Brenta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Brenta (fiume))
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Brenta (disambigua).
Brenta
Brenta
Il Brenta a Bassano del Grappa
Stato Italia Italia
Regioni Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
Veneto Veneto
Lunghezza 174 km
Portata media 60-90 m³/s  a Bassano del Grappa
Bacino idrografico 5840 km²
Altitudine sorgente 450 m s.l.m.
Nasce Lago di Levico e lago di Caldonazzo
46°00′26″N 11°15′58″E / 46.007222°N 11.266111°E46.007222; 11.266111
Affluenti Moggio, Grigno, Cismon, Valstagna, Oliero, Muson dei Sassi, Canale Piovego, Taglio Nuovo, Bacchiglione, Gorzone
Sfocia Mare Adriatico a Chioggia
45°11′N 12°19′E / 45.183333°N 12.316667°E45.183333; 12.316667Coordinate: 45°11′N 12°19′E / 45.183333°N 12.316667°E45.183333; 12.316667

Il Brenta (Latino Medoacus maior, poi Brinta e Brandau in tedesco, Brint in cimbro[1]) è un importante fiume italiano che nasce dal lago di Caldonazzo e di Levico in Trentino-Alto Adige; è uno dei principali fiumi tra quelli che sfociano nell'alto Adriatico, a nord del Po ed è lungo circa 174 km[2].

Il nome[modifica | modifica sorgente]

Le popolazioni dei territori attraversati dal fiume lo hanno sempre nominato al femminile, la Brenta. Questo nome indica, nel dialetto trentino e soprattutto in Valsugana, per estensione, le riserve di acqua che i paesi tenevano in caso di incendi (e, in senso figurato, un'ingente quantità di liquido). La storia e i ricordi ancestrali delle terribili alluvioni subite dalle popolazioni del Veneto centrale hanno coniato il termine “Brentana” per alluvione.

In epoca romana il fiume era individuato come Medoacus (secondo una interessante[3] interpretazione "in mezzo a due laghi" ovvero tra i laghi di origine e la zona lacustre delle foci, la laguna), o più probabilmente in riferimento ai due bacini più settentrionali della laguna di Venezia, quando esso seguiva come letto il corso dell'attuale Canal Grande ed ai suoi due lati vi erano i due suddetti bacini non ancora uniti in una laguna intera.

Gli studiosi concordano che prima del 589 il fiume transitasse anche per Padova (Patavium, Patavas, ovvero "abitanti di palude") più o meno in corrispondenza dell'attuale linea ferroviaria, e qui vi confluisse il sistema di canali padovano, ma non tutta la bibliografia concorda che esistesse, nelle attuali valli del Canale di Brenta e di Valsugana, una colonia di Galli chiamati Mediaci.

Di certo durante il Medioevo comparve il termine "Brintesis", forse dal latino "rumoreggiare", a ricordo delle diverse inondazioni oppure, e sembra essere prevalente, dal ceppo germanico "Brint" (fontana) o "Brunnen" (scorrere dell'acqua). Questa interpretazione sembra consolidata[3] dall'uso in tante altre parti del Veneto del diminutivo "Brentella" per indicare un piccolo corso d'acqua.

Secondo Giovanni Alessio il nome è da intendersi come uno dei numerosi esempi di applicazione della metafora "testa di cervo", come risulta dalle glosse di Esichio e Stefano di Bisanzio "brenton: elaphos; brunda : Messapioi, he kephale' tou elaphou" in greco bizantino.[4]

Fino alla piena del 589 il Brenta sfociava assieme al Piave in quella che oggi è la bocca di porto del Lido, percorrendo il letto dell'attuale Canal Grande, mentre il Piave giungeva dall'attuale canale lagunare di San Felice. A seguito della rotta, il Brenta sfociò nell'attuale bocca di Malamocco, ed il Piave prese il corso attuale del Sile, lasciando le terre attorno ai loro vecchi corsi alla mercé delle maree, che li impaludarono formando l'attuale Laguna di Venezia.

Il percorso attuale del fiume[modifica | modifica sorgente]

Il profilo geografico del Brenta è così suddividibile, mutuando la descrizione dello storico Andrea Gloria fatta nel 1862[5]:

La Brenta Nuova appena dopo l'intersezione con il Canale Piovego e il Naviglio, tra Stra e Vigonovo
  • la Brenta Nova: è il ramo realizzato nel 1507, che non esiste più e di cui rimane ora soltanto l'argine sinistro, utilizzato da una strada, vecchio percorso della SS16; il vecchio percorso partiva da Dolo dirigendosi verso Sambruson, poi passando per Calcroci di Camponogara, Campagna Lupia, Bojon di Campolongo Maggiore, Corte di Piove di Sacco e proseguiva fino a raggiungere Conche di Codevigo dove veniva fatta sfociare assieme al Bacchiglione tramite il Canale di Montalbano, nella Laguna di Venezia ovvero in Valli di Chioggia.
  • la Brenta della “Cunetta”: è il ramo principale tuttora esistente, opera finale delle diverse diversioni idrauliche degli alvei del fiume compiute in sette secoli di lavoro ed ultimate ai primi anni del 1900. Questo ramo inizia da Stra, prosegue per Vigonovo, Corte di Piove di Sacco, Codevigo, Valli di Chioggia. Le acque del Brenta si intersecano con quelle del Bacchiglione e del Canal Morto (vecchio alveo del Bacchiglione proveniente da Ca' Bianca di Chioggia) in località Ca' Pasqua di Chioggia alle quali si aggiungono appena più a valle quelle del Canale Gorzone-Fratta in località Punta Gorzone e del Canal di Valle in località Punta Molin, generando un grosso alveo molto largo; l'alveo dei due fiumi passando per la località di Brondolo di Chioggia si dirama sulla destra in un secondo braccio, appena dopo il ponte della S.S. 309 Romea, attualmente denominato Canale della Busiola (di cui prende il nome l'Idrovora della Busiola qualche chilometro a Sud); tale diramazione in realtà è l'ex-alveo del Vecchio Brenta (già alveo del fiume Bacchiglione prima delle diversioni), che passa appunto per la Busiola, dirigendosi verso Ca' Lino di Chioggia per proseguire dritto verso Est (quasi a ridosso della foce dell'Adige, con la quale un tempo era anche collegato), svoltando quindi verso Nord fino a raggiungere l'attuale foce e generando l'Isola del Bacucco ovvero l'attuale località turistica "Isola Verde" di Chioggia. Da Brondolo, attualmente, i due fiumi Brenta e Bacchiglione sfociano assieme nel Mar Adriatico nella vecchia foce tra Sottomarina di Chioggia a Nord e l'attuale località turistica del Bacucco ovvero Isola Verde di Chioggia a Sud; detto nuovo e ultimo percorso è stato realizzato nel 1896, in conseguenza della disastrosa alluvione del 1882; tale opera ha per sempre diviso in due gli Orti di Sottomarina e Ca' Lino, un tempo contigui.
  • Taglio Novissimo del Brenta: è il canale di diversione delle acque della Brenta Vecchia, scavato nel 1610, che convoglia le acque del Taglio Nuovo da Mira Taglio (dove quest'ultimo sfocia), passando per Porto Menai, Lugo e Lova (frazioni di Campagna Lupia), Valli di Chioggia e sfociando infine nelle valli della Laguna di Venezia a nord di Chioggia. L'argine sinistro del canale, che divide la campagna dalla laguna, è utilizzato dall'attuale Strada statale 309 Romea.

Gli affluenti e defluenti[modifica | modifica sorgente]

I canali tra Brenta e Bacchiglione

I suoi affluenti sono:

I defluenti sono:

La storia idrogeologica del fiume[modifica | modifica sorgente]

Il Brenta, con il Piave, è considerato uno dei due fiumi che hanno generato la Laguna di Venezia. Il deflusso delle acque del Brenta, all'uscita dallo sbocco della valle Canale di Brenta, a sud di Bassano del Grappa, ha interessato nei secoli l'attuale territorio compreso tra il percorso del Bacchiglione, del Tergola e del Musone.

Il Medoacus[modifica | modifica sorgente]

Nell'epoca romana, e fino all'alto Medioevo, il Medoacus proseguiva dopo Bassano, secondo il Baldan[3], con due percorsi.

Il ramo destro transitava per Friola e Tezze, Carmignano di Brenta, Gazzo, Grossa (frazione di Gazzo), Malspinoso (località di Piazzola sul Brenta), Poiana (località di Campodoro), Lissaro (località di Mestrino), Mestrino, Rubano, Sarmeola (frazione di Rubano) ed entrava in Padova nella zona di Sant'Agostino.

Il ramo sinistro partiva sempre da Friola e Tezze, Fontaniva, Carturo, Presina e Tremignon, frazioni di Piazzola sul Brenta, Curtarolo, Limena, Taggì (frazione di Limena), Ponterotto e Montà (località di Padova) entrando nel centro di Padova presso gli Scalzi.

Nel 589 ci fu una terribile alluvione che sconvolse nel Veneto centrale gli alvei di ben quattro fiumi: l'Adige, il Bacchiglione, il Brenta, il Cismon. Uno sconvolgimento tale[2] che il fiume Cismon cambiò addirittura il bacino fluviale passando da quello del Piave a quello del Brenta. L'alluvione[3] spostò in quella occasione le acque del ramo destro del Brenta a Curtarolo per proseguire per Limena, Vigodarzere, Torre (frazione di Padova), Noventa Padovana, abbandonando così la città di Padova, per poi biforcarsi in due nuovi rami a Villatora (frazione di Saonara).

Secondo gli storici Temanza[6], Gloria[5] e Baldan[3] questi alvei erano individuati come Medoacus Minor e Maior.

Tracciato del Medoacus Maior e del Medoacus Minor - Temanza -1761

Medoacus Minor[modifica | modifica sorgente]

Il Medoacus Minor, scendeva, secondo il Gloria[5] "attraverso Camino (Camin, frazione di Padova, vicina a Villatora), Saonara, Legnaro del Vescovo, Arzarello (frazione di Piove di Sacco), Arzergrande, Vallonga (frazione di Arzergrande), Rosara (frazione di Codevigo) non lungi da Corte (frazione di Piove di Sacco), fino alla laguna, (nell'area del presidio militare di Venezia della Torre delle Bebbe), quasi dirimpetto a Portosecco, (nell'isola veneziana di Pelestrina); ramo che venne successivamente deviato al Porto di Brondolo, posto a sud di Chioggia nel secolo quinto.”

Medoacus Maior[modifica | modifica sorgente]

Il Medoacus Maior proseguiva per Stra e Fiesso d'Artico. A Fiesso c'era una nuova biforcazione. Il ramo principale proseguiva per i territori di Paluello (frazione di Stra), Sambruson (frazione di Dolo), e Lugo di Campagna Lupia e sfociava in laguna di fronte al porto di Malamocco. Il ramo minore (con portate d'acqua insignificanti) continuava per Dolo, Mira, Oriago, Fusina, ovvero il percorso della Brenta Vecchia. In alcuni altri documenti[6] questo ramo minore è stato definito nei secoli anche con il nome di Una e Praealtum.

Abbazia Sant'Ilario di Venezia[modifica | modifica sorgente]

Nel 819, al momento del trasferimento dei monaci benedettini di San Servolo nell'Abbazia Sant'Ilario di Venezia, i canali del delta del fiume Brenta erano individuati con questi nomi:

  • l'Una, un ramo minore del Medoacus Maior che deviava da Dolo verso Fusina
  • il Clarino (in località Dogaletto del Comune di Mira, dove fu costruito il primo monastero),
  • il ramo del fiume che passava per Lova di Campagna Lupia (individuato anche come "Mino Medauco") ,
  • il fiume Cornio che arrivava fino a sud di Padova passando a nord di Lova e di Bojon[7]
  • altri canali fra i quali Gambararia, Seuco ed Avisia.

Il Brenta tra Padova e Venezia[modifica | modifica sorgente]

Nel Medioevo era fondamentale il controllo dei percorsi fluviali. Per questo motivo il Brenta fu il principale oggetto delle battaglie tra le città di Padova e di Venezia perché, a causa del delta del fiume, i territori sotto il controllo della Serenissima non erano ben definiti e accettati.

Padova, dal canto suo, per contenere le esondazioni nell'area urbana aveva innalzato delle poderose arginature del fiume presso l'antico Vicus Aggeris (Vigodarzere) tanto grandi da sorprendere Dante Alighieri in viaggio come ambasciatore dei Da Polenta, signori di Ravenna.

« E quale i padovan lungo la Brenta

per difender lor ville e lor castelli
anzi che Chiarantana il caldo senta
[...]
a tale immagin eran fatti quelli
tutto ché né sì alti né sì grossi
qual che si fosse lo maestro felli »

(Inferno, canto XV)

Il Canale Piovego[modifica | modifica sorgente]

Nel 1139 i Vicentini in guerra con Padova scavarono il Canale Bisato per privare l'acqua di difesa della città. Le acque tornarono alla normalità solo con la pace di Fontaniva. Nel 1209, come risposta della Repubblica di Padova (proclamata nel 1175 e che durò fino al 1318, con la parentesi degli Ezzelini), fu quella di garantirsi l'acqua di difesa escavando il canale Piovego congiungendo così la città con il Brenta nella zona di Stra, ottenendo così la possibilità di ridurre i percorsi fluviali con Venezia. Pressoché parallela al canale, fra il 1885 e il 1954 era la tranvia Padova-Malcontenta-Fusina, gestita dalla Società delle Guidovie Centrali Venete (gruppo Società Veneta) che proseguiva lungo la riviera del Brenta e assieme al Piovego, al Brenta stesso e alla laguna veneta dava origine ad un caratteristico sistema integrato di trasporti.

La Brentasecca[modifica | modifica sorgente]

Nel XII secolo, durante la guerra di Padova contro Venezia, esisteva ancora il vecchio alveo del Medoacus Maior chiamato anche Brentasecca che collegava Dolo via Sambruson a Lugo di Campagna Lupia. I padovani cercarono di riattivarlo per ridurre il percorso tra la laguna e Padova e per non pagare le gabelle poste da Venezia alle foci con il presidio della Torre delle Bebbe oltre che per aggirare lo strapotere dei frati dell'Abbazia Sant'Ilario di Venezia. I padovani, vista la necessità di far presto e in mancanza di mezzi adatti per eseguire la notevole opera idraulica incisero, durante un periodo di scontri militari, gli argini del fiume provocando una paurosa inondazione con il ripristino delle zone acquitrinose e malariche sui terreni del delta già bonificati. L'intervento fu così grave che per far fronte a questa situazione i frati furono costretti ad andar via dall'Abbazia e costruire un nuovo castello a Gambarare di Mira.

Venezia e le acque del Brenta[modifica | modifica sorgente]

I primi documenti dell'interesse della Repubblica di Venezia per i problemi del controllo delle foci del Brenta sono del 1299. Nel 1330 lo storico veneziano Alvise Cornaro[8] definì il problema del governo delle acque del delta del Brenta (insalubrità, sedimentazioni, alluvioni) come “questa mala visìna” (questa cattiva vicina) che la Signoria doveva, secondo la sua opinione, “portarla un poco in là”.

La "tajada"[modifica | modifica sorgente]

Nel tempo i veneziani constatarono diverse modificazioni dei percorsi dei fiumi, dei rii, delle loro foci e dei canali della laguna. Ad esempio il canale dell'Orfano rimase invaso di melme da renderlo impraticabile tanto che nel 1336 fu necessario scavarlo.

Le preoccupazioni dei governanti della Serenissima furono tali che decisero di bloccare le acque di qualsiasi fiume che sfociasse dentro alla laguna facendo costruire un terrapieno parallelo alla terraferma con l'obiettivo di deviare le acque della foce della Brenta Vecchia di Fusina verso la laguna di Malamocco. Quest'opera, decisa il 16 febbraio 1330 fu chiamata “la tajada” (la tagliata) e fu ultimata nel 1339. Il terrapieno venne chiamato “argine di intestadura”. Questo argine, fatto a circa 40 metri dal limite della laguna, fece confluire tutte le acque dei vari fiumi noti con i nomi di: Brenta Vecchia, Volpadego, Tergola, Clarino, Avesa, Laroncelo, Virgilio, Uxor (Lusore), Musone, Una, Bottenigo, Lenzina in un canale chiamato Brenta Resta d'Aglio. Il suo letto percorreva, partendo da Mestre, le attuali vie Brentavecchia, Cappuccina, Dante, Fratelli Bandiera, raccogliendo quindi tutte le acque che passavano per i Bottenighi, per farle sfociare a Malcontenta. L'inesperienza idraulica del tentativo provocò l'aumento della sedimentazione delle vecchie foci e un aumento della intestatura con la conseguenza di allagamenti nei territori di Oriago, Gambarare, e Bottenighi. Alla fine per dare sfogo alla pressione fu aperto uno scarico verso la laguna sul canale Visigone. Fu tombato e sostituito da condotte fognarie nel ventesimo secolo in concomitanza con la costruzione della zona industriale di Porto Marghera. Aspre polemiche ha suscitato nel 2009 il cedimento del terreno nei pressi della stazione ferroviaria di Mestre dove si stava scavando un sottopassaggio per il nuovo tram, causato dall'ignoranza da parte degli organi competenti che il tracciato seguito dallo scavo corrispondeva al vecchio letto del canale (quindi suscettibile di instabilità geologica e idraulica).

La Brenta Nova[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1488 e 1507 la Repubblica Serenissima effettuò una ulteriore diversione del fiume Brenta Vecchia. L'opera, che partiva dalle chiuse di Dolo si dirigeva verso Sambruson, Calcroci di Camponogara, Campagna Lupia, Bojon di Campolongo Maggiore, Corte di Piove di Sacco e proseguiva fino a Codevigo, chiamata "Brentone" o "Brenta Nova"[7] portò ad esiti discutibili nei confronti dell'equilibrio idrografico del territorio. Di quello sforzo di irreggimentazione delle acque della Brenta Vecchia rimane ora soltanto l'argine sinistro, utilizzato da una strada, vecchio percorso della SS16.

Il Taglio Nuovissimo del Brenta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Taglio Novissimo.
Tracciato Taglio Nuovissimo del Brenta nel 1610 - Zedrini - 1811

Nel 1605, dopo i fallimenti precedenti per governare le acque della "mala visìna" di Venezia, il Senato approvò, nel contesto delle decisioni assunte con la istituzione delle Prese del Brenta, un nuovo progetto di diversione della Brenta Vecchia, quello di Gianluigi Gallesi.

Il nuovo canale, chiamato Taglio Nuovissimo del Brenta, per distinguerlo dal vicino e contemporaneo Taglio Nuovo del Muson Vecchio, incanala le acque, ora come allora, della Brenta Vecchia da Mira Taglio in direzione di Porto Menai per proseguire in modo rettilineo, per circa 20 km, fino al Passo della Fogolana. Attualmente il canale transita vicino a Conche per sfociare in Laguna di Venezia in località Valli, quasi di fronte al porto di Chioggia. Invece nel 1610, come si può vedere dalla mappa dello storico Bernardino Zendrini, il tracciato continuava fino a sfociare a sud di Chioggia, nella zona della attuale foce della Brenta detta della "Cunetta".

Dopo il completamento di quest'opera, inaugurata nel 1612, la Repubblica di Venezia definì i primi provvedimenti per la gestione pubblica delle valli della propria laguna. Per questo motivo lungo tutto l'argine di questo canale furono posizionati dal Magistrato alle Acque una sequenza di cippi segna confini per segnalare la cosiddetta conterminazione lagunare[8].

Le “Prese” della Brenta[modifica | modifica sorgente]

Nel XVI secolo a seguito dei lavori di chiusura e di deviazione delle foci dei fiumi in laguna tutti i territori dell'entroterra subirono disastrose alluvioni. Per rispondere alle proteste delle popolazioni il Senato Veneto con la delibera del 23 giugno 1604, in previsione dell'esecuzione del Canale Taglio Nuovissimo, istituì le “Sette Prese”[8].

Le “Prese del Brenta” erano dei consorzi pubblici e obbligatori che dovevano coordinare le attività, le opere, e il deflusso di tutte le acque degli scoli delle campagne in un unico sistema idraulico. Le Prese sono state le antisignane dei moderni Consorzi di Bonifica. Per questo nella Regione del Veneto gli attuali Consorzi si richiamano, nelle definizioni e nelle aree amministrate, alle vecchie "Prese".

Le “Prese” associavano i proprietari dei beni rustici di un territorio che dovevano riunirsi per l'elezione di tre presidenti. La gestione delle Prese era fatta dai presidenti che si avvalevano di appositi funzionari ed esattori per accertare i beni ed incamerare gli oneri sulle proprietà fondiarie, chiamati “campatici”, da campo.

Nella definizione dei confini dei singoli bacini idraulici fu adottato il principio che le acque dovevano scolare, secondo i Savi delle Acque, nel nuovo canale Taglio Nuovo di Mirano del fiume Muson Vecchio e nel Taglio Novissimo del Brenta anziché nell'alveo della vecchia Brentasecca.

Le “Prese” comprendevano:

  • la Prima Presa i terreni a nord ovest di Fusina, per una estensione di circa 4.400 campi con 1.400 proprietari;
  • la Seconda Presa i terreni di Mestre, Martellago, Spinea, Mirano, Salzano e Mira per una estensione di circa 23.000 campi;
  • la Terza Presa i terreni di Mirano, Camposampiero, Resana, Loreggia per una estensione di circa 25.000 campi.
  • la Quarta Presa i terreni da Loreggia fino al Carpené e Treville per una estensione di circa 3.000 campi;
  • la Quinta Presa i terreni dei distretti di Mirano, Dolo, Camposampiero per una estensione di circa 46.500 campi;
  • la Sesta Presa i terreni di una parte del distretto di Dolo e tutto il distretto di Piove di Sacco per una estensione di circa 60.000 campi;
  • la Settima Presa, divisa in Superiore (i terreni dei distretti di Campagna Lupia, Campolongo, Camponogara, parte di Dolo e di Mira a ovest del Nuovissimo) e Inferiore (parte del distretto di Campagna Lupia e quello di Codevigo tra il Nuovissimo e il Brenta) per un totale di 15.000 campi.

La "Cunetta" (del Brenta)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1816 viene scavata la Cunetta, da Fossolovara (l'attuale Stra) fino a Corte, e nel 1840 il fiume viene fatto sfociare provvisoriamente alla Fogolana, nella laguna di Chioggia. L’immissione del fiume in laguna determina la formazione di un grande delta, successivamente bonificato; detta parte Sud della Laguna di Venezia, è appunto denominata Valle di Brenta. Dapprima viene rettificato da Codevigo a Brondolo e fatto sfociare nel vecchio alveo ora denominato Canale della Busiola, e solo nel 1896 viene realizzato l'ultimo tracciato, sfociando direttamente nel Mare Adriatico intercettando sempre la stessa foce.

Le storiche "brentane" (alluvioni)[modifica | modifica sorgente]

  • 589: diversione del fiume a Curtarolo
  • 1110: in seguito ad un maremoto scomparvero le isole di Veglia, Tosigono, Carbonaria e Albiola[8]
  • 1725: coinvolgimento dei paesi del miranese; a Vetrego, fu documentato un livello dell'acqua pari al primo piano della canonica.
  • 1781: rottura degli argini
  • 1823, 1827, 1839: a seguito di queste brentane intervenne l'ingegnere Paleocapa
  • 1966, ha sconvolto quasi tutto il territorio del bacino idrico del fiume e dei suoi affluenti.
  • 2010, ha rischiato di esondare con oltre 0,5 m di pioggia[senza fonte] in pochi giorni.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Agostino Dal Pozzo. Memorie Istoriche dei Sette Comuni vicentini, Istituto di Cultura Cimbra, Roana, 2007, pagina 174
  2. ^ a b http://www.pedemontanobrenta.it/concorso/3_sezione/3_classificato/labrenta/storiafiume.htm
  3. ^ a b c d e Alessandro Baldan, Storia della Riviera del Brenta, vol. I, Edizioni Moro, 1978.
  4. ^ G. Alessio, Sul nome di Brindisi, in "Archivio Storico Pugliese", 1955, III, p. 98.
  5. ^ a b c Andrea Gloria - Il territorio padovano illustrato - Padova, Prosperini - 1862
  6. ^ a b T. Temanza – Dissertazioni sopra l'antichissimo territorio Ilariano – Venezia - 1761
  7. ^ a b Cristoforo Sabbatino – carta del XVI secolo (metà circa) – Civico Museo Corner M.N. 1016
  8. ^ a b c d Guido Caporali, Marina Emo de Raho, Fabio Zecchin, Brenta vecchia nova novissimo, Marsilio Editori, 1980

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Agostino Dal Pozzo - Memorie Istoriche delle popolazioni alpine dette Cimbriche e vocabolarj de' loro dialetti, Stabilimento Grafico G. Miola e C., Schio, 1910
  • B. Zendrini - Memorie storiche dello Stato antico e moderno delle lagune di Venezia – Padova 1811

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Valsugana Portale Valsugana: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Valsugana