Morbegno

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Morbegno
comune
Morbegno – Stemma
Morbegno – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Sondrio-Stemma.png Sondrio
Amministrazione
Sindaco Andrea Ruggeri (lista civica) dal 25/05/2014
Territorio
Coordinate 46°08′00″N 9°34′00″E / 46.133333°N 9.566667°E46.133333; 9.566667 (Morbegno)Coordinate: 46°08′00″N 9°34′00″E / 46.133333°N 9.566667°E46.133333; 9.566667 (Morbegno)
Altitudine 262 m s.l.m.
Superficie 14,82 km²
Abitanti 12 165
Densità 820,85 ab./km²
Frazioni Campo Erbolo, Campovico, Desco, Paniga, Valle, Categno, Cermeledo, Arzo, Bottà, Cerido.

Località: La Corte, Campione.

Comuni confinanti Albaredo per San Marco, Bema, Civo, Cosio Valtellino, Dazio, Talamona, Traona
Altre informazioni
Cod. postale 23017
Prefisso 0342
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 014045
Cod. catastale F712
Targa SO
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 442 GG[1]
Nome abitanti Morbegnesi
Patrono Santi Pietro e Paolo
Giorno festivo 29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Morbegno
Posizione del comune di Morbegno nella provincia di Sondrio
Posizione del comune di Morbegno nella provincia di Sondrio
Sito istituzionale

Morbegno (Murbègn in dialetto valtellinese) è un comune italiano di 12.165 abitanti[2] della provincia di Sondrio in Lombardia. Posto alle porte della Valtellina, si adagia sul conoide del Bitto, allo sbocco della Valle del Bitto di Albaredo e della Valle del Bitto di Gerola, estendendosi fino all'opposto versante della valle, la costiera dei Cech.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Situata nella bassa Valtellina, Morbegno è circondata a nord dalle Alpi Retiche e a sud dalle Prealpi Orobiche. Il fiume Adda divide la città dalle frazioni di Campovico, Paniga e Desco. Il centro storico è attraversato dal torrente Bitto affluente del fiume Adda che scorre invece a nord della città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sulle origini di Morbegno si sa ben poco. La zona è stata finora avara di ritrovamenti archeologici, unico cenno ad una presenza preistorica alcune incisioni rupestri, per lo più coppelle, ritrovate al cosiddetto dos de la lümaga, piccolo rilievo posto in posizione dominante rispetto alla cittadina. Anche per quanto riguarda l'età romana si hanno riferimenti perlopiù generali alla Valtellina, tanto che è incerta l'appartenenza del territorio alla Regione XI Transpadana.

I primi riferimenti ad un vero centro urbano nella zona si hanno a partire dall'alto Medioevo. Emerge quindi il nucleo originario di Morbegno attorno alla chiesa carolingia di San Martino, e il toponimo Mosergia, comparso in un documento del 724, di dubbia autenticità, con il quale il re dei Longobardi Liutprando cedeva alla basilica di San Carpoforo di Como alcuni territori dell'alto Lario e della bassa Valtellina, tra cui appunto Mosergia. Proprio i possedimenti di monasteri comaschi, ma anche milanesi, caratterizzarono il periodo medioevale della valle. Feudatari religiosi ed ecclesiastici di entrambe le città ambivano ai territori alpini della zona lombarda ben conoscendo l'importanza delle sicure vie di transito dell'alta valle. Comparvero così in Valtellina rappresentanti di facoltose famiglie nobiliari lombarde che, con il passare degli anni, si radicarono nella zona prendendo stabile dimora e andando a costituire la primitiva ossatura della nobiltà locale protagonista del basso medioevo e del Rinascimento della valle.

Durante l'età longobarda Morbegno formava una curtis regia con la vicina Talamona, di cui erano rispettivamente centri religiosi la chiesa di San Martino e la cappella di Santa Maria. Si trattava questo di un complesso fondiario organizzato, un centro economico e amministrativo di cui si sottolinea non tanto l'autosufficienza quanto lo stimolo all'apertura commerciale.

Sembra però che il nome Morbegno, nelle forme primitive di Morbinium, Morbenio e Morbenno, compaia solamente a partire dall'XI secolo. Gli sparuti insediamenti erano assai sparsi, e si sa che sul finire del XII secolo, per sfuggire alla malsana zona acquitrinosa dove era sorto il nucleo originale del paese, la popolazione si trasferì sulle più salutari rive del Bitto, dove ben presto Morbinio divenne un fiorentissimo borgo. Nonostante l'ingombrante presenza delle due estese pievi Olonio e di Ardenno nel fondovalle, e nonostante la bolla papale del 1208 che riconfermò l'appartenenza della chiesa di San Martino al monastero di Sant'Abbondio di Como, la cappella, e di conseguenza l'intero villaggio nel Duecento si impose come centro della sponda sinistra dell'Adda nella bassa Valtellina.

La Morbegno dell'età comunale è perlopiù ignota. Abbiamo solamente notizia di un crescente aumento della popolazione e di un'ulteriore spostamento della popolazione lungo le sponde del Bitto, spostamento che darà vita all'attuale centro storico della città. Nel 1335 con il passaggio di Como sotto la dinastia viscontea di Milano, Morbegno divenne il vero e proprio capoluogo del Terziere Inferiore della valle. Le vicende più ricorrenti durante il periodo milanese del borgo furono le lotte faziose, intervallate da persecuzioni, bandi e incarcerazioni. Nel contempo sorse un primo ospizio domenicano. Nonostante si sappia di assemblee comunali e di Terziere nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo già nel 1363, purtroppo, a causa delle grande autonomia amministrativa di cui godette il borgo fino all'età napoleonica, non ci è pervenuto alcuno statuto comunale.

Il secolo XIV si aprì con la consacrazione della chiesa di S. Antonio e S. Marta nel 1401 e la costruzione di una nuova chiesa dedicata all'Assunta e a San Lorenzo attorno al 1418. In questo periodo è storicamente documentata la presenza del domenicano Andrea Grego da Peschiera, proveniente dal convento di Fiesole, energico predicatore e leggendario operatore di carità e di miracoli.

Mentre la Repubblica di Venezia iniziava ad affacciarsi sul panorama della valle, comparvero i Grigioni, il popolo elvetico che rese assai più precario il dominio sforzesco e s'impadronirono velocemente dell'intera Valtellina, inglobandola nel cantone svizzero. Gli invasori, sconfitti nella battaglia di Caiolo del 1487, concessero la libertà di commercio, pretendendo però un donativo di alcune migliaia di fiorini. Intanto il comune, di cui sappiamo per certezza la normativa sul dazio a partire dal 1435, si era garantito il mercato settimanale e per l'autodifesa aveva proceduto con l'istituzione di milizie proprie. Nel 1457 ottenne la presenza stabile dei domenicani con la fondazione del convento di Sant'Antonio, a fianco dell'omonima chiesa che, ampliata, divenne sede dell'inquisizione. Inquisizione che nel 1438 portò anche ad una condanna capitale.

Nel 1499, Ludovico il Moro, sconfitto dai francesi fuggiva da Milano e nella primavera del 1500 in piazza, a Morbegno, venivano dipinte le insegne del Re di Francia. L'occupazione fu segnata da continue angherie e soprusi, che provocarono anche sommosse popolari; nel 1512 i Grigioni si impadroniscono stabilmente di Morbegno, instaurando un governo di si lamenterà la corruzione ma che lascerà larga autonomia alla comunità morbegnese. Ed è proprio in questi anni turbolenti che Morbegno vive una delle sue stagioni più floride dal punto di vista artistico, soprattutto grazie alla costruzione di una nuova chiesa, quella di San Giovanni nel 1517. Dopo la riforma protestante, Morbegno ospitò alcuni riformatori, ai quali i Grigioni spalancarono le porte. Nel contempo si intensifica la difesa dell'ortodossia e l'attività inquisitoria dei domenicani, esercitata nel borgo anche da Michele Ghisleri, il futuro Pio V. Mentre nel 1559 la chiesa dei SS. Pietro e Paolo venne ceduta ai protestanti e la sede parrocchiale si trasferì in San Giovanni, la carica di parroco fu duramente contesa, probabilmente a causa delle accese rivalità tra le famiglie nobiliari della zona. A seguito del Sacro Macello di Valtellina scoppiato a Tirano nel luglio del 1620, i Grigioni dovettero abbandonare la valle, prontamente sostituiti nell'occupazione dagli Spagnoli.

Non esistono dati riguardanti il numero delle vittime della terribile peste del XVII secolo narrata dal Manzoni ne “I Promessi Sposi”. Si ha notizia comunque di un calo repentino della popolazione che tornerà ad aumentare di numero negli anni successivi quando Morbegno fu nuovamente sottomessa ai Grigioni. È in questo periodo che la campagna del borgo cambia aspetto con l'avvento della vite e dei gelsi per l'allevamento del baco da seta. Le chiese sono restaurate con gusto barocco e alcune dimore nobiliari si dotano di cappelle private. Nel 1680 l'arciprete G.B. Castelli Sannazzaro da inizio alla costruzione della nuova chiesa di San Giovanni che sarà conclusa e consacrata solamente cento anni dopo nel 1780.

Nel settecento Morbegno vive un periodo di discreta prosperità e, oltre al florido commercio e alla continua crescita della popolazione, si assiste ad un intensificarsi della vita religiosa comunitaria che tende allo sfarzo e alla teatralità. Viene così costruito il catafalco per la Settimana Santa, su probabile disegno del Ligari, per la novena di Natale, si orna l'altare con centinaia di candeline, si tengono veri e propri concerti durante le funzioni, tanto che i vescovi invitano la parrocchia ad una maggiore parsimonia. Nel 1780 vivono a Morbegno circa trenta preti, una dozzina di chierici, venti frati, Domenicani e Cappuccini, e una quarantina di monache. La chiesa di San Giovanni e il palazzo Malacrida sono sicuramente del gusto settecentesco in campo religioso e civile, ma sono accompagnati dal nuovo ponte di Ganda nel 1778 e da una sobria rivisitazione del centro storico.

Con l'avvento dell'età napoleonica Morbegno diviene capoluogo del Dipartimento dell'Adda e dell'Oglio, un fatto che è di per sé una qualifica storica, del borgo che è ormai trasformato in città. La tradizionale vita dei morbegnaschi cambia radicalmente. I conventi dei Domenicani e dei Cappuccini, e il monastero della Presentazione vengono soppressi.

Con il Congresso di Vienna passa sotto il dominio austriaco (Regno Lombardo-Veneto) fino al 1859 quando viene annessa al Regno di Sardegna, divenuto Regno d'Italia nel 1861.

Di tutta storia morbegnese l'Ottocento, in confronto al secolo precedente, fu uno dei periodi più grigi. Mancavano personalità e famiglie di spicco, l'arte langue, le drammatiche condizioni di vita rendono più dura la vita dei contadini e costringono i borghesi ad una faticosa vita imprenditoriale. Sotto la dominazione austriaca viene costruita in Valtellina la strada nazionale. Durante i moti del'48 la guarnigione asburgica presente in città lascia il presidio, il tricolore è solennemente benedetto in San Giovanni. Nel frattempo la viabilità viene migliorata grazie anche all'inaugurazione, nel 1885, della linea ferroviaria.

Nel 1939 il comune di Campovico viene aggregato a quello di Morbegno.

Il 23 gennaio 1943 a Warwarowka (URSS) il battaglione Morbegno viene massacrato dopo un'eroica resistenza mentre due anni dopo, il 26 aprile 1945 il paese viene liberato dagli Americani.

Nel dopoguerra emerge a livello nazionale la figura di Ezio Vanoni, Ministro delle Finanze che sarà fautore della riforma tributaria nazionale. Nel 1966 Morbegno viene insignita del titolo di città. Del secolo scorso, oltre alla crescita esponenziale del comune, che dal 1966 ottenne il titolo di Città, è sicuramente da porre in rilievo l'Alluvione della Valtellina del luglio 1987, evento collegato non solamente alla storia di Morbegno ma a quella di tutta la Valtellina.

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Alla data del 28-2-2014 Morbegno ha 12.165 abitanti, di cui 5.861 maschi (48,2%) e 6.304 femmine (51,8%).[3]

Evoluzione demografica del comune dal 1861 al 2011 Abitanti censiti[4]

Gli stranieri residenti alla data del 31-12-2013 sono 707. Di seguito viene riportata la graduatoria delle prime etnie presenti alla data del 31-12-2012

  1. Marocco, 170
  2. Romania, 85
  3. Albania, 57
  4. Moldavia, 49
  5. Cina, 39
  6. Ucraina, 26
  7. Senegal, 15
  8. Russia, 14
  9. Ecuador, 14
  10. Cuba, 10
  11. Libano, 10

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Ponte di Ganda[modifica | modifica wikitesto]

Il primo ponte sull'Adda nel morbegnese del quale si ha notizia era situato nel luogo dove sorge l'attuale ponte di Ganda e fu costruito a cavallo tra il Quattrocento e il Cinquecento. Il ponte, progettato dall'architetto Giovanni Antonio Amadeo, venne però distrutto nel 1772 da una delle innumerevoli piene dell'Adda, una di quelle che contribuivano a rendere la zona acquitrinosa. Immediatamente si pensò alla ricostruzione di un collegamento tra le due sponde del fiume, collegamento di vitale importanza per gli scambi commerciali. Tra il 1775 e il 1778 l'ingegnere milanese Francesco Bernardino Ferrari costruì il nuovo ponte. Quel ponte in grossi blocchi di pietra, dalla particolare struttura dorso di mulo con un'ampia arcata centrale e due arcate inferiori ai lati, che ancora oggi possiamo ammirare. Dal rapporto dell'ingegnere in dell'Adda relativo ai mali cui soggiace il territorio della Valtellina ed alle cause che li producono l'ingegnere Filippo Ferrari nel 1808, riguardo alla forma del ponte spiega: "[…] nell'erezione trent'anni sono del ponte di Ganda si tenne per questo vista profondissima tanto alto l'arco medio quanto bastasse a sotto passarlo a vele gonfie". Per molti secoli il ponte fu l'unico attraversamento stabile e sicuro nella parte bassa dell'Adda, ed era quindi di fondamentale importanza per la vita stessa del borgo. I veneziani, ad esempio, utilizzarono il passo San Marco, Morbegno e, di conseguenza, il ponte, quale via preferenziale per i commerci e i trasporti verso e dal Nord Europa.

Palazzo Malacrida[modifica | modifica wikitesto]

Più volte definito il più bel palazzo veneziano fuori da Venezia, l'aristocratica dimora spicca nel panorama delle dimore nobiliari valtellinesi per la bellezza dei cicli pittorici e la privilegiata ubicazione nel cuore del centro storico della Città del Bitto. L'atrio si presenta come una raccolta bomboniera rococò da cui parte lo scalone d'onore arricchito dalle belle balaustre in marmo bianco di Viggiù rifinite in oro zecchino e dal medaglione affrescato sul plafone con Il ratto di Ganimede opera del pittore morbegnese Giovan Pietro Romegialli (1761). Il cuore del palazzo è il Salone d'onore che occupa in altezza due piani del palazzo ed è interamente decorato dalle quadrature di Giuseppe Coduri detto il Vignoli (annoverato tra i più valenti decoratori del Settecento lombardo). Il soffitto è arricchito dal Trionfo della Verità tramite le Arti e le Scienze sopra l'Ignoranza, soggetto illuminista interpretato con squisito gusto veneziano da Cesare Ligari. Il poeta morbegnese Guglielmo Felice Damiani così descrisse l'affresco del salone: “Sul primo piano a sinistra, c'è l'Ignoranza, bendata, che, rompendo l'orizzonte architettonico, precipita dal cielo, colle braccia aperte, le vesti svolazzanti, smarrita, tinte forti in ombra, e particolari assai studiati; è la figura più bella, anche per lo scorcio vigorosissimo. Più su, a sinistra, stanno la Musica, che suona il liuto, e la Pittura in atto di colorire l'arma, già scolpita, di casa Malacrida che un puttino sorregge. Sopra, a destra, è l'Astronomia col telescopio, e l'Architettura, col piombino ed una carta descritta; più in alto ancora, a sinistra, accanto al globo terrestre, la Geografia alata, cinta di stelle azzurre, accompagnata da un putto reggente la sfera armillare; e la Geometria con ali alla testa, reggente una tavola geometrica ed il compasso; un putto graziosissimo la ripara dal sole con un ombrello. [...] Infine più su levasi in cielo la Verità, con la fiaccola ed il libo aperto nelle mani, felicemente scorciata, luminosissima.”. Sempre del Ligari è da segnalare l'affresco delle Tre grazie nell'attiguo saloncello. Altre stanze si presentano decorata da affreschi, stucchi e camini. Infine ma non ultimo è il giardino all'italiana (trascurato nell'assetto originale e bisognoso di un radicale restauro filologico) terrazzato su tre piani da cui si gode uno splendido panorama che si apre su tutto il terziere morbegnese.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Collegiata di San Giovanni Battista[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Collegiata di San Giovanni Battista (Morbegno).

Chiesa di San Pietro[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di San Pietro costruita tra il 1337 e il 1341 fu sede parrocchiale fino al 1560 quando venne convertita al rito protestante, in accordo con le leggi grigionesi per la convivenza di Cattolici e Protestanti (fino al 1620, anno del Sacro Macello di Valtellina). Piccolo gioiello sito nel cuore dell'antico borgo, è l'edificio con cui si vuole essere nata, nel 1337, la comunità di Morbegno di cui è stata prima parrocchia. Oggi si presenta in forme barocche dopo la riedificazione avvenuta dopo il 1620 quando la chiesa andata al culto protestante torna ad essere dedita al culto cattolico. L'esterno semplice ed elegante al contempo, mostra un bel portale in marmo nero di Varenna ed un portone ligneo secentesco recante i simboli dei santi a cui la chiesa è dedicata. Di notevole interesse è poi il campanile barocco con copertura a cipolla e un leggiadro balconcino in ferro battuto. L'interno è un piccolo ma prezioso scrigno perfettamente conservato grazie anche alle amorevoli cure prestate dalla Confraternita del Santissimo Sacramento a cui ancora oggi il tempio appartiene. Da segnalare gli affreschi pre-barocchetti della volta eseguiti da Pietro Bianchi detto il Bustino, le tele di Giacomo Parravicini detto il Gianolo, gli altari in marmi policromi e il ricco corredo di argenterie.

Chiesa di San Martino[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di San Martino. Secondo un'antica e fantasiosa leggenda, l'antica chiesa di San Martino sorse su un tempio dedicato ad Ercole; in realtà niente della sua struttura si può far risalire a prima del XV-XVI secolo. La chiesa situata all'interno del cimitero cittadino, si presenta in forme semplici con un grande pronao a tre arcate e una copertura a capanna. L'interno intimo e raccolto è diviso in tre navate da 4 belle colonne in granito locale, al termine delle quali si trovano altrettanti cappelle di cui la centrale maggiore. Un tempo ricca di suppellettili sacre spedite nel corso dei secoli dagli emigrati a Roma, andate distrutte e disperse a causa dell'alluvione del 1987 (la chiesa fu per un terzo sommersa dalle acque del fiume Adda) restano comunque da ammirare alcuni interessanti dipinti tra cui si segnala la pala d'altare eseguita da Giacomo Parravicini detto il Gianolo, collocata sull'altar maggiore e raffigurante il santo titolare. Sul lato destro è molto venerata una delicata Madonna col Bambino affrescata nel primo Cinquecento.

Santuario dell'Assunta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Santuario dell'Assunta (Morbegno).

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • La Statua di San Giovanni Nepomuceno. Collocata sull'antico ponte che attraversa il torrente Bitto sopra un basamento barocco impreziosito dallo stemma del Comune di Morbegno, la statua eseguita dall'artista ticinese Giovanni Battista Adami di Carona (Svizzera) nella seconda metà del XVIII secolo è posta a protezione dell'abitato dalla furia delle acque del torrente che più di una volta nella storia hanno allagato il centro storico della città. San Giovanni Nepomuceno, potente santo boemo, martire del sigillo sacramentale della confessione, è uno dei santi più diffusi in Europa ed è invocato proprio contro le inondazioni essendo stato martirizzato tramite annegamento.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

  • Scuola dell'infanzia:
    • "Arcobaleno"
    • "Girasole"
    • "Stella polare" (Fraz. Paniga)
    • "Tomaso Ambrosetti"
  • Scuole primarie:
    • 1º circolo "Giulio Spini"
    • 2º circolo "Guglielmo Felice Damiani"
  • Scuola secondaria di 1º grado:
    • "Ezio Vanoni"
  • Scuole secondarie di 2º grado:
    • Istituto Professionale "Giovanni Pietro Romegialli"
    • Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri "Pasquale Saraceno"
    • Liceo Artistico "Gaudenzio Ferrari"
    • Liceo Scientifico "Pier Luigi Nervi"

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo Civico di Storia Naturale

Cinema e teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • Teatro Pedretti (3D da agosto 2010)
  • Cinema Iris (3D da ottobre 2010)
  • Cinema 3

Biblioteche e luoghi di cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cucina e prodotti tipici[modifica | modifica wikitesto]

  • Bisciola - è una pagnottella dolce di farina di frumento e grano saraceno arricchita da frutta secca (uvetta, fichi e noci);
  • Bitto - è il formaggio DOP tipico valtellinese prodotto esclusivamente nei mesi estivi nei pascoli d'alta quota, ottenuto da latte di vacca con aggiunta in quantità variabile di latte caprino;
  • Bresaola - è il salume IGP tipico della Valtellina ottenuto da carni di manzo, salata e stagionata, che viene consumato crudo;
  • Coppetta - (Cupeta in dialetto morbegnese), dolce caratteristico del morbegnese. Si tratta di un impasto di miele, zucchero e noci posto tra due fogli di ostia e poi tagliato in quadrati di grandezza variabile;
  • Pizzoccheri - il piatto tipico della Valtellina per eccellenza;
  • Polenta taragna - in molte zone conosciuta semplicemente come taragna, è la polenta tipica valtellinese in cui tocchetti di formaggio vengono incorporati durante la cottura. Il nome deriva dal nome dialettale (tarai o tarell) del lungo bastone usato per mescolarla all'interno del paiolo;
  • Sciatt - frittelle di grano saraceno e formaggio locale, solitamente serviti con cicoria;
  • Taroz - è un puré di patate, fagioli e fagiolini, condito con burro e formaggio tipico.

Persone legate a Morbegno[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le cinque frazioni principali sono: Campo Erbolo, Campovico, Desco, Paniga e Valle. Paniga è una piccola frazione di circa 300 abitanti e si trova a nord della città, oltre il fiume Adda e confina a ovest con la frazione di Campovico e a est con quella di Desco. Le frazioni di Campo Erbolo e Valle si trovano invece in valle di Albaredo, a sud della città, ad un'altezza di 800 metri sul livello del mare. Altre località del comune di Morbegno sono Arzo, Cerido, Cermeledo e Categno.

Rioni[modifica | modifica wikitesto]

Morbegno è divisa in otto rioni o contrade. A nord ci sono Serta, Bottà e Ganda. Nel rione di Ganda sorge il ponte in pietra eretto da Giovanni Antonio Amadeo. A sud ci sono i rioni di San Rocco, San Pietro e San Giovanni, Scimicà, Sant'Antonio e il rione della Madonna (zona Santuario B. V. Assunta). Fino agli anni '80/'90 si teneva a Morbegno il Palio delle contrade, manifestazione che risale agli anni 50/60, e che si svolgeva nel periodo tarda primavera-estate e coinvolgeva tantissima gente a cimentarsi in diverse discipline sportive. Nel corso degli anni subì diversi cambiamenti sia organizzativi che logistici sino alla definitiva chiusura. Nelle ultime edizioni si concludeva con lo spettacolo dei fuochi artificiali.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Progetto Morbegno 2020[modifica | modifica wikitesto]

Nell'anno 2007 Morbegno ha avviato, in convenzione con la non profit internazionale The Natural Step, il progetto Morbegno 2020, per mobilitare l'intero mandamento in una direzione di sviluppo sostenibile. Il progetto è stato premiato dalla Fondazione Cariplo e indicato come pilot a livello italiano da ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani[senza fonte].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1860 1861 Antonio Gualteroni Sindaco
1862 1864 Carlo Cotta Sindaco
1865 1868 Paolo Maffei Sindaco
1869 1872 Giuseppe Aureggi Sindaco
1872 1880 Alessandro Botterini Sindaco
1880 1883 Cesare Tocalli Sindaco
1883 1886 Volfango Juvalta Sindaco
1886 1890 Cesare Tocalli Sindaco facente funzioni
1890 1892 Gerolamo Nani Sindaco
1892 1895 Cesare Tocalli Sindaco facente funzioni
1895 1902 Cesare Tocalli Sindaco
1902 1903 Giuliano Ambrosetti Commissario straordinario
1903 1907 Luigi Navoli Sindaco
1907 1911 Luigi Del Nero Sindaco
1911 1920 Ambrogio Caccia-Dominioni Sindaco
1920 1924 Giovanni Zecca Sindaco
1924 1925 Giovanni Zecca Commissario prefettizio
1925 1926 Guglielmo Balbo-Mussetto Sindaco
1926 1933 Guido Lusardi Podestà
1934 1935 Tomaso Del Nero Podestà
1935 1937 Enrico Zecca Podestà
1938 1941 Mario Stoppa Podestà
1941 1943 Mario Del Nero Podestà
1943 1943 Giovanni Buzzetti Commissario prefettizio
1944 1944 Dino Borsani Commissario prefettizio
1945 1945 Romano Begalli Commissario prefettizio
1945 1946 Angelo Manzocchi Sindaco
1946 1951 Albino Ciapponi Sindaco
1951 1956 Rinaldo Rapella Sindaco
1956 1964 Annibale Caccia-Dominioni Sindaco
1964 1975 Giulio Spini Democrazia Cristiana Sindaco
1975 1980 Roberto Marchini Democrazia Cristiana Sindaco
1980 1990 Tito Bottà Sindaco
1990 1995 Ambrogio Salvadori Sindaco
1995 1999 Silvana Tirloni Lista Civica Impegno per la Città Sindaco Elezioni 23 aprile 1995 vinte con il 54,38 % dei voti
contro Giuliano Zuccoli con il 45,62 % della Lista Gente con la gente
1999 2009 Giacomo Ciapponi Lista Civica Impegno per la Città Sindaco Elezioni 13 giugno 1999 vinte con il 57,93 % dei voti
contro Stefano Leali con il 14,67 % della Lista Progetto futuro
e Gianfranco Ruggeri con il 27,40 % della Lista Morbegno tradizione e progresso
Elezioni 12-13 giugno 2004 vinte con il 77,06 % dei voti
contro Giuliano Caroi con il 22,94 % della Lista Per Morbegno
2009 2014 Alba Rapella Lista Civica Impegno per la Città Sindaco Elezioni 6-7 giugno 2009 vinte con il 51,3 % dei voti
contro Salvatore Marra con il 48,6 % della Lista Il Popolo della Libertà - Lega Nord
2014 presente Andrea Ruggeri Lista Civica CambiaMorbegno Sindaco Elezioni 25 maggio 2014 vinte con il 44,35 % dei voti
contro Paolo Ronconi con il 39,56 % della Lista Morbegno è Ora,
Angelo Rovedatti con il 13,04 % della Lista Area Civica Morbegnese e
Mimma Sellaro con il 3,06 % della Lista L’Altra Morbegno.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Galles Llanberis, dal 2004

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Morbegno è capoluogo della Comunità Montana della Valtellina di Morbegno, che raggruppa complessivamente 25 comuni.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Calcio a 11

La principale squadra di calcio della città è Morbegno 1908 Calcio che nella stagione 2014-2015 milita nel girone C lombardo di 1ª Categoria. È nato nel 1908.[5]

Calcio a 5

  • A.S.D. Valtellina Futsal
  • F.C.D. MGM2000
  • Morbegno 1908
  • Futura C5 Morbegno

Pallacanestro[modifica | modifica wikitesto]

Associazione Sportiva Dilettantistica ASM 70 (ASM70 basket Morbegno). Fondata a Morbegno nel 1970 disputa il campionato regionale lombardo di serie D. Quattro stagioni in serie C2 (massima serie regionale), l'ultima nella stagione 2005/2006. Gioca le partite casalinghe al palasport comunale "Enea Mattei" (PalaMattei). Chiamata spesso Pezzini Morbegno dal nome dello sponsor storico e quindi soprannominata "La Pezza" dai numerosi tifosi. Fiorente settore giovanile.[6]

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 giugno 1991 la Torino-Morbegno, 14ª tappa del Giro d'Italia numero 74, si concluse con la vittoria di Franco Ballerini.

Il 16 maggio 2009, nell'anno del centenario della corsa rosa, l'8ª tappa del Giro d'Italia è partita da Morbegno e, dopo 209 km ha raggiunto la città di Bergamo dove ha ottenuto la vittoria il corridore bielorusso Kanstancin Siŭcoŭ.

Il 26 maggio 2011 è partita da Morbegno la 18ª tappa del Giro d'Italia che ha raggiunto, dopo un percorso di 151 km, il comune di San Pellegrino Terme con la vittoria del giovane Eros Capecchi.

Trofeo Vanoni[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1958, ogni anno, la quarta domenica di ottobre, il Gruppo Sportivo Dilettantistico CSI Morbegno organizza la gara internazionale di corsa in montagna a staffetta denominata "Trofeo Vanoni". Manifestazione che, riconosciuta come una delle più belle d'Europa per spettacolarità e pubblico, richiama ogni anno centinaia di atleti provenienti da tutta Italia e dai maggiori stati europei.[7]

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Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Nell'aprile del 2010 sono state effettuate le riprese in San Giovanni dell'ultima puntata di Mezzogiorno in famiglia: programma televisivo che va in onda il sabato e la domenica dalle 11:30 alle 13:00 su Rai 2 condotto da Amadeus, Laura Barriales e Sergio Friscia.
  • Nel novembre 2013 Morbegno ho ospitato due grandi concerti presso la struttura del Polo Fieristico Provinciali: il 7 quello di MAX PEZZALI "Max20 live tour" registrando sold out e la partecipazione di 5000 persone; il 13 quello di EMMA "Schiena Tour" registrando notevole partecipazione del pubblico proveniente da tutta Italia (per Emma è la terza volta qui a Morbegno)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  2. ^ Dato Istat al 28-2-2014.
  3. ^ Dati ricavati dal bilancio demografico mensile Istat http://demo.istat.it/bilmens2014gen/index.html/
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ http://www.morbegnocalcio1908.com/.
  6. ^ http://www.asm70.it/.
  7. ^ http://www.gscsimorbegno.org/.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulio Perotti, Morbegno, Cooperativa Turistica PAN, Morbegno 1992.
  • Marco Albetario, Spunti per la lettura dell'ancona, in «Tota enitet auro». L'ancona dell'Assunta nel santuario di Morbegno, Morbegno 2007, 65-85.
  • Marco Albetario, Una scheda su Giovanni Angelo Del Maino. (Tra il 1500 e il 1515), in «Rassegna di Studi e di Notizie», XXXI, 2007-2008, 13-36.
  • Marco Albetario, Giulio Perotti, Ritrovata un'opera di Giovanni Angelo Del Maino. La Madonna del «Compianto» di Morbegno, in «Le Vie del Bene», 10, 2007, 9-15.
  • Marco Albetario, Giulio Perotti, Giovanni Angelo Del Maino. 1517-1518: La Madonna del Compianto di Morbegno, in «Rassegna di Studi e Notizie», XXXIII, 2010, 127-179.

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