Castelbarco

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Stemma araldico della famiglia Castelbarco presso il transetto meridionale della cattedrale di Trento.

Castelbarco è una antica famiglia nobile, di cui si hanno notizie fin dalla prima metà del XII secolo, che legò il suo nome alla Vallagarina (Trento), dominata dalla dinastia per alcuni secoli, salvo poi insediarsi nel territorio milanese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini medievali: i da Castelbarco[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Sabbionara (Avio), storica residenza dei Castelbarco

Le origini della famiglia Castelbarco sono tuttora ignote, smentita[1] la leggenda che li voleva provenienti dalla Boemia, le prime notizie certe si hanno nel 1177 quando, ad Arco, Aldrighetto di Castelbarco uccise il vescovo di Trento Adelpreto. Nonostante l’episodio cruento, è lecito supporre che i Castelbarco fossero una famiglia di milites maiores inizialmente infeudati dai vescovi di Trento ed intenti, a partire dal XII secolo, ad emanciparsi. Il nome della stirpe deriverebbe dal maniero Castel Barco presso Chiusole.

L’erede di Aldrighetto, Briano Castelbarco (...-1192), cavalcò l’onda del successo paterno, rafforzando le basi politico-militari della dinastia durante gli anni di crisi del vescovado trentino sotto Corrado II Da Beseno (1188-1205). Briano riuscì infatti ad impossessarsi del Castello di Avio e del Castello di Lizzana, garantendo il solido insediamento dei Castelbarco in Val Lagarina. L'erede di Briano, Azzone Castelbarco, tramutò il sito di Avio, fino ad allora un castello-recinto con mastio, a castello residenziale. Venuto a mancare il principato vescovile di Trento per volontà dell'imperatore Federico II di Svevia (1236), Azzone si alleò con il vicario imperiale Ezzelino III da Romano, iniziando ad interferire in modo preponderante nella vita politica dei piccoli comuni valligiani gravitanti intorno alla fortezza di Avio.

Arca di Guglielmo Castelbarco presso la Chiesa di Sant'Anastasia (Verona).

Morto Azzone nel 1265, fu il primogenito Guglielmo Castelbarco a succedergli. Guglielmo proseguì nella politica paterna di marcata indipendenza nei confronti del vescovo di Trento, meritandosi una scomunica collettiva con i fratelli Bonifacio, Leonardo, Alberto e Federico. Nel 1266 conquistò ai Castelnuovo il Castello di Castellano e tentò senza successo, nel 1301, di emanciparsi dal controllo dei sempre più potenti Scaligeri. Nel 1307, Guglielmo Castelbarco occuppava Castel Pietra e Castel Beseno, già proprietà della consorteria dei da Beseno, avviava l’erigenda della Chiesa di Sant’Anastia in Verona ed ospitava Dante Alighieri durante il suo soggiorno presso gli Scaligeri[2]. Nel 1310, Guglielmo accompagnò l'imperatore Enrico VII di Lussemburgo nella sua spedizione italiana, reggendo per suo conto la rocca di Bergamo mentre il corteo imperiale proseguiva verso Roma. Guglielmo riuscì poi ad annettere anche la rocca di Castel Corno (il fratello Federico Castelbarco era sposato a Beatrice dei Signori da Castelcorno) e strappò ai Castelnuovo anche il maniero avito (Castelnuovo).

Guglielmo Castelbarco morì senza eredi diretti nel 1320, le sue fortune vennero così spartite tra i nipoti. Aldrighetto Castelbarco divenne signore di Lizzana, Rovereto (fu forse lui ad avviare la costruzione del castello cittadino), Pietra e Beseno. Ampliò poi i suoi domini acquistando (1324) le proprietà dei signori di Gardumo in Val di Gresta. Con la generazione dei nipoti di Aldrighetto originò una frammentazione dei domini familiari. Dai figli di Federico Castelbarco, figlio di Aldrighetto, originarono le linee dei Castelbarco di Gresta e dei Castelbarco di Albano e Nomesino.

Al volgere dell’età medievale, la schiatta dei Castelbarco continua a sfornare condottieri: tale Azzone Castelbarco figura tra gli allievi del grande maestro di scrima (scherma tradizionale italiana) Fiore dei Liberi (1350-1420). Da un punto di vista politico, i Castelbarco sono ormai più impegnati a difendere i loro domini dagli appetiti delle potenze che si contendono le terre gravitanti intorno all’arco alpino orientale, la Repubblica di Venezia e gli Asburgo, che a tentare di costituire un principato autonomo. Alla pari dei conti Lodron, cui spesso si imparentarono, i Castelbarco dovettero barcamenarsi tra la Serenissima ed i conti del Tirolo per tutto il XV secolo. Nel 1405, Venezia estendeva infatti il suo protettorato sulla Val Lagarina e nel 1411 Azzone Castelbarco, signore di Avio, Ala, Brentonico e parte di Mori, lasciò in eredità i suoi feudi alla Serenissima: da questo lascito ebbero origine i "Quattro Vicariati" della Val Lagarina.

Il Rinascimento: i Castelbarco tra Venezia e gli Asburgo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1441 Venezia conquistò e demolì i castelli castrobarcensi di Lizzana, Albano e Nomesino, che non vennero più ricostruiti; le giurisdizioni, equivalenti alla porzione orientale della Val di Gresta e Mori, passarono sotto la Serenissima.

Nel febbraio del 1456 i due fratelli Giorgio e Pietro Lodron, sobillati da Giorgio Hack, vescovo di Trento, occuparono quattro castelli di Giovanni Castelbarco: il Castello di Castelnuovo di Noarna, il Castello di Castellano, Castel Corno ed il Castello di Nomi. Castelnuovo e Castellano passarono sotto l'egida dei Lodron e nacque così il Feudo di Castellano-Castelnuovo, mentre Castel Corno e Nomi andarono al principe-vescovo.

Nel 1497, Antonio Castelbarco, già alleato dei veneziani, risolse di schierarsi al fianco degli Asburgo ed accettò l’investitura da Massimiliano I d'Asburgo, conte del Tirolo. Nel 1508, mentre la Lega di Cambrai voluta dall’Asburgo combatteva i veneziani, la popolazione della Val di Gresta scacciò le truppe della Serenissima ma fu solo a seguito della Battaglia di Agnadello (14 maggio 1509) che la Val Lagarina ed il basso Trentino si liberarono dei veneti passando sotto l’egida dell’Austria.

I Castelbarco di Gresta, unico ramo sopravvissuto dell'antica famiglia, rimasero padroni delle giurisdizioni tirolesi di Castelbarco e Gresta: quest’ultima comprendeva i paesi di Ronzo, Chiemsee, Varano, Pannone e Valle; Mori era uno dei "Quattro Vicariati", con Ala, Avio e Brentonico, la cui giurisdizione era vescovile.

Il Seicento: crisi e rinascita del casato[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà del XVII secolo, la storia dei Castelbarco subì un radicale mutamento. Nel 1652 il feudo avito di Castelbarco passò ai Lodron. Nel 1654, mancando eredi maschi al principe-vescovo Carlo Emanuele Madruzzo di Trento, l'imperatore Ferdinando III si dimostrò favorevole a riconoscere gli antichi diritti dei Castelbarco sulla Val Lagarina. Nel 1663, i "Quattro Vicariati" vennero resi ai conti Carlo, Francesco (1620-1695) e Giovanni Battista Castelbarco, figli del conte Scipione Castelbarco. Sede dinastiale divenne il Palazzo Castelbarco di Loppio, presso Gresta. Giovanni Battista Castelbarco (1657-1713) sposò Clarice Rangoni, ma non ebbe figli. Nel 1699 Fu ambasciatore plenipotenziario dell'imperatore Carlo VI In Italia e successivamente fu il primo governatore del ducato di Mantova dopo il suo ritorno all'impero. Il fratello Sigismondo Carlo Castelbarco (1661-1708) divenne principe-vescovo di Chiemsee. Il terzo fratello Scipione Giuseppe Castelbarco (1665-1731), sposò Costanza Visconti nel 1696. Essa era figlia ed erede di Cesare Visconti, marchese di Cislago, conte di Gallarate e grande di Spagna, ultimo del ramo dei Visconti di Cislago. Il matrimonio aumentò considerevolmente la ricchezza di Giuseppe Scipione, che ereditò il marchesato di Cislago, la contea di Gallarate (che comprendeva Gallarate, Ferno, Samarate, Cassina Verghera, Bolladello, Solbiate sopra l'Arno, Peveranza, Arnate, Cedrate, Santo Stefano e Cardano) a cui era unito il Grandato di Spagna di Prima Classe, le consignorie di Somma, Crenna ed Agnadello, ed il feudo di Quinzano con Montonate, Villa in parte, San Pancrazio, Vizzola, Cimbro e Cuvirone per metà, sempre nel territorio di Varese. Giuseppe Scipione fu consigliere dell'imperatore Carlo VI e suo ambasciatore al Duca di Savoia. La ricchezza ed il potere dei Castelbarco al volgere del Seicento viene ben testimoniata dal loro possesso di quattro strumenti realizzati dal maestro liutaio Stradivari: tre violini (1685, 1699 e 1714, quest'ultimo tramutato in una viola dal liutaio Jean-Baptiste Vuillaume[3]) ed un violoncello datato 1697.

Il Settecento: i Castelbarco-Visconti-Simonetta[modifica | modifica wikitesto]

Il castello-palazzo visconteo di Cislago, passato ai Castelbarco con il feudo nel 1716.

Gli scontri della Guerra di Successione Spagnola videro Scipione Giuseppe Castelbarco impegnato a servire l'imperatore Carlo VI come ambasciatore presso le corti del Nord-Italia, mentre i suoi possedimenti trentini, tra cui anche il palazzo dinastico di Loppio, venivano distrutti dalle truppe francesi (1703).

Bisognoso di alleanze in una Milano da poco passata sotto il dominio austriaco (v. Trattato di Utrecht), Scipione Giuseppe risolse di legarsi ai Simonetta, famiglia nobile oriunda della Calabria insediatasi da tre secoli nel territorio milanese con ottimi agganci politici. Teresa Castelbarco (...-1786), figlia di Scipione e Costanza Visconti, venne data in sposa ad Antonio Simonetta (...-1773), ciambellano degli Asburgo in Milano, la quale sposò poi in seconde nozze morganaticamente Francesco III d'Este, Duca di Modena e di Reggio e feudatario di Varese vita natural durante. Carlo Francesco Ercole Castelbarco (…-1734), fratello di Teresa, ottenne dall'imperatore Carlo VI investitura dei feudi viscontei materni, divenendo marchese di Cislago (1716), e proseguì nella scelta paterna di alleanza con i Simonetta. Fu ufficiale nell'esercito di Eugenio di Savoia al servizio di Carlo VI. Nominato colonnello nel 1731 divenne aiutante generale del maresciallo de Mercy, morendo però nella battaglia della Crocetta presso Parma nel 1734. Il 2 giugno 1749, Cesare Ercole Castelbarco (1730-1755), figlio di Carlo Francesco Ercole, sposò la cugina Francesca Simonetta (1731-1796), nata dal matrimonio Castelbarco-Simonetta, sancendo l'unione dei due casati. Il matrimonio fruttò ai Castelbarco anche il possesso della Villa Contessa, grossa proprietà dei Simonetta nel territorio di Vaprio d'Adda tenuto in locazione dalla chiesa di Milano.

L'Ottocento: i Castelbarco-Albani[modifica | modifica wikitesto]

Villa Albani in un'incisione di Giuseppe Vasi.

All’epoca del conte Cesare Pompeo Castelbarco (1782-1860), figlio di Carlo Ercole Castelbarco (1750-1814) del fu Cesare Ercole e di Maria Litta Visconti Arese (1761 - 1815), i Castelbarco vivevano ormai gran parte dell'anno a Milano o nelle loro vaste proprietà in Lombardia (oltre alla Villa Contessa entrarono anche in possesso di un vasto stabile ad Imbersago e della villa-castello dei Visconti di Cislago). Le giurisdizioni feudali trentine venivano gestite da capitani e vicari, mentre le proprietà familiari erano affidate ad amministratori.

Il 15 giugno 1831 il principe Carlo Castelbarco (1808-1880), figlio di Cesare Pompeo, sposò Antonia Litta Albani (1814-1855), ottenendone in dote Villa Albani a Roma ed il diritto al doppio cognome Castelbarco-Albani per gli eredi a seguito dell'infeudazione (1848-1858) di Montignano Albani[4].

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

Ramo dei Castelbarco di Gresta, poi Castelbarco Visconti Simonetta:

SCIPIONE
│
│-Carlo
│-Giovanni Battista
└FRANCESCO (1620-1695)
 │
 │-Giovanni Battista sp. Clarina Rangoni
 │-Sigismondo Carlo (1661-1708), principe-vescovo di Chiemsee
 └SCIPIONE GIUSEPPE (1665-1731) sp. Costanza Visconti di Cislago
  │
  │-Teresa sp. Antonio Simonetta
  └CARLO FRANCESCO ERCOLE (m1734) sp Josepha de Sylva y Menezes, - Castelbarco Visconti
   │
   └CESARE ERCOLE (1730-1755) sp. Francesca Simonetta, del conte Antonio Simonetta
    │
    └CARLO ERCOLE (1750-1814)sp Maria Litta Visconti Arese,  - Castelbarco Visconti Simonetta
     │
     └CESARE POMPEO (1782-1860) sp. Maria Fraganeschi Marquietti
      │
      └CARLO (1808-1880) sp. Antonia Litta Albani
       │
       └CESARE (1834-1890) - Castelbarco Visconti Simonetta Albani

Ramo dei Castelbarco Visconti Simonetta Albani, Principi di Montignano:

│CESARE (1834-1890) sp. Cristina Cicogna Mozzoni
│
└CARLO (1857-1907) sp. Maria Cavazzi della Somaglia
 │
 └CESARE (1896-1970) sp. Maria Rosaria Visconti di Modrone
  │
  └CARLO (1926-2005) sp. Laura Gropallo della Sforzesca
   │
   └CESARE (1952-...) sp. Ricciarda Mattioli
        -Laura
        -Barbara
    -Marcello(1954) sp.Letizia Mattioli
         -Maurizio Carlo
         -Rosa

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'origine boema della famiglia fu smentita dall'erudito Giuseppe Gerola durante i suoi studi effettuati tra il 1901 e il 1910
  2. ^ Bazzoni, Renato (1900), Il castello di Sabbionara d’Avio, Sesto San Giovanni.
  3. ^ David Rattray, Viola by Antonio Stradivari, Cremona, 1714, 'Ex-Kux', Royal Academy of Music, 2004. URL consultato il 12 gennaio 2008.
  4. ^ Tartari, Claudio (1998), La storia di Vaprio d'Adda : v. 3. (1536-1796), Vaprio d'Adda, p. 271.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elisabetta Castelbarco, I Castelbarco ed il Trentino, Mori, 2004.
  • R. Colbacchini, Il Trentino fra Trecento e Quattrocento, in Le vie del Gotico, Trento, 2002.
  • Claudio Tartari, La storia di Vaprio d'Adda : v. 3. (1536-1796), Vaprio d'Adda, 1998.
  • Enrico Castelnuovo, Gian Maria Varanini; Renato Bazzoni; Francesca d'Arcais; Serenella Castri, Castellum Ava. Il castello di Avio e la sua decorazione pittorica, Trento, Temi editrice, 1987.
  • A. Less, Gardumo Val di Gresta, Mori, 1981.
  • Luigina Chiusole, Castelli lagarini alla destra dell’Adige, Trento, 1980.
  • V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare italiana, Bologna, 1969.
  • Silvino Pilati, I Castelbarco signori di Gresta, in San Marco, a. IV (1912), pp. 81–104.
  • Rocco Catterina, I signori di Castelbarco : ricerche storiche, Camerino, Tipografia Savini, 1900.
  • Renato Bazzoni, Il castello di Sabbionara d’Avio, Sesto San Giovanni, 1900.

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