Merano

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Merano
comune
Merano/Meran
Merano – Stemma
Merano – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Provincia Stemma Südtirol.svg Bolzano
Amministrazione
Sindaco Günther Januth (SVP - La Civica per Merano (centro) - Alleanza per Merano (centro destra) - Italia dei Valori - Lega Nord) dal 31/05/2010
Territorio
Coordinate 46°40′00″N 11°10′00″E / 46.666667°N 11.166667°E46.666667; 11.166667 (Merano)Coordinate: 46°40′00″N 11°10′00″E / 46.666667°N 11.166667°E46.666667; 11.166667 (Merano)
Altitudine 325 m s.l.m.
Superficie 26,34 km²
Abitanti 39 032[2] (30-06-2012)
Densità 1 481,85 ab./km²
Frazioni Maia Alta (Obermais), Maia Bassa (Untermais), Quarazze (Gratsch), Sinigo (Sinich)
Comuni confinanti Avelengo, Cermes, Lagundo, Lana, Marlengo, Postal, Scena, Tirolo, Verano
Altre informazioni
Cod. postale 39012
Prefisso 0473
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 021051
Cod. catastale F132
Targa BZ
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 863 GG[3]
Nome abitanti meranesi/Meraner[1]
Patrono san Nicolò
Giorno festivo 6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Merano
Il territorio comunale
Il territorio comunale
Sito istituzionale

Merano /meˈrano/ (Meran [meˈraːn] in tedesco, Maran [maˈraŋ] in ladino) è un comune italiano di 39.032 abitanti, capoluogo della comunità comprensoriale del Burgraviato, nella provincia autonoma di Bolzano, in Trentino-Alto Adige. Dopo il capoluogo Bolzano risulta il centro più popolato della provincia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Vista dalle montagne sulla città
Vista verso la Val Venosta

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Capoluogo della Comunità comprensoriale del Burgraviato, è circondata dalle montagne (1500–3335 m) e si trova nel fondovalle all'inizio di quattro importanti valli: la Val Venosta, la Val Passiria, la Val d'Adige e la Val d'Ultimo.

Attraversata dal torrente Passirio che confluisce nell'Adige, si trova alle pendici del Gruppo Tessa (fino a 3.480 m s.l.m., confine con l'Austria) e dell'Altopiano del Salto (fino a 2.800). A sud Merano dista 30 km dal capoluogo di provincia, Bolzano, al quale è collegata da una superstrada a 4 corsie, conosciuta come "MEBO", e da una linea ferroviaria. A ovest comincia la Val Venosta, con la ferrovia della Val Venosta, a sud-ovest la Val d'Ultimo e a nord-est la Val Passiria.

Alla periferia di Merano sorgono il paese e il castello di Tirolo (Dorf Tirol, Schloss Tirol) da cui prende nome la regione storica del Tirolo.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Considerato luogo di cura sin dal XIX secolo, Merano era orientata verso un turismo per la terza età grazie al clima mite e alla quiete che la caratterizzano. Negli ultimi due decenni questa tendenza è cambiata soprattutto grazie a un'offerta più variegata e all'arrivo del turismo nazionale che ha raggiunto e superato quello dei paesi tedescofoni facendo notevolmente scendere l'età media dei suoi visitatori.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Merano Quarazze.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa parrocchiale, facciata ovest
Merano interno della chiesa parrocchiale
Vista verso sud
Carta dei dintorni di Merano nel 1888
I Mercatini di Natale a Merano, sul Lungo Passirio

In epoca romana la zona dell'attuale Merano è detta Maia e si trova sul confine tra la provincia della Rezia e la Regio X Venetia et Histria, ai margini settentrionali del municipium di Trento. In epoca tardo-antica vi si sviluppa il castrum Maiense, un insediamento fortificato localizzato a partire dalla rocca dell'attuale castel San Zeno (Zenoberg). Nella cappella del castrum furono sepolti san Valentino di Rezia (alla fine del V secolo) e san Corbiniano di Frisinga (attorno al 730).

Merano si sviluppa notevolmente sotto la famiglia d'arme divenuta allora proprietaria del castello di Tirolo, poco fuori città ed autonominatasi conti del Tirolo nel corso del Duecento, in particolare con Alberto III di Tirolo e con Mainardo II di Tirolo-Gorizia, quando l'antico nucleo urbanistico assume la sua caratteristica fisionomia. Di quel periodo rimane l'imponente torre Ortenstein (detta volgarmente "Pulverturm" o "polveriera" perché adibita dal XVI secolo a deposito di esplosivi), sede un tempo del burgravio principesco.[4]

Merano diviene città nel corso del XIII secolo. Nel secolo successivo, grazie anche ai privilegi concessi da Leopoldo III, divenuto per eredità anche Conte del Tirolo, si sviluppa molto il settore commerciale. Con il trasferimento della sede dei nuovi conti Asburgo ad Innsbruck nel 1420 la città perde la sua primaria importanza come centro economico, pur rimanendo formalmente capitale della contea del Tirolo fino al 1848. Solo con le guerre di liberazione del Tirolo del 1809, guidate da Andreas Hofer della Passiria, Merano ritorna al centro dell'attenzione: sul monte Benedetto (Segenbühel), sopra Merano, i tirolesi combattono vittoriosamente una battaglia contro i Francesi e i Bavaresi nell'ambito della guerriglia da loro condotta contro le truppe franco-bavaresi, che alla fine di una lunga battaglia combattuta al Bergisel di Innsbruck, Andreas Hofer, non ottenuto il promesso appoggio dell'imperatore asburgico, perde per nettissima inferiorità di forze la battaglia finale e verrà pochi giorni dopo giustiziato a Mantova, mentre la figlia dell'imperatore d'Austria va in sposa a Napoleone quale pegno di pace.

Nella seconda metà dell'Ottocento Merano diviene un importante luogo di cura e villeggiatura dell'Impero austro-ungarico, grazie anche al collegamento ferroviario inaugurato nel 1881 e completato con la stazione ferroviaria su disegno di von Chabert del 1905.[5] Conseguentemente la città si espande al di fuori del perimetro delle mura su modelli urbanistici di derivazione viennese e salisburghese e con l'apporto dell'urbanista germanico Theodor Fischer.[6][7] Dopo la Prima guerra mondiale Merano, come tutta la parte meridionale del Tirolo, viene annessa all'Italia. Tra le due guerre vi viene realizzato l'ippodromo di Maia.

Merano ha un'antica tradizione turistica. Molti sono infatti gli ospiti della politica e della cultura che hanno passato le loro vacanze nella città, per esempio l'imperatrice Sissi e gli scrittori Franz Kafka e Gottfried Benn.[8] Questo soprattutto perché scienziati e medici hanno sempre consigliato la città per il suo clima mite e quasi mediterraneo e per la qualità dell'aria. Nel 1912 nasce il Kursaal (o Kurhaus), opera dell'architetto Friedrich Ohmann che era legato alla Sezession viennese.[9]

Lo stabilimento della Montecatini prima del bombardamento degli Alleati nel 1945

Durante l'occupazione tedesca del nord Italia, un impianto elettrochimico alimentato dalle centrali idroelettriche alpine fu convertito per la produzione di acqua pesante, poiché nel febbraio 1943 l'impianto della Norsk Hydro di Vemork in Norvegia era stato sabotato da un'unità di commando (Operazione Gunnerside) e il 16 novembre, 155 Flying Fortress lo eliminarono definitivamente.
Secondo un documento del 22 novembre 1943 classificato come "segreto" proveniente dalla Leuna, una fabbrica che produceva benzina sintetica, si legge che l'allora responsabile dei reparti dell'elettrolisi, l'ing. C. Orsoni (o più probabilmente ing. Bartolomeo Orsoni, classe 1905 di Milano), veniva convocato in Germania d'urgenza per poter discutere della produzione di acqua pesante. Il dott. Fritz der Meer gli disse che il suo compito era di "esaminare se l’elettrolisi di azoto [...] fosse tecnicamente idonea per ricavarne circa 0,8 -1 jato di acqua pesante in soluzione dell'1%". Lo stesso rapporto racconta di un incontro con alcuni scienziati tedeschi presso l'impianto di produzione dove fu presente lo stesso ing. Orsoni. Insospettito, inviò al comando generale del Corpo dei Volontari della Libertà (CVL) una missiva per allertare gli Alleati, che subito compresero a cosa potesse riferirsi tale produzione d’acqua pesante. Egli fece di tutto per rallentare la fabbricazione dell'acqua pesante. Fu così che il 4 aprile 1945 la Montecatini di Sinigo fu bombardata dai B-25 Mitchell della 12ª flotta alleata; 18.328 tonnellate di bombe furono sganciate sulla fabbrica. Non è ancora chiaro quale influenza ebbero questi fatti nel programma nucleare tedesco.[10][11]

Anche dopo il 1945 Merano è una delle mete più frequentate dai turisti in Alto Adige.

A Merano si trova il Museo Provinciale del Turismo "Touriseum", ospitato nel Castel Trauttmansdorff, al quale è annesso il giardino botanico, uno dei più belli in Italia. A dicembre 2005 sono state riaperte le Terme di Merano con annesso un hotel a quattro stelle.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo è attestato come Mairania nell'857 e deriverebbe da "terra mairana", ovvero terra appartenente a una fattoria padronale bavarese altomedievale (maioria - Meierhof). Il nome è poi attestato nel 1242 come Meran e nel 1317 come stat ze Meran ("città di Merano"). Dal XV secolo prevale la forma auf der Meran.[12] Altre interpretazioni fanno derivare il nome di Merano da "Mario" (Marianum, proprietà di Mario), - interpretazione poco accreditata perché i più antichi reperti archeologici risalgono al medioevo -, o da "mara" (zona di detriti, morena).[13]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma mostra l’aquila tirolese, seduta su un muro con quattro pezzi di merlatura ghibellina e tre arcate che simboleggiano la città. L’insegna è conosciuta dal XIV secolo; il sigillo più vecchio risale al 1353 e quello a colori al 1390. In una immagine del 1759 l’aquila viene raffigurata con una corona ed una ghirlanda verde d’onore, il cosiddetto Ehrenkränzel. Nel 1928 fu concesso uno stemma simile, ma con cinque parti di merlatura e le arcate con i cancelli aperti sopra un prato di trifoglio. Dopo il secondo conflitto mondiale fu ripristinato lo stemma precedente.[14]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Edifici storici[modifica | modifica wikitesto]

Kurhaus[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Kurhaus di Merano.
Il Kurhaus

Progettato nel 1873 dall'architetto Josef Czerny, il Kurhaus venne inaugurato il 14 novembre 1874 e ristrutturato successivamente tra il 1913 e il 1914 dall'architetto Friedrich Ohmann. È di Ohmann il progetto della grande sala "Kursaal" della rotonda. Una più recente inaugurazione è stata realizzata negli ultimi anni e ora l'edificio presenta 13 sale e permette di ospitare fino a 1000 persone.[15]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

A Merano esistono le caserme:

  • "Polonio" in via Cadorna, oggetto di una ristrutturazione totale a cura della Provincia Autonoma di Bolzano nel quadro di un protocollo di intesa con il Ministero della Difesa, che prevede anche la cessione delle altre due caserme che insistono sul suolo di Merano, la caserma "Battisti" e la caserma "Rossi" tra il 2017 e il 2021;
  • "Villa Acqui" in via O. Huber.

Merano è stata sede della Brigata alpina "Orobica" fino al 1991. A Merano è di stanza il 24º Reggimento di manovra "Alpino", unità logistica operativa dell'Esercito Italiano il cui Comando è dislocato alla caserma "Battisti".

Società[modifica | modifica wikitesto]

Ripartizione linguistica[modifica | modifica wikitesto]

La popolazione meranese è oggi, grosso modo, per metà di madrelingua tedesca e per metà di madrelingua italiana:

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Astat Censimento della popolazione 2011 - Determinazione della consistenza dei tre gruppi linguistici della Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige - giugno 2012
50,27% madrelingua tedesca
49,26% madrelingua italiana
0,47% madrelingua ladina

Prima dell'approvazione del Pacchetto per l'Alto Adige Merano era una città a maggioranza italiana (58,6% al censimento del 1961).

Da notare il fatto che sui cartelli le indicazioni stradali e le informazioni sono scritte in italiano come in tedesco. Negli uffici pubblici, così come nei negozi, nei bar, in qualsiasi locale, si parla sia italiano sia tedesco. Nelle scuole i programmi didattici prevedono lo studio delle lingue italiana e tedesca, spesso sin dall'asilo, a Merano come in tutta la provincia di Bolzano.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

A Merano vive una piccola comunità ebraica con una propria sinagoga, inaugurata nel 1901.[16] Vi sono anche una chiesa dedicata al culto russo-ortodosso, completata nel 1897 all'interno della Casa Borodine su progetto dell'architetto Tobias Brenner e dedicata a San Nicola taumaturgo[17] e, dalla seconda metà dell'Ottocento, una comunità e una chiesa evangelica luterana, eretta nel 1885 su progetto dell'architetto Johann Vollmer di Berlino e preceduta da una casa preghiera (Bethaus) del 1862, fondata da Thilo von Tschirsky nel quartiere di Steinach.[18] Un tempo c'erano una chiesetta anglicana e una piccola comunità anglo-americana.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[19]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Gli stranieri residenti nel comune sono 5.665, ovvero il 14,8% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[20]:

  1. Albania, 880
  2. Germania, 601
  3. Kosovo, 466
  4. Macedonia, 422
  5. Marocco, 387
  6. Pakistan, 324
  7. Slovacchia, 251
  8. Romania, 225
  9. Austria, 191
  10. Ucraina, 176

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Il fiume Passirio
Arrivo dell'imperatore Francesco Giuseppe I e l'arciduca Francesco Ferdinando a Merano, 1900
(F. Behrens)

La città di Merano è dal 1993 sede del Meraner Lyrikpreis (premio di poesia lirica di Merano), uno dei più prestigiosi premi letterari in lingua tedesca. Fra i vincitori della competizione biennale, scelti da una giuria internazionale, si annoverano Kurt Drawert, Kathrin Schmidt, Jürgen Nendza, Oswald Egger, Michael Donhauser, Ulrike Almut Sandig e Uwe Kolbe.[21]

Persone legate a Merano[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La via dei Portici

Con 16.913 occupati in 3.946 posti di lavoro Merano viene a essere la seconda città della provincia, dopo Bolzano, come offerta lavorativa. Tre aziende della città hanno più di 250 lavoratori ciascuna.

Tra le diverse aziende, si cita la Mussner, ditta storica di piumini d'oca. A Merano, c'è anche la Villa Eden Leading Health Centre, il primo centro bellezza d'Italia.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il trasporto pubblico a Merano è gestito dalla SASA, che gestisce il trasporto pubblico urbano anche a Bolzano. Gli autobus partono da Piazza Stazione o da Via Andreas Hofer, di fronte alla stazione ferroviaria di Merano.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1823 1861 Josef Valentin Haller - Sindaco
1952 1953 Italo Zanandrea - Sindaco
nel 1954 Michele Vinci - Sindaco
nel 1956 Luigi Bertagnolli - Sindaco
nel 1989 Armin Ganner - Sindaco
nel 1978 Franz Alber - Sindaco
nel 1993 Claudia Chisté - Sindaca
2000 2005 Franz Alber SVP Sindaco
2005 - 2010 in carica Günther Januth SVP Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Merano è gemellata con:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Invito all'Ippodromo

Personalità sportive legate a Merano[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Meran Passerfluß Panoramic.jpg
Ingrandisci
Vista sul fiume Passirio

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AA. VV., Nomi d'Italia. Origine e significato dei nomi geografici e di tutti i comuni, Novara, Istituto geografico De Agostini, 2006, p. 380.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al giugno 2012.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Norbert Wackernell, Der Pulverturm über Meran: Bergfried der Burg Ortenstein - Wehrgräben, Türme und Mauern am Küchelberg, in «Der Schlern», 71, 1997, pp. 241-250.
  5. ^ Magdalena Schmidt, Plätze Merans / Piazze di Merano, Comune di Merano, 2011, pp. 16ss.
  6. ^ Winfried Nerdinger, Theodor Fischer - Architekt und Städtebauer 1862-1938, Berlino, 1988.
  7. ^ Anna Pixner-Pertoll, Ins Licht gebaut: Die Meraner Villen, ihre Gärten und die Entwicklung der Stadt (1860–1920), Bolzano, Edition Raetia 2009.
  8. ^ Vedi Ferruccio Delle Cave et al., Meran - ein literarischer Spaziergang durch die Passerstadt, Bolzano, Athesia, 1998. ISBN 88-7014-954-4
  9. ^ Reinhard Pühringer, Ohmann, Friedrich in "Neue Deutsche Biographie", vol. 19, Berlino, Duncker & Humblot, 1999, p. 492s.
  10. ^ Obiettivo acqua pesante, «Alto Adige», 22 gennaio 2006, p. 30.
  11. ^ 4 aprile 1945, Sinigo sotto le bombe su Sinigo.com
  12. ^ Egon Kühebacher, Die Ortsnamen Südtirols und ihre Geschichte, vol. 1, Bolzano, Athesia, 1995, p. 243s. ISBN 88-7014-634-0
  13. ^ AA.VV., Nomi d'Italia. Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2004.
  14. ^ (EN) Heraldry of the World: Meran-Merano
  15. ^ Kurhaus di Merano
  16. ^ Sabine Gamper, Meran - eine Kurstadt von und für Juden? Ein Beitrag zur Tourismusgeschichte Merans 1830-1930, Innsbruck, Università di Innsbruck, 2001.
  17. ^ Bianca Marabini-Zoeggeler e Michail Talalay (a cura di), Die russische Kolonie in Meran - hundert Jahre russisches Haus "Borodine", Bolzano, Raetia, 1997.
  18. ^ Hans H. Reimer, Lutherisch in Südtirol: Geschichte der Evangelischen Gemeinde Meran. Eine Spurensuche zum Protestantismus in Südtirol und im Trentino, Bolzano, Edition Raetia 2009.
  19. ^ fonte: ASTAT
  20. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2010 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 14 novembre 2012.
  21. ^ Cfr. la documentazione Lyrik im Gespräch. Der Lyrikpreis Meran, a cura di Ferruccio Delle Cave e Martin Hanni, Folio Verlag, Vienna-Bolzano, 2010, ISBN 978-3-85256-530-9.
  22. ^ Franciszka Arnsztajnowa, “Wspomnienie Meranu”; in Franciszka Arnsztajnowa, Poezye: serya druga, seconda edizione, Cracovia, Gebethner i Wolff, 1911, p. 90.
  23. ^ Su di lui Tony Grubhofer, Christomannos-Gedenkbuch, Merano, Ellmenreich, 1912.
  24. ^ Gerhard Peter Thielemann, Adalbert Erlebach - das Leben und die Kunst des Meraner Architekten, Bolzano, Athesia 2010. ISBN 978-88-8266-683-5
  25. ^ Biografia sul sito del Brenner-Archiv
  26. ^ Otto Helmut Urban, „Er war der Mann zwischen den Fronten“. Oswald Menghin und das Urgeschichtliche Institut der Universität Wien während der Nazizeit, in «Archaeologia Austriaca», 80, 1996, pp. 1ss.
  27. ^ Saggio biografico sul "Falter"
  28. ^ Sito del Museo con riferimento a E. Ortner
  29. ^ Leo Hillebrand, Im Zeichen der Urania: Bruno Pokorny - ein Südtiroler Bildungspionier, Lana, Tappeiner, 2001.
  30. ^ Irma Kustatscher-Pernter, Der Meraner Maler Matthias Pussjäger, Innsbruck, Österreichische Kommissionsbuchhandlung, 1978.
  31. ^ Josef Innerhofer, Südtiroler Blutzeugen zur Zeit des Nationalsozialismus, Bolzano, Athesia, 1985.
  32. ^ Laurence Cole, „Ein Held für wen“?, in Steinernes Bewusstsein, a cura di Stefan Riesenfellner, Böhlau, Vienna, 1998, pp. 59-60. ISBN 3-205-98797-7
  33. ^ Helga Rogenhofer-Suitner, Ignaz Vinzenz Zingerle 1825-1892 - Ein Lebensbild, Gedenkschrift zum 100. Todesjahr, Merano, Museo Castel Brunnenburg, 1992 (= Schriften des Landwirtschaftlichen Museums Brunnenburg, N.S. 7).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Cölestin Stamper: Geschichte von Meran, der alten Hauptstadt des Landes Tirol, von der ältesten Zeit bis zur Gegenwart, Innsbruck 1889, Sändig Reprint 2009. ISBN 978-3-253-03039-0
  • (DE) Bernhard Mazegger: Chronik von Mais, seiner Edelsitze, Schlösser und Kirchen, Merano, Pleticha 1895, ristampa a cura dell'Arbeitskreis Chronik von Mais, 1985.
  • (DE) Bruno Pokorny (a cura di): Meran, hundert Jahre Kurort 1836–1936. Festschrift der alten Hauptstadt des Landes zum hundertjährigen Bestande als Kurort, Innsbruck, Universitätsverlag Wagner 1936.
  • (DE) Otto Stolz: Meran und das Burggrafenamt im Rahmen der Tiroler Landesgeschichte (Schlern-Schriften 142), Innsbruck, Universitätsverlag Wagner 1956.
  • (DE) Elias Prieth: Beiträge zur Geschichte der Stadt Meran im 16. Jahrhundert, Merano, Poetzelberger 1957.
  • (DE) Franz-Heinz Hye: Meran/Merano. Österreichischer Städteatlas, Lieferung 3, Vienna, Österreichische Akademie der Wissenschaften 1988.
  • (DE) Renate Abram: Das Meraner Stadttheater, Lana 1989.
  • (DE) Karl Christoph Moeser, Franz Huter (a cura di): Das älteste Tiroler Verfachbuch (Landgericht Meran 1468–1471) (Acta Tirolensia 5), Innsbruck, Universitätsverlag Wagner 1990. ISBN 3-7030-0219-0
  • (DEITRU) Bianca Marabini-Zoeggeler e Michail Talalay (a cura di): Die russische Kolonie in Meran - hundert Jahre russisches Haus "Borodine" / Russkaja kolonija v Merano / La colonia russa a Merano, Bolzano, Raetia, 1997. ISBN 88-7283-109-1
  • Katia Occhi: I borgomastri di Merano tra '400 e '500, in Geschichte und Region/Storia e regione 7, 1998, pp. 135–160.
  • (DE) Ferruccio Delle Cave, Bertrand Huber, Elke Waldboth: Meran - ein literarischer Spaziergang durch die Passerstadt, Bolzano, Athesia, 1998. ISBN 88-7014-954-4
  • (DE) Renate Abram: Das Kurhaus Meran - ein Blick in die Geschichte der Kurstadt, Lana, Tappeiner, 1999. ISBN 88-7073-273-8
  • (DEIT) Ewald Kontschieder, Josef Lanz (a cura di): Meran und die Künstler (versione in italiano: Artisti a Merano), Bolzano, Athesia, 2001, ISBN 978-88-8266-115-1
  • Paolo Valente: Il muro e il ponte. Frammenti dell’anima multiculturale di una piccola città europea. Italiani a Merano prima della Grande Guerra, Trento, Temi 2003.
  • Paolo Valente: Nero ed altri colori. Frammenti dell’anima multiculturale di una piccola città europea. Italiani a Merano tra Austria e Italia (1914–1938), Trento, Temi 2004.
  • Paolo Valente: Porto di mare. Frammenti dell’anima multiculturale di una piccola città europea. Italiani (e molti altri) a Merano tra esodi, deportazioni e guerre (1934–1953), Trento, Temi 2005.
  • Alessandro Banda: La città dove le donne dicono di no, Milano, Guanda, 2005.
  • Paolo Valente: La città sul confine. Storie meranesi di uomini e fantasmi, Milano, Oge 2006.
  • Paolo Valente: Leggende meranesi, Merano, Alphabeta 2014. ISBN: 978-88-7223-229-3
  • (DEIT) Alessandro Baccin: Meran entdecken (versione in italiano: Merano: guida alla città sconosciuta), Merano, Tangram Verlag 2007. ISBN 978-88-902852-0-2
  • Paolo Valente: Merano. Breve storia della città sul confine, Bolzano, Edition Raetia 2008.
  • Paolo Valente, Sinigo. Con i piedi nell’acqua. Storia di un insediamento italiano nell’Alto Adige degli anni Venti, Merano, Alpha&Beta, 2010.
  • (DE) Renate Abram: Meraner Symphonie. 150 Jahre Kurmusik, Bolzano, Athesia 2009. ISBN 978-88-8266-578-4
  • (DE) Hans H. Reimer: Lutherisch in Südtirol: Geschichte der Evangelischen Gemeinde Meran. Eine Spurensuche zum Protestantismus in Südtirol und im Trentino, Bolzano, Edition Raetia 2009. ISBN 978-88-7283-332-2
  • (DE) Anna Pixner-Pertoll: Ins Licht gebaut: Die Meraner Villen, ihre Gärten und die Entwicklung der Stadt (1860–1920), Bolzano, Edition Raetia 2009. ISBN 978-88-7283-355-1
  • (DE) Gertraud Zeindl: Meran im Mittelalter. Eine Tiroler Stadt im Spiegel ihrer Steuern (Tiroler Wirtschaftsstudien, 57), Innsbruck, Universitätsverlag Wagner 2009. ISBN 978-3-7030-0465-0
  • (DE) Gerhard Peter Thielemann: Adalbert Erlebach - das Leben und die Kunst des Meraner Architekten, Bolzano, Athesia 2010. ISBN 978-88-8266-683-5
  • (DEIT) Magdalene Schmidt, Walter Gadner: Plätze Merans / Piazze di Merano, Comune di Merano / Stadtgemeinde Meran, Merano 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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