Luserna

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Luserna
comune
Luserna – Stemma
Luserna vista da Forte Belvedere Gschwent
Luserna vista da Forte Belvedere Gschwent
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Provincia Trentino CoA.svg Trento
Amministrazione
Sindaco Luca Nicolussi Paolaz (lista civica) dal 16/05/2010
Territorio
Coordinate 45°55′21″N 11°19′25″E / 45.9225°N 11.323611°E45.9225; 11.323611 (Luserna)Coordinate: 45°55′21″N 11°19′25″E / 45.9225°N 11.323611°E45.9225; 11.323611 (Luserna)
Altitudine 1.333 m s.l.m.
Superficie 8,24 km²
Abitanti 286[2] (31-08-2011)
Densità 34,71 ab./km²
Comuni confinanti Caldonazzo, Lavarone, Levico Terme, Pedemonte (VI), Rotzo (VI), Valdastico (VI)
Altre informazioni
Cod. postale 38040
Prefisso 0464
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 022109
Cod. catastale E757
Targa TN
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti lusernesi, luserni o lusernati (IT); lusérnarn[1]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Luserna

Luserna (Lusèrn in cimbro[3] e Lusern in tedesco[4]) è un comune italiano di 286 abitanti della provincia di Trento ed è un'isola linguistica cimbra. Il suo nome deriverebbe infatti dal cimbro Laas [5], che voleva indicare valico, località di accesso alla Valsugana.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Luserna si colloca sul settore nord-occidentale dell'Altopiano dei Sette Comuni, non lontano dal Passo di Vezzena (1402 m s.l.m.) che permette il collegamento con l'Altopiano di Lavarone.


Il territorio, caratterizzato da terrazzamenti naturali, si protrae sulla sottostante Valle dell'Astico creando profonde valli e strapiombi, con dislivelli anche di seicento metri. I suoi confini naturali sono segnati dal solco della Val Torra, ad oriente, e dal Rio Torto, all'estremità opposta. La superficie dell'altopiano è circa di 20 km² ma, attualmente, solo otto di questi - compresi tra le quote di 1200 e 1550 m s.l.m. - appartengono amministrativamente alla comunità in questione. I restanti dodici sono frammentati dai molti comuni che in questa zona godono di diritti di proprietà: particolarmente esteso è il territorio di Levico Terme, il quale detiene gran parte delle Vezzene, seguono poi Caldonazzo con Monterovere, e Lavarone con Millegrobbe e Laghetto. A sud il villaggio confina anche con Pedemonte e Casotto, entrambi situati ai piedi della montagna. La morfologia del paesaggio fa sì che la zona sia moderatamente ondulata e che le cime superino difficilmente i duemila metri d'altezza. L'insediamento si costituisce di soli due nuclei: Luserna (a 1333 metri di quota) si snoda su di un piccolo lembo di terra pianeggiante, che si dipana da levante a ponente, a cavallo del cosiddetto Tal vo Sant'Antone (Valle di Sant'Antonio) e Tezze (collocato a 1288 m s.l.m.) in una valletta ad ovest del nucleo centrale. La struttura è quella del classico Strassendorf, vale a dire un paese che si sviluppa lungo una strada. Sull'altura a monte dell'abitato, in un intervallo pianeggiante nel versante della montagna, si trovano gruppi d'edifici isolati denominati Hüttn (Baite).

Oltre il crinale di Malga Campo, in una valletta a monte delle sorgenti della Torra, si trovano i tre nuclei del "villaggio estivo" di Bisele: Untarhäusar (Case di Sotto), Obarhäusar (Case di Sopra) e Galen (da Galeno, soprannome di una famiglia locale). Tradizionalmente le vie di comunicazione che congiungevano il piccolo altopiano con gli altri villaggi sparsi nella zona erano poche ed in cattive condizioni. Anticamente la via più importante era quella che, scendendo i dirupi sottostanti il paese, arrivava a Brancafora. Questa però era semplicemente un sentiero, impraticabile durante l'inverno per la sua pericolosità. Il collegamento con Passo Vezzena, e di lì con Asiago, era invece assicurato dalla vecchia strada che salendo lungo l'Eck (dosso, storica contrada del paese) portava verso Millegrobbe. La strada per Lavarone, quella che oggi è la principale via di collegamento con il fondovalle, fu realizzata solo tra il 1882 ed il 1885. Ai primi di questo secolo fu costruita la carrozzabile che da Monterovere conduce a Caldonazzo.

L'aspetto dei territori che circondano Luserna è fortemente segnato dalla mano dell'uomo. Vi si leggono i tentativi e gli sforzi compiuti da questa gente per recuperare ogni metro di terra. L'elemento architettonico più forte è la pietra, usata per realizzare campi e orti terrazzati che risolvono l'elevata pendenza di certi luoghi, consentendone lo sfruttamento e ampliando le risorse. Le zone più pianeggianti, segnate anch'esse da una fitta rete di mura a secco - questa volta per demarcarne la proprietà - erano invece utilizzate a pascolo.

I tratti caratteristici di questo territorio antropizzato di cogliere l'antico equilibrio tra prati, pascoli e boschi. Se ne ricava una realtà che va interpretata come il tentativo, di una società con chiare e definite radici culturali, di piegare un ambiente ostile.

Luserna è subito individuabile come una comunità di alta montagna e l'influenza dei suoi milletrecento metri di quota non è da sottovalutare. Nei mesi più freddi dell'anno a ciò si aggiunge anche il vento proveniente da nord, che non trovando ostacoli sul suo percorso, investe il paese. Per contro l'inclinazione a sud-ovest di questa grande terrazza calcarea, e la particolare ampiezza d'orizzonte rispetto alle montagne di fronte, fa sì che l'insolazione sia la massima possibile. Per quanto riguarda le precipitazioni queste sono abbastanza buone, aggirandosi sui 1200 mm/annui. La vegetazione si caratterizza per essere costituita principalmente da boschi misti, con essenze legnose a foglia caduca e conifere. Particolarmente diffusi sono il faggio, l'abete - nelle varietà rosso e bianco - e il larice.

Tratto da C. Prezzi, La vita di allora: risorse e economia nella comunità germanofona di Luserna.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Eredi di antichi coloni[modifica | modifica sorgente]

Stando ai resti pervenutici di antichi forni per la fusione del rame risalenti al 1200 a.C., il monte di Luserna risulta già abitato in età preistorica, ma circa l'origine e la consistenza di questi primi coloni ci è dato di sapere ben poco. Sicuri si è del fatto che in epoca medioevale la zona fu colonizzata da genti di origine tedesca, portati su questi monti principalmente per opera del Principe Vescovo di Trento Federico Vanga. In questo periodo il territorio montano compreso tra i fiumi Adige e Brenta, fino a quel momento in prevalenza disabitato, vide la nascita di piccole comunità rurali dedite al taglio del legname e alla pastorizia. Nei secoli, attorno ai primi masi crebbero dei villaggi e presero vita sempre nuove forme di stanzialità. Già nel XVII secolo la popolazione che abitava la grande area interessata da questa colonizzazione era arrivata ai 20 000 abitanti.

I Cimbri degli altipiani[modifica | modifica sorgente]

Gli antichi coloni, portarono in questi nuovi territori la propria lingua e le proprie millenarie tradizioni (ancora oggi nel paese si tramandano di generazione in generazione alcune leggende cimbre) e per secoli i loro usi, i costumi, ma in particolare la lingua (detta lingua cimbra appunto), affascinarono ed interessarono intellettuali ed esperti delle più diverse materie. La leggenda fa risalire l'origine di questa popolazione germanofona al popolo di uguale nome, proveniente dal territorio dello Jutland, in Danimarca, che tentò di invadere l'Italia ma che fu sconfitto dall'esercito romano sotto la guida di Gaio Mario. Secondo queste leggende parte di questa popolazione belligerante si sarebbe ritirata sulle montagne dell'Altopiano di Asiago, originando la stirpe dei moderni Cimbri. Una seconda ipotesi, che è andata affermandosi sul finire dell'Ottocento, probabilmente per fini nazionalistici, vede invece l'origine dei cimbri dovuta alla discesa dalla Germania meridionale, intorno all'anno mille, di gruppi di famiglie provenienti per lo più dall'area linguistica bavaro-tirolese. Molti indizi fanno però vacillare quest'ultima tesi, primi fra tutti i resti del villaggio celtico rinvenuto nel Bostel, presso Rotzo, e la toponomastica storica dell'Altipiano dei Sette Comuni che ha precisi riferimenti con la mitologia nordica.
Diversamente da quanto avvenuto altrove, la lingua cimbra si è mantenuta ancora viva a Luserna, anche se il cimbro di Luserna viene considerato il meno originale, e più moderno, essendo anche influenzato dal tedesco moderno.
Oggi comunque il cimbro di Luserna è oggetto di approfondite indagini, soprattutto da parte di studiosi tedeschi, che possono praticare una sorta di "archeologia linguistica". Per meglio tutelare l'unicità culturale di questa comunità si sono mosse anche la Provincia Autonoma di Trento e la Regione Trentino – Alto Adige, promuovendo significativi interventi per la salvaguardia di ciò che è ritenuto un patrimonio di tutti. Tra questi, l'edizione settimanale di un telegiornale in lingua cimbra, "Zimbar Earde" (Terra Cimbra).

Luserna onoranda vicina[modifica | modifica sorgente]

Il piccolo paese di Luserna viene citato per la prima volta in un documento il 24 gennaio 1442. Risulta, infatti, che un tale Ser Biagio vendette al Duca Federico, detto il Tasca Vuota (Duca d'Austria e Conte del Tirolo), i suoi quattro masi sul Monte di Luserna per 55 ducati d'oro. Dopo questo primo eccezionale documento, Luserna compare più volte negli scritti che vanno via via a delineare la storia degli altipiani. Già nel 1454 risulta che dei contadini di Lavarone si trasferirono, come livellari della Parrocchia di Santa Maria di Brancafora, sull'altopiano di Luserna. Alla fine del Cinquecento, in una relazione che il conte Francesco Caldogno preparò per la Serenissima Repubblica Veneta, Luserna viene descritta come un paesello con circa 40 fuochi, lungo più contrade e con un centinaio di anime. Successivamente, tra gli abitanti dell'Onoranda Vicinia di Luserna (come recita il documento dell'epoca) e quelli della Magnifica Comunità di Lavarone iniziarono delle dispute per i confini e per l'autonomia amministrativa, le quali portarono alla separazione delle due comunità il 4 agosto 1780.

La Grande Guerra[modifica | modifica sorgente]

Collocati lungo il confine meridionale dell'antica provincia austriaca del Tirolo, gli altipiani vennero a trovarsi in prima linea allo scoppio del primo grande conflitto mondiale (1915-1918). Fin dagli inizi del Novecento i rapporti diplomatici tra Regno d'Italia ed Impero austro-ungarico erano diventati giorno dopo giorno più tesi in relazione del problema delle terre irredente e la possibilità di una pace duratura era irrimediabilmente compromessa. Ormai entrambi gli Stati pensavano all'eventualità di entrare in conflitto. Considerata l'importanza strategica di questa zona, possibile punto di sfondamento per raggiungere Trento, ben prima dello scoppio del conflitto iniziò la costruzione di una poderosa linea di fortezze. Gli Altipiani venivano ad essere il punto nodale di quella che fu la cintura difensiva di un immenso impero. Tra Folgaria e Vezzena furono erette sette fortezze, le quali rappresentavano il meglio della tecnica militare dell'epoca. Nei dintorni di Luserna vi sono molte testimonianze di questa "trincea d'acciaio": il complesso fortificato Campo Luserna (1549 m s.l.m.), il forte Verle (1554 m s.l.m.), l'Osservatorio Fortificato di Cima Vezzena (1908 m s.l.m.), il piccolo Cimitero Militare di Costalta e chilometri di solchi lasciati dalle vecchie Trincee.

Il Centro Documentazione Luserna, sito nel cuore del paese, ha ospitato due importanti mostre sul tema della Grande Guerra, nel 2006 e 2007. In occasione dell'ultimo evento è stato edito un interessante volume dal titolo "Dagli Altopiani a Caporetto. Von den Hochebenen nach Karfreit", autore Lorenzo Baratter, Direttore del Centro Documentazione Luserna - Documentationszentrum Lusérn.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[6]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Teresa Cappello, Carlo Tagliavini, Dizionario degli Etnici e dei Toponimi Italiani, Bologna, ed. Pàtron, 1981.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2011.
  3. ^ Carla Marcato, Luserna in Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 1990, p. 264.
  4. ^ Bollettino ufficiale della Regione autonoma Trentino-Alto Adige - 5 maggio 1998 - p. 16
  5. ^ Cimbri di Luserna / Lusérn
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28 dicembre 2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]