Diocesi di Vittorio Veneto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Diocesi di Vittorio Veneto
Dioecesis Victoriensis Venetorum
Chiesa latina
CattedraleCeneda.JPG
Suffraganea del patriarcato di Venezia
Regione ecclesiastica Triveneto
  VittorioVeneto diocesi.png
Vescovo Corrado Pizziolo
Vicario generale Martino Zagonel
Vescovi emeriti Alfredo Magarotto
Sacerdoti 267 di cui 211 secolari e 56 regolari
1.256 battezzati per sacerdote
Religiosi 65 uomini, 563 donne
Diaconi 22 permanenti
Abitanti 364.870
Battezzati 335.500 (92,0% del totale)
Superficie 1.420 km² in Italia
Parrocchie 162 (12 vicariati)
Erezione VI secolo
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta
Santi patroni San Tiziano
Indirizzo Via Lorenzo Da Ponte 116, 31029 Vittorio Veneto [Treviso], Italia
Sito web www.diocesivittorioveneto.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2011 * *
Chiesa cattolica in Italia

La diocesi di Vittorio Veneto (in latino: Dioecesis Victoriensis Venetorum) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea del patriarcato di Venezia e appartenente alla regione ecclesiastica Triveneto. Nel 2010 contava 335.500 battezzati su 364.870 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Corrado Pizziolo.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

La diocesi comprende la parte meridionale della Valbelluna tra il Piave e Belluno, la provincia di Treviso ad est del Piave (anche se il confine, dopo le grave di Papadopoli, retrocede notevolmente rispetto al corso d'acqua), un lembo della provincia di Pordenone sino al Livenza e, infine, la parte della provincia di Venezia orientale compresa tra il Livenza e il canale Grassaga. Nel complesso si estende su 1420 km² delimitati ad est e ad ovest all'incirca dal corso dei fiumi Piave e Livenza.

Sede vescovile è la città di Vittorio Veneto, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. Altri centri maggiori della diocesi sono Conegliano e Oderzo.

Il territorio è suddiviso in 162 parrocchie raggruppate in 12 foranie.

Foranie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parrocchie della Diocesi di Vittorio Veneto.
La mappa delle foranie

Le parrocchie sono raggruppate nelle seguenti foranie:

Storia[modifica | modifica sorgente]

La diocesi si estende sulla maggior parte dell'antico territorio di Opitergium, l'attuale Oderzo. Importante municipium romano, con l'avvento del cristianesimo divenne sede vescovile. Dei cinque vescovi conosciuti di Oderzo tre sono venerati come santi: Tiziano, Magno e Floriano. Il primo è l'attuale patrono della diocesi e si festeggia il 16 gennaio.

Tra il V e il VII secolo, con le invasioni barbariche, Oderzo fu più volte saccheggiata e distrutta. L'ultima grave distruzione fu quella operata nel 636 dal re longobardo Rotari. Il vescovo Magno allora, con il clero ed i fedeli, fuggì trasferendo la sede vescovile ad Eraclea, centro della Laguna di Venezia sotto l'influenza bizantina. Oderzo fu definitivamente distrutta e rasa al suolo da Grimoaldo nel 669.

Con l'arrivo dei Longobardi l'abitato di Ceneda acquisì sempre più importanza e divenne il capoluogo del ducato longobardo omonimo. Il territorio dell'antica diocesi di Oderzo venne diviso tra Eraclea, Treviso e la nuova diocesi di Ceneda, istituita dai Longobardi verso la fine del VII secolo o all'inizio dell'VIII. Inizialmente la sede aderiva allo scisma tricapitolino.

Incerta è l'origine della cronotassi di Ceneda, sulla quale gli autori non sono unanimi. Il primo vescovo, Ursino, che avrebbe partecipato ad un sinodo romano del 680, è escluso dalla cronotassi da Arnosti, il quale argomenta che essendo tricapitolino il vescovo di Ceneda non poteva essere presente a Roma, dove è accertato che erano presenti solo vescovi cattolici.[1] I vescovi Valentiniano e Massimo sono menzionati in un praeceptum di Liutprando del 743, il quale tuttavia sembra essere palesemente spurio o almeno dubbio.[2] Il vescovo Dolcissimo è menzionato in un diploma di Carlo Magno del 794, testo che tuttavia ha subito nel tempo molte interpolazioni e manipolazioni.[3] Secondo Lanzoni, primo vescovo certo di Ceneda è Emmo (o Emmone), che partecipò al concilio di Mantova nell'827.

Nella seconda metà del X secolo, l'imperatore Ottone I investì il vescovo Sicardo del titolo di conte.[4] Da questo momento, i vescovi esercitarono sul territorio anche il potere temporale; nel XIV secolo la loro influenza si estese anche sulla contea di Tarzo. Questa situazione, sebbene molto ridimensionata, rimase anche dopo la conquista della Serenissima, ma nel 1768 Venezia aboliva la contea vescovile e insediava a Ceneda un podestà.

Nel XIII secolo alcune potenti famiglie locali tentarono, inutilmente, di trasferire la sede vescovile a Conegliano.

Da sempre suffraganea del patriarcato di Aquileia, nel 1753 divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Udine.

Il 1º maggio 1818 la bolla De salute dominici gregis di papa Pio VII coinvolse anche il territorio di Ceneda: la diocesi acquisì le sei parrocchie del cosiddetto Compardo, un'exclave del patriarcato di Venezia nei dintorni di Conegliano (Bibano, Pianzano, San Vendemiano, San Fior di Sopra, San Fior di Sotto, Zoppè)[5] e altre otto parrocchie dell'arcidiocesi di Udine (San Polo di Piave, Rugolo, Sarmede, Godega, Orsago, Pinidello, Caneva, Stevenà)[6]. Contestualmente Ceneda passò nella provincia ecclesiastica del patriarcato di Venezia.

Alla fine del XIX secolo, per motivi storico-culturali, fu bocciata l'idea di unire la diocesi con quella vicina di Treviso.

L'ultima importante variazione territoriale è del 16 aprile 1926, quando con il decreto Quo melius, le parrocchie del Sacilese, già exclave dell'arcidiocesi di Udine, furono aggregate alla diocesi di Ceneda.[7]

Il 13 maggio 1939, in seguito alla fusione di Serravalle e Ceneda che portò alla nascita del nuovo comune di Vittorio Veneto, la diocesi assunse l'attuale denominazione in forza del decreto Quum episcopalis civitas della Congregazione Concistoriale.

Tra il 1958 e il 1969 la cattedra vescovile è stata di Albino Luciani, che in seguito fu eletto papa con il nome di Giovanni Paolo I.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica sorgente]

Attuale vescovo[modifica | modifica sorgente]

Corrado Pizziolo, proveniente dal clero della diocesi di Treviso, ha preso possesso della diocesi nella stessa celebrazione che ha visto la sua consacrazione a vescovo, avvenuta il 26 gennaio 2008 a Vittorio Veneto.

Persone legate alla diocesi[modifica | modifica sorgente]

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

La diocesi al termine dell'anno 2010 su una popolazione di 364.870 persone contava 335.500 battezzati, corrispondenti al 92,0% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 286.440 286.480 100,0 454 352 102 630 198 870 163
1970 277.896 278.144 99,9 428 346 82 649 119 974 175
1980 297.787 300.387 99,1 431 332 99 690 129 972 180
1990 300.000 304.000 98,7 398 300 98 753 6 122 842 162
1999 298.000 301.000 99,0 363 283 80 820 11 98 763 162
2000 306.000 314.000 97,5 354 264 90 864 9 105 655 162
2001 304.400 314.000 96,9 354 264 90 859 10 107 589 162
2002 319.400 327.000 97,7 341 263 78 936 11 86 582 162
2003 319.400 327.600 97,5 334 256 78 956 11 87 700 162
2004 313.200 327.800 95,5 318 245 73 984 11 80 711 162
2010 335.500 364.870 92,0 267 211 56 1.256 22 65 563 162

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Arnosti conclude perciò che l'Ursino presente a Roma non poteva essere vescovo di Ceneda (op. cit., p. 73). Lo stesso discorso è applicabile, secondo il medesimo autore, anche a Vindemio, che la maggior parte degli studiosi (eccetto Cappelletti e Gams) ritengono sia stato vescovo di Cissa e non di Oderzo.
  2. ^ Arnosti, pp. 77 e 101.
  3. ^ Kehr, op. cit., p. 82.
  4. ^ Il diploma imperiale è riportato da Cappelletti, op. cit., pp. 239-240.
  5. ^ Bruno Bertoli, Silvio Tramontin (a cura di), La visita pastorale di Giovanni Ladislao Pyrker nella diocesi di Venezia (1821), Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1971, pp. IX, XIII.
  6. ^ Filiberto Agostini, Istituzioni ecclesiastiche e potere politico in area veneta (1754-1866), Milano, Marsilio, 2002, p. 25.
  7. ^ Testo del decreto in AAS 19 (1927), pp. 19-20.
  8. ^ Elezione cassata dalla Santa Sede.
  9. ^ Partecipò al Concilio di Trento.
  10. ^ Ha battezzato e dato il proprio nome a Emanuele Conegliano, paroliere di Wolfgang Amadeus Mozart.
  11. ^ Deceduto prima di prendere possesso dell'arcidiocesi ligure.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

diocesi Portale Diocesi: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di diocesi