Ala (Italia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ala
comune
Ala – Stemma
Ala – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Provincia Trentino CoA.svg Trento
Amministrazione
Sindaco Peroni Luigino (PD) dal 31/05/2010
Territorio
Coordinate 45°45′00″N 11°00′00″E / 45.75°N 11°E45.75; 11 (Ala)Coordinate: 45°45′00″N 11°00′00″E / 45.75°N 11°E45.75; 11 (Ala)
Altitudine 180 m s.l.m.
Superficie 119,87 km²
Abitanti 8 904[2] (30-11-2012)
Densità 74,28 ab./km²
Frazioni Chizzola (la Chizzóla[1]), Marani, Pilcante (Pilcànt), Ronchi (Rónchi), Santa Margherita (Santa Margarita), Sdruzzinà, Sega di Ala, Serravalle (Seravàl)
Comuni confinanti Avio, Bosco Chiesanuova (VR), Brentonico, Crespadoro (VI), Erbezzo (VR), Mori, Recoaro Terme (VI), Rovereto, Sant'Anna d'Alfaedo (VR), Selva di Progno (VR), Vallarsa
Altre informazioni
Cod. postale 38061
Prefisso 0464
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 022001
Cod. catastale A116
Targa TN
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 672 GG[3]
Nome abitanti alensi
Patrono San Valentino e santa Maria Assunta
Giorno festivo 14 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ala
Sito istituzionale

Ala (Ala in dialetto trentino[4]; Ahl am Etsch[5] in tedesco, desueto) è un comune di 8.904 abitanti della provincia di Trento, situato allo sbocco della Valbona e della Val di Ronchi; quest'ultima è percorsa da un torrente anch'esso chiamato Ala. Il capoluogo comunale, che comprende la Vallagarina orientale, si trova a poco più di 15 chilometri dal passo delle Fittanze della Sega, valico alpino sito a 1399 m s.l.m., che lo mette in comunicazione con il Veneto (provincia di Verona, comune di Erbezzo). Fino alla prima guerra mondiale, la cittadina fu un'importante stazione di confine fra l'Italia e l'impero Austro-ungarico. Anche Napoleone Bonaparte e Andreas Hofer sostarono ad Ala.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

La zona era abitata, già nei primi secoli dopo Cristo, da una popolazione germanica, a cui si riferisce forse l'Itinerarium Antonini (III secolo d.C.) quando menziona un insediamento chiamato Ad Palatinum. Lo stesso nome "Ala" potrebbe derivare dal gotico (o longobardo) halla ("portico", "sala", o "palazzo"). Secondo altre ipotesi, il nome potrebbe trarre origine da un'ala dell'esercito romano, anticamente stanziata nella zona. Infine, secondo un'ultima ipotesi il nome potrebbe aver avuto origine semplicemente dalla forma (di ala, appunto) che aveva anticamente l'abitato.

Il borgo è sicuramente antico e di origine romana, infatti si ha notizia che in epoca imperiale era già noto come crocevia di commerci, oltre che una stazione di sosta per il cambio dei cavalli.

In epoca medioevale, il centro era diviso sostanzialmente in due zone: l'una attorno al castello (andato distrutto nel corso del Medioevo dai Castelbarco) e l'altra più a valle. Successivamente e fino al Rinascimento, furono realizzati sistemi difensivi fra i quali le porte di ingresso al borgo e, a sud, alcune torri di legno dette bastie. Questo nome è rimasto tutt'oggi come toponimo della zona e così viene chiamata una vicina area gioco per bambini.

Nel Cinquecento si sviluppa significativamente il commercio, con la coltivazione del gelso e del baco da seta. Attività nata durante la dominazione veneta e un secolo più tardi integrata con la produzione del velluto di seta destinato al mercato europeo. Iniziò quindi un notevole periodo di ricchezza che durò fino al Settecento, ancora riscontrabile nel tessuto urbanistico realizzato fra il Seicento ed il Settecento.

All'inizio della seconda metà dell'Ottocento ha luogo la costruzione della ferrovia del Brennero ed Ala è comunque coinvolta con la nascita di attività commerciali legate alla strada ferrata ma, contestualmente, entra in crisi il settore della seta.

Ad Ala, a dimostrarne l'importanza nel periodo post-medievale, fu conferito sin dal XVI secolo il titolo di città e nel XIX secolo vi fu fondato un Imperial Regio Ginnasio, come a Trento e nella vicina Rovereto, a dimostrare l'importanza, anche culturale, nel periodo di dominazione asburgica di questa cittadina.

Il periodo prospero che segue alla realizzazione della galleria del Brennero termina con lo scoppio della Grande guerra e i successivi spostamenti dei confini, perdendosi tutto il profitto derivato dai commerci di confine.

In epoca medioevale il centro si divide sostanzialmente in due zone, una intorno al castello, andato disrutto nel corso della Prima Guerra Mondiale e l'altra più a valle, in questo periodo, fino al rinascimento, nascono nella zona sistemi difensivi tra cui porte di ingresso e a sud delle torri di legno dette bastite, nome rimasto tutt'oggi come toponimo della zona. È nel Cinquecento che si sviluppa significativamente il commercio ad Ala con la coltivazione del gelso e del baco da seta, attività arrivata in precedenza durante la dominazione veneta e successivamente (XVII sec.) integrata con la produzione del velluto di seta destinato al mercato europeo. Parte da qui un notevole periodo di ricchezza ancora oggi riscontrabili nel tessuto urbanistico risalente al XVII e XVIII secolo.

A partire dalla seconda metà del 1800 parte la costruzione della ferrovia del Brennero ed Ala è comunque coinvolta con la nascita di attività commerciali legate alla strada ferrata e contestualmente va in crisi il settore della seta. A cavallo tra ottocento e novecento Ala e frontiera Italo-Austriaca con presenza di case di spedizione, alberghi e guardie di finanza da entrambe le parti. Questo periodo comunque prospero finisce con lo scoppio della Grande guerra e i successivi spostamenti di confini.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta[modifica | modifica sorgente]

Il viaggiatore che giunge ad Ala, sia provenendo da sud che da nord, non può non essere colpito dall'imponente bianca mole della chiesa parrocchiale che domina con l'alto e massiccio campanile tutta la cittadina. Questo edificio non ha nulla a che vedere con l'antichissimo tempio eretto ab immemorabili, forse sulle rovine di un preesistente castello. Lo storico locale dell'Ottocento mons. de Pizzini afferma di aver raccolto testimonianze circa il ritrovamento di un pozzo, ritenuto di pertinenza dello stesso castello (distrutto nel 1166), sotto il pavimento del presbiterio della chiesa di S.Maria Assunta e così scrive: “Durante il rifacimento della parrocchiale nel 1839 furono trovate le fondamenta di una grossa muraglia della grossezza di quasi tre piedi, costruita di sassi del torrente e non di cava, ed il cemento tenacissimo. Probabilmente quello era un muraglione del castello rimasto sepolto nella sua distruzione e abbandonato già nel rifacimento della chiesa del 1468 e forse anche prima, poiché o già perduto sotto, o abbandonato avendo abbastanza materiale avanzato da altri ruderi per la chiesa”. Poco nominata nei documenti, la chiesa non partecipa molto alla vita della Villa perché rappresenta solo il potere religioso e, per la sua posizione dominante, è luogo di difesa solo nei momenti di pericolo. Da altre fonti si sa che la chiesa rimase soggetta alla Pieve di Mori fino al 1537 e solo da tale data troviamo nominato il sacerdote rettore, chiamato anche piovano e pieve la chiesa (Cfr. Gattioli). Impossibile risalire alla data della fondazione della chiesa, ma si può presumere che dapprima sia stata una cappella ad uso di un “funzionario” civile o di un consorzio di “incastellati”; poiché dal secolo IX si incomincia a costruire cappelle nei castelli e diviene poi costume generale che ogni “consorzio” abbia la sua chiesa, diventandone un elemento sostanziale. Solo in tempi successivi la cappella si trasforma in pieve e poi in parrocchia, rivestendo una particolare importanza per gli abitanti del luogo, contribuendo a creare una comunità. All'epoca lo stesso mercato settimanale del paese si tiene davanti alla pieve ed è chiamato forum e si distingue dai mercati o fiere che cadono ad intervalli più ampi di tempo. È il periodo di maggior importanza per la “Villa Alta” dove è circoscritta la piccola borgata e di cui ne rappresenta la zona residenziale, ma anche amministrativa e religiosa. La chiesa di S.Maria Assunta ebbe la funzione di conservare il sentimento della comunitas di tutta la borgata, tanto che quando nel secolo XVII fu avanzata la proposta di abbatterla, parroco e paesani si ribellarono violentemente. In seguito il centro della vita amministrativa ed economica si sposta nell'attuale piazza S.Giovanni, ma nonostante ciò la chiesa di S.Maria non venne mai abbandonata: mutavano le situazioni socio-economiche del borgo, mutava l'aspetto esterno delle strutture, gli uomini e i loro bisogni, ma si conservava un sentimento comune di affetto e di premura per la chiesa parrocchiale, ormai decentrata rispetto al borgo. Oggi a distanza di secoli ci chiediamo se l'affetto e il rispetto degli Alensi per la “chiesa madre” è pari a quello dei loro antenati. Le prime menzioni scritte della chiesa di S.Maria Assunta in Ala sono del 1178, cioè dodici anni dopo la distruzione del castello, e poi del 1214; in epoche successive la chiesa subì trasformazioni e dovette essere consacrata più volte: le solenni cerimonie di consacrazione coincidono con le varie innovazioni dovute ad esigenze pratiche o di gusto artistico mutato. Nell'archivio parrocchiale si trovano le pergamene che fanno fede di questi avvenimenti. Dopo il 1400 il plebanus (ossia il parroco) rappresenta uno strumento di potere del governo veneziano; egli era quasi sempre un forestiero: nel 1401 troviamo un certo Bartolomeo da Verona e nel 1429 il priore del convento di S.Margherita Jacopo di Friburgo. Verso la fine del Quattrocento il plebanus di Ala, Antonello del fu Giovanni di Castrignano, rivolge al podestà veneziano di Rovereto la richiesta di ritirarsi dal servizio per l'avanzata età e di essere sostituito dal nipote Giovanni Donnino, che sarà rettore della chiesa fino al 1533 ed oltre; nella sua lettera il plebanus Antonello afferma che gli Alensi erano favorevoli a questa successione. Circa la struttura della chiesa all'epoca, ce ne parla lo storico, già menzionato, mons. Pizzini: “Subito dopo la metà del secolo XV... l'interno di essa stava a tre navi diviso, che sorrette da sei colonne mostravano le arcature del sesto tutto proprio del decadimento dell'arte, né rotondo né acuto. Angusta tuttavia e disadatta mal si appresta ad accogliere tutti i parrocchiani, che a poco meno sommavano della metà del presente (ossia 2000 persone circa)”. Quella chiesa con tre altari era stata consacrata nel 1468 da Albertino da Trino Monferrato, Vicario generale del Vescovo di Trento Giovanni Hinderbach. Viste le condizioni ormai superate della chiesa si procedette secondo il Pizzini ad una nuova costruzione con “cinque altari, presbiterio e coro con abside pentagonale assai ristretto e povero”; questa nuova chiesa venne consacrata il 13 dicembre del 1561 dal Vescovo Biagio Aliprandino suffraganeo del cardinale Cristoforo Madruzzo di Trento. Qualche anno dopo, nel 1583 verrà dotata di un quadro di Felice Brusasorci rappresentante la Madonna del Rosario con i quindici medaglioni rappresentanti i Misteri del Rosario (questa pala è sul terzo altare a sinistra entrando). Nel 1648, per iniziativa del parroco don Alfonso Buonacquisto, venne allungata la chiesa, scavando nella roccia dietro l'abside per ingrandire il coro. Inoltre secondo lo storico padre Gattioli, al posto dell'attuale campanile c'era la canonica e le campane erano collocate su un'impalcatura di legno. Per opera di don Buonacquisto, dopo aver pacificato gli animi dei maggiorenti di Ala indecisi e in contrasto per l'ubicazione di un nuovo campanile, nel 1667 iniziarono i lavori del nuovo campanile e della canonica, dopo aver abbattuto quella vecchia; si procedette anche alla costruzione di una fontana sulla facciata della canonica, portando l'acqua dalla sorgente Tarello. Il solerte arciprete trovò la morte per gangrena in seguito alla caduta da un'impalcatura durante i lavori di costruzione. Inoltre è di questo periodo l'Oratorio del SS. Sacramento a forma quadrangolare sopra il grande portico che porta al sagrato, con il soffitto ligneo e un'ampia lunetta aperta sul muraglione verso la valle, così pure il vecchio cimitero, allora posto più sopra detto Oratorio. Di quel periodo è anche l'attuale sagrestia, la dotazione di un nuovo organo, banchi nuovi, paramenti sacri ed il dono di un grande ostensorio da parte dei “Conti Padroni” di Castelbarco. L'ingrandimento e l'abbellimento interno dell'arcipretale di Ala segue di pari passo lo sviluppo economico della borgata, dovuto all'industria della seta e dei velluti. Il campanile, così come possiamo ammirarlo ancora oggi, è opera del Comacino Domenico Bianchi e sarà ultimato nel 1670 (una pietra collocata alla base del campanile ci informa sulla sua costruzione). Nel 1686 si decise di trasformare la chiesa ad una sola navata (come la vediamo ai nostri giorni) con l'aggiunta di due nuovi altari (che divennero così sette). Il 18 novembre 1708 venne riconsacrata dal Principe Vescovo di Trento Giovanni Michele dei conti di Sporo. Sul frontone dell'attuale facciata, una volta decorata di affreschi ormai scomparsi, non si può più leggere la data del 1698. Delle tre porte d'ingresso di quella chiesa, è rimasta solo quella centrale che rompe la monotonia di un esterno senza alcunché di artistico all'infuori del grazioso barocco portale su cui troneggia la statua della vergine Maria Assunta, patrona principale della città. Nel secolo XVIII si procedette un po' alla volta alla sistemazione e decorazione interna. Il vecchio organo, costruito nel 1670, venne completamente rinnovato nel 1715 da Giuseppe Bonatti di Desenzano; lo stesso autore del famoso organo di S.Maria Maggiore a Trento. Documenti esistenti in casa de Pizzini in Ala, attestano che Wolfgang Amedeus Mozart, ospite di quella famiglia, suonò quell'organo durante il suo primo viaggio in Italia nel 1771. Restauri a questo solenne strumento furono effettuati nel 1778 da G. Zavise e nel 1831 e 1840 da A. Sona. L'organo andò completamente distrutto a causa del bombardamento austriaco del 1916; di conseguenza venne eliminata la doppia cantoria collocata negli angoli di testa della navata (visibile in una fotografia di inizio secolo) e un nuovo organo venne costruito nel primo dopoguerra dietro l'altare maggiore dal Mascioni, ma la chiesa perdette gran parte della sua maestosità (l'organo del Mascioni, restaurato alla fine degli anni settanta, è ora collocato nella chiesa di S.Giovanni in Ala). Nel 1750 fu iniziata e proseguita negli anni seguenti la parte in pietra dell'altare maggiore su disegno e lavorazione di Stefano Piana di Castione. Il 14 agosto 1755 come scrisse l'arciprete Giuseppe Premer del tempo “fu determinata con l'aiuto del Signore e gloria della Beatissima Vergine Assunta dell'altar maggiore di questa chiesa parrocchiale, cioè posta in opera per compimento di tutto il presbiterio la soaza di marmo con la pala rappresentante l'Assunzione di M.SS. coi dodici Apostoli intorno all'avello. La pala o sia pittura fu opera del signor Giorgio Anselmi pittore di Verona e costò lire piccole mille e cento. Opera sua anche la pittura a fresco sul muro sopra l'altare, ove si vede dipinta la SS. Trinità che riceve nella gloria la Beata Vergine Maria. Ma in questa occasione furono fatte anche le finestre laterali del coro”. L'abbellimento dell'arcipretale proseguì nel 1764, anno in cui sopra la porta d'ingresso, fu posto un grande quadro rappresentante Gesù che scaccia i profanatori dal tempio. Era opera del pittore trentino Nicolò Volani e scomparve durante la prima guerra mondiale ed ora non rimane che il vuoto con il cornicione in gesso. Alcuni artisti conterranei contribuirono a rendere più bella la chiesa parrocchiale con le loro opere: Orlando Fattori con un telone per l'organo raffigurante S.Cecilia (scomparso); Antonio Gresta con la pala rappresentante la Sacra Famiglia di Nazaret con S.Francesco, collocata sull'altare della cappella laterale di destra, a fianco dell'altare maggiore; suo fratello Sebastiano Gresta decorò invece il fondale della nicchia dove è collocato un artistico Crocifisso ligneo sull'altare 1º di sinistra entrando, ma l'affresco è andato perduto. La scultura del Crocifisso è ritenuta opera del fiammingo Guglielmo Duschi, residente a Mantova, e di là trasportata a spalle fino ad Ala nel 1710 per un voto fatto dai maggiorenti della comunità alense; Sebastiano Gresta aveva affrescato anche le due lunette collocate all'apice di questo altare e di quello frontale dei Vellutai. Lo storico de Pizzini attribuisce pure a Sebastiano Gresta la pala di Maria SS. con Gesù Bambino e i S.Antonio abate, S.Caterina e S.Agostino, collocata sul 2º altare di destra entrando. Anche se non è rilevabile da alcun documento, si può presumere che il bel quadro di S.Lucia, collocato sul 1º altare di destra entrando, sia opera, se non del Cignaroli, almeno della sua scuola. Il 2º altare di sinistra ed il 3º di sinistra entrando sono dedicati rispettivamente alla Madonna Addolorata, pregevole scultura barocca, contenuta in una nicchia, contornata da una cornice decorata con sette medaglioni raffiguranti i sette dolori della vergine Maria; l'altro altare, vero e proprio scenario di marmi pregiati, contiene una preziosa statua lignea del XVI secolo, raffigurante la Vergine Madre Maria che adora il Bambino Gesù adagiato sulle sue ginocchia. Del 1741 infine sono le due grandi pale, raffiguranti la Natività di Gesù a Betlemme e la sua Presentazione al tempio di Gerusalemme, del Novarini e collocate sulle due pareti del presbiterio. La bellezza delle pale e la ricchezza di marmi dei nove altari fanno della chiesa parrocchiale di Ala una delle più belle chiese del Trentino, almeno per l'interno. Per questo ne auspichiamo un utilizzo maggiore da parte della comunità, dato che in essa si celebra solo nei mesi estivi. Si potrebbe ritornare alla prassi che era in vigore fino alla fine degli anni settanta e cioè dalla Domenica delle Palme fino all'ultima domenica di ottobre. Ancora alcune notizie degne di menzione sulla chiesa parrocchiale di Ala. Dall'atto notarile del 3 marzo 1687, che costituisce il primo Statuto dell'Arte dei Tessitori in Ala, firmato allora da cinquanta tessitori e dai loro sette padroni, risulta costituita una Confraternita denominata “Ars Vellutariorum”. Rappresentava una vera Corporazione ed aveva anche carattere religioso. in quella occasione i soci si impegnarono di pagare la somma di 300 fiorini per erigere nella chiesa parrocchiale di S.Maria Assunta un altare in onore di S.Lucia (il 1º a destra entrando), eletta Santa Protettrice dei Vellutai, in considerazione della grande importanza per un tessitore possedere una buona vista nel delicato lavoro della fabbricazione dei velluti, e l'obbligo della celebrazione di una santa Messa il 13 dicembre, festa della santa Martire di Siracusa. La celebrazione venne sospesa negli anni trenta perché ormai del velluto era rimasto solo il ricordo. L'altare primo di sinistra entrando, costruito nel 1710 per il Crocifisso di cui si è scritto più sopra, custodisce due frammenti della Santa Croce di Gesù Cristo, donati nel 1713 da frate Gabriele da Udine. nel 1731 venne istituita una Fondazione chiamata “Beneficio Rolli” per costituire un fondo a garanzia di Messe perpetue da celebrare sul predetto altare. Il primitivo complesso architettonico del campanile cambiò completamente aspetto per il crollo improvviso della cuspide a piramide del 1814 e sostituito nel 1827 da Giuseppe Negrioli di Trento con l'attuale grosso cipollone sormontato da una sfera a base di una pesante croce, che per le intemperie s'inclinarono per ben due volte, finché nel 1955 furono tolte e sostituite con un'asta più leggera. Il 27 agosto 1916 alle ore 21.40 una granata austriaca colpì l'arcipretale provocando il crollo del tetto e ingentissimi danni agli altari, alle pale e all'organo. I restauri durarono tredici anni e nel 1929 la chiesa parrocchiale venne riaperta al culto con un nuovo soffitto, affrescato dal pittore Iemolo, raffigurante la gloria di Maria in cielo e quattro tondi con gli Evangelisti. (testi tratti dal volume pubblicato dalla Cassa Rurale di Ala nel 1994)

Recentemente è stato ritrovato presso la Biblioteca Comunale di Ala il progetto redatto dall'ingegnere Dalla Laita negli anni del primo dopoguerra per un più comodo accesso alla chiesa con l'allargamento della strada che vi conduce. Pensiamo che la ripresa di un tale progetto e almeno l'attuazione di un nuovo accesso con un adeguato parcheggio nelle immediate vicinanze potrebbe aiutare il rilancio di questa pregevole e amata chiesa di Ala.

La chiesa parrocchiale è arroccata in una posizione sopraelevata in cima al centro storico e vi si accede attraverso una stretta e ripida stradina; non viene usata per normali funzioni settimanali ma solo per comunioni, cresime o altre cerimonie importanti, in quanto è molto grande e fredda.

  • La chiesa di S. Giovanni Evangelista

La chiesa di S. Giovanni è situata in centro, nella piazza omonima, di fronte al comune e a poche decine di metri dalle scuole medie; viene comunemente usata per le funzioni quotidiane, è abbastanza grande e accessibile a tutti i fedeli. Si usa anche per matrimoni e funerali. Sull'altare maggiore campeggia la pala giovanile (1604-1605) del pittore veronese Pasquale Ottino che vi raffigurò la Madonna e Gesù sulle nuvole e sotto i santi Giovanni Evangelista, Rocco e Sebastiano.

  • La chiesa dei Frati Cappuccini

Questa chiesa è come grandezza paragonabile a quella di S. Giovanni ma è situata nei pressi delle scuole elementari e dell'ospedale. È gestita da membri dell'ordine dei Frati Cappuccini e viene frequentata in gran parte da persone anziane. L'alloggio dei frati è situato nella parte dietro della chiesa. La chiesa è usata per funzioni quotidiane ma anche, meno della chiesa di S. Giovanni, per matrimoni, funerali e altre funzioni.

  • L'oratorio parrocchiale

Situato nei pressi della chiesa parrocchiale, l'oratorio è un centro ricreativo per ragazzi che comprende un edificio dove si tengono le lezioni di catechesi, un campo da calcetto in terra battuta, un auditorium e una sala con calcetti, biliardi e tavoli da ping-pong.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

  • Palazzo de' Gresti sede nel Seicento e nel Settecento della giurisdizione civile del Vicariato e residenza del Capitano di Giustizia, era collegato alle prigioni attraverso un passaggio che attraversava via Carrera.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[6]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT[7] al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 1.318 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania Romania 321 3,55%

Serbia Serbia 164 1,82%

Albania Albania 162 1,79%

Tunisia Tunisia 130 1,44%

Marocco Marocco 125 1,38%

Variazioni[modifica | modifica sorgente]

La circoscrizione territoriale ha subito le seguenti modifiche: nel 1928 aggregazione di territori dei soppressi comuni di Chizzola, Pilcante, Santa Margherita e Serravalle all'Adige.[8]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Musei[modifica | modifica sorgente]

Il museo del pianoforte antico ha sede nel Palazzo De' Pizzini, nel quale sostarono numerosi personaggi illustri durante i loro viaggi in Italia, come Maria Teresa d'Austria, Napoleone Bonaparte e il celebre pianista Wolfgang Amadeus Mozart che scrisse numerose composizioni in questo palazzo. La gran parte dei pianoforti in esso contenuti sono dell'epoca di Mozart, Schubert e Chopin e fanno parte della collezione della pianista Temenuschka Vesselinova, restaurati e riportati al loro antico splendore, permettendo agli avventori di rivivere la magica atmosfera di quell'epoca. La stessa Temenuschka Vesselinova accoglie i visitatori illustrando i pezzi rari della collezione e, la prima domenica di ogni mese, si esibisce in alcuni pezzi con diversi pianoforti della collezione, nella caratteristica cornice di Palazzo De' Pizzini, per piccoli gruppi di persone. Oltre che un importante tappa per gli appassionati, è anche un centro di restauro e conservazione per pianoforti molto rinomato in tutta Italia.

Persone legate ad Ala[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Ogni anno, in luglio, ha luogo la manifestazione Città di Velluto, una rievocazione di Ala nel Settecento. Le vie cittadine si animano con l'apertura dei cortili, e compagnie teatrali in costumi d'epoca fanno rivivere l'atmosfera di anni passati. Inoltre un percorso enogastronomico completa le serate. Altro appuntamento è lo storico carnevale di Villalta, antico borgo dove ha avuto origine il mercato del centro Lagarino.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Ala è raggiungibile grazie al casello di Ala-Avio posto sull'Autostrada A22.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Ala è dotata di una stazione lungo la ferrovia del Brennero nel tratto compreso tra Verona e Trento.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Teresa Cappello, Carlo Tagliavini, Dizonario degli etnici e dei toponimi italiani, Bologna, ed. Pàtron, 1981.
  2. ^ Dato Istat
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Teresa Cappello, Carlo Tagliavini, Dizonario degli etnici e dei toponimi italiani, Bologna, ed. Pàtron, 1981.
  5. ^ Deutsche Biographische Enzyklopädie, K. G. Saur Verlag, volume 12, pag. 8
  6. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  8. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • I Quattro Vicariati e le Zone Limitrofe - Rivista semestrale di cultura locale
  • Biblioteca comunale di Ala, Dal gelso al velluto, Mori, la grafica, 1999
  • Luisa Pachera, Il convitto di Ala «Silvio Pellico» (1924-1999),Osiride, 2007
  • Davide Dossi, La giovinezza dell'Ottino e un dipinto inedito, in Proporzioni, 7/8, 2006/07 (2009), pp. 67-80.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

trento Portale Trento: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di trento