Diocesi di Treviso

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Diocesi di Treviso
Dioecesis Tarvisina
Chiesa latina
Facciata del duomo di Treviso.jpg
Suffraganea del patriarcato di Venezia
Regione ecclesiastica Triveneto
  Treviso diocesi.png
Arcivescovo
(titolo personale)
Gianfranco Agostino Gardin, O.F.M.Conv.
Vicario generale Giuseppe Rizzo
Vescovi emeriti Paolo Magnani
Sacerdoti 605 di cui 433 secolari e 172 regolari
1.333 battezzati per sacerdote
Religiosi 229 uomini, 822 donne
Diaconi 22 permanenti
Abitanti 885.220
Battezzati 807.020 (91,2% del totale)
Superficie 2.194 km² in Italia
Parrocchie 265 (14 vicariati)
Erezione IV secolo
Rito romano
Cattedrale San Pietro
Santi patroni San Liberale, San Pio X
Indirizzo Piazza Duomo 2, 31100 Treviso, Italia
Sito web www.diocesitv.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2011 * *
Chiesa cattolica in Italia

La diocesi di Treviso (in latino: Dioecesis Tarvisina) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea del patriarcato di Venezia appartenente alla regione ecclesiastica Triveneto. Nel 2010 contava 807.020 battezzati su 885.220 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo (titolo personale) Gianfranco Agostino Gardin, O.F.M.Conv.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

La diocesi è delimitata a nord dalle Prealpi Bellunesi e a est dal corso del Piave (anche se si contano diverse parrocchie sulla riva sinistra); a ovest e a sud non segue dei confini naturali: essi si muovono da Paderno a Mussolente, scendendo poi verso Tombolo e piegando per Camposampiero e il Miranese. Il confine poi continua verso est escludendo i comuni di Venezia e Quarto d'Altino.

Sostanzialmente al centro di questo territorio sorge la città di Treviso, sede vescovile, in cui si trova la cattedrale di San Pietro.

La diocesi riguarda quindi solo una parte della provincia di Treviso (la porzione sud-occidentale) e comprende altresì ampie porzioni delle provincie di Padova e di Venezia, a cui si aggiunge il comune di Mussolente, in provincia di Vicenza.

Il territorio è suddiviso in 265 parrocchie, raggruppate in 14 vicariati.

Vicariati[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parrocchie della Diocesi di Treviso e Chiese di Treviso.
La mappa dei vicariati

Le parrocchie sono raggruppate nei seguenti vicariati:

Collaborazioni pastorali[modifica | modifica sorgente]

Il 26 febbraio 2012 il vescovo Gianfranco Agostino Gardin ha istituito ufficialmente le prime quattro Collaborazioni Pastorali di Castelfranco, Santa Bona, Istrana e Paese, che coinvolgono ben 19 parrocchie chiamate a condividere tra loro iniziative e risorse, tra cui, a lungo andare, lo stesso parroco, data la crisi vocazionale che ha colpito la stessa diocesi veneta[1][2]. Attualmente (dicembre 2012) le collaborazioni pastorali istituite hanno raggiunto il numero di nove.

Missioni estere[modifica | modifica sorgente]

Dalla diocesi di Treviso dipendono tre missioni estere:

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Nei primi anni dell'era cristiana, Treviso rappresentava un municipium compreso nella Regio X Venetia et Histria: l'estensione originale della diocesi, quindi, andò a coincidere con il territorio amministrativo della città, delimitato, probabilmente, a sud e ad ovest dal Sile, ad est dal Piave e a nord dalla via Postumia.

Una tradizione rimanda a san Prosdocimo di Padova, vissuto nel I secolo, la prima evangelizzazione, e quindi l'organizzazione ecclesiastica, del territorio veneto; tuttavia si ritiene che la presenza cristiana a Treviso non sia precedente al IV secolo, e di certo allora non era così consistente da giustificare la presenza di un vescovo.

Il primo vescovo storicamente attestato è un Felice, citato dall'amico Venanzio Fortunato e da Paolo Diacono. Quest'ultimo ricorda che, nel 569, raggiunse a Lovadina il re longobardo Alboino e lo convinse a risparmiare la città, ottenendo in più alcuni ampliamenti del proprio territorio, scorporati dalle diocesi di Altino e di Oderzo. Felice, con i successori Rustico e Felice II, è ricordato anche per aver preso parte allo scisma tricapitolino, opponendosi al papa.

In effetti, l'importanza della chiesa di Treviso crebbe con la decadenza delle due città, un tempo vivaci centri commerciali e vescovili. Per quanto riguarda Altino, in particolare, quando la diocesi locale fu trasferita a Torcello, a Treviso vennero traslate diverse reliquie, come i corpi dei santi Teonisto, Tabra e Tabrata e del patrono san Liberale; al contempo la circoscrizione ecclesiastica si ampliò notevolmente, raggiungendo anche i territori compresi tra il Sile e il Musone.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Nei secoli successivi si delineò l'organizzazione territoriale della chiesa tarvisina, divisa in quattro arcipretati (Quinto, Cornuda, Godego e Mestre) da cui dipendevano le varie pievi e cappelle. Nel 969 la diocesi si espanse ulteriormente quanto Ottone I soppresse la diocesi di Asolo incorporandone il territorio in quello di Treviso. Nel frattempo si andava affermando la presenza benedettina: nell'VIII secolo gli zeniani fondarono a Casier il monastero di San Teonisto, e a Lanzago giunsero i nonantolani, mentre prendeva corpo l'istituzione del capitolo della cattedrale; nel X secolo fu la volta di Santa Maria Assunta a Mogliano Veneto e di Santa Maria del Pero a Monastier.

A partire dal XIII secolo le istituzioni religiose in città e nella diocesi furono rafforzate dall'arrivo degli ordini mendicanti (nell'ordine, francescani, domenicani e agostiniani, per concludere con le suore di clausura), favorendo lo studio, la predicazione e la nascita dei Terzi Ordini. Nella Chiesa Trevigiana fiorirono figure di spicco, quali il beato Niccolò da Boccasio, divenuto papa Benedetto XI, San Parisio e il beato Enrico da Bolzano.

Nello stesso periodo, tuttavia, i vescovi furono coinvolti nelle guerre che insanguinarono la Marca: è il caso di Adalberto Ricco, imprigionato da Ezzelino III da Romano.

Nel 1334 la diocesi arrivava ad estendersi anche sulla zona di San Donà di Piave, già compresa nella diocesi di Eraclea.

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Dal XIV secolo sino al 1797 la diocesi fu compresa nei domini della Serenissima, dal cui patriziato provennero gran parte dei vescovi. Al contempo si verificò un periodo di rilassatezza della vita spirituale, dovuta al benessere e alla stabilità politica portata da Venezia. Fu per questo che, dalla fine del Trecento, si svilupparono le congregazioni religiose; in quest'ambito sono da citare i vescovi Giovanni Benedetti e Ludovico Barbo. Tra il Quattro e il Cinquecento, anche per la discontinua residenza di vescovi e parroci, si ebbe un ulteriore periodo di decadenza spirituale con l'insorgere di alcune eresie.

Un nuovo periodo di fioritura si ebbe quando il vescovo Giorgio Corner tornò dal Concilio di Trento. Furono ridecorate le chiese e l'Episcopio, fondato il seminario diocesano, vennero convocati molti sinodi e aumentarono le visite pastorali. Tutto questo andava però a stridere con l'ignoranza religiosa e la decadenza morale, oltre al fatto che gran parte della vita ecclesiastica era sottoposta al rigido controllo della Repubblica di Venezia.

Con la soppressione del patriarcato di Aquileia nel 1751 Treviso divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Udine.

Nei subbugli seguiti alla caduta della Serenissima (1797), fondamentale è l'opera del vescovo Bernardino Marin che, contrariamente ad altre autorità ecclesiastiche, si adoperò per la salvaguardia degli interessi del clero e della popolazione. Tuttavia i danni derivanti dalle soppressioni furono notevoli: il clero trevigiano risultò ridotto di quasi un terzo, vennero chiuse numerosissime istituzioni a carattere religioso, chiese e monasteri furono letteralmente depredati (esemplari sono gli esempi dei complessi di Santa Margherita e Santa Maria).

Nel 1818 Treviso entrò a far parte della provincia ecclesiastica del patriarcato di Venezia; nella stessa occasione si verificarono alcune piccole variazioni territoriali, con l'acquisizione delle enclavi di Mussolente e Casoni (diocesi di Belluno) e di Moniego (arcidiocesi di Udine). Seguirono quindi gli anni del vescovo Sebastiano Soldati, che dovette far fronte alle pressioni dell'allora governo Austriaco. Il malumore generale coinvolse anche i religiosi e si ritiene che circa un terzo del clero fu coinvolto nei moti del 1848.

Nel 1865, dopo secoli di rivendicazioni, assumeva il controllo dell'abbazia di Sant'Eustachio (da tempo ridotta a prepositura) e il titolo di abate passava al vescovo stesso.

Nel 1892 venne fondato il periodico della diocesi La Vita del Popolo.

L'ultima variazione territoriale è del 1927, anno in cui la diocesi perse la maggior parte del vicariato di Martellago (parrocchie di Chirignago, Mestre, Dese, Favaro, Trivignano, Zelarino, Campalto, Carpenedo escluse Martellago e Maerne), cedendole al patriarcato di Venezia. Questo atto fu compiuto su pressione del governo fascista di allora, che favoriva una maggiore corrispondenza tra circoscrizioni politiche ed ecclesiastiche (il territorio ceduto era stato da poco incorporato al comune di Venezia).

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica sorgente]

Persone legate alla diocesi[modifica | modifica sorgente]

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

La diocesi al termine dell'anno 2010 su una popolazione di 885.220 persone contava 807.020 battezzati, corrispondenti al 91,2% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 541.338 541.410 100,0 802 624 178 674 234 1.998 238
1969 570.573 570.830 100,0 847 585 262 673 379 2.210 250
1980 684.417 685.666 99,8 830 553 277 824 1 406 1.420 262
1990 720.405 727.256 99,1 765 518 247 941 5 393 1.289 265
1999 766.278 777.278 98,6 697 484 213 1.099 12 305 1.036 265
2000 769.500 783.556 98,2 693 483 210 1.110 16 302 1.026 265
2001 768.500 792.431 97,0 686 479 207 1.120 16 298 1.016 265
2002 770.050 800.161 96,2 667 462 205 1.154 17 295 990 265
2003 770.045 800.216 96,2 660 462 198 1.166 17 279 955 265
2004 772.150 807.877 95,6 658 463 195 1.173 17 273 941 265
2010 807.020 885.220 91,2 605 433 172 1.333 22 229 822 265

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Collaborazioni pastorali: al via le prime quattro, Vita del Popolo, 23 febbraio 2012. URL consultato il 6 marzo 2012.
  2. ^ Collaborazioni Pastorali, ltreviso.chiesacattolica.it. URL consultato il 6 marzo 2012.
  3. ^ Di questi primi tre vescovi, menzionati dalle cronotassi tradizionali, secondo Lanzoni non si hanno prove certe.
  4. ^ Nella bolla di nomina di Niccolò Beruti si fa menzione del predecessore, un certo Angelo, menzionato da Eubel (op. cit., vol. I).
  5. ^ Non confermato dalla Santa Sede.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]