Repubblica Democratica Tedesca

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Repubblica Democratica Tedesca
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Motto: L'arte è l'arma nella lotta

Descrizione generale
Nome completo: Repubblica Democratica Tedesca
Nome ufficiale: Deutsche Demokratische Republik
Lingue: tedesco
Inno: Auferstanden aus Ruinen
Capitale: Berlino Est
Forma politica
Forma di governo: Repubblica socialista
Leader politico: Segretario Generale della SED
Autorità istituzionali: Presidente del Consiglio di Stato
Presidente del Consiglio dei Ministri
Organi deliberativi: Camera del Popolo
Nascita: 1949 con Wilhelm Pieck
Causa: Inizio della Guerra Fredda
Fine: 1990 con Manfred Gerlach
Causa: Riunificazione tedesca
Territorio e popolazione
Bacino geografico: Germania nord-orientale
Territorio originale: Germania
Province: 14 distretti
Massima estensione: 108.177 km² nel 1949
Popolazione: 16.751.375 nel 1978
Economia
Moneta: Marco RDT
Commerci con: URSS, 35 mld marchi nel 1978
Esportazioni: Prodotti meccanici 55%
Importazioni: Materie prime
Varie
Prefisso tel.: +37
Sigla autom.: DDR
Religione e Società
Religioni preminenti: Luteranesimo

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Evoluzione storica
Preceduto da:
Succeduto da:
Zone di occupazione della Germania bandiera Germania
(DE)
« Die Deutsche Demokratische Republik ist ein sozialistischer Staat der Arbeiter und Bauern. Sie ist die politische Organisation der Werktätigen in Stadt und Land unter Führung der Arbeiterklasse und ihrer marxistisch-leninistischen Partei. »
(IT)
« La Repubblica Democratica Tedesca è uno stato socialista degli operai e dei contadini. Essa costituisce l’organizzazione politica della popolazione attiva della città e della campagna sotto la guida della classe operaia e del suo partito marxista-leninista. »
(Costituzione del 7 ottobre 1974)

La Repubblica Democratica Tedesca (RDT), (in tedesco Deutsche Demokratische Republik, abbreviato in DDR), nota anche come Germania Est, fu uno Stato socialista esistito dal 1949 al 1990 sul territorio precedentemente corrispondente alla zona di occupazione della Germania assegnata all'Unione Sovietica alla fine della seconda guerra mondiale.

Indice

[modifica] Storia

La RDT venne proclamata nel settore sovietico di Berlino il 7 ottobre 1949. Nel 1953 un'imponente rivolta operaia cercò di rovesciare il regime, il quale però rimase ben saldo. Nel 1957 la RDT venne riconosciuta dall'URSS e dichiarata pienamente sovrana, ma truppe sovietiche vi rimasero stanziate, in base agli accordi della Conferenza di Potsdam, con la motivazione ufficiale di proteggere la nazione dalla minaccia statunitense durante la Guerra Fredda.

La RDT venne ammessa all'ONU insieme alla Germania Ovest solo il 18 settembre 1973, poiché fino a quel momento l'organizzazione non ammetteva nazioni divise (come pure la Corea). La Germania Est fu invece Stato membro del Patto di Varsavia fin dal 1956.

Fino agli anni '70, in Germania Ovest la RDT veniva indicata come Mitteldeutschland ("Germania centrale", visto che con Germania dell'Est erano considerate le regioni della Prussia, della Pomerania e della Slesia, passate sotto l'amministrazione polacca, sulla base di quanto stabilito a Potstdam in quella che verrà poi ricordata come "linea dell' Oder-Neisse", con la conseguente espulsione della popolazione tedesca) o SBZ (da Sowjetische Besatzungszone, "Zona di occupazione sovietica").

Con la salita al potere di Erich Honecker e la quasi contemporanea elezione a cancelliere di Willy Brandt in Germania Ovest, iniziò un periodo di riavvicinamento tra le due Germanie (Ostpolitik) con la creazione delle ambasciate e visite ufficiali dei capi di Stato. L'Ostpolitik venne proseguita in misura assai più limitata dal successore Helmut Schmidt e cessò del tutto con l'ascesa al potere del conservatore Helmut Kohl. A seguito dell'apertura delle frontiere tra Ungheria e Austria (l'11 settembre 1989) e della successiva caduta del Muro di Berlino seguita dalle elezioni libere, si riunì alla Germania Ovest il 3 ottobre 1990.

Per approfondire, vedi la voce Leader della Germania dell'Est.

[modifica] Ordinamento politico

L'ordinamento della Germania Est imitava in pratica quello degli altri Stati socialisti, non senza tuttavia alcune formali maggiori aperture democratiche necessarie a marcare una differenziazione rispetto alla precedente dittatura, il nazismo.[1]

La guida dello Stato era affidata, direttamente dalla Costituzione, alla Sozialistische Einheitspartei Deutschlands (SED, Partito Socialista Unificato Tedesco), formata dalla fusione dei comunisti del KPD coi socialisti dell'SPD, con la finalità della costruzione di una società senza classi. Non si trattava tuttavia dell'unico partito ammesso. La SED era infatti affiancata da altri quattro partiti: i cristiano-democratici della CDU, gli agrari del DBD, i liberaldemocratici del LDPD e i nazionaldemocratici del NDPD. Il ruolo di questi quattro partiti era quello di raggruppare le classi piccolo-borghesi e contadine intorno al progetto politico operaio della SED. Un deputato della CDU ricoprì, ad esempio, per oltre sette anni la (puramente nominale) presidenza del Parlamento; un funzionario del partito presiedette per anni il Tribunale Superiore. Raccolti nel Fronte Nazionale, i cinque partiti controllavano ogni aspetto della vita politica, economica e sociale, centrale e locale, del Paese.

La Costituzione, approvata il 30 maggio 1949 ed entrata in vigore il 7 ottobre dello stesso anno, istituiva un Parlamento con bicameralismo imperfetto, diviso tra la Volkskammer (Camera del Popolo), composta da 500 membri eletti ogni 4 anni e cui spettava il potere legislativo, e la Länderkammer (Camera dei Länder), avente funzione consultiva e di veto nelle questioni attinenti ai Länder. Sei anni dopo la trasfomazione dei Länder in Bezirke (1952), distretti provinciali soggetti ad un molto più stretto controllo da parte del potere centrale, la Länderkammer venne abolita, e il Parlamento divenne unicamerale. Le elezioni per la Volkskammer si svolgevano sulla base della Lista unica redatta dal Congresso del Fronte Nazionale. La suddivisione dei seggi parlamentari era prefissata, sulla base di un'antigiuridica concezione secondo la quale i deputati non rappresentavano il popolo, come nella tradizione occidentale, perché dotati di un mandato politico espresso dai cittadini elettori, ma perché rispecchianti socialmente il peso numerico dei ceti componenti l'elettorato[2]. Alla SED erano dunque assegnati d'ufficio il 25% dei seggi parlamentari, agli altri quattro partiti il 10,4% ciascuno, ai sindacati (FDGB) il 13,4%, l'8% sia all'organizzazione giovanile della Libera Gioventù Tedesca (FDJ) sia all'Associazione Democratica delle Donne (DFD), mentre i restanti seggi erano appannaggio dell'Unione delle Associazioni Culturali, comprendente artisti, scienziati e docenti universitari.

Il potere esecutivo spettava invece allo Staatsrat, il Consiglio di Stato, organo di direzione politica composto da 24 membri da cui dipendevano il Consiglio dei Ministri e il Consiglio Nazionale di Difesa. La funzione egemone della SED si manifestava in un Diritto di Direttiva , praticamente vincolante, del Politbüro del partito verso lo Staatsrat, e soprattutto nell'usuale unificazione nella stessa persona delle cariche di Segretario Generale della SED, di Presidente dello Staatsrat e di Presidente del Consiglio di Difesa, che in situazioni d'emergenza poteva fra l'altro emanare provvedimenti e leggi senza l'autorizzazione parlamentare.

[modifica] Divisione amministrativa

Berlino, 7 ottobre 1989: Parata celebrativa per i 40 anni della nascita della DDR, oltre ad Honecker, presidente della DDR ed altri dignitari tedeschi, sono presenti sul palco Jaruzelski,Ceauşescu e Gorbačëv
Berlino, 4 novembre 1989:manifestazione popolare per la democrazia ed un nuovo governo

Amministrativamente la Germania Est era divisa in 14 distretti (Bezirke): Rostock, Schwerin, Neubrandenburg, Magdeburgo, Potsdam, Francoforte sull'Oder, Halle, Lipsia, Cottbus, Erfurt, Gera, Suhl, Karl-Marx-Stadt e Dresda. La capitale era Berlino Est.


Distretto Superficie Km² Popolazione (1961) Capoluogo Sigla Aut.
Cottbus
8.261
805.800
Cottbus
Z
Dresda
6.738
1.875.600
Dresda
R, Y
Erfurt
7.325
1.241.700
Erfurt
L, F
Francoforte s. Oder
7.185
677.100
Francoforte sull'Oder
E
Gera
4.004
742.000
Gera
N
Halle
8.771
1.958.100
Halle
K, V
Karl-Marx-Stadt
6.009
2.098.600
Karl-Marx-Stadt
T, X
Lipsia
4.962
1.509.600
Lipsia
S, U
Magdeburg
11.527
1.369.000
Magdeburgo
H, M
Neubrandenburg
10.793
639.600
Neubrandenburg
C
Potsdam
12.568
1.146.700
Potsdam
D, P
Rostock
7.074
856.200
Rostock
A
Schwerin
8.672
598.700
Schwerin
B
Berlino Est
403
1.509.600
Berlino
I

[modifica] Forze Armate e di Polizia

Per approfondire, vedi le voci Nationale Volksarmee e Volkspolizei.

Le forze armate della RDT prendevano il nome di Nationale Volksarmee, mentre quelle di polizia Volkspolizei.

[modifica] Popolazione, religione, lingua

La popolazione tedesco-orientale era nettamente inferiore a quella della Germania Ovest, com'era logico, data la minore estensione (circa i 2/5) della Germania Est. L'urbanesimo era assai accentuato, visto che il 72% degli abitanti viveva in centri con oltre 2.000 abitanti (il 21% in centri con oltre 100.000 abitanti).

Le principali città, oltre alla parte orientale di Berlino (1.088.000 ab. nel 1990), erano Lipsia (581.000 ab. nel 1990), Dresda (504.000 ab. nel 1990), Halle, Jena, Rostock e Karl-Marx-Stadt (Chemnitz).

La lingua ufficiale era il tedesco.

A livello religioso, trovandoci in un contesto socialista, veniva professato l'ateismo di Stato; pur non essendoci una politica antireligiosa ufficiale, l'appartenenza ad una chiesa cristiana (prevalente quella protestante) comportava rigide misure di limitazione delle possibilità professionali e di carriera.

[modifica] Televisione e radio

La televisione e la radio della RDT erano controllate dallo Stato . "Rundfunk der DDR" è stata l'organo ufficiale di radiodiffusione dal 1952 fino alla riunificazione tedesca. La struttura aveva sede presso Funkhaus Nalepastraße a Berlino est. "Deutscher Fernsehfunk" (DFF), a partire dal 1972-1990 nota come "Fernsehen der DDR" o "DDR-FS", è stata l'emittente televisiva di Stato dal 1952.


[modifica] Il problema dell'espatrio

Già pochi anni dopo l'instaurazione del regime, la Germania Est fu interessata da un notevole flusso migratorio verso la Germania Ovest. Nel 1961 pertanto il SED procedette alla chiusura delle frontiere con la RFT e all'edificazione del muro di Berlino, per impedire l'emigrazione verso la parte occidentale della città. L'art. 10 della Costituzione, che garantiva il diritto di espatrio, venne abrogato, mentre l'espatrio fu ribattezzato "fuga dalla Repubblica" e inserito, quale nuova fattispecie del codice penale, nella stessa sezione relativa ai delitti contro lo Stato. Le guardie di frontiera, (Grenztruppen der DDR), avevano l'ordine di arrestare e, se necessario, sparare contro chiunque non autorizzato tentasse di varcare il confine.[3]

Formalmente l'espatrio non era vietato in maniera assoluta. Anzitutto esso riguardava solo i confini terrestri con la Germania Ovest e quelli marittimi nel mar Baltico con Danimarca e Svezia. Si poteva invece espatriare verso Paesi del Patto di Varsavia, anche perché il divieto di espatrio verso i Paesi occidentali fu adottato da ciascuno di essi. I pensionati potevano espatriare per trascorrere nell'Ovest le vacanze o incontrare i parenti. Chi voleva lasciare il Paese per trasferirsi all'estero incontrava molti più ostacoli: occorreva infatti inoltrare un'apposita richiesta al Ministero degli Esteri, la cui approvazione era però assai difficile. Oltretutto chi inoltrava la domanda rischiava di essere inserito negli elenchi dei sospetti della polizia segreta, la Stasi (Staatssicherheit). Reiterarla più volte, in caso di mancata risposta o a seguito di rifiuto, poteva anche comportare il carcere.

La chiusura dei confini durò fino al 1989. Agli inizi dell'anno nulla lasciava pensare all'abrogazione del divieto di espatrio: nonostante il Glasnost (apertura) avviato dal presidente sovietico Mikhail Gorbačëv, il presidente tedesco-orientale Erich Honecker dichiarò che il muro avrebbe diviso Berlino per altri 100 anni, mantenendo saldamente il regime su posizioni totalitarie. Ma al contempo l'Ungheria decise di aprire le frontiere con l'Austria: ciò permetteva ai cittadini della RDT di poter facilmente raggiungere la RFT, passando per Cecoslovacchia, Ungheria e Austria. Fu così che la DDR si vide costretta ad abrogare il divieto di espatrio e lasciar abbattere, il 9 novembre, il muro.

[modifica] Economia

Nella RDT il controllo del regime sull'economia fu forse il più forte tra tutti gli altri Paesi del Patto di Varsavia. Di fronte a un Paese devastato dalla seconda guerra mondiale, il SED riuscì fin dalla fine degli anni '40 a creare un sistema economico molto industrializzato e competitivo. Un'agricoltura autosufficiente, un territorio ricco di lignite e di potassa, una sviluppata industria chimica e siderurgica e un ottimo sistema stradale e ferroviario[senza fonte] resero la RDT ai primi anni '60 il decimo Paese più industrializzato del mondo, il più avanzato sul piano economico tra quelli socialisti.

Il livello di benessere della popolazione era tuttavia di gran lunga inferiore a quello della RFT, e forse fu questo confronto coi "cugini" dell'Ovest ad indurre i dirigenti orientali a rafforzare la morsa sul panorama economico. In un primo tempo il divario tra le due Germanie fu imputato all'ingente debito che la RDT aveva con l'URSS per gli aiuti di ricostruzione. Ma già nel 1969, di fronte ad uno spaventoso deficit pubblico, lo Stato non seppe (e non volle) modernizzare l'economia alle esigenze reali della popolazione. Ne risultò una crisi dei beni di consumo, oltre all'arretratezza che l'assenza di una competizione tra imprese generava nell'economia tedesco-orientale. I cittadini peraltro dovevano attendere anni prima di acquistare automobili, che potevano peraltro essere solo le Trabant (oggi divenute veri pezzi da collezione per gli appassionati di auto), le Wartburg e pochi altri modelli. Il tempo di attesa per un'automobile oscillava tra i 13[4] e i 18[5] anni.

Occasionalmente viene ribadito un alto reddito medio pro capite nella Germania Est; secondo una fonte divulgativa italiana nel 1987 sarebbe stato di 7180$ contro i 6390$ dell'Italia.[6]; Un tale confronto è però basato sulla parità rispetto al Marco Occidentale, mentre al cambio la valuta non convertibile otteneva nella media degli anni il 20% del valore nominale. Anche il valore d'acquisto non è direttamente paragonabile, dato che da una parte molti prezzi al consumatore erano sovvenzionati, dall'altra molti prodotti non potevano essere acquistati con la valuta ufficiale. Un indice piuttosto preciso è il Richtungskoeffizient, adottato dalla stessa DDR per contabilizzare internamente il commercio con gli Stati occidentali, giunto nel 1988 al fattore di 1:4,4[7].

La disparità economica tra le due Germanie è rimasta evidente anche all'indomani dell'unificazione. Nonostante le politiche del governo federale a favore dei territori dell'ex-DDR, questi ultimi restano ancora oggi la zona economicamente meno avanzata del Paese.

[modifica] Le targhe automobilistiche della Germania orientale dal 1956 al 1990

Trabi safari di Trabant

Le targhe della Germania Orientale erano bianche con caratteri neri nel formato “XX 00-00”.
Con l'aumento dei veicoli venne introdotto nel 1974 il formato a tre lettere e tre cifre “XXX 0-00”.
La prima lettera indicava il distretto di provenienza del veicolo. Le lettere furono assegnate ai distretti seguendo la direzione nord-sud, con alcuni di essi che ricevettero l'assegnazione di due lettere.

A Rostock
B Schwerin
C Neubrandenburg
D , P Potsdam
E Francoforte sull'Oder
F , L Erfurt
H , M Magdeburgo
I Berlino (Capitale della DDR)
K , V Halle
N Gera
O Suhl
R , Y Dresda
S , U Lipsia
T , X Karl-Marx-Stadt
Z Cottbus

Per la prima serie di targhe “XX 00-00” la seconda lettera e i numeri erano assegnati dai rispettivi distretti. Questo tipo di targhe non era in uso per i motocicli.

Gli autoveicoli (Autobus) dell'Azienda dei Trasporti usavano come ultima lettera la K. Esempio: Berlino IK o IAK, Karl-Marx-Stadt TK ecc..

La combinazione VA era assegnata ai veicoli delle Forze armate ( Nationale Volksarmee – NVA), GT alle Truppe di Frontiera (Grenztruppen der DDR).
La Polizia della DDR (Deutsche Volkspolizei) utilizzava il contrassegno VP fin dal 1949.
Alcune combinazioni alfanumeriche dei delle normali targhe civili erano riservate per i veicoli civili della Polizia criminale (Kriminalpolizei) e del Ministero della Sicurezza dello Stato (Ministerium für Staatssicherheit).

Le rappresentanze diplomatiche e consolari usavano targhe di colore rosso con l'uso della lettera C in bianco. Alcuni veicoli stranieri venivano dotatio di targhe blu con lettera Q di colore bianco.

CC Servizio consolare
CD Servizio diplomatico
CY Veicoli del personale tecnico e amministrativo (Consolati/Ambasciate)
QA Corrispondenti esteri
QB o QX Rappresentanti commerciali esteri
QC Uffici viaggi, compagnie aeree e enti culturali stranieri
QD vari

[modifica] Festività

Data Nome italiano Nome tedesco Note
1° gennaio Capodanno Neujahr  
8 marzo Giornata Internazionale della Donna Internationaler Frauentag Semplice ricorrenza.
Variabile Venerdì Santo Karfreitag  
Variabile Pasqua Ostersonntag Prima domenica successiva al primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera.
Variabile Lunedì dell'Angelo Ostermontag Lunedì di Pasqua, Pasquetta, non più festa ufficiale dal 1967.
1° maggio Festa dei lavoratori Tag der Arbeit
Variabile Festa del papà / Ascensione Vatertag / Christi Himmelfahrt Il primo giovedì dopo la 5° domenica di Pasqua. Semplice ricorrenza.
Variabile Pentecoste Pfingstmontag cade nel cinquantesimo giorno dopo la Domenica di Pasqua
7 ottobre Festa della Repubblica Tag der Republik Festa nazionale
25 dicembre Natale 1. Weihnachtsfeiertag Nascita di Gesù Cristo
26 dicembre Santo Stefano 2. Weihnachtsfeiertag Secondo festivo di Natale

[modifica] Note

  1. ^ cfr. "Il Grande Atlante", editrice Rizzoli, Milano 1980. Dall'opera è tratta l'intera sezione.
  2. ^ Nella teoria generale del diritto, la rappresentanza di un soggetto capace può sostenersi solo sulla base di un mandato liberamente conferito dal rappresentato. Cfr. PERASSI, Introduzione alle scienze giuridiche, Padova, 1967.
  3. ^ Notizia ANSA sul permesso che la polizia di frontiera della DDR aveva di sparare
  4. ^ [1]
  5. ^ [2]
  6. ^ AAVV. "Atlante Enciclopedico Touring Volume 2: Europa". Milano, Touring Club Italiano, 1987. ISBN 88-365-0299-7
  7. ^ [3]

[modifica] Bibliografia

  • AA.VV.: Sviluppo locale - 25. Cooperazione locale nella Germania Est, Rosenberg & Sellier, Torino 2006, ISBN 88-7011-986-6.
  • Banchelli, Eva: Taste the East: Linguaggi e forme dell'Ostalgie, Sestante Edizioni, Bergamo 2006, ISBN 88-87445-92-3.
  • Bernocchi, Piero: Oltre il muro di Berlino. Le ragioni della rivolta in Germania Est, Massari (collana: Controcorrente, Volume: 3), 1990, ISBN 88-85378-09-9.
  • Bertini, Fabio - Missiroli, Antonio: La Germania divisa, Giunti Editore, Milano 1994, ISBN 88-09-20351-8.
  • Bertsch, Georg C. - Ulrich, Ralf: DDR design (1949-1989). Ediz. italiana, spagnola e portoghese , Taschen, 2004, ISBN 3-8228-3217-0.
  • Funder, Anna: C'era una volta la DDR, Feltrinelli (collana Serie bianca), 2005, ISBN 88-07-17107-4.
  • Gruber, Lilli - Borella, Paolo: Quei giorni a Berlino. Il crollo del Muro, l'agonia della Germania Est, il sogno della riunificazione: diario di una stagione che ha cambiato l'Europa, RAI-ERI (collana: Antenne, Volume: 3), Roma 1990, ISBN 88-397-0594-5.
  • Knopp, Guido: Goodbye DDR. La storia, la politica e la vita nella Germania dell'Est prima della caduta del muro di Berlino, Hobby & Work Publishing, 2006, ISBN 88-7851-345-8.
  • Maier, Charles S.: Il crollo. La crisi del comunismo e la fine della Germania est, Il Mulino (collana Biblioteca storica), 1999, ISBN 88-15-07212-8.
  • Radice, Francesco: Il muro di Berlino, Sistema Editoriale SE-NO, Roma 2001, ISBN 88-88293-01-9.
  • Rava, Enzo: Vita quotidiana drammatica e balorda dietro l'ex muro di Berlino, Manifestolibri, Roma 2004,ISBN 88-7285-356-7.
  • Sesta, Ellen: Il tunnel della libertà. 123 metri sotto il Muro di Berlino: la straordinaria avventura di due italiani a Berlino nel 1961, Garzanti Libri, ISBN 88-11-74029-0.
  • Zoratto, Bruno: Gestapo rossa. Italiani nelle prigioni della Germania dell'Est, SugarCo (Collana: Testimonianze), Milano 1992, ISBN 88-7198-128-6.


[modifica] Filmografia in lingua italiana sulla "RDT"

[modifica] Filmografia in lingua tedesca sulla "DDR"

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni


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