Altino (Quarto d'Altino)
| Altino frazione |
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Resti del decumano che attraversava il quartiere nord-orientale della città. |
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| Dati amministrativi | |||||
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| Territorio | |||||
| Coordinate | 45°32′47″N 12°23′56″E / 45.54639°N 12.39889°ECoordinate: 45°32′47″N 12°23′56″E / 45.54639°N 12.39889°E | ||||
| Altitudine | 3 m s.l.m. | ||||
| Abitanti | 116[1] | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 30020 | ||||
| Prefisso | 0422 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Nome abitanti | altinati | ||||
| Patrono | sant'Eliodoro Vescovo | ||||
| Localizzazione | |||||
Altino (Altinum in latino, Altin /al'tin/ in Veneto) è una frazione di Quarto d'Altino (provincia di Venezia) che sorge sul luogo dell'omonima città romana un tempo situata sulla Laguna Veneta.
Indice |
[modifica] Storia
[modifica] Le origini
Come testimoniano i reperti, il territorio di Altino era frequentato sin dall'VIII-V millennio a.C., tuttavia bisognerà aspettare l'età del Bronzo (XV-XIII secolo a.C.) per arrivare a una presenza umana stabile.
Una vero e proprio centro abitato fu fondato dai Paleoveneti all'inizio del I millennio a.C. Dalla fine del VI secolo a.C. Altino rappresentava ormai un porto di notevole importanza, tappa obbligata per i traffici mercantili che collegavano gli empori di Spina e Adria alle aree settentrionali.
Di questo periodo non si conosce ancora molto. Probabilmente, Altino non aveva una fisionomia urbana unitaria e comprendeva più nuclei costituiti da capanne poggianti su dossi; come era consueto nelle città paleovenete, le necropoli si sviluppavano attorno all'abitato, quasi a circondarlo[2].
[modifica] L'annessione romana: l'età repubblicana
Nel II secolo a.C., Altino seguì le sorti di tutta la Venetia e fu pacificamente assoggettata a Roma. Il processo di romanizzazione iniziò nel 131 a.C. con la costruzione della via Annia: da questo momento il centro cominciò ad acquisire l'ideologia urbana dei conquistatori e, a partire dall'89 a.C. subì un primo processo di urbanizzazione, conclusosi nel 49 a.C. quando ad Altino fu concesso il diritto romano e fu creata municipio.
La costruzione di altre strade, come la Claudia Augusta e le vie che la collegavano direttamente a Treviso e a Oderzo, contribuì a trasformarla in un importante centro commerciale, nodo cruciale per le rotte tra il Mediterraneo e il Settentrione. Questa evoluzione poté dirsi conclusa sul finire del I secolo d.C.[2]
[modifica] L'età imperiale
Questo fu certamente il periodo aureo di Altino. Specialmente grazie al potenziamento delle arterie stradali, la città divenne un centro commerciale importantissimo. Le vestigia conservate al Museo Archeologico ne sono una testimonianza: è il periodo in cui furono edificati ville, templi, edifici pubblici, monumenti.
Nelle vicinanze di Altino, nel 169 morì l'imperatore romano Lucio Vero.
[modifica] Altino cristiana
Pur mancando dei reperti che possano testimoniare la primitiva diffusione del cristianesimo, è probabile che questa religione abbia raggiunto Altino nel II secolo.
Dopo l'editto di Costantino (313), Altino divenne uno dei maggiori centri cristiani: divenne sede vescovile e il primo vescovo fu Sant'Eliodoro, che resse la diocesi sino al 407. La città si arricchì di chiese e monasteri.
[modifica] La decadenza
Come tutto l'Impero, anche Altino subì le distruzioni dei barbari. La prima devastazione è del 452 e fu opera degli Unni di Attila.
Più tardi, nel 568, la città fu assoggettata ai Longobardi. La cosa peggiorò ulteriormente la situazione e favorì l'esodo della popolazione verso le isole della Laguna Veneta. Centri come Burano, Murano, Torcello, Mazzorbo e la stessa Venezia furono fondati proprio dai profughi di Altino, Oderzo e Aquileia. Tradizionalmente, si ritiene che i toponimi di alcuni centri dell'estuario derivino dal nome di porte e rioni della città (porta Boreana; porta o rione di Ammurianum; torre detta Torricelium). Parte degli edifici fu smantellata e le pietre di cui essi erano costituiti furono trasportate a Venezia per essere ivi reimpiegate.
Anche le principali istituzioni si trasferirono altrove. La diocesi, ad esempio, fu spostata nel 647 a Torcello e in seguito anche i frati del monastero di Santo Stefano si trasferirono presso i benedettini dell'isola di San Servolo.
Ulteriormente devastata dalla calata degli Ungari dell'899, nel medioevo Altino si presentava come un modestissimo borgo rurale circondato dalle paludi. Sono pochissimi i documenti relativi alla zona, riferiti perlopiù alle varie istituzioni ecclesiastiche (monastero dei Santi Felice e Fortunato, monastero di San Giorgio Maggiore, vescovo di Torcello) o alle famiglie (Carbonara, Collalto, Marcello, Querini) che avevano possedimenti nella zona. Uno scritto del 1095 attesta l'esistenza di un Altino Maiore e di un Altino Pitulo, segno che forse il centro si era sdoppiato in due nuclei; dallo stesso si ricava che le chiese di Santa Maria (l'antica cattedrale) San Martino e Sant'Apollinare sussistevano ancora[3].
Bisognerà aspettare il XV secolo per apprezzare un popolamento stabile presso l'attuale Quarto d'Altino, mentre la bonifica e la colonizzazione degli immediati dintorni di Altino avverranno solo a partire dall'Ottocento.
[modifica] Oggi
Al giorno d'oggi, del centro antico restano solo scavi in aperta campagna. L'odierna Altino è stata fondata in seguito alle recenti bonifiche della zona, avvenute a partire dalla metà dell'Ottocento attorno alle proprietà dei conti Bacchini, eredi dei Reali.
Non si tratta di un centro ben compatto e gli abitanti (poco più di un centinaio) vivono in case sparse. Pure la parrocchiale, dedicata a Sant'Eliodoro vescovo, è isolata e fa parte del complesso di edifici che comprende anche il Museo archeologico nazionale di Altino costruito nel 1960 su progetto dell'architetto Ferdinando Forlati.
Sono tuttora in corso nuovi scavi basati anche sulla tecnica della fotografia aerea, durante i quali è emerso che la città era posta su un'altura a 2-3 metri dal livello del mare e che era attraversata da un canale navigabile[4]. Nel 2008 un équipe di geomorfologi dell'Università di Padova ha condotto una ricerca basata su rilevazioni fotografiche aeree e satellitari, permettendo di ricostruire l'intera pianta cittadina e rivelando la presenza di quartieri e edifici di cui si ignorava l'esistenza, tra i quali spicca un anfiteatro con un diametro totale di circa 150×110 m (corrispondenti a 500×370 piedi romani), dimensioni che lo avvicinano all'Arena di Verona[5].
[modifica] L'Agro Altinate
Il territorio dipendente dal municipio di Altino (il cosiddetto agro Altinate) si estendeva sulla regione compresa fra i fiumi Muson[6] (che la divideva da Padova) e Sile (che la divideva da Asolo e Treviso). La città, in pratica, si trovava in posizione marginale, collocandosi all'estremità sudoccidentale del territorio[7].
Molto discussa l'organizzazione della centuriazione, realizzata probabilmente nel 49 a.C. Secondo Bradford, le centurie misuravano 15×40 actus, mentre Fraccaro e Lacchini propendono per 30×40 actus. Le strade erano orientate grossomodo in direzione ovest-est (decumani) e sud-nord (cardini)[7]. Questo sistema si è mantenuto sino ai giorni attuali, sicché l'odierna orientazione di alcuni assi viari e fossati coincide con quella antica. Si è ipotizzato che il decumano massimo partisse dal capoluogo per terminare presso l'attuale Camposampiero[8]. Il cardo massimo, invece, passava per le attuali Canizzano, Zero Branco e Peseggia e l'umbelicus agri si trovava poco più a sud (o a nord) di quest'ultima. I cardini paiono meglio conservati rispetto ai decumani, probabilmente perché i secondi furono maggiormente soggetti alle mutazioni idrologiche del territorio, essendo trasversali alla maggior parte dei corsi d'acqua[7]. Anche la zona più occidentale del graticolato sembra meglio visibile, in quanto, con la caduta della città, i traffici si spostarono in quest'area, in prossimità della via Aurelia.
[modifica] Personalità legate ad Altino
[modifica] Note
- ^ In assenza di dati ufficiali precisi, si è fatto riferimento alla popolazione della parrocchia locale, reperibile nel sito della CEI.
- ^ a b Museo nazionale archeologico di Altino - La Città.
- ^ Luigi Lanfranchi, Gian Giacomo Zille, Il territorio del Ducato Veneziano dall'VIII al XII secolo in Storia di Venezia, Venezia, International Centre of Arts and Costume, 1958, Vol. 2, pp. 21-22.
- ^ A cura di Andreas M.Steiner, Archeo. Attualità del passato, Mensile agosto 2009.
- ^ Informazioni dal sito dell'Università di Padova.
- ^ Il corso del fiume è stato modificato nel XVII secolo dalla Serenissima: il vecchio alveo corrisponde agli attuali Muson Vecchio e Rio Cimetto.
- ^ a b c Marina De Franceschini, Le ville romane della X Regio, Roma, "L'Erma" di Bretschneider, 1998, p. 289.
- ^ Per quanto riguarda il decumano massimo, sono stati identificati due possibili percorsi:
- uno corrispondente alle attuali vie Ronzinella (comune di Mogliano Veneto), Fosse, Noalese Nord, Bigolo (comune di Noale), Decime e Ca'Zorzi (comune di Massanzago);
- l'altro, poco più a nord, corrispondente alle attuali vie Cortellazzo, Vanzo (comune di Mogliano Veneto), Moglianese-Cappella, Moglianese, Ronchi (comune di Scorzè), Santa Margherita (comune di Noale), Fossalta (comune di Trebaseleghe).
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