Pietro Lunardi

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Pietro Lunardi

Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti della Repubblica Italiana
Durata mandato 11 giugno 2001 –
17 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Nerio Nesi (Lavori Pubblici)
Pier Luigi Bersani (Trasporti)
Successore Antonio Di Pietro (Infrastrutture)
Alessandro Bianchi (Trasporti)
sen. Pietro Lunardi
Monogramma del Senato della Repubblica Italiana Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Partito Forza Italia
Legislatura XV
on. Pietro Lunardi
Monogramma della Camera dei deputati Parlamento italiano
Camera dei deputati
Partito Il Popolo della Libertà
Legislatura XVI

Pietro Lunardi (Parma, 19 luglio 1939) è un ingegnere, imprenditore e politico italiano.

Indice

[modifica] Attività accademica

Laureato in ingegneria civile dei trasporti all'Università di Padova nel 1966.

Dal 1972 al 1974 è esercitatore di geotecnica. Dal 1974 al 1989 insegna "Consolidamento del suolo e delle rocce" alla facoltà di Ingegneria dell'Università di Firenze. Dal 1989 al 1994 è docente di "Difesa e conservazione del suolo" alla facoltà di Ingegneria dell'Università di Parma[1]

[modifica] Attività professionale

Dal 1967 lavora con la Cogefar Spa[1]: come responsabile dell'ufficio Geotecnico e Geomeccanico (dal 1972), segue la progettazione e la realizzazione di diverse dighe (in Camerun, in Guatemala, in Kenia e, in Italia, a Ridracoli), gallerie e stazioni sotterranee per metropolitane (Singapore, Atene, Lione), grandi trafori (Gran Sasso e Frejus).

Nel 1979 fonda la Rocksoil (Srl, poi Spa), società di geoingegneria specializzata nella realizzazione di tunnel e gallerie[2]. Lunardi si occupa della ricostruzione del ponte ferroviario sul fiume Taro (1982) e nel 1987 lavora all'esperimento della tracimazione del lago formatosi nella Val Pola durante l'alluvione della Valtellina del luglio 1987.

È vicepresidente della Società Italiana Gallerie[3], lobby italiana dei costruttori di opere in sotterraneo.

[modifica] Attività da funzionario pubblico

Nel 1987 è nominato Presidente della Commissione tecnico-scientifica della Regione Lombardia per la ricostruzione e la riconversione della Valtellina e delle zone della Lombardia colpite dalle calamità idrogeologiche del luglio 1987. Presso il ministero per il Coordinamento della Protezione Civile, è stato vice-presidente della "Commissione Valtellina"[1].

È stato consigliere del Presidente del Consiglio Giovanni Goria per i problemi della difesa e conservazione del territorio in relazione alle grandi infrastrutture (1987-1988)[4], membro della Commissione Grandi Rischi del Ministero per la Protezione Civile (1984-1995)[1], membro del Comitato Nazionale per la difesa del suolo del Ministero dei Lavori Pubblici (1991-1994).

In seguito fa parte della Commissione di esperti della Traforo del Monte Bianco S.p.A. sull'incendio che nel marzo 1999 portò alla chiusura del Traforo del Monte Bianco, del quale ha redatto il progetto di ripristino. È inoltre membro della commissione tecnico-scientifica mista italo/francese nominata dal Comitato Comune di Amministrazione delle Concessionarie del Traforo del Monte Bianco[1].

[modifica] Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (2001-06)

Lunardi ricopre la carica di Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (formato dalla fusione dei Ministeri dei Lavori Pubblici e dei Trasporti) nei Governi Berlusconi II e III (2001-06).

Le principali realizzazioni di Lunardi nel periodo del suo mandato ministeriale includono:

  • La riforma del Codice della Strada (decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9[9], come previsto dalla legge delega 22 marzo 2001, n. 85,[10] approvata dalla precedente legislatura), introduce la patente a punti, cioè l'attribuzione di un plafond numerico di 20 punti ad ogni possessore di licenza di guida, da cui si vanno a scalare punti in quantità variabile ad ogni infrazione rilevata al Codice della Strada[11].
  • La riorganizzazione delle "normative tecniche per le costruzioni", approvata tramite Decreto Ministeriale nel 2005, che ha suscitato polemiche negli ambiti professionali e accademici a causa di imprecisioni,solo in parte risolte durante la fase di revisione[12]

A partire dal 2001, Lunardi si è dichiarato favorevole all'elevazione dei limiti di velocità sulle autostrade fino a 150-160 km/h[13], ma non è mai riuscito a far passare la misura in Consiglio dei Ministri.

[modifica] Senatore di Forza Italia (2006) e Deputato PDL (2008)

Alle elezioni politiche del 2006, Pietro Lunardi viene eletto per la prima volta in Parlamento, come senatore per Forza Italia nella regione Emilia-Romagna[14].

Nel 2008 è ricandidato e rieletto alla Camera dei Deputati per il Popolo della Libertà[15]. Assieme ad altri deputati, ha proposto la reintroduzione dell'immunità parlamentare (Ddl C.1509)[16]

[modifica] Controversie

[modifica] Conflitto di interessi

Lunardi è stato accusato di conflitto di interessi: come ministro dei lavori pubblici, avrebbe avuto interesse a pilotare le decisioni governative per favorire le ditte di famiglia, quali la Rocksoil, formalmente di proprietà della moglie, come anche la società Stone e la società Treesse, controllate sempre dalla famiglia Lunardi e impegnate nella progettazione e nella realizzazione di alcuni rami della rete ferroviaria ad alta velocità (TAV), compreso quello in Val di Susa[17][18].

In un'intervista a Le Iene il Ministro Lunardi ha dichiarato che, proprio allo scopo di evitare la possibilità di conflitti di interessi, la società Rocksoil avrebbe operato esclusivamente all'estero[19]

[modifica] Dichiarazioni e prese di posizione

Lunardi è stato oggetto di critiche a causa di una sua frase sulla mafia nell'agosto del 2001[20]:

« con mafia e camorra bisogna convivere e i problemi di criminalità ognuno li risolva come vuole »

[modifica] Indagini giudiziarie

Il 19 giugno 2010 si apprende che Pietro Lunardi è indagato nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti G8 per corruzione[21] e in seguito viene inserito nel registro degli indagati insieme all'Arcivescovo di Napoli ed ex Prefetto di Propaganda Fide Crescenzio Sepe. Secondo i magistrati perugini, l'ex ministro avrebbe acquistato tramite Angelo Balducci da Propaganda Fide, quando questa era presieduta da Sepe, un palazzo in Via dei Prefetti a Roma per 4.160.000 €, prezzo ritenuto inferiore a quello di mercato (8 milioni di €); Lunardi ha giustificato tale prezzo a causa della fatiscenza del palazzo.[22] Secondo l'accusa, Lunardi avrebbe in cambio fornito a Propaganda Fide 2,5 milioni di € di finanziamento per la costruzione di un museo dell'istituzione in piazza di Spagna[23] Dopo l'autorizzazione del Tribunale dei Ministri, la Camera dei Deputati ha ricevuto gli atti giudiziari per chiedere l'autorizzazione a procedere sull'ex ministro[24], ma nell'ottobre 2010 ha negato la sua autorizzazione a procedere[23]

[modifica] Note

  1. ^ a b c d e Ansa, 19 giugno 2010
  2. ^ Rocksoil.com
  3. ^ Società Italiana Gallerie
  4. ^ Il Messaggero, Pietro Lunardi, una vita nel sottosuolo, dai tunnel agli affari
  5. ^ Legge Obiettivo
  6. ^ Legambiente sulla Legge Obiettivo]
  7. ^ Italia Nostra sulla Legge Obiettivo
  8. ^ Regione Toscana, 13 febbraio 2002
  9. ^ Testo del Decreto Legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 dal portale Normattiva
  10. ^ Testo della legge 22 marzo 2001, n. 85 dal portale Normattiva
  11. ^ La Repubblica, 16 gennaio 2002
  12. ^ Diritto.it, La mancata riforma dell'urbanistica
  13. ^ La Repubblica 26 luglio 2001
  14. ^ Scheda su Senato.it, XV Legislatura
  15. ^ Scheda su Camera.it, XVI Legislatura
  16. ^ DDL C.1509 sulla reintroduzione dell'immunità parlamentare
  17. ^ Corriere della Sera, 8 dicembre 2005
  18. ^ L'Espresso, 28 febbraio 2008
  19. ^ Intervista rilasciata a Le Iene in merito al conflitto di interessi
  20. ^ La Repubblica, 24 agosto 2001
  21. ^ Redazione online. «Inchiesta G8, il cardinale Sepe e Lunardi indagati per corruzione». Corriere della sera, 19 06 2010. URL consultato in data 20-06-2010.
  22. ^ [1]
  23. ^ a b La Stampa, 19 ottobre 2010
  24. ^ La Repubblica, 8 settembre 2010

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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