Martellago

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Martellago
comune
Martellago – Stemma
il palazzo civico, sede del municipio
il palazzo civico, sede del municipio
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Venezia-Stemma.png Venezia
Amministrazione
Sindaco Monica Barbiero (centrosinistra) dal 10 giugno 2013
Territorio
Coordinate 45°32′48″N 12°09′27″E / 45.546667°N 12.1575°E45.546667; 12.1575 (Martellago)Coordinate: 45°32′48″N 12°09′27″E / 45.546667°N 12.1575°E45.546667; 12.1575 (Martellago)
Altitudine 12 m s.l.m.
Superficie 20,17 km²
Abitanti 21 515[1] (31-12-2013)
Densità 1 066,68 ab./km²
Frazioni Maerne, Olmo
Comuni confinanti Mirano, Salzano, Scorzè, Spinea, Venezia
Altre informazioni
Cod. postale 30030
Prefisso 041
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 027021
Cod. catastale E980
Targa VE
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 453 GG[2]
Nome abitanti martellacensi
Patrono Madonna del Rosario
Giorno festivo 7 ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Martellago
Posizione del comune di Martellago nella provincia di Venezia
Posizione del comune di Martellago nella provincia di Venezia
Sito istituzionale

Martellago (Marteago in veneto[3]) è un comune italiano di 21.515 abitanti[4] della provincia di Venezia, in Veneto, situato alla periferia di Mestre. Fa parte del Comprensorio del Miranese, insieme ai vicini comuni di Mirano, Spinea, Salzano, Scorzè, Noale e Santa Maria di Sala. Il suo territorio appartiene all'ULSS 13 (Mirano/Dolo), al Distretto scolastico di Mirano e al Collegio elettorale del Miranese. Dal punto di vista ecclesiastico, Martellago è compresa nella Diocesi di Treviso e nel Vicariato di Mirano.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del nome

Incerta è l'origine del nome del paese e di conseguenza sono numerose le teorie in proposito: c'è chi vuole il nome derivato da "Martis lacus" (lago di Marte) in riferimento a una battaglia combattuta tra le paludi che all'epoca dominavano il paesaggio della zona; altri, come lo storico F. S. Fapanni, fa derivare il nome dalla famiglia Marzia, e quindi Martellago sarebbe la corruzione di "Martii pagus". Un altro storico, C. Agnoletti, ravvede nel nome l'antica radice "Mad", che indica luoghi paludosi e che si ritrova nei nomi di altre località della zona, come Marteggia, Maerne (il cui antico nome era, appunto, Maderne), Mirano (Midrane), Meolo (Medulo).

Il periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

È accertato che la zona dove ora sorge Martellago sia stata abitata sin dall'età paleoveneta e fosse compresa nell'agro Altinate durante l'epoca romana, come testimoniano alcuni rinvenimenti riguardanti monete, una medaglia dell'imperatore romano Antonino Pio (138-161 d.C.), una lampada funebre e un pozzo circolare risalente al II secolo d.C. Il pagus di epoca romana era probabilmente situato lungo le rive del fiume Dese ed era dotato di uno scalo sul fiume stesso, mancando il territorio di strade in terra.

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alle invasioni barbariche l'insediamento fu abbandonato (anche a causa delle piene del Dese non più regimentato) e nacque il nuovo villaggio intorno alla pieve, la plebs Sancti Stephani de Martellago citata per la prima volta nella Bolla Apostolica di papa Eugenio III del maggio 1152 e indirizzata a Bonifacio vescovo di Treviso. Quindi spostato più a sud rispetto al pagus, favorevole la vicinanza con la strada Castellana, che tutt'oggi lo attraversa, la quale rappresentava una delle maggiori vie commerciali tra Venezia e l'entroterra. Riguardo all'antica via, risultano molto interessanti i resoconti storici del meriga Valeriano "Mericus Zelii plebis de Mestre" e di Prosdocimo "Mericus Capitis plebis Martellagi" con documenti scritti nel 1315 e relativi alla principale strada del territorio. Rivelando preziose indicazioni sulla strada Castellana: "Viam publicam qua appellatur via Imperialis qua incipit versus Bassanum in regula Zellarini et extendit per viam et terrirorium regulam Zelii versus Mestre [...]" e portando ulteriori conoscenze con una precisa descrizione "1315. Die Sabbati XI Octobris. Prosdocimus [...] Mericus Capitis Plebis Martellagi pro se, et suo Comune [...] In primis unam publicam qua dicitur (Imperialis) venit da regula Scorcedis ad regulam Martellagi, et discurrit at flumen Desii et unum pontem habet super viam per quaritur versus Bassanum, et versus Mestre quam Comune Martellagi debeat [...]"

Però il primo documento scritto relativo al paese di Martellago è del 29 aprile 1085, denominato Codice Eccelinianum e nella cui pubblicazione settecentesca di Rambaldo degli Azzoni Avogaro si evince: "[...] in villa quæ dicitur Martellagum masseritias tres," ed inoltre "[...] silvam unam inter Martellagum et Trivignanum [...]" e riguardava una donazione di masserie e terreni al monastero di Sant'Eufemia di Villanova; ma essendo la pieve "matrice" di altre chiese già nel XII sec. (e precisamente le chiese di Robegano, Maerne, Cappella e Peseggia come traspare dal "Quaternus decimæ generalis impositæ contra Turcos anno 1330"), certamente il villaggio era molto più antico e le sue origini si possono far risalire all'Alto Medioevo. Martellago divenne poi un castello dei Trevigiani amministrato dalla famiglia che venne detta Martellaci proprio per il possesso del castello. Nicolò Mauro nella sua cronologia "De Tarvisinorum Gentibus et familiis" redatta nel XVI sec., scriveva: "Martellacum castrum olim, nunc Pagus est in Mestrensibus quod olim dominata est nobilis Martellacæ gens, quæ inter Castrenses Tarvisinorum familias fuit connumerata, ex qua Hyeremias vir clarus, qui ad annum 1200 floruit, et Guilielmus ad annum 1300".

L'ubicazione del castello di Martellago (la cui fondazione viene fatta risalire all'epoca dell'invasione degli Ungari) è stata identificata nella località Le Motte: nel dialetto trevigiano e veneto in genere, il termine "motte" indica piccole alture o rialzi di terreno sia naturali sia di origine antropica come i terrapieni che formavano il circuito intorno a un castello; la suddetta località si trova a sud-ovest rispetto alla chiesa in contrada Bertoldi, nell'omonima strada (via delle Motte) che collega Martellago a Robegano. Il fatto che il castello fosse discosto rispetto al centro e alla strada Castellana testimonia la scarsa importanza rivestita da questo nel sistema difensivo delle terre trevigiane, e infatti il castello fu in seguito abbandonato e cadde in rovina. La potente famiglia Grimani, che in seguito divenne proprietaria del terreno, fece livellare quasi completamente le motte per costruirvi una fornace, e all'inizio del XIX sec. sparì ogni traccia delle motte e quindi della presenza del castello. Al presente, delle antiche testimonianze, resta solo il toponimo ed alcuni interessanti riferimenti nel catasto napoleonico.

Martellago seguì le vicende della Marca sino al 1338, poi con il decreto la Ducale del 1339 emanata dal Doge Francesco Dandolo, il paese fu assegnato alla "sub Podesteria di Mestre sunt Villæ infrascriptæ, videlicet [...] Martellago... Maderne [...]" entrando dunque a far parte della Serenissima Repubblica di Venezia, alla quale sarà ininterrottamente legato sino alla sua caduta avvenuta nel 1797 con l'arrivo delle truppe napoleoniche.

La Serenissima[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal Cinquecento, la pieve di S. Stefano fu divisa nei quattro colmelli di Martellago, Martellago Sopra Dese, Martellago di Boschi di Cegia, Martellago di Prè. Tra il XVI e il XVIII secolo la campagna di Martellago fu apprezzata da diverse famiglie patrizie veneziane che qui eressero le loro residenze e vivacizzarono il paese con le loro villeggiature estive. Di tutte, sorpassò in ricchezza e splendore quella dei Grimani. Famiglia molto ricca, difatti già nei primi decenni del Settecento, il povero villaggio contadino di Martellago era praticamente proprietà dei nobili Grimani ai quali appartenevano la maggior parte delle terre e quasi tutte le case del paese compresi i due molini sul fiume Dese. Essi infatti, risultavano già di proprietà di Antonio Grimani, Procuratore di San Marco e divenuto in seguito "oratore" cioè ambasciatore a Roma dal 1665 al 1671 e per un breve periodo anche nel 1672. Infatti in un vecchio documento del 1661, precisamente una "redecima" dei X Savi alle Decime di Rialto, si legge N.H. Antonio Grimani [...] possiede alle Pree, doi rode da molino sopra il fiume Dese, con casa e teza di muro [...] e ancora detto possiede nel Comune di Sopra il Dese doi rode da molino con campi cinque prativi con casa e teza di muro). All'epoca i fondi di proprietà erano davvero pochi, interessante sapere che attorno al 1770, il N. H. Antonio Grimani possedeva da solo ben 860 campi di terra.

Dal 1784 in poi come scrisse lo storico Francesco S. Fapanni: "Da quest'epoca tre generazioni di donne, Patrizie Veneziane, dominarono Martellago." (Loredana Grimani-Morosini, Elisabetta Morosini-von Gatterburg e Loredana von Gatterburg-Morosini).

L'età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Con il Trattato di Preßburg (Bratislava) del 26 dicembre 1805, il territorio veneto passò al Regno d'Italia di Napoleone I e ad imitazione del modello francese venne diviso in dipartimenti e comuni. In seguito con decreto del Viceré d'Italia, Eugène De Beauharnais del 28 settembre 1806, Martellago con la sua storica frazione Maerne furono riuniti in un unico comune,(inserito nel dipartimento del Tagliamento), la cui sede però venne stabilita a Maerne e Martellago ne divenne la "sezione"; il che rinfocolò la storica rivalità tra le due località: Maerne infatti era da sempre sottoposta all'autorità civile e religiosa di Martellago, pur essendo più grande e popolosa; la "sovrana patente" del 7 aprile 1815 costituiva il Regno Lombardo-Veneto e con l'arrivo degli Austriaci, la sede comunale venne portata invece a Martellago e il comune assunse la denominazione e l'estensione con cui lo conosciamo ancora oggi.

Nel 1954 lo stemma araldico dell'antica famiglia dei Martellaci la cui arma rappresentava un leone rampante lampassato e armato, fu rivendicato dal Comune di Martellago ed inserito nello stemma comunale.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santo Stefano (Martellago).

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Ville venete[modifica | modifica wikitesto]

  • Villa Grimani-Morosini Ca' della Nave, è una villa cinquecentesca con annesso parco costruita dalla famiglia veneziana dei Priuli; attorno al 1650 venne poi ceduta alla famiglia Grimani.
  • Villa Fapanni-Combi, villa settecentesca a tre piani con timpano sopraelevato, costruita dalla famiglia veneziana dei Corner di San Polo; poi nel 1809 venne venduta da Elisabetta Corner-Morosini Giustinian a Francesco M. Fapanni assieme a 162 campi di terra e relative case coloniche, il tutto per 19.443,80 Lire Italiane come annotava scrupoloso nei suoi appunti Francesco S. Fapanni. Da questo periodo furono avviati considerevoli lavori di ristrutturazione alla villa e terminati verso il 1815. Poi nel 1817 furono erette anche le due adiacenti barchesse su disegno di Andrea Bon di Treviso. Ma solamente dal 1826 la villa verrà abitata, da Agostino Fapanni in primis e per lungo tempo anche dallo storico Francesco Scipione Fapanni.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

A metà tra gli abitati di Martellago e Maerne si trova il Parco dei Laghetti, grande area verde di 50 ettari gestita dal Comune e dal WWF del miranese. Il parco fu creato sul finire degli anni '80 (con delibera comunale n. 156/1985), su un'area un tempo adibita a cave di argilla. In seguito venne individuato dalla Comunità Europea come Sito d'Interesse Comunitario IT-3250021 traendo origine dalla direttiva europea n. 43/1992. Si accede al parco attraverso i due ingressi principali: a Nord (Martellago) dal "Viale delle Ninfee", a Sud (Maerne) dal "Viale del Sambuco". Oltre alle ampie aree adibite a bosco e ai lunghi sentieri, il parco è caratterizzato dalla presenza di quattro laghetti eutrofici di profondità variabile derivanti da cave di sabbia ed argilla, i quattro laghetti sono così denominati: "Laghetto delle Folaghe", "Laghetto delle Tartarughe palustri", "Laghetto del Piombín" e "Palude del Xitón". Il parco comprende, inoltre, un ampio prato con giochi per bambini, un centro ristoro. Un centro didattico ambientale, sito sul lato destro della strada appena entrati dall'ingresso nord, è utilizzato da varie associazioni sportive e da centri didattici

Società[modifica | modifica wikitesto]

Storia della popolazione di Martellago[5][modifica | modifica wikitesto]

La storia di una comunità parrocchiale si deve fare con le registrazioni di tutti coloro che hanno lasciato come traccia della loro esistenza un riferimento scritto nei libri parrocchiali: l’atto di battesimo, che generalmente coincide con quello di nascita, quello di morte ed eventualmente quello di matrimonio. Naturalmente altre fonti archivistiche possono contribuire a chiarire il quadro demografico.

Per quanto riguarda la natalità della parrocchia di Santo Stefano di Martellago, nel corso dei secoli sono venuti al mondo moltissimi bambini con una predominanza media di circa 106 maschi ogni 100 femmine. Le nascite, tuttavia, non si verificavano con gli stessi numeri nei diversi periodi dell’anno, infatti si notano delle caratteristiche oscillazioni stagionali, dal momento che esse subiscono delle concentrazioni in alcuni mesi per poi diminuire bruscamente in altri. In linea generale, fino a tutto il secolo XIX, le maggiori percentuali di nascite si verificarono principalmente nel mese di marzo, invece i valori minori si registrarono nella stagione calda. Le motivazioni sono fondamentalmente di carattere sociale, nel senso che la popolazione delle campagne preferiva far coincidere la gravidanza con il periodo in cui risultava minima l’attività lavorativa, cioè quello invernale e di conseguenza il mese di marzo rappresentava il termine ideale per la gestazione. In tal modo, le donne e gli uomini erano liberi da incombenze e da preoccupazioni relative ai nascituri per potersi dedicare al lavoro nei campi o, comunque, ad attività che garantivano loro la sopravvivenza. Ovviamente tutto ciò è venuto meno nel corso del XX secolo, in particolare a partire dal secondo dopoguerra.

La morte rappresenta un elemento indissolubile della vita, che permette la sopravvivenza di una popolazione poiché garantisce il rinnovamento genetico della stessa, ma nel passato neanche troppo lontano coinvolgeva gruppi consistenti di persone che erano in gran parte costituiti da giovani o da giovanissimi. Infatti, dal Seicento alla prima metà dell’Ottocento, nella parrocchia di Martellago, i bambini che morivano entro il quarto anno di età rappresentavano circa il 50% del totale dei decessi e fino alla prima metà del Novecento tale percentuale era di poco inferiore. Soltanto nell’ultimo dopoguerra si è verificata una drastica riduzione delle morti infantili e, per contro, si è innalzata la sopravvivenza delle classi di maggiore età in considerazione dei notevoli miglioramenti delle condizioni di vita dal punto di vista alimentare e igienico-sanitario. Le cause dei decessi erano molteplici e potevano insorgere in qualsiasi momento: dalle morti accidentali a quelle epidemiche. Tra queste ultime si ricorda la peste di manzoniana memoria, che probabilmente giunse nell’entroterra un anno prima rispetto alla città di Venezia, diffondendosi quindi tra il 1629 e il 1630, ma non vanno dimenticate quelle dovute al vaiolo, visto che si ripeterono con una certa periodicità soprattutto nel XVII e nel XVIII secolo. La mortalità era elevata, specialmente fra i bambini, che peraltro furono falcidiati da varie malattie fino al XIX secolo come la pertosse, il morbillo, la scarlattina. L’Ottocento si caratterizza per alcuni eventi: il graduale attenuarsi e poi la scomparsa del vaiolo, però si verificarono violente epidemie di tifo e di colera che colpirono anche la comunità martellacense. In aggiunta, si ricordano casi di defunti per gravi patologie come la meningite e la tubercolosi e, per completare il terribile quadro, le cause di morte ottocentesche ci fanno comprendere che le carenze vitaminiche derivavano da una alimentazione del tutto inadeguata e provocavano patologie oggi del tutto scomparse quali lo scorbuto, il rachitismo e la pellagra. Non mancano, nelle registrazioni parrocchiali più antiche, dei defunti in seguito a “miseria” e “stenti”, ma soprattutto si rilevano dei picchi di mortalità spesso riconducibili a vere e proprie carestie. Fra le principali, si ricordano quella probabile del 1679 e quella attestata nelle registrazioni parrocchiali durante il quadriennio 1814-1817. Per quanto riguarda la stagionalità delle morti, nei secoli passati essa dipendeva fondamentalmente dai decessi infantili che prevalevano nella stagione fredda, probabilmente per affezioni dell’apparato respiratorio, nonché nei mesi tra fine estate e autunno per infezioni intestinali dovute a scadenti qualità dell’acqua potabile, invece il mese di giugno era quello che garantiva maggiori possibilità di sopravvivenza. Tutto ciò viene fortunatamente meno durante il Novecento, tanto che non si rilevano particolari picchi di decessi nei vari mesi dell’anno, specialmente nella seconda metà del secolo. L’uomo non è più quindi alla mercé dell’ambiente, le condizioni igieniche sono notevolmente migliorate, si vive più a lungo, tuttavia si muore per altri motivi: malattie neoplastiche, dell’apparato cardiovascolare, ictus, patologie epatiche, incidenti stradali che nella seconda metà del Novecento sono intorno ad un centinaio di casi. Si ricordano comunque delle pandemie influenzali, in particolare quella più famosa e letale avvenne nel lontano 1918, la cosiddetta “febbre spagnola”, che portò ad un notevole aumento dei defunti.

Le cerimonie nuziali nella comunità parrocchiale di Martellago evidenziavano un caratteristico andamento stagionale fino alla prima metà del Novecento, infatti si nota chiaramente una cadenza che segue il calendario liturgico, con i minimi nei periodi prossimi all’avvicinarsi delle grandi ricorrenze religiose, ossia nei mesi di marzo (Quaresima) e di dicembre (Avvento). La gran parte delle unioni avveniva in febbraio e in novembre: il primo era un periodo di conclamata inattività lavorativa nei campi, il secondo segnava l’inizio dell’anno colonico, quando si affittava la terra insieme alle relative abitazioni in occasione del giorno di San Martino (11 novembre). Negli altri mesi dell’anno era altamente sconsigliabile maritarsi, soprattutto da maggio a settembre/ottobre, poiché c’erano delle scadenze inderogabili, quali la mietitura e trebbiatura del grano, la raccolta del mais, la vendemmia, l’aratura dei terreni. Nella seconda metà del XX secolo si assiste al grande cambiamento, nel senso che per celebrare le nozze si preferiscono i mesi delle stagioni migliori, di conseguenza la scelta cade in settembre/ottobre, oppure in maggio/giugno. Riguardo l’età degli sposi, si è passati con gradualità da una media di 24 anni per gli uomini e 20 per le donne nella seconda metà del Seicento, ai 27 anni per gli uomini e 24 per le donne nel Novecento. Sino a periodi recenti quasi tutte le unioni vedevano spose native di Martellago, che poi in genere si trasferivano nella parrocchia del marito, mentre i maschi provenienti da fuori erano in percentuali che nel corso dei secoli sono via via aumentate. In tutti i casi, la comunità parrocchiale nel passato si è dimostrata fondamentalmente endogamica, ma per quel che riguarda le scelte nuziali esterne, esse si sono rivolte preferenzialmente verso centri limitrofi, soprattutto della provincia di Venezia.

Infine, è importante ricordare che anche i cognomi delle famiglie possono testimoniare il radicamento della popolazione nel territorio, tanto che talvolta sono del tutto identici a quelli che si ritrovano nei documenti archivistici più antichi. Bellato e Tegon sono due tipici esempi fra i molti cognomi che risalgono al XV secolo, quindi essi hanno oltre mezzo millennio di vita.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[6]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

La biblioteca civica è nata negli anni ottanta per volontà dell’allora sindaco Giuseppe Tronchin, a cui è stata successivamente dedicata. Dal 18 settembre 2010 è situata in una nuova sede in Piazza IV novembre a Maerne strutturata su due piani e consta di circa 30.000 documenti, di cui 19000 libri, 2400 dvd, 1400 cd musicali e oltre 7000 libri per bambini e ragazzi.

Fa parte del Sistema bibliotecario della Provincia di Venezia.

Persone legate a Martellago[modifica | modifica wikitesto]

Artisti[modifica | modifica wikitesto]

Altre personalità[modifica | modifica wikitesto]

Politici[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

A Martellago si trova la sede della "Banca Santo Stefano credito cooperativo", fondata da un gruppo di soci nel 1963.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Martellago è servita dagli autobus urbani ed extraurbani ACTV i quali, oltre a collegarla col capoluogo del comprensorio, Mirano, con il suo ospedale e le sue scuole superiori, percorrendo la Castellana assicurano i collegamenti con l'area urbana mestrina (Trivignano, Zelarino, Ospedale dell'Angelo, stazione ferroviaria centrale di Mestre e il terminal di Venezia-piazzale Roma). Alcune linee transitano per Maerne e per Olmo.

Nelle immediate vicinanze della frazione Maerne è ubicata la stazione ferroviaria denominata Maerne di Martellago dove fermano alcuni treni della linea Venezia-Trento.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1873 1875 Pietro Berna Sindaco
1876 1882 Pietro Combi Sindaco 1
1882 1888 Angelo Barbaro Sindaco
Sindaco
1890 1905 Filippo Scarante Sindaco
1906 1911 Pietro Combi Sindaco 2
1911 1912 Luigi Tegon Sindaco
1912 1920 Giordano Trevisan Sindaco
1920 1927 Aurelio Cavalieri Sindaco
1927 07/1943 Aurelio Cavalieri Podestà
08/1943 10/1944 Arturo Benozzi Commiss. pref.
10/1944 12/1944 Eustacchio Mazzoli Commiss. pref.
1945 1945 Mario Mazzola Sindaco
1945 1945 Armando Fabris Sindaco
1945 1946 Tiburzio Mamprin Sindaco
1946 1947 Bruno Trevisan Sindaco
1947 1951 Leonildo Fabris Sindaco
1951 1953 Luigi Giubilato Sindaco
1953 1965 Alfredo Barbiero Sindaco
1965 1968 Dino Muffato Sindaco
1968 1975 Mario Barato Sindaco
1975 1980 Francesco Gallorini Sindaco
1980 1985 Giuseppe Tronchin Sindaco
1985 1990 Giorgio Biason Sindaco
1990 1991 Enzo Casarin Sindaco
1991 01/1993 Santo F. Pesce Sindaco
01/1993 08/1994 Marco Stradiotto centrosinistra Sindaco 1
09/1994 11/1994 Giovanni Bardino Commiss. pref.
11/1994 2003 On. Marco Stradiotto centrosinistra Sindaco 2
2003 2013 Giovanni Brunello centrosinistra Sindaco
2013 in carica Monica Barbiero centrosinistra Sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2011.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Marteago.com, Discusiòn, ciacoe e altro su Martellago Forum di Martellago, libero, in dialetto e italiano., Marteago.com. URL consultato il 25 novembre 2011.
  4. ^ Popolazione al 31/12/2013, comprensiva delle frazioni. In particolare: 8.339 (MARTELLAGO), 7.781 (MAERNE) e 5.341 (OLMO); Fonte: Settore Servizi Demografici del comune del 27/03/2014. Cfr.: ufficio statistica del Comune di Martellago.
  5. ^ Federico Manente, Miro Tasso, Pier Francesco Combi, Martellago: storie di uomini e vecchie famiglie. Documenti di una comunità dal 1600 ad oggi, Banca di Santo Stefano di Martellago, 2008.
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV. "Il Veneto paese per paese", volume III, Firenze 1982
  • BARBIERO Alfredo "Villa Grimani-Morosini dal 1500 ai giorni nostri", Martellago 1992
  • LUISE Luca "Alcuni cenni storici sui mugnai e sui mulini di Martellago" in "L'Esde" n. zero/2005
  • MANENTE Federico, TASSO Miro, COMBI Pier Francesco "Martellago: storie di uomini e vecchie famiglie. Documenti di una comunità dal 1600 ad oggi", Banca Santo Stefano, Martellago 2008
  • PEDRON Simone-DEOLA Simone "Le motte. Un'ipotesi storica...", in "L'Esde" n. 3/2008
  • POGGI Angelo (a cura dell'editore) "Notizie Storiche del Castello di Mestre dalla sua origine all'anno 1832", Venezia 1839
  • Il Parco dei Laghetti, in "Il Nostro comune" fascicolo d'informazione del 05/2002
  • P.A.T. - Relazione agroambientale del 25/08/2010
  • La Nostra storia, art. di Luca Luise da "Martellago Comunità viva" fascicolo 2 del 11/1988 pp. 28–30
  • La Nostra storia, art. di Luca Luise da "Martellago Comunità viva" fascicolo 2 del 11/2001 pp. 25–26
  • La Nostra storia, art. di Luca Luise da "Martellago Comunità viva" fascicolo 1 del 06/2003 pp. 45–47
  • La Nostra storia, art. di Luca Luise da "Martellago Comunità viva" fascicolo 2 del 11/2008

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]