MOSE

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Mose.
Un'immagine (ott 2012) dell'area della bocca di porto di Lido e dei cantieri per la costruzione del Mose
Acqua alta in Piazza San Marco. Evento sempre più frequente e causa di notevoli disagi che ha spinto le autorità a commissionare il progetto del Mose

Il MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) è un progetto o opera di ingegneria civile e ambientale (o anche geoingegneria), tutt'ora in fase di realizzazione, finalizzato alla difesa di Venezia e della sua laguna dalle acque alte, attraverso la costruzione di schiere di paratoie mobili a scomparsa poste alle cosiddette bocche di porto (i varchi che collegano la laguna con il mare aperto attraverso i quali si attua il flusso e riflusso della marea) di Lido, di Malamocco e di Chioggia, in grado di isolare temporaneamente la laguna di Venezia dal mare Adriatico durante gli eventi di alta marea.

Il Mose, insieme ad altri interventi come il rinforzo dei litorali, il rialzo di rive e pavimentazioni e la riqualificazione della laguna, garantirà, presumibilmente, la difesa di Venezia e della laguna da tutte le acque alte, compresi gli eventi estremi: è stato progettato per proteggere Venezia e la laguna da maree fino a 3 metri e attualmente la sua entrata in funzione è prevista per maree superiori a 110 cm[1].

L’esecuzione dei lavori è affidata al Consorzio Venezia Nuova[2] che opera per conto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Magistrato alle Acque di Venezia[3]. La realizzazione dell’opera è stata avviata nel 2003 contemporaneamente alle tre bocche di porto lagunari e ha raggiunto un avanzamento pari a circa l'80%[4].

Il 4 giugno 2014, nell'ambito di un'inchiesta anticorruzione da parte della magistratura italiana, sono scattati 35 arresti e 100 indagati eccellenti tra politici di primo piano e funzionari pubblici, per reati contestati quali creazione di fondi neri, tangenti e false fatturazioni.

Origine del nome[modifica | modifica sorgente]

Inizialmente l'intero sistema di difesa dalle acque alte era chiamato comunemente "progettone" mentre l'acronimo Mose (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) si riferiva al solo prototipo di una paratoia in scala reale, utilizzato tra il 1988 e il 1992 per eseguire una serie di prove[5]. Poi la sigla Mose è passata comunemente a definire l'intero sistema di difesa dalle acque alte.

Mose e salvaguardia[modifica | modifica sorgente]

Immagine da satellite della laguna di Venezia e localizzazione delle tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia dove è in corso la realizzazione del Mose

Il Mose non è un'opera isolata, ma rientra nel Piano Generale di Interventi per la salvaguardia di Venezia e della laguna, nel quadro della Legge Speciale per Venezia[6] definita a seguito dell’alluvione del 4 novembre 1966. Alla salvaguardia di Venezia e della laguna concorrono lo Stato italiano, che opera per la difesa dei centri urbani dalle acque alte, per la protezione dei territori costieri dalle mareggiate e per il riequilibrio ambientale dell’ecosistema, la Regione del Veneto per il disinquinamento e le Amministrazioni Comunali (Comune di Venezia, Comune di Chioggia, ecc.) per lo sviluppo socio-economico e per il restauro del patrimonio architettonico ed edilizio.

Il complesso delle attività è diretto, coordinato e controllato dal cosiddetto Comitatone[7] presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri e in cui sono presenti gli enti e le istituzioni preposte a livello nazionale e locale. Gli interventi realizzati dello Stato hanno riguardato il ripristino di habitat caratteristici quali barene e bassi fondali (oltre 1.500 ettari ricostruiti e protetti), la messa in sicurezza di discariche e canali dell’area industriale di Porto Marghera (5 siti inquinati e 45 km di rive e sponde impermeabilizzate) e la difesa dalle mareggiate (46 km di spiagge rinforzate e naturalizzate): rappresentano il più imponente programma di difesa, recupero e riqualificazione dell'ambiente, che lo Stato italiano abbia mai attuato e in questo quadro il Mose per la difesa dalle acque alte insieme agli interventi di difesa degli abitati lagunari, che hanno riguardato più di 100 km di rive e sponde, rappresenta l’ultimo e il più importante tassello per la salvaguardia del territorio lagunare.

Obiettivi del MOSE[modifica | modifica sorgente]

Lo scopo del progetto Mose è proteggere la laguna, le sue città, gli abitanti e l’inestimabile patrimonio storico, artistico e ambientale da tutte le acque alte, compresi gli eventi estremi. Le acque alte sono diventate sempre più frequenti e intense a causa dell’effetto combinato di subsidenza (abbassamento del livello del suolo) e l'eustatismo (innalzamento del livello del mare), dovuti a fenomeni naturali e antropici[8]. Oggi le città lagunari sono mediamente di 23 cm più basse sull’acqua rispetto dagli inizi del Novecento e ogni anno decine di allagamenti causano pesantissimi disagi ai cittadini, degrado alle strutture urbane e architettoniche e all’ecosistema[9][10][11].

Inoltre, è sempre presente il rischio per l’intero territorio lagunare di un evento estremo e catastrofico come quello del 4 novembre 1966 quando una marea di 194 cm sommerse Venezia, Chioggia e gli altri centri abitati. In futuro il fenomeno delle acque alte potrebbe aggravarsi per il previsto aumento del livello del mare come effetto dei cambiamenti climatici. In questo quadro il Mose , insieme agli interventi di rinforzo del cordone litoraneo, è stato progettato per proteggere da maree fino a 3 m, e sarà quindi in grado di assicurare un'efficace protezione della laguna anche se si dovessero verificare le ipotesi più pessimistiche, come una crescita del mare fino a 60 cm (le recenti stime dell’IPCC - Intergovernmental Panel on Climate Change - prevedono un innalzamento del mare nei prossimi 100 anni compreso tra 18 e 59 cm).

Grazie alla flessibilità di gestione, il Mose può essere messo in funzione in modi diversi per far fronte alle caratteristiche e all'entità dell'evento di marea: dato che le paratoie sono indipendenti l’una dall’altra e possono agire separatamente, si può prevedere la chiusura contemporanea di tutte e tre le bocche di porto in caso di evento eccezionale, oppure la chiusura differenziata delle bocche di porto in base ai venti, alla pressione e all'entità di marea prevista, o anche chiusure solo parziali di ciascuna bocca.

Acque alte eccezionali hanno colpito la città nel corso del XX secolo: alluvione del novembre 1966 (194 cm), 1979 (166 cm), 1986 (158 cm), 2008 (156 cm), 1951 (151 cm), 2012 (149 cm), 1936 e 2002 (147 cm), 1960 e 2009 (145 cm), 1968, 2000, 2009 e 2010 (144 cm), 1992 (142 cm), 1979 (140 cm). Tutti i precedenti valori sono stati registrati alla stazione di Punta della Salute (Venezia) e sono riferiti allo zero idrografico del 1897[11]. Dal 1966, anno della grande alluvione, al 2010 le acque alte oltre i 110 cm sono state 191, mentre nel periodo compreso tra il 1926 e il 1965 erano state 21.[12].

Frequenza decennale delle maree >=110 cm

Storia del progetto[modifica | modifica sorgente]

A seguito dell'alluvione del 4 novembre 1966, durante la quale Venezia, Chioggia e gli altri centri abitati lagunari vengono sommersi da una marea di 194 cm, la prima Legge Speciale per Venezia dichiara il problema della salvaguardia della città "di preminente interesse nazionale"[13] dando inizio a un lungo iter legislativo e tecnico per garantire a Venezia e alla laguna un efficace sistema di difesa dal mare.

A questo scopo, lo Stato attraverso il Ministero dei Lavori Pubblici indice nel 1975 un appalto concorso ma la procedura si conclude senza che si possa scegliere un progetto da realizzare fra quelli presentati, in quanto nessuna ipotesi d’intervento soddisfa all'insieme delle problematiche in campo: il Ministero dispone pertanto l’acquisizione degli elaborati presentati al concorso, che vengono affidati a un gruppo di esperti al fine di elaborare un progetto per la conservazione dell’equilibrio idraulico della laguna e la difesa di Venezia dalle acque alte, il "Progettone” del 1981.

Qualche anno dopo, un’altra Legge Speciale (798/1984) sottolinea la necessità di affrontare in maniera unitaria gli interventi di salvaguardia, istituisce il Comitato di indirizzo, coordinamento e controllo di questi interventi (il cosiddetto "Comitatone") e ne affida la progettazione e l’esecuzione ad un unico soggetto, il Consorzio Venezia Nuova, cui viene riconosciuto di possedere le capacità competenze necessarie per gestire il complesso delle attività di salvaguardia.

Il Magistrato alle Acque - Consorzio Venezia Nuova presentano un articolato sistema di interventi per la salvaguardia di Venezia (Progetto REA Riequilibrio e Ambiente) che prevede opere mobili alle bocche di porto per la regolazione della marea in laguna. In questo ambito dal 1988 al 1992 sono state eseguite sperimentazioni sul prototipo di una paratoia (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico, da cui il nome MOSE); nel 1989, la stesura del progetto preliminare di massima delle opere mobili, ultimato nel 1992, in seguito approvato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, sottoposto a procedura di valutazione di impatto ambientale e a ulteriori approfondimenti richiesti dal Comitatone.

Nel 2002 viene presentato il progetto definitivo, il Comitatone del 3 aprile 2003 da il via alla sua realizzazione e nello stesso anno vengono aperti i cantieri alle tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia.

Le fasi di elaborazione del progetto, l’iter di approvazione ed i principali documenti procedurali sono consultabili in rete.

Funzionamento[modifica | modifica sorgente]

Movimento delle paratoie. In condizioni normali di marea, le paratoie sono completamente invisibili e giacciono sui fondali, piene d’acqua; quando è prevista un'alta marea, vengono svuotate dall’acqua con l’immissione di aria compressa e si sollevano fino ad emergere, creando una barriera che divide temporaneamente il mare dalla laguna

Il Mose è costituito da schiere di paratoie mobili, poste alle tre bocche di porto, che separano temporaneamente la laguna dal mare in caso di alta marea. Complessivamente 78 paratoie divise in 4 schiere: alla bocca di porto di Lido, quella più ampia, due schiere di paratoie, rispettivamente di 21 e 20 elementi, collegate da un'isola artificiale[14]; una schiera di 19 paratoie alla bocca di porto di Malamocco; una schiera di 18 alla bocca di porto di Chioggia. Le paratoie sono costituite da strutture scatolari metalliche (larghezza 20 metri per tutte le schiere, lunghezza variabile da 18,5 a 29 metri e spessore da 3,6 a 5 metri) connesse ai cassoni di alloggiamento in calcestruzzo[15] attraverso le cerniere, il cuore tecnologico del sistema, che vincolano le paratoie ai cassoni e ne consentono il movimento.

Il funzionamento è molto semplice: in condizioni normali di marea, le paratoie sono adagiate nei loro alloggiamenti, piene d’acqua; quando è prevista un’alta marea, le paratoie vengono svuotate dall'acqua mediante l'immissione di aria compressa e in questo modo si sollevano, ruotando sull'asse delle cerniere, fino a emergere per fermare la marea entrante in laguna. Quando la marea cala, le paratoie vengono di nuovo riempite d’acqua e rientrano nella loro sede. Il tempo di chiusura delle bocche di porto è in media tra le 4 e le 5 ore, compresi i tempi di sollevamento delle paratoie (30 minuti circa) e di abbassamento (15 minuti circa). Per assicurare la navigazione e non interrompere l'attività del Porto di Venezia anche quando le barriere mobili saranno in funzione, alla bocca di porto di Malamocco viene realizzata una conca di navigazione per il passaggio delle grandi navi; alle bocche di Lido e a Chioggia saranno invece in funzione conche di navigazione più piccole per il ricovero e il transito dei mezzi di soccorso, pescherecci e imbarcazioni da diporto.

È stato deciso che le paratoie entrino in funzione per maree superiori a 110 cm, quota concordata dagli enti competenti come ottimale rispetto all'attuale livello del mare, ma le paratoie potranno essere messe in funzione qualsiasi livello di marea. Inoltre, il Mose è un sistema assolutamente flessibile e, in base ai venti, alla pressione atmosferica e all'entità di marea, potrà far fronte alle acque alte in modi diversi: con la chiusura contemporanea delle tre bocche di porto in caso di maree eccezionali, oppure con la chiusura di una bocca per volta o con chiusure parziali di ciascuna bocca, dato che le paratoie sono indipendenti l’una dall'altra, per maree medio-alte.

Realizzazione[modifica | modifica sorgente]

La realizzazione del Mose è stata autorizzata dal "Comitatone” del 3 aprile 2003 e nello stesso anno sono stati aperti i cantieri. I lavori sono iniziati contemporaneamente e proseguiti in parallelo alle tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia; sono in fase molto avanzata le parti strutturali (fondazioni, spalle delle barriere mobili, cassoni di alloggiamento), le opere connesse (scogliere, porti rifugio, conche di navigazione), le parti per il funzionamento del sistema (edifici tecnici, impianti).

Ad oggi l’avanzamento complessivo dei lavori è pari a circa l'80% e le persone attualmente coinvolte nella realizzazione del Mose sono circa 4000.

Oltre ai cantieri alle bocche di porto si sta anche procedendo alla costruzione delle principali componenti del Mose: le cerniere, il cuore tecnologico del sistema, che vincolano le paratoie alla propria sede e ne permettono il movimento, e le paratoie; inoltre, sono in corso gli interventi di ristrutturazione degli edifici e degli spazi dell’area dell’Arsenale dove saranno localizzate le attività di manutenzione del Mose e di gestione del sistema.

I cantieri alle bocche di porto lagunari[modifica | modifica sorgente]

Gli interventi alle bocche di porto per la realizzazione del Mose implicano un’organizzazione logistica complessa dei cantieri, che sono stati organizzati in un contesto ambientale molto delicato in modo da interferire il meno possibile con il territorio limitrofo; i cantieri sono stati allestiti su spazi acquei provvisori, in modo da limitare l’occupazione delle aree adiacenti alle bocche di porto e da interporsi il meno possibile con le attività che si svolgono nel territorio; anche la movimentazione dei materiali (per esempio per il rifornimento dei cantieri) e dei macchinari avviene via mare per non gravare sul sistema viario del litorale. Fin dall’apertura dei cantieri, tutti gli interventi sono stati eseguiti senza mai interrompere la transitabilità dei canali delle bocche di porto.

Di seguito, la descrizione dei lavori in corso e già eseguiti per ciascuna bocca di porto.

Bocca di porto di Lido[modifica | modifica sorgente]

La bocca di porto di Lido. In primo piano, il bacino lato mare del porto rifugio riallagato dopo il varo e il posizionamento dei cassoni che ospiteranno le paratoie per la schiera di Lido Treporti; al centro, la nuova isola che servirà da struttura intermedia tra le due schiere di paratoie previste per questo varco

Alla bocca di Lido sono previste due schiere di paratoie mobili, la barriera nord di Lido-Treporti con 21 paratoie e la barriera sud di Lido-San Nicolò con 20 paratoie.

A nord della bocca (lato Cavallino-Treporti) è stato disegnato un porto rifugio – costituito da due bacini in comunicazione attraverso una conca di navigazione – che consentirà il ricovero e il transito delle piccole imbarcazioni e dei mezzi di soccorso quando le paratoie saranno alzate. Il bacino lato mare è stato temporaneamente messo all'asciutto e impermeabilizzato per essere usato come area di cantiere per la costruzione dei cassoni di alloggiamento delle paratoie per questa barriera (7 cassoni di alloggiamento e 2 cassoni per le connessioni di spalla); ultimata la costruzione dei cassoni, l’area è stata riempita d’acqua per consentire l’uscita in galleggiamento dei cassoni, già tutti posizionati nel fondale, ed è ora tornata ad essere uno specchio d’acqua, che fungerà da bacino lato mare del nuovo porto rifugio. In ottobre 2013 si è proceduto all’installazione e alla messa in funzione delle prime 4 paratoie; entro la fine del 2014 saranno installate tutte le paratoie della schiera per effettuare le prove di funzionamento e ottimizzare la realizzazione delle altre barriere.

A sud della bocca (lato San Nicolò) è completato il posizionamento sul fondale dei 7 cassoni di alloggiamento e dei 2 cassoni per le connessioni di spalla della barriera sud, cassoni che sono stati costruiti nel cantiere provvisorio alla bocca di porto di Malamocco.

Al centro della bocca di porto è stata realizzata una nuova isola che serve da struttura intermedia fra le due schiere di paratoie mobili; l’isola ospiterà gli edifici e gli impianti (la realizzazione è in corso) per il funzionamento delle paratoie.

All’esterno della bocca è quasi ultimata la scogliera curvilinea lunga 1000 m.

Bocca di porto di Malamocco[modifica | modifica sorgente]

La bocca di porto di Malamocco con i lavori in corso

Alla bocca di porto di Malamocco è stato allestito un cantiere provvisorio dove sono stati costruiti i cassoni di alloggiamento delle paratoie sia per la schiere di Malamocco che di Lido San Nicolò (7 cassoni di alloggiamento e 2 cassoni di spalla per ogni barriera).

In aprile 2014 è entrata in funzione la conca di navigazione per il transito delle grandi navi, che verrà utilizzata quando le paratoie saranno alzate in modo da evitare qualsiasi interferenza con le attività portuali.

In giugno 2014 è iniziata la posa dei cassoni di spalla e di alloggiamento delle 19 paratoie di questa barriera, operazione che verrà ultimata in ottobre.

All’esterno della bocca è ultimata la scogliera curvilinea lunga circa 1300 m, che smorza le correnti di marea e delimita un bacino di acque calme a protezione della conca di navigazione.

Bocca di porto di Chioggia[modifica | modifica sorgente]

La bocca di porto di Chioggia, in primo piano la nuova scogliera

È stato realizzato un porto rifugio con una doppia conca di navigazione che garantirà il transito a un numero molto elevato di pescherecci quando le paratoie saranno in funzione. Il bacino lato mare è stato temporaneamente messo all'asciutto e usato come area provvisoria di cantiere per la costruzione dei cassoni di alloggiamento delle 18 paratoie di questa barriera.

In giugno 2014 è iniziata la posa dei cassoni, che verrà ultimata in ottobre.

All'esterno della bocca di porto è ultimata la scogliera curvilinea lunga circa 500 m.

Le cerniere[modifica | modifica sorgente]

Sezione paratoia 1. paratoia 2. cerniera 3. alloggiamento 4. zavorra (acqua) 5. zavorra (calcestruzzo) 6. gallerie per gli impianti e per l'accesso 7. palancolato di contenimento dello scavo 8. pali di consolidamento del terreno

Le cerniere sono il cuore tecnologico del sistema di difesa: servono a vincolare le paratoie ai cassoni di alloggiamento, ne consentono il movimento e assicurano la connessione tra paratoie e gli impianti per il funzionamento del sistema. Le cerniere, in acciaio, sono costituite da un elemento maschio (altezza 3 m, peso 10 tonnellate) connesso alla paratoia, un elemento femmina (altezza 1,5 m, peso 25 tonnellate) vincolato al cassone di alloggiamento e dal gruppo di aggancio che unisce il maschio e la femmina. Verranno realizzate complessivamente 156 cerniere (due per ciascuna paratoia) oltre agli elementi di riserva e la loro produzione e installazione è attualmente in corso.

Avanzamento dei lavori e prossime tappe[modifica | modifica sorgente]

Tra giugno e settembre 2012 è stato ultimato il posizionamento dei cassoni di alloggiamento delle paratoie della barriera di Lido nord; tra marzo e maggio del 2013, le prime paratoie sono arrivate a Marghera, sono state assemblate agli elementi maschi delle cerniere, predisposte per essere installate e messe in funzione per la prima volta il 12 ottobre. A novembre 2013 è iniziato il varo dei cassoni di alloggiamento per la barriera sud della bocca di Lido, costruiti alla bocca di Malamocco, ultimato nell'aprile 2014. Nel mese di giugno 2014, diventa operativa la conca di navigazione di Malamocco per le navi dirette a Porto Marghera e inizia l’installazione dei cassoni di alloggiamento delle barriere di di Chioggia e Malamocco, che saranno ultimate rispettivamente a ottobre dello stesso anno. Entro la fine del 2014 verrà ultimata la barriere di Lido Nord con l’installazione delle altre paratoie. L’operatività del Mose è prevista per il 2017[senza fonte].

Il Mose in Arsenale[modifica | modifica sorgente]

All’Arsenale di Venezia, luogo simbolo della potenza commerciale e militare della Serenissima, saranno localizzate le attività per il controllo e la manutenzione del Mose e per la gestione del sistema lagunare: sono già stati restaurati numerosi edifici storici, per decenni in stato di degrado e abbandono, e si sta attualmente procedendo alla riorganizzazione funzionale dell’area per ospitare le nuove funzioni previste. Gli interventi di restauro hanno consentito di salvaguardare un patrimonio di straordinario valore storico e architettonico e hanno premesso il recupero e il riuso di edifici; inoltre, l’insediamento di nuove funzioni permetterà la rinascita dell’Arsenale, dopo decenni di abbandono, e la sua riconversione in luogo di innovazione e produzione, con importanti ricadute economiche per la città e il territorio.

L'area dell’Arsenale in cui si svolgeranno le attività di manutenzione del Mose e di gestione del sistema lagunare; a lato, edifici storici dell’Arsenale prima e dopo il restauro e alcuni interventi di infrastrutturazione dell’area per accogliere le funzioni previste

All’Arsenale è attiva la "control room" del Mose, la cabina di regia dove si assumeranno le decisioni per il funzionamento delle paratoie e da dove verrà emesso l’ordine di chiudere le bocche di porto in caso di acqua alta, che verrà poi eseguito in ciascuna delle tre bocche di porto. Il Centro, operativo dal 2011, raccoglie le previsioni meteo-marine, elabora le previsioni di acqua alta e simula il comportamento delle paratoie (come, quando e per quanto tempo entrerebbero in funzione) al fine di arrivare al momento di operatività delle barriere con un sistema di previsione e di gestione assolutamente affidabile ed efficace.

Costi[modifica | modifica sorgente]

Nel corso degli anni, il costo stimato per il completamento dell'opera è aumentato progressivamente.

Nel 1989 i costi preventivati erano pari a 3.200 miliardi di lire[16]. Nel 2001 il costo stimato sale a 3.700 miliardi di lire[17].

Nel 2002 vengono stanziati i primi veri finanziamenti: il Comitato interministeriale vengono stanziati per la realizzazione del progetto 450 milioni di euro[18].

Al 2013 sono stati stanziati 4,987 miliardi di euro per la realizzazione dell'opera[19].

Al 2014 risultano finanziati già 5,267 miliardi (di cui 401 milioni con la Legge di stabilità 2014) e viene stimato un residuo di 226 milioni di euro per il completamento dell'opera entro il 2016[18].

I numeri del Mose[modifica | modifica sorgente]

2003 inizio dei lavori

2016 fine prevista dell’opera

4 le dighe mobili in corso di realizzazione alle bocche di porto lagunari (2 alla bocca di Lido; 1 a Malamocco e 1 a Chioggia)

1,6 km lo sviluppo complessivo delle dighe mobili

18 km il fronte di cantieri a terra e a mare

78 il numero complessivo di paratoie previste

18,5 m x 20 m x 3,6 m lunghezza, larghezza e spessore della paratoia più piccola (schiera di Lido – Treporti)

29,5 m x 20 m x 4,5 m lunghezza, larghezza e spessore della paratoia più grande (schiera di Malamocco)

1 la conca di navigazione alla bocca di Malamocco per il passaggio delle navi con le paratoie in funzione

3 le conche di navigazione (2 a Chioggia e 1 a Lido - Treporti) per il transito di mezzi di soccorso, pescherecci e imbarcazioni da diporto con le paratoie in funzione

156 le cerniere, due per ciascuna paratoia, oltre ad alcuni elementi di riserva

42 tonnellate il peso di ciascuna cerniera

3 metri la marea massima che le paratoie possono fronteggiare (a oggi la marea più alta è stata di 1,94 m nel novembre del 1966)

60 centimetri in 100 anni il rialzo del livello del mare che il Mose e 46 chilometri di litorale rinforzato da nuove spiagge fronteggiano

30 minuti per il sollevamento delle paratoie

15 minuti per il rientro delle paratoie nella loro sede

4/5 ore il tempo medio di chiusura delle bocche di porto per un evento di marea, compresi i tempi di sollevamento e abbassamento delle paratoie

4.000 gli occupati coinvolti nella realizzazione del sistema di difesa

80% circa l'avanzamento dei lavori

Il babyMose a Chioggia[modifica | modifica sorgente]

L’installazione della paratoia di Santa Maria. Le due paratoie (Vigo e Santa Maria) sono uguali, lunghe 18 m, larghe 3.3 e con spessore di 80 cm; in caso di marea, vengono sollevate in 8 minuti attraverso l’azione dei motori oleodinamici che movimentano il sistema

Il cosiddetto babyMose è il sistema per la difesa dell’abitato di Chioggia dalle acque alte fino a 130 cm.

Il babyMose ha tenuto all'asciutto il centro di Chioggia durante l’acqua alta di ottobre 2012
La paratoia di Vigo sollevata

Ultimato di recente e oggi operativo, consiste in due paratoie mobili poste alle estremità del canal Vena – il canale che attraversa longitudinalmente la città – che vengono sollevate in pochi minuti e proteggono il cuore di Chioggia dalle acque alte più frequenti.

Insieme al rialzo delle rive e delle aree di bordo del centro urbano, completato ormai da tempo, il babyMose è quindi in grado di difendere dalle maree fino a 130 cm: per le acque alte di livello superiore bisogna aspettare l’entrata in funzione del Mose vero e proprio, che bloccherà l’entrata della marea in laguna attraverso la chiusura delle bocche di porto.

Anche il babyMose, così come gli altri interventi di salvaguardia e riqualificazione urbana attuati a Chioggia negli ultimi anni, è stato realizzato dal Magistrato alle Acque di Venezia attraverso il Consorzio Venezia Nuova, insieme all'amministrazione comunale.

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Le principali critiche al MOSE, progetto contestato sin dagli esordi dagli ambientalisti, da alcune forze politiche e da Italia Nostra[20], vengono motivate con i costi di realizzazione, gestione e manutenzione dell'opera sostenuti dallo Stato italiano, costi che secondo le associazioni contrarie al progetto risulterebbero molto più elevati rispetto ad altri sistemi con cui altri paesi (Olanda e Inghilterra) hanno affrontato problemi simili; i costi di gestione post-costruzione costringerebbero inoltre Comune, Provincia e Regione a spese di manutenzione cospicue. Infine, dato che il consorzio che ha l'incarico di costruire il MOSE è responsabile del suo funzionamento solo per i primi 3 anni dopo la realizzazione, qualsiasi guasto posteriore ai 3 anni dalla fine dei lavori sarebbe addebitato agli enti locali.

Critiche vengono rivolte anche all'impatto ambientale che l'opera avrebbe non solo alle bocche di porto, interessate da una complessa attività di livellamento (in quanto le dighe richiedono che il fondale sia perfettamente piano) e rafforzamento dei fondali lagunari per accogliere le paratoie (che dovrebbero poggiare su migliaia di piloni di cemento conficcati nel suolo per metri sottoterra), ma anche sull'equilibrio idrogeologico e sul delicato ecosistema lagunare. Una critica sul fronte ecologista è stata mossa nei confronti del mancato ricambio delle acque della laguna con afflusso di nutrienti marini proprio in occasione delle alte maree; in realtà l'impatto ambientale in tal senso è in qualche modo minimizzato solo nel caso di alte maree eccezionali superiori ai 110 cm.

Il fronte NO MOSE mette anche in rilievo quelle che potrebbero essere alcune criticità strutturali dell'opera e la sua inefficacia a fronteggiare il previsto aumento del livello del mare.[21]

Ricorsi[modifica | modifica sorgente]

Nel corso degli anni sono stati presentati nove ricorsi. Otto sono stati rigettati dal TAR e dal Consiglio di Stato; nel novembre del 2008 è stato rigettato anche il nono ricorso – presentato dal Comune di Venezia e WWF - con il quale si contestava il parere favorevole della Commissione di Salvaguardia di Venezia all'avvio dei lavori nel cantiere di Pellestrina, alla bocca di porto di Malamocco, dove saranno fabbricati parte dei cassoni destinati ad accogliere le paratoie del MOSE con lavorazioni che, secondo il Comune, andrebbero a danneggiare un sito di particolare interesse naturalistico.

Sulla questione dei danni ambientali provocati dalle opere in corso, le associazioni ambientaliste hanno anche richiesto e ottenuto un intervento dell'Unione Europea, in quanto le attività cantieristiche vanno a interessare siti protetti dalla Rete Natura 2000 e dalla direttiva europea sugli uccelli. A seguito dell'esposto del 5 marzo 2004 della parlamentare veneziana Luana Zanella, il 19 dicembre 2005 la commissione europea ha inviato all'Italia una lettera di messa in mora per avviare la procedura di infrazione per «inquinamento dell'habitat» lagunare, dato che la direzione generale della Commissione europea Ambiente ha ritenuto che, «non avendo identificato né adottato – in riferimento agli impatti sull'area "IBA 064-Laguna di Venezia" conseguenti alla realizzazione del progetto MOSE – misure idonee a prevenire l'inquinamento e il deterioramento degli habitat, nonché le perturbazioni dannose agli uccelli aventi conseguenze significative alla luce degli obiettivi dell'articolo 4 della Direttiva 79/409/CEE, la Repubblica italiana sia venuta meno agli obblighi derivanti dall’articolo 4, paragrafo 4, della Direttiva 79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979 sulla conservazione degli uccelli selvatici».[22]

La commissione europea all'ambiente, specificando che la sua iniziativa non intende fermare il MOSE, ha chiesto al governo italiano di produrre nuove informazioni relative all'impatto dei cantieri e alle opere di mitigazione ambientale. Il Magistrato alle Acque e il Consorzio Venezia Nuova ribadiscono la provvisorietà dei cantieri e il completo ripristino dei siti utilizzati a conclusione dei lavori. Nel dicembre 2008 il Magistrato alle Acque di Venezia ha inviato a istituzioni dell'Unione Europea a Bruxelles le risposte sugli ultimi adempimenti richiesti (in particolare il monitoraggio sull'impatto delle opere e dei cantieri). Il 14 aprile 2009 la Commissione Europea Ambiente, preso atto degli interventi di mitigazione e riqualificazione ambientale adottati dal governo italiano, ha archiviato la procedura d'infrazione ambientale intentata all'Italia; questa decisione ha consentito di sbloccare un finanziamento di 1 miliardo e 500 milioni di euro deliberato dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI) a favore del Mose[23].

Le inchieste giudiziarie[modifica | modifica sorgente]

Indagine per frode fiscale (2013)[modifica | modifica sorgente]

Il 28 febbraio 2013 la Guardia di Finanza di Venezia arresta Piergiorgio Baita e altri amministratori della società Mantovani spa per presunta frode fiscale relativa ad un sistema di creazione di false fatturazioni[24]. Successivamente, a maggio 2013 la Guardia di Finanza ha acquisito documentazione relativa alla fatturazione di grosse pietre (utilizzate come protezione delle bocche di porto) acquistate in Croazia tramite una società canadese, la quale le avrebbe poi rivendute alla Mantovani spa a prezzo maggiorato[25]. Dopo appena due mesi vengono arrestate altre 14 persone a seguito della scoperta di presunti fondi neri aperti in Austria[26].

Indagine per presunte tangenti e finanziamenti illeciti (2014)[modifica | modifica sorgente]

Il 4 giugno 2014, nelle prime ore del mattino, un blitz delle Fiamme Gialle porta all'arresto di 35 persone tra imprenditori, manager, amministratori e politici coinvolti in un circolo di tangenti nell'ambito dei finanziamenti al progetto MOSE. I capi d'imputazione sono reati di natura finanziaria quali corruzione, concussione e finanziamento illecito.[27] Tra gli arrestati figurano Renato Chisso, Assessore regionale alle Infrastrutture dal 2000 (PdL) accusato di corruzione ricevendo per aver ricevuto uno stipendio fisso da 200-250 mila euro l'anno, lo stesso sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, accusato di finanziamento illecito di 450-550 mila euro per la sua campagna elettorale da Sindaco nel 2010 (PD, sebbene il partito abbia preso le distanze dichiarando che Orsoni non sia iscritto[28]) e l'ex vicecomandante nazionale della Guardia di Finanza Emilio Spaziante, accusato di aver fornito dietro compenso ad altri indagati «informazioni riservate sulle indagini in corso e su alcune verifiche fiscali operate dalle Fiamme gialle sulle attività del Consorzio Nuova Venezia, sfruttando le sue conoscenze e il suo potere all'interno del corpo incassando 500 mila euro dal Consorzio.

La procura di Venezia formula anche una richiesta di arresto per l'ex Presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, accusato di corruzione: avrebbe ricevuto oltre 1 milione di stipendio annuale anche una volta terminato l'incarico di Presidente di Regione dal Consorzio di Mazzacurati, lavori milionari per la ristrutturazione della sua villa di Cinto Eugano sempre da Baita oltre che ingenti somme di denaro, come per Chisso, trasferiti senpre dal capo della Maltauro Baitain conti a suoi prestanome nel Sud-est asiatico e San Marino, come confermato dalla sua ex segretaria particolare Minutillo. Arrestati anche il tesoriere e consigliere regionale del Pd veneto Giampiero Marchese e l'europarlamentare PdL Lia Sartori, ex vicepresidente della Giunta e presidente del Consiglio regionale del Veneto, accusati di finanziamento illecito per ottenere contributi per le loro campagne elettorali (coinvolti, senza essere indagati, per essere stati i procacciatori dei finanziamenti dal Consorzio Venezia Nuova per politici locali e a loro volta foraggiati per le loro: l'ex Presidente della Provincia di Venezia ed ex Responsabile PD Enti Locali e Organizzazione nelle Segreterie nazionali Bersani ed Epifani, il deputato Davide Zoggia, l'ex Presidente della Provincia di Belluno e consigliere regionale Pd Sergio Reolon, i quali in quanto ricandidati rispettivamente a Presidente della Provincia di Venezia e a Presidente della Provincia di Belluno nel 2009 avrebbero ricevuto 65 mila e 10 mila euro dal Consorzio per finanziarla e il deputato veneziano Pd Michele Mognato.

Per Orsoni, i 3 insieme a Marchese lo imposero a prendere il finanziamento dal Presidente del Consorzio Mazzacurati e dal l'imprenditore Maltauro per la sua campagna a Sindaco della Laguna nel 2010). Il 4 luglio, viene arrestato anche l'ex deputato PdL e consigliere politico dell'ex Ministro dell'Economia dei Governi Berlusconi Giulio Tremonti accusato di aver incassato una tangente di 500 mila euro dal Consorzio per far sbloccare al CIPE i finanziamenti necessari per il Mose (tangente che poi Milanese avrebbe rigirato anche proprio all'ex Ministro Tremonti, non indagato). Indagato anche l'ex Ministro dell'Ambiente e delle Infrastrutture e dei Trasporti nei Governi Berlusconi Altero Matteoli che sarebbe entrato nel gioco di dazioni di denaro, in cambio di favori, costruito da Mazzacurati, concessionario del ministero delle Infrastrutture per la realizzazione dell'opera, accusato di aver condizionato l'assegnazione dei lavori con la creazione di fondi neri da destinare al finanziamento illecito.

Dalle carte inoltre emergerebbe anche il coinvolgimento dell'ex Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta (PD) che avrebbe ricevuto 150 mila euro dal Consorzio per la candidatura a Segretario del Pd nelle primarie 2007 tramite la Fondazione Vedrò, dell'ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri in tutti i Governi Berlusconi Gianni Letta che avrebbe chiesto al Consorzio di affidare appalti a persone da lui indicate come l'ex Ministro dei trasporti, sempre di un governo Berlusconi, Pietro Lunardi per 500 mila euro, dell'ex Ministro della P.A. del Governo Berlusconi IV e candidato Sindaco del centrodestra a Venezia nel 2010 Renato Brunetta che avrebbe ricevuto da Baita 50 mila euro per la campagna amministrativa a Sindaco, come per il competitor Orsoni, per accattivarsi entrambi e dell'ex Sindaco di Venezia Massimo Cacciari, ferreo oppositore del Mose, che chiese a Mazzacurati 300 mila euro per la sponsorizzazione del Venezia Calcio. Gli interessati hanno smentito il loro coinvolgimento nell'inchiesta dando mandato ai loro avvocati di tutelare la loro onorabilità. Tra gli arrestati numerosi imprenditori con appalti nel Mose, collaboratori e segretari personali dei politici coinvolti, funzionari regionali, magistrati delle acque che avrebbero dovuto sorvegliare sugli appalti venendo invece stipendiati con 400 mila dal Consorzio annualmente e persino un magistrati della Corte dei Conti per avere, anche egli «compiuto atti contrari ai suoi doveri» ricevendo dal Consorzio tra i 400 e i 500 mila (che poi sarebbero divenuti 600 mila) l'anno per venire meno al suo ruolo di controllore.

Il giorno successivo, il 5 giugno, Orsoni viene sospeso dalla carica di sindaco dal prefetto Domenico Cuttaia, mentre Chisso rassegna le proprie dimissioni da assessore regionale con un telegramma.[29] Il 13 giugno 2014, dopo aver patteggiato 4 mesi (respinto dal GIP per la fravita delle contestazioni) e la revoca degli arresti domiciliari, Orsoni si dimette da sindaco di Venzia dopo essere stato sfiduciato inoltre dal PD nazionale e dai suoi consiglieri di maggioranza.[30]. Il 10 luglio la Giunta per le Autorizzazioni della Camera dà il primo via libera all'arresto del deputato Galan, ex Governatore del Veneto.

Proposte alternative[modifica | modifica sorgente]

Nel corso degli anni sono state presentate diverse proposte alternative alla costruzione del MOSE. Alcune raccomandano sistemi tecnologici piuttosto differenti, altre suggeriscono tecnologie che permetterebbero di migliorare l'efficienza del sistema a paratoie mobili[senza fonte].

Una proposta aternativa è stata avanzata dal Prof. Gambolati dell'Università di Padova e consisterebbe nel sollevare Venezia mediante iniezione di acqua nel sottosuolo.[31]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il livello di 110 cm è misurato rispetto al mareografo di riferimento posto a Venezia davanti a Punta della Salute.
  2. ^ Il Consorzio Venezia Nuova realizza gli interventi di salvaguardia di Venezia e della laguna di competenza dello Stato per conto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Magistrato alle Acque di Venezia, secondo quanto previsto dalla Legislazione speciale per Venezia (Legge 798 del 1984). Costituito da un gruppo di imprese di costruzione nazionali e locali, per assolvere il proprio compito, si è dotato di una struttura in grado di pianificare organizzare e gestire gli interventi nel loro complesso e nelle diverse fasi di attuazione.
  3. ^ Il Magistrato alle Acque è l'erede di uno storico ufficio della Serenissima istituito nel 1501. Oggi è un organo locale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha responsabilità diretta e primaria in tema di salvaguardia, sicurezza e tutela idraulica di un ampio territorio che comprende, in particolare, la laguna di Venezia.
  4. ^ Per lo stato di avanzamento dei lavori del Mose, con informazioni e immagini aggiornate dei cantieri alle bocche di porto, si rimanda al sito www.mosevenezia.eu. dedicato agli interventi di salvaguardia di competenza dello Stato italiano.
  5. ^ . Si è trattato di un laboratorio sperimentale collocato in laguna, costituito da una paratoia in scala 1:1, inserita in una struttura che ospitava il laboratorio formata da quattro alte torri e due container con sale comando, uffici e servizi. Questa struttura sperimentale non comparirà assolutamente nell’opera di difesa.
  6. ^ La Legislazione Speciale per Venezia è costituita dalla legge n. 171/73, che dichiara la salvaguardia di Venezia e della sua laguna problema di preminente interesse nazionale, a cui seguono la legge n. 798/84 e la n. 139/92: un sistema normativo che definisce gli obiettivi generali degli interventi, le procedure più opportune per realizzarli e le competenze dei diversi soggetti attuatori.
  7. ^ È il Comitato interministeriale cui sono stati affidati l’indirizzo, il coordinamento e il controllo dell'attuazione degli interventi per la salvaguardia di Venezia e della laguna, istituito dalla legge 798/84.
  8. ^ Articolo del Corriere della sera del 1º dicembre 1996. URL consultato il 29 gennaio 2008.
  9. ^ Distribuzione decennale delle alte maree (>110 cm) dal 1872. URL consultato il 31 gennaio 2008.
  10. ^ Comune di Venezia, Pagina con acqua alta: "Nell'ultimo secolo la Laguna e la sua funzionalità sono state profondamente modificate dall'azione umana, che ha contribuito, indirettamente, all'accentuazione del fenomeno". URL consultato il 31-01-2009.
  11. ^ a b Comune di Venezia - Centro Maree - Parametri meteomarini e loro statistiche. URL consultato il 31 gennaio 2009.
  12. ^ Città di Venezia - Distribuzione decennale delle alte maree >= +110 cm
  13. ^ Legge n. 171/1973, che indica obiettivi e criteri degli interventi da attuare in laguna e definisce i soggetti istituzionali e le relative competenze: lo Stato per la salvaguardia fisica e il riequilibrio ambientale del bacino lagunare; la Regione per il disinquinamento delle acque; i Comuni di Venezia e Chioggia per lo sviluppo economico e sociale, il restauro e il risanamento conservativo delle strutture urbane.
  14. ^ L’isola al centro della bocca di Lido, che raccorda le due schiere di paratoie, ospiterà gli edifici tecnici con gli impianti per il funzionamento del sistema.
  15. ^ Ingegneri.cc Caratteristiche fornitura materiale. URL consultato il 20 ottobre 2011.
  16. ^ Venezia, il Mose degli scandali al battesimo dell'acqua alta in La Stampa, 12 ottobre 2013.
  17. ^ Il MOSE: dalle acque nulla di biblico, solo guai in misteriditalia.com.
  18. ^ a b Mose: storia, costi, ritardi in Panorama, 5 giugno 2014.
  19. ^ Infrastrutture: Mit, nessun allarme su Mose. Stanziati 5 miliardi, 10 settembre 2013. URL consultato il 4 ottobre 2013.
  20. ^ Il Mose e le soluzioni alternative dal sito di Italia Nostra
  21. ^ Mosè, L'eterno incompiuto che costa molto e serve a poco- L'opera faraonica che divide Venezia (da 20 anni), di Erminia della Frattina, il Fatto Quotidiano, 5 maggio 2011, p. 8.
  22. ^ Deliberazione della Giunta n. 2371 del 27 luglio 2006, Regione Veneto, 27 luglio 2006. URL consultato il 6 settembre 2007.
  23. ^ Mose, la Ue sblocca i fondi per Venezia. URL consultato il 12 gennaio 2013.
  24. ^ Frode fiscale: arrestato Baita, numero uno della ditta che sta costruendo il Mose in Il Gazzettino, 28 febbraio 2013.
  25. ^ Gianluca Amadori, Mantovani, le pietre per il Mose dalla Croazia al Canada per gonfiare i prezzi in Il Gazzettino, 13 maggio 2013.
  26. ^ Giampaolo Bonzio, Mose, fatture gonfiate per acquisti in Croazia: fondi neri scoperti in Austria in Il Gazzettino, 13 luglio 2013.
  27. ^ Mose, inchiesta sugli appalti: arrestato il sindaco di Venezia. Chiesta custodia cautelare per Galan - Repubblica.it
  28. ^ Il Pd prende le distanze da Orsoni: ​«Non è iscritto al nostro partito»
  29. ^ Legge Severino, il prefetto sospende ​Orsoni dalla carica di sindaco
  30. ^ Scandalo Mose, Orsoni si dimette da sindaco di Venezia
  31. ^ [1]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]