Yisrael Meir Lau

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Rabbi Yisrael Meir Lau parla alle Nazioni Unite

Yisrael (Israel) Meir Lau (Piotrków Trybunalski, 1º giugno 1937) è un rabbino israeliano.

È il rabbino capo di Tel Aviv (Israele). Precedentemente aveva operato come Rabbino Capo ashkenazita d'Israele tra il 1993 e il 2003.

Infanzia[modifica | modifica sorgente]

Israel Meir Lau (a 8 anni) fra le braccia di Elazar Schiff, entrambi scampati al campo di concentramento di Buchenwald, al loro arrivo ad Haifa il 15 luglio 1945.

Lau è nato il 1º giugno 1937, nella cittadina polacca di Piotrków Trybunalski. Suo padre, Rabbi Moshe Chaim Lau, fu l'ultimo Rabbino Capo della città e morì nel Campo di sterminio di Treblinka.

Lau fu liberato dal campo di concentramento di Buchenwald nel 1945. La sua intera famiglia era stata trucidata, a eccezione di suo fratello maggiore Naphtali Lau-Lavie, del suo fratellastro Yehoshua Lau-Hager e di suo zio, che viveva nella Palestina mandataria.

Lau immigrò in Palestina col fratello Naphtali nel luglio 1945, e fu ordinato rabbi nel 1971. È sposato con la figlia dell'antico Rabbino Capo di Tel Aviv. Ha servito come Rabbino Capo a Netanya (1978-1988), e a quel tempo si guadagnò una fama come oratore di grande popolarità. Scrisse un libro di memorie delle sue esperienze durante il periodo dell'Olocausto, intitolato "Do Not Raise Your Hand Against the Boy" (Non alzare la tua mano sul fanciullo), uscito nel 2000, nel 55º anniversario della liberazione di Buchenwald. Il libro è diventato un best-seller in Israele.

Vita pubblica[modifica | modifica sorgente]

Il 9 giugno 2005, Lau fu reintegrato nel posto di Rabbino Capo di Tel Aviv dopo aver già occupato tale funzione dal 1985 al 1993, quando fu nominato Rabbino Capo ashkenazita d'Israele, una posizione che egli mantenne fino al 2003.

Lau è stato spesso caratterizzato da ciò che viene chiamato consensus rabbi,[1] e ha stretti rapporti tanto col Giudaismo Haredi quanto con il Giudaismo Ortodosso Moderno, in particolar modo a proposito della sua politica, che è sempre stata caratterizzata da una visione sionista moderata. Una relazione lo descrive come "troppo sionista per essere considerato haredi".[2] Vanta un considerevole rispetto a livello internazionale, sia da parte ebraica sia da parte non-ebraica, ed è una delle poche figure nel mondo Haredi ad essersi guadagnato fiducia e ammirazione, tanto da parte sefardita quanto da parte ashkenazita.
Lau ha anche ricevuto alcuni giudizi negativi per quanto riguarda le sue idee e le sue osservazioni riguardanti le denominazioni non-ortodosse dell'Ebraismo. Quando Lau fu insignito del Israel Prize nel maggio 2005, ci furono proteste da parte del Masorti e dei movimenti Riformisti ebraici in Israele. Leader non-ortodossi notarono che era ironico il fatto che Lau fosse stato onorato per aver [contribuito a] "oltrepassare le spaccature della società israeliana". Nel suo discorso pronunciato al momento di ritirare il Premio, Lau replicò che il fatto di essere stato insignito da un Comitato (presumibilmente eterogeneo) parlava da sé.[3]

Candidatura presidenziale[modifica | modifica sorgente]

Nella primavera del 2006, i media israeliani annunciarono che Rabbi Lau era stato preso in considerazione per la Presidenza dello Stato d'Israele.[4] Alcuni critici sui media israeliani scrissero che Lau era più impegnato a mantenere la sua immagine di progressista che a effettuare cambiamenti di alcune posizioni delle politiche del Rabbinato, specie su temi di grosso impatto, quali le agunot, il matrimonio civile, lo statuto dello Shabbat e altri temi contesi che continuavano a costituire un grosso punto di confronto fra la comunità secolare e il Rabbinato Capo, che sotto la leadership di Lau usualmente si schiera dalla parte della prospettiva ortodossa.[5] Un'altra critica fu quella che un rabbino Presidente della Repubblica avrebbe potuto più che altro confondere la linea demarcativa fra religione e Stato, e avvicinare Israele a trasformarsi in una teocrazia.[6] Anche la comunità omosessuale israeliana si oppose all'idea di una candidatura di Lau, a causa delle sue critiche rivolte alla parata del Gay Pride di Tel Aviv e delle sue idee circa unioni fra partner dello stesso sesso. Lau aveva commentato: "Non riesco a capire quale sia qui l'origine dell'orgoglio (pride). Perché costoro debbono ostentare in pubblico le loro preferenze personali?" Sul medesimo tema delle coppie omosessuali, Lau ha detto "mi rincresce vedere che un modo anormale (abnormal way) di vita stia sostituendo l'unità familiare [bisessuale]".[7]

I movimenti riformatori e conservatori dell'Ebraismo in Israele hanno dal canto loro qualificato "inopportuna" la candidatura di Lau. Un attivista riformatore ha accusato Rabbi Lau di essere più concentrato sull'adempimento delle ritualità liturgiche che sull'affrontare questioni etiche quali certe forme di discriminazione esistenti in Israele o il genocidio nel Darfur.[8]

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Lau è il padre di Rabbi David Lau, il Rabbino Capo di Modi'in. È lo zio di Rabbi Dr. Binyamin (Benny) Lau, un pedagogo e attivista del movimento sionista religioso, e di Amichai Lau-Lavie, fondatore e direttore artistico del Jewish ritual theater company Storahtelling.

Citazioni[modifica | modifica sorgente]

  • "Sediamoci insieme e viviamo insieme. Noi sappiamo sempre come morire insieme. Il tempo è venuto per sapere anche come vivere insieme". — Lau, in una sua esortazione alla cooperazione e al dialogo fra tutti gli ebrei (Gerusalemme, 14 febbraio 1999).[9]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Un esatto corrispettivo del concetto islamico sciita del marjaʿ al-taqlīd.
  2. ^ Israel Prize for 'consensus rabbi' Yisrael Lau, Jerusalem Post del 14 aprile 2005. (Only cache available.)
  3. ^ Rabbis Criticize Lau's Israel Prize, Jerusalem Post dell'11 maggio 2005. (Cache from Masorti Movement's website.)
  4. ^ Officials: PM wants Rabbi Lau as president, Ynet, 16 maggio 2006.
  5. ^ Just say no to Rabbi Lau, Ynet, 20 giugno 2006.
  6. ^ No to Lau for president, Ha'aretz, 15 giugno 2006
  7. ^ Former chief rabbi slams gay lifestyle, Ynet, 28 maggio 2006
  8. ^ http://fr.jpost.com/servlet/Satellite?apage=2&cid=1150885919260&pagename=JPost/JPArticle/ShowFull Why Rabbi Yisrael Lau should not be Israel's president], del Jerusalem Post, 4 luglio 2006
  9. ^ Elijah Interfaith Institute mini-biography

Opere pubblicate[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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