Diocesi di Chioggia

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Diocesi di Chioggia
Dioecesis Clodiensis
Chiesa latina
Chioggia--Cattedrale-DSCF0137.JPG
Suffraganea del patriarcato di Venezia
Regione ecclesiastica Triveneto
  Chioggia diocesi.png
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Adriano Tessarollo
Vescovi emeriti Angelo Daniel
Sacerdoti 116 di cui 79 secolari e 37 regolari
1.068 battezzati per sacerdote
Religiosi 39 uomini, 165 donne
Diaconi 3 permanenti
Abitanti 125.000
Battezzati 124.000 (99,2% del totale)
Superficie 1.000 km² in Italia
Parrocchie 68
Erezione VII secolo
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta
Santi patroni Santi Felice e Fortunato
Indirizzo C.P. 213, Rione Duomo 1006, 30015 Chioggia [Venezia], Italia
Sito web www.diocesidichioggia.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2007 * *
Chiesa cattolica in Italia

La diocesi di Chioggia (in latino: Dioecesis Clodiensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea del patriarcato di Venezia appartenente alla regione ecclesiastica Triveneto. Nel 2006 contava 124.000 battezzati su 125.000 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Adriano Tessarollo.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende la parte meridionale della provincia di Venezia, compresa l'isola di Pellestrina, e la parte orientale della provincia di Rovigo.

Sede vescovile è la città di Chioggia, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta.

Il territorio diocesano si estende su 1.000 km² ed è suddiviso in 68 parrocchie, raggruppate in cinque vicariati: Chioggia-Pellestrina (12 parrocchie), Sottomarina (9 parrocchie), Cavarzere (15 parrocchie), Loreo (18 parrocchie) e Ca' Venier (14 parrocchie).

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parrocchie della Diocesi di Chioggia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

L'odierna diocesi trae la sua origine dall'antica città di Metamauco (oggi Malamocco), che per un certo periodo nel VII secolo fu sede momentanea dei vescovi di Padova. Quando i vescovi patavini ritornarono nella loro sede, Malamocco rimase per un periodo imprecisato sotto la giurisdizione dei vescovi di Padova fino al IX secolo, quando divenne una diocesi indipendente dalla Chiesa madre patavina, suffraganea del patriarcato di Grado.[1]

Il primo vescovo noto di Malamocco è stato Felice I, che nell'876 fu deposto da papa Giovanni VIII e morì l'anno successivo.

Nell'aprile 1110 il vescovo Enrico Grancarolo traslò la sede a Chioggia per la decadenza di Malamocco a causa di una serie di calamità naturali; il trasferimento della sede fu confermato dal doge Ordelaffo Falier.[2] I vescovi, comunque, continuarono a mantenere il titolo "di Malamocco" per qualche decennio e solo nel 1179, con il vescovo Marino, compare il titolo "di Chioggia".

Già nel 1221 il capitolo della cattedrale contava 19 canonici. A titolo speciale era legato al capitolo l'arciprete di Malamocco, con titolo di arcidiacono. Nel corso del Medioevo i canonici erano semplicemente cooptati dal capitolo, ma dal XV secolo il vescovo e anche la Sede apostolica interverranno più volte nella nomina dei canonici.

Il XIV secolo vide la ricostruzione degli edifici sacri di Chioggia, gravemente danneggiati dalle guerre tra Venezia e Genova.

La Controriforma[modifica | modifica wikitesto]

Nel XV secolo fu importante l'opera dei vescovi Centoferri e Venier, tesa a distogliere il clero dagli ambigui rapporti con il potere temporale. Il Venier celebrò due sinodi nel 1490 e nel 1510. Intanto, nel 1508, l'apparizione della Vergine sul lido di Sottomarina segnava una rinascita spirituale della diocesi. Con la soppressione del patriarcato di Grado (1451), Chioggia divenne suffraganea del patriarcato di Venezia.

Il XVI secolo fu caratterizzato dalla riforma, perseguita con particolare energia dal vescovo Nacchianti, che partecipò al Concilio di Trento. Fu lui ad aprire nel 1546 la serie delle visite pastorali e ad effettuarne nel seguito del suo episcopato altre tre. Anche i suoi successori compirono per tutto il secolo frequenti visite pastorali.

Nel XVII secolo i vescovi ebbero come obiettivo l'educazione religiosa dei laici e la disciplina del clero. Nel contempo curarono l'edilizia sacra.

La prima metà del XVIII secolo fu contrassegnata da un notevole incremento demografico, accompagnato da un analogo incremento del numero dei sacerdoti e delle parrocchie. Nell'ultimo scorcio del secolo l'incremento della popolazione non si arrestò, mentre il numero dei sacerdoti fece registrare una flessione.

Il XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

La costituzione della municipalità francese non turbò eccessivamente la vita della diocesi, anche grazie agli incarichi assegnati ad alcuni sacerdoti nell'amministrazione. La diocesi comunque supererà indenne il pericolo di soppressione che in epoca napoleonica si ripresenterà più volte. Il periodo più travagliato fu quello dal 1807 al 1815 in cui la diocesi dovette sottostare ai decreti dell'autorità civile; offrire preghiere pubbliche per l'imperatore; subire l'imposizione del matrimonio civile, la separazione tra l'anagrafe civile e quella parrocchiale; accettare un nuovo catechismo di stampo prettamente gallicano. La diocesi era coinvolta nelle iniziative del governo, in vista dell'«ordine e dell'incivilimento della società».

Con la restaurazione furono ricostituite le confraternite laicali soppresse dal precedente regime e si pose mano alla riorganizzazione del seminario e più in generale all'istruzione, mediante l'istituzione di nuove scuole.

Il 1848 vedeva il clero della diocesi nutrire sostanzialmente buoni rapporti con la dominazione austriaca, mentre i vescovi vigilavano sulla diffusione presso il clero delle teorie del cattolicesimo liberale. Dopo oltre due secoli, nel 1863 il vescovo De Foretti convocò un sinodo diocesano nel quale condannò il giansenismo. Preoccupato della carità verso i poveri, chiamò a Chioggia i gesuiti perché vi aprissero un istituto di educazione, ma nel 1866 lasciarono la diocesi, appena prima dell'ingresso delle truppe italiane. Durante il Risorgimento i gesuiti erano il bersaglio favorito degli spiriti anticlericali. Le leggi di espropriazione dei beni ecclesiastici colpirono Chioggia già nel 1867, quando vennero incamerate le proprietà dei padri filippini.

Il vescovo Agostini, succeduto a De Foretti dopo una sede vacante di più di quattro anni, non ricevette il regio exequatur e pertanto gli fu proibito di prendere possesso del palazzo vescovile. Inoltre, fu costantemente attaccato dalla stampa liberale. Il vescovo promosse l'Opera dei Congressi e anche una Società per la santificazione delle feste, che furono accolte pessimamente dalla stampa anticlericale.

Il vescovo Marangoni negli anni ottanta del XIX secolo constatava un certo degrado morale, che si esprimeva nell'abbandono del sacramento della Penitenza e in promiscue situazioni familiari. Invece la situazione politica non destò preoccupazioni, almeno fino alle elezioni del 1889 quando fu bandito dell'insegnamento catechistico nelle scuole e i crocefissi e gli altri simboli religiosi furono asportati dai luoghi pubblici. Inoltre, dal bilancio comunale fu cancellata la voce del sussidio al culto. Sul piano sociale, il vescovo chiamò a Chioggia i salesiani e favorì le loro iniziative nel campo dell'istruzione dei giovani.

Il XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Abbastanza complesso fu l'atteggiamento del vescovo e del clero rispetto al fascismo. Mentre il fascismo conquistava consensi in una parte dei fedeli e in pochi sacerdoti (fra cui spiccava il canonico Dughiero), la maggioranza del clero optava per una prudente neutralità, cercando di evitare gli scontri, ma anche la collaborazione con il regime. A dissuadere i cattolici da rapporti troppo cordiali con i fascisti erano soprattutto gli episodi di squadrismo che nell'area del Polesine furono pressoché sistematici. D'altro canto con le iniziative dell'Azione cattolica si cercava di porre un argine al totalitarismo fascista nell'educazione della gioventù.

Nel periodo a cavallo tra la seconda guerra mondiale furono notevoli gli slanci di Giacinto Ambrosi verso le società operaie e i gruppi di lavoratori e disoccupati, che in tutti i modi si prodigò di aiutare e favorire.

Gli anni cinquanta furono funestati dall'alluvione che si abbatté sulla diocesi, provocando ingenti distruzioni e successivamente un forte flusso migratorio verso il retroterra e il triangolo industriale. Chi rimaneva doveva fare i conti con le scarse opportunità di occupazione che offriva la città desolata. Il vescovo Piasentini animò le iniziative di ricostruzione e anche quelle di sostegno a lavoratori e disoccupati, gestendo tutto con grandi capacità dirigenziali. Nel contempo seppe scandire la vita spirituale della diocesi con la proposta di intensi periodi di riflessione, con la ripetuta dedica di un anno ad una particolare devozione.

Lungo il corso del XX secolo la diocesi, a fronte di un calo della popolazione, ha saputo infittire la sua presenza, passando dalle 30 parrocchie d'inizio secolo alle 68 parrocchie attuali. Nel 1964 il territorio della diocesi è stato diviso in cinque vicariati.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2006 su una popolazione di 125.000 persone contava 124.000 battezzati, corrispondenti al 99,2% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 155.816 155.820 100,0 134 111 23 1.162 28 267 47
1970 123.750 124.000 99,8 144 111 33 859 42 286 69
1980 122.380 122.520 99,9 127 95 32 963 38 321 72
1990 123.800 124.500 99,4 135 109 26 917 3 33 232 68
1999 120.600 121.000 99,7 137 97 40 880 4 58 76 68
2000 120.600 121.000 99,7 134 94 40 900 3 57 76 68
2001 120.600 121.000 99,7 125 85 40 964 3 43 156 68
2002 122.700 123.000 99,8 126 86 40 973 3 43 150 68
2003 123.000 124.000 99,2 116 82 34 1.060 3 37 128 68
2004 123.000 124.000 99,2 121 82 39 1.016 3 42 168 68
2006 124.000 125.000 99,2 116 79 37 1.068 3 39 165 68

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo la Cronaca di Giovanni Diacono, Malamocco, diversamente da altre diocesi lagunari, fu una sede creata ex novo; a questa tesi hanno aderito diversi storici tra cui Kehr e Cessi. Il Kehr ipotizza che la nuova diocesi venne eretta quando la sede del governo ducale venne spostata da Eraclea a Malamocco, ossia verso la metà dell'VIII secolo. Cfr. Daniela Rando, Le origini delle diocesi lagunari, in Storia di Venezia, Vol. 1, Treccani, 1992.
  2. ^ Il testo del diploma è riportato da Cappelletti, op. cit., pp. 337-340.
  3. ^ Cappelletti indica come data di nomina il 1045, mentre Vianelli e Gams il 1046.
  4. ^ Questo vescovo è menzionato in alcuni documenti del XIV secolo, ma non vi sono altre indicazioni storiche. Gli autori lo collocano tra Domenico III e Giovanni Falier.
  5. ^ Oppure 11 dicembre 1236.
  6. ^ Ricusò l'elezione, legittimamente confermata dal papa.
  7. ^ Deceduto prima della consacrazione episcopale. Seguono altri due vescovi eletti, Percivallo e Leonardo, che rinunciarono entrambi alla nomina episcopale.
  8. ^ Eubel aggiunge un vescovo, Giacomo de Rubeis, nominato il 4 settembre 1471.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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