Brigate Nere

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Brigate Nere
Descrizione generale
Attiva 1944-1945
Nazione Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Alleanza Potenze dell'Asse
Guarnigione/QG Maderno, poi Milano
Parte di
Comandanti
Comandanti degni di nota Alessandro Pavolini

[senza fonte]

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Le Brigate Nere erano un corpo paramilitare fascista della Repubblica Sociale Italiana (RSI), che fu operativo in Italia settentrionale dagli inizi di luglio del 1944 fino al termine della seconda guerra mondiale.

La formazione militare fu istituita il 30 giugno 1944 col decreto legislativo 446 XXII con il nome di "Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione delle Camicie Nere" ed era costituita da militanti del Partito Fascista Repubblicano (PFR) arruolatisi in maniera volontaria. Furono costituite 41 brigate, una per provincia, intitolate ciascuna ad un caduto del fascismo. Ad esse si affiancavano sette brigate autonome e otto brigate mobili. Le federazioni provinciali del partito furono convertite in comandi di brigata, diretti dai vari federali, mentre la segreteria nazionale del PFR assumeva le funzioni di Ufficio di Stato Maggiore del Corpo. Comandante generale del corpo fu, sin dall'inizio, il segretario del partito Alessandro Pavolini.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guardia Nazionale Repubblicana#La riorganizzazione del 1944.
Alessandro Pavolini e Vincenzo Costa passano in rassegna gli squadristi della VIII Brigata Nera "Aldo Resega" (Milano), estate 1944

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, furono costituiti i corpi delle Forze Armate sotto la guida del Generale Rodolfo Graziani comprendenti l'Esercito, la Guardia Nazionale Repubblicana e altre formazioni. Nella prima metà del 1944, a seguito dell'offensiva alleata e dello sfondamento della Linea Gustav, si ebbe un incremento dell'attività della Resistenza partigiana nei territori della RSI e un drastico ridimensionamento della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) da parte dei vertici tedeschi.
Alla fine di agosto del 1944 la consistenza totale della Guardia Nazionale si era ridotta da oltre 130 000 uomini a poco più di 50 000 unità, a causa delle operazioni di disarmo e cattura da parte tedesca degli ex-appartenenti all'Arma dei Carabinieri perché ritenuti inaffidabili dal regime fascista. L'operazione di cattura tedesca non ebbe grande successo perché molti ex-carabinieri riuscirono a darsi alla macchia o unirsi ai partigiani prima dell'arresto, ma comportò lo scioglimento di numerosi presidi territoriali e gravi problemi di controllo del territorio da parte della RSI. La stessa situazione bellica aveva spinto il segretario del partito fascista, Alessandro Pavolini, ad istituire una sorta di "milizia politica" che rispondesse alle esigenze di protezione dei membri del partito e da affiancare alla Guardia Nazionale nei suoi compiti d'istituto, limitatamente ai servizi di ordine pubblico e di sorveglianza del territorio (il decreto istitutivo del corpo non comprendeva i poteri investigativi).

Il Corpo ausiliario delle squadre d’azione di Camicie Nere, le cosiddette "Brigate Nere", dovevano raccogliere le reclute su base volontaria tra gli iscritti al Partito Fascista Repubblicano. Tuttavia né il numero dei volontari né soprattutto la limitatissima disponibilità di armi ed equipaggiamenti permisero di avvicinarsi agli organici previsti. Per fare un esempio, la 22ª Brigata Nera "Antonio Faggion" di Vicenza non superò mai i 400 uomini, meno di un terzo di quanto previsto dagli ordinamenti (1400 uomini, strutturati su una compagnia comando e tre battaglioni operativi di quattro compagnie ciascuno[1]

Con l'assenso di Benito Mussolini, il 9 maggio 1944 venne creata la Segreteria Militare del PFR, alla guida del Console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MSVN) Giovanni Riggio[2]. Dapprima egli attese al compito di sovrintendere all'istituzione dei nuclei volontari di fascisti all'interno delle forze armate (Esercito Nazionale Repubblicano, Marina Nazionale Repubblicana, Aviazione Nazionale Repubblicana) e di polizia (Guardia Nazionale Repubblicana e Corpo di Polizia Repubblicana), ma già dalla fine di giugno del 1944 si decise per la trasformazione definitiva del Partito Fascista Repubblicano in un organismo militare.

Secondo il decreto istitutivo delle Brigate Nere l'arruolamento nelle Brigate Nere era riservato ai soli iscritti al Partito e del tutto volontario. Successive circolari applicative specificarono tuttavia che l'iscrizione al Partito Fascista Repubblicano per gli uomini tra i 18 ed i 60 anni di età non già soggetti ad altri obblighi militari era subordinata alla contestuale domanda di arruolamento nelle Brigate Nere, in quanto "non merita l'onore di militare nel partito chi non si senta di servirlo in armi". Allo stesso modo, veniva con forza sottolineato "l'obbligo morale" da parte dei già iscritti ad arruolarsi[3]. Per questi motivi le Brigate Nere divennero un corpo paramilitare formalmente a carattere esclusivamente volontario ma che di fatto comprendeva anche elementi forzati dalle circostanze ad entrarvi[4].

Decreto istitutivo[modifica | modifica wikitesto]

« D.Lgs. 446/44-XXII:

Art. 1 La struttura politico militare del Partito si trasforma in organismo di tipo militare e costituisce il Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione delle Camicie Nere.

Art. 2 Il Comando del Corpo è costituito dalla trasformazione dell'attuale Direzione del Partito in Ufficio di Stato Maggiore del Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione delle Camicie Nere. Il Ministro Segretario del Partito assume la carica di Comandante del Corpo.

Art. 3 Le Federazioni assumono il nome di "Brigate Nere" del Corpo Ausiliario ed i Commissari Federali la carica di Comandante di Brigata.

Art. 4 Il Corpo sarà sottoposto alla Disciplina Militare e al Codice Penale Militare del tempo di guerra.

Art. 5 Gli iscritti al PFR, di età compresa fra i 18 e i 60 anni e non appartenenti alle altre Forze Armate della Repubblica, entreranno in seguito a domanda volontaria a far parte del Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione delle Camicie Nere che a secondo della loro idoneità fisica provvederà al loro impiego.

Art. 6 Gli appartenenti alle formazioni ausiliarie provenienti dalle Squadre d'Azione e passati alle FF.AA.RR., alla GNR e alla Polizia Repubblicana, iscritti regolarmente al PFR, possono a domanda essere trasferiti nel Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione delle Camicie Nere.

Art. 7 Compito del Corpo è quello del combattimento per la difesa dell'ordine della Repubblica Sociale Italiana, per la lotta contro i banditi e i fuori legge e per la liquidazione di eventuali nuclei di paracadutisti nemici. Il corpo non sarà impiegato per compiti di requisizione, arresti od altri compiti di Polizia. L'impiego delle Brigate Nere nell'ambito provinciale viene ordinato dai Capi delle province. Iniziative ed atti arbitrari compiuti da parte dei singoli e che comunque possano screditare il Partito saranno puniti secondo il Codice Militare del tempo di Guerra.

Art. 8 Ciascuna Brigata Nera porterà il nome di un Caduto per la Causa del Fascismo Repubblicano.

Art. 9 Il servizio prestato nel Corpo è considerato a tutti gli effetti come servizio militare. Al personale del Corpo Ausiliario saranno estesi in diritto tutti i benefici in vigore per il trattamento di quiescenza e le provvidenze per i feriti, i mutilati e i deceduti in combattimento o comunque in servizio.

Art. 10 Il Ministro delle Finanze è autorizzato ad apportare le variazioni di Bilancio necessarie per l'attuazione del presente Decreto.

Art. 11 Il Comandante del Corpo d'intesa con il Ministro delle Finanze e con gli altri Ministri interessati, con successivi decreti emanerà le norme di attuazione del presente decreto fissando gli organici, i trattamenti e le disposizioni regolamentari ed esecutive per il funzionamento del Corpo.

Art. 12 Il Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione delle Camicie Nere si avvarrà per i servizi sussidiari del Servizio Ausiliario Femminile secondo le norme del Decreto 18 aprile 1944 XXII e del Regolamento esecutivo.

Art. 13 Il presente Decreto che entrerà in vigore dal 1º luglio 1944 XXII sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale D'Italia e, munito del sigillo dello Stato inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei Decreti. »

Equipaggiamento ed uniformi[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene il comandante generale Alessandro Pavolini avesse istruito i Federali del Partito affinché recuperassero ogni arma disponibile dai reparti (soprattutto di ex-Carabinieri) che davano indicazioni di scarsa affidabilità, non fu possibile raggiungere un armamento adeguato alla forza costituenda. La cronica mancanza di armi fu dovuta soprattutto alla mancanza di fiducia da parte tedesca, manifestatasi con il netto rifiuto alla cessione delle armi da parte di Kesselring (comandante delle forze tedesche in Italia) e dal limitato appoggio di Wolff (comandante delle SS e della polizia tedesca nell'Italia settentrionale), che solo all'inizio di luglio autorizzò una cessione di 3 000 fucili italiani Carcano Mod. 91, ai quali in teoria avrebbero dovuto far seguito altre 7 000 armi da fuoco. A queste limitazioni si aggiungevano quelle sui tessuti per confezionare uniformi, generi alimentari, locali adatti ad alloggiare un numero consistente di uomini nonché carburante per i mezzi.
Per quanto riguarda l'armamento individuale, le fonti fotografiche mostrano una grande varietà di modelli tra pistole, fucili e pistole mitragliatrici. Scarsissima o più spesso inesistente la presenza di armi di squadra o reparto (mortai, mitragliatrici etc).
Per quanto riguarda l'uniforme i regolamenti si limitavano a prescrivere la camicia nera, spesso sostituita sul campo da maglioni, giacche o giubbotti dello stesso colore, ed integrate a seconda della reperibilità da elementi di uniforme e buffetterie del Regio Esercito, dell'Esercito Repubblicano o della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale.
Nella fase iniziale non esistevano gradi in senso stretto, ma delle semplici cordelline indossate attorno alla spalla destra come indicatori temporanei di funzione di comando, legati al ruolo rivestito nell'operazione in corso, secondo il seguente schema[5]

Brigate Nere - Brigata.svg Comandante di Brigata
Brigate Nere - Battaglione.svg Comandante di Battaglione o Vice-Comandante di Brigata
Brigate Nere - Compagnia.svg Comandante di Compagnia
Brigate Nere - Plotone.svg Comandante di Plotone
Brigate Nere - Squadra.svg Comandante di Squadra

A partire dal Gennaio 1945, il sistema venne abbandonato e vennero istituiti gradi permanenti, analoghi a quelli della Guardia Nazionale Repubblicana.

Distintivo da petto della VIII Brigata Nera "Aldo Resega" di Milano

Non erano previste mostrine o specifiche insegne da berretto, ma i volontari adottarono sistematicamente di propria iniziativa simboli basati principalmente su teschi e fasci repubblicani, in numerosissime varianti spesso di produzione semiartigianale.

Unico distintivo ufficiale (realizzato in metallo o in stoffa ricamata) era una targhetta rettangolare, nei colori Rosso e Nero tagliati in diagonale, riportante il nome della Brigata, da indossare sul lato sinistro del petto al di sopra delle medaglie, anche se sono conosciuti numerosi modelli di distintivo di Brigata non regolamentari di foggia o colori totalmente differenti[6].

Consistenza numerica[modifica | modifica wikitesto]

A causa delle limitazioni in armi ed equipaggiamento, le Brigate Nere, che pure avevano avuto un consistente numero di domande di arruolamento sin dall'inizio della loro istituzione, dovettero per forza di cose fortemente limitarsi negli arruolamenti e di conseguenza non potettero raggiungere velocemente la forza teorica prevista, nonostante il progetto prevedesse tre battaglioni per brigata, per una forza totale teorica di 1 400 uomini.

Alla fine del luglio 1944 vi erano 34 Brigate in via di formazione, che schieravano 17 000 militi.[7] Due mesi dopo le Brigate Nere erano 36 (due in più di quelle previste) e contavano su 30 000 volontari, ma solo 12 000 di questi erano effettivamente mobilitabili a causa la scarsità di armamenti. I restanti 18 000 erano considerati riservisti. In occasione della mobilitazione generale, il 2 aprile 1945, il Capo di Stato Maggiore il generale Edoardo Facduelle comunicava la mobilitazione complessiva di 29000 uomini sia in armi che in servizio[8]. A quella data i caduti delle Brigate Nere ammontavano a 11 Comandanti di Brigata, 47 Ufficiali, 1641 Squadristi e 9 ausiliarie[9].

Elenco delle Brigate Nere[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito l'elenco delle Brigate Nere suddivise per regione.[10] Fra parentesi, la relativa provincia di reclutamento.

Piemonte[modifica | modifica wikitesto]

Ispettorato Regionale del Piemonte (successivamente Ispettorato Brigate Nere del Piemonte) da cui dipendevano:

  • I Brigata Nera "Ather Capelli" (Torino)
  • II Brigata Nera "Attilio Prato" (Alessandria)
  • III Brigata Nera "Emilio Picot" (Aosta)
  • IV Brigata Nera "Luigi Viale" (Asti)
  • V Brigata Nera "Carlo Lidonnici" (Cuneo)
  • VI Brigata Nera "Augusto Cristina" (Novara)
  • VII Brigata Nera "Bruno Ponzecchi" (Vercelli)

Lombardia[modifica | modifica wikitesto]

Ispettorato Regionale della Lombardia (successivamente Ispettorato Brigate Nere della Lombardia) da cui dipendevano:

  • VIII Brigata Nera "Aldo Resega" (Milano)
  • IX Brigata Nera "Giuseppe Cortesi" (Bergamo)
  • X Brigata Nera "Enrico Tognù" (Brescia)
  • XI Brigata Nera "Cesare Rodini" (Como)
  • XII Brigata Nera "Augusto Felisari" (Cremona)
  • XIII Brigata Nera "Marcello Turchetti" (Mantova)
  • XIV Brigata Nera "Alberto Alfieri" (Pavia)
  • XV Brigata Nera "Sergio Gatti" (Sondrio)
  • XVI Brigata Nera "Dante Gervasini" (Varese)

Veneto[modifica | modifica wikitesto]

Ispettorato Regionale del Veneto (successivamente Ispettorato Brigate Nere del Veneto) da cui dipendevano:

Emilia-Romagna[modifica | modifica wikitesto]

Ispettorato Regionale dell'Emilia (successivamente Ispettorato Brigate Nere dell'Emilia) da cui dipendevano:

Liguria[modifica | modifica wikitesto]

Ispettorato Regionale della Liguria (successivamente Ispettorato Brigate Nere della Liguria) da cui dipendevano:

Toscana[modifica | modifica wikitesto]

Altri comandi[modifica | modifica wikitesto]

Raggruppamento Brigate Nere Mobili:

  • I Brigata Nera Mobile "Vittorio Ricciarelli" (Milano)
  • II Brigata Nera Mobile "Attilio Pappalardo" (Bologna)
  • III Brigata Nera Mobile "Danilo Mercuri" (Padova)
  • IV Brigata Nera Mobile "Achille Corrao"
  • V Brigata Nera Mobile "Aldo Resega" (Dronero-Cuneo)
  • VI Brigata Nera Mobile "Enrico Quagliata" (Val Camonica)
  • VII Brigata Nera Mobile "Dalmazia" (Milano)
  • VIII Brigata Nera Mobile "Tevere" (Milano)
  • IX Brigata Nera Mobile Arditi (Milano)

Brigate Nere Autonome:

Inquadrati nelle Brigate Nere e dipendenti direttamente dal comando generale erano anche i seguenti reparti:

  • Gruppi di azione giovanile (Milano)
  • Compagnia Giovani Fascisti ("Bir el Gobi") (Maderno)

Brigate Nere Autonome d'Oltremare:

  • Compagnia Complementare Fascisti (Rodi)

Azioni[modifica | modifica wikitesto]

Nei giorni 24-27 agosto 1944, uomini delle Brigate Nere di Apuania, comandato dall' Avv. Lodovici, di supporto al 16 battaglione SS del maggiore Walter Reder, si resero protagonisti di una strage di civili, nella frazione di Vinca in Comune di Fivizzano (Massa-Carrara).

In quei giorni furono uccisi in modo brutale, 144 civili, per la maggior parte donne, anziani e bambini a Vinca, e altri 30 civili nei paesi limitrofi (Gragnola, Tenerano), il paese fu saccheggiato e incendiato.

I responsabili delle uccisioni, furono processati e condannati dal Tribunale di Perugia nel 1949

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R.Lazzero "Le Brigate Nere", Rizzoli, Milano 1983
  2. ^ Le Forze Armate della RSI - Pier Paolo Battistelli, Andrea Molinari, p.123
  3. ^ Daniela Gigliani, "Brigate Nere", Bollati Boringhieri
  4. ^ Giampaolo Pansa, 1991. Il Gladio e l’Alloro. L’esercito di Salò. Mondadori Ed.
  5. ^ P.Marzetti, "Uniformi e Distintivi dell'Esercito Italiano 1943-1945", Ermanno Albertelli Editore, Parma 1981
  6. ^ >F.Sparacino, "Distintivi e Medaglie della R.S.I. - Vol. I", Editrice Militare Italiana, Milano 1988
  7. ^ Le Forze Armate della RSI - Pier Paolo Battistelli, Andrea Molinari, p.125
  8. ^ Giorgio Pisanò, p. 2302
  9. ^ Giorgio Pisanò, p. 2302
  10. ^ Le SS italiane
  11. ^ Mario Pellegrinetti, Giugno 1944 - I sabotaggi, La guerra civile in Garfagnana. URL consultato il 9-1-2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dianella Gagliani, Brigate nere: Mussolini e la militarizzazione del Partito fascista repubblicano, Bollati Boringhieri, Torino, 1999
  • Dianella Gagliani, Brigate nere in Dizionario del fascismo, a cura di Victoria De Grazia e Sergio Luzzatto, Einaudi, Torino, 2003, vol. I; ripubblicato anche come AA.VV. Mussolini e il fascismo, Mondadori, Milano, 2006, vol. 11°.
  • Ricciotti Lazzero, Le Brigate nere, Rizzoli, Milano, 1983
  • Federico Maistrello, XX Brigata Nera. Attività squadrista in Treviso e Provincia, Istresco, Treviso, 2006
  • Giorgio Pisanò, Gli ultimi in grigio verde, CDL Edizioni, Milano

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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