità, fino a causare tormenti di carattere psicologico.

Il lavoro forzato viene praticato solitamente in apposite strutture, convenzionalmente chiamate campi di lavoro forzato.

Durante la seconda guerra mondiale molti campi di lavoro forzato furono istituiti presso i campi di concentramento della Germania nazista. Analogamente, il lavoro forzato è stato praticato intensamente nei gulag dell'Unione Sovietica e nei cosiddetti Killing fields cambogiani ed è attualmente applicato nei campi laogai cinesi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedi Nuoveschiavitu.it e Antislavery.org
  2. ^ Vedi: Ilo.org

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]