Berihah

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Berihah, o Brichah (ebraico: ,בריחה traslitterato: Brikhah, tradotto: fuga o di volo) sono i nomi con i quali ci si riferisce allo sforzo organizzato che ha aiutato gli ebrei europei sopravvissuti all'Olocausto a fuggire nel mandato britannico della Palestina, creato violando quanto redatto nel Libro Bianco del 1939, al termine della seconda guerra mondiale. Tradizionalmente si pone la fine dell'immigrazione di massa ebraica con la proclamazione dell'indipendenza dello Stato di Israele, annullante il Libro Bianco.

Il movimento dei rifugiati ebrei dai campi per gli sfollati nei quali erano stati messi (un milione di persone classificate come "non ripatriabili" tra Germania e Austria) verso la Palestina era illegale da ogni punto di vista: non avevano avuto il permesso ufficiale dall'Unione Sovietica e dagli Alleati di abbandonare le nazioni dell'Europa centrale e orientale, così come nella Palestina sotto il controllo britannico non era autorizzata l'immigrazione illegale in tal senso.

15 luglio 1945. Sopravvissuti di Buchenwald arrivano ad Haifa, dove vengono arrestati dalle autorità britanniche.

Tra la fine del 1944 e l'inizio del 1945, i membri ebrei della resistenza polacca si incontrarono con i combattenti del ghetto di Varsavia a Lubin per formare la Berihah, una organizzazione per fuggire dall'antisemitismo imperante in Europa, convinti che presto o tardi un secondo Olocausto si sarebbe ripresentato. Dopo la liberazione di Rovno, Eliezer e Abraham Lidovsky e Pasha Isaac Rajchmann, conclusero che non ci fosse futuro per gli ebrei in Europa. I gruppi di resistenza e sopravvissuti formarono quindi gruppi di artigiani, grazie alla cui copertura fornita dall'attività quanto più legale possibile, alcuni gruppi iniziarono a viaggiare verso Cernăuți (Romania) alla ricerca di una scappatoia sicura dal continente. Ma fu solo dopo che Abba Kovner e il suo gruppo da Vilna, con Yitzhak Zuckerman, capo dell'Unità Combattenti Ebrei attiva in Polonia dall'agosto 1944 al gennaio 1945, decisero di far parte di questo progetto, che la Berihah prese ufficialmente forma. Con un analogo dispiegamento di uomini, si unirono al piano anche la brigata Ebraica e la Hanagah.

Gli ufficiali della Brigata Ebraica dell'esercito britannico assunsero il controllo dell'intero piano, mentre gli strateghi dell'Haganah, l'esercito clandestino ebraico in Palestina, si occuparono di trovare un modo per far entrare illegalmente più sfollati possibile in Palestina attraverso l'Italia. L'American Jewish Joint Distribution Committee finanziò l'intera operazione.

Via via espandendosi, Berihah divenne il principale canale per gli ebrei richiedenti una nuova vita in Palestina, in particolare provenienti dai campi per gli sfollati, sebbene inizialmente la numerosa domanda di trasferimento superiore alle reali capacità dell'organizzazione, portò al rigettamento di parte delle richieste.

Il pogrom di Kielce del 1946, avvenuto a un anno di distanza dallo smantellamento del nazionalsocialismo in Europa, comportò la fuga di oltre 100 000 ebrei dalla fascia orientale europea in soli tre mesi. Le reti della Berihah operanti in Polonia, Romania, Ungheria, Cecoslovacchia e Jugoslavia portarono al trasferimento di circa 250 000 sopravvissuti in Austria, Germania e Italia entro il 1948 attraverso le reti di contrabbando costituite.

Utilizzando le navi consegnate dal Mossad LeAliyah Bet, che sarà poi braccio armato del gruppo Yishuv, i profughi entrarono illegamente nelle prime fasce del mandato britannico di Palestina. La Berihah era parte di una più vasta operazione nota come Aliyah Bet, e si concluse con la creazione di Israele, quando l'immigrazione degli ebrei verso lo Stato ebraico divenne legale. Comunque, l'emigrazione degli ebrei dall'Europa a volte fu oggetto di proibizione, come successo nel blocco orientale durante la guerra fredda e nei paesi arabi (vedi refusenik).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Yehuda Bauer Flight and Rescue: Brichah. Random House; New York, 1970, ASIN: B000GKPQG2
  • Zeev W. Mankowitz Life between Memory and Hope: the survivors of the Holocaust in occupied Germany. Cambridge: Cambridge University Press, 2002, 335 pages, ISBN 0-521-03756-5

Filmografia[modifica | modifica sorgente]