Malamocco
| Malamocco frazione |
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| Dati amministrativi | |||||
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| Coordinate | 45°22′20″N 12°20′15″E / 45.37222°N 12.3375°ECoordinate: 45°22′20″N 12°20′15″E / 45.37222°N 12.3375°E | ||||
| Altitudine | 3 m s.l.m. | ||||
| Abitanti | 1 134 (16-06-2011) | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 30126 | ||||
| Prefisso | 041 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Nome abitanti | malamocchini | ||||
| Patrono | san Marco | ||||
| Localizzazione | |||||
Malamocco è una piccola località del comune di Venezia, situata nella parte meridionale dell'isola del Lido, alla cui municipalità appartiene[1], ed erede dell'antica Metamaucum. È circondata da uno stretto canale, che la separa dal resto del Lido, ma con cui costituisce di fatto un tutt'uno, residuo dell'antico porto che qui si trovava.
L'abitato dà inoltre il nome all'attuale bocca di porto, situata alcuni chilometri più a sud e nota anche come porto degli Alberoni, principale ingresso dei mercantili diretti alle banchine di Marghera e al Porto di San Leonardo.
Vi sorgono:
- la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, del secolo XII e rimaneggiata nei secoli XIV e XVI;
- il gotico Palazzo del Podestà (XV secolo);
- il forte.
Indice |
[modifica] Storia
[modifica] L'antica Metamauco
Malamocco, in passato Metamauco, è uno degli insediamenti più antichi della Laguna di Venezia e affonda le proprie radici nell'epoca romana. In questo periodo rappresentava il porto di Padova, cui era direttamente collegata trovandosi sulle foci del Medoacus Maior, l'attuale Brenta. È probabile che la località fosse facilmente raggiungibile anche da altri importanti centri quali Ravenna, Altino e Aquileia grazie al transito della via Popilia[2].
Successivamente vide aumentare la sua popolazione grazie al riversamento di numerosi profughi in fuga dalle invasioni barbariche, in particolare dagli Unni di Attila e, più tardi, dai Longobardi di Agilulfo. Acquisì una notevole importanza, tanto da essere elevata a sede vescovile (VII secolo) e a capitale del Ducato di Venezia (VIII-IX secolo). Quest'ultimo ruolo ruolo venne meno quando, in seguito all'attacco dei Franchi di Pipino (810), il doge Angelo Partecipazio decise di trasferire il governo sulle più sicure isole realtine[2].
La leggenda narra come l'antica Metamauco fosse localizzata in posizione più esterna dall'attuale Malamocco, ponendosi verso il mare. Sussistono ancora dicerie locali secondo le quali, nei giorni di mare calmo, è possibile scorgere le rovine della città che, sempre la tradizione, vorrebbe distrutta da un devastante maremoto[3]. In realtà è molto più probabile che il porto di Metamauco non fosse rivolto al mare, ma alla Laguna; cosa confermata da Giovanni Diacono ma anche dall'impossibilità, nell'VIII secolo, di reperire il pietrame necessario all'erezione di efficaci opere protettive, come dighe e banchine[4]. Per quanto riguarda la decadenza della città, essa non fu causata da un grande evento catastrofico, ma dalla continua erosione dell'isola causata dalle correnti dell'adiacente canale di Poveglia. Ciò non esclude che il fenomeno possa essere stato accelerato, per esempio, da una violenta mareggiata[5].
In ogni caso, all'inizio dell'XII secolo la decadenza di Metamauco era ormai al culmine: nel 1108 il priorato di San Cipriano fu trasferito a Murano; nel 1109 le monache dei S.S. Leone e Basso passarono a San Servolo[5]. Il culmine fu raggiunto tra il 1107 e il 1110 con il trasferimento della diocesi a Chioggia (dove sussiste tuttora)[2].
[modifica] La nuova Malamocco
Tuttavia, sin dal 1107 si ha notizia dell'esistenza di un Novo Metamauco, corrispondente proprio all'odierna Malamocco[5]. Pur mantenendo numerosi privilegi in virtù del suo passato di città ducale, divenne centro sempre più periferico, retto da un Podestà assieme alla vicina Poveglia.
Tra il 1379 ed il 1381 fu infine coinvolta nelle opere difensive di Venezia durante la Guerra di Chioggia.
Dal 1816 al 1883 è stato comune, prima del Regno Lombardo-Veneto, poi del Regno d'Italia, come sede comunale dell' isola del Lido (di cui era il borgo più popoloso). Venne infine annesso al Comune di Venezia.
Negli ultimi anni si è provveduto ad un notevole recupero del borgo, sia dal punto di vista conservativo che dal punto di vista della difesa dalle "acque alte". Infatti l'intero abitato, particolarmente esposto al fenomeno dell'alta marea, è stato isolato dalle acque della laguna, da una cinta sotterranea di palancole e il flusso di marea dei canali che lo attraversano, regolamentato, con ottimi risultati, da tre piccoli "miniMose", che vengono sollevati in caso di necessità, per impedire all'acqua di invadere i punti più bassi delle vie e delle abitazioni prospicienti.
[modifica] Note
- ^ http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/D.5f4777e4eb35111383f4/P/BLOB%3AID%3D8719
- ^ a b c Distefano, op. cit., p. 869
- ^ Lanfranchi, Zille, op. cit., p. 27
- ^ Lanfranchi, Zille, op. cit., pp. 27-28
- ^ a b c Lanfranchi, Zille, op. cit., p. 28
[modifica] Bibliografia
- Luigi Lanfranchi, Gian Giacomo Zille, Il territorio del Ducato Veneziano dall'VIII al XII secolo in Storia di Venezia, Venezia, International Centre of Arts and Costume, 1958, Vol. 2.
- Giovanni Distefano, Atlante storico di Venezia, Venezia, Supernova, 2008.
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