Recoaro Terme

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Recoaro Terme
comune
Recoaro Terme – Stemma
Recoaro Terme – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Vicenza-Stemma.png Vicenza
Amministrazione
Sindaco Giovanni Ceola dal 20/06/2012
Territorio
Coordinate 45°42′00″N 11°14′00″E / 45.7°N 11.233333°E45.7; 11.233333 (Recoaro Terme)Coordinate: 45°42′00″N 11°14′00″E / 45.7°N 11.233333°E45.7; 11.233333 (Recoaro Terme)
Altitudine 442 m s.l.m.
Superficie 60,06 km²
Abitanti 6,558[1] (30-09-2013)
Densità 0,11 ab./km²
Frazioni Fongara, Merendaore, Parlati, Rovegliana
Comuni confinanti Ala (TN), Altissimo, Crespadoro, Selva di Progno (VR), Torrebelvicino, Valdagno, Vallarsa (TN), Valli del Pasubio
Altre informazioni
Cod. postale 36076
Prefisso 0445
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 024084
Cod. catastale H214
Targa VI
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti recoaresi
Patrono sant'Antonio abate
Giorno festivo 17 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Recoaro Terme
Posizione del comune di Recoaro Terme all'interno della provincia di Vicenza
Posizione del comune di Recoaro Terme all'interno della provincia di Vicenza
Sito istituzionale
« Recoaro, come paesaggio, è una delle più belle esperienze; e questa sua bellezza io l'inseguita prodigandovi con zelo e fatica. La bellezza della natura, come ogni altra bellezza, è gelosa, e vuole che si serva lei sola »
(Friedrich Nietzsche, dalla lettera a Peter Gast del 17 giugno 1881)

Recoaro Terme (Recobör, Rocabör o Ricaber in cimbro[2]) è un comune italiano di 6.558 abitanti[1] della provincia di Vicenza, situato nell'alta Valle dell'Agno, sul fondo di una conca (nota anche come Conca di Smeraldo) a 445 metri sul livello del mare, ai piedi delle Piccole Dolomiti.

Recoaro è celebre per le proprie acque minerali: l'oligominerale Lora è commercializzata, mentre le altre acque minerali sono utilizzate nelle terme delle Fonti Centrali dalla loro scoperta nel 1689.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il comune ha un'estensione piuttosto vasta, di poco più di 60 chilometri quadrati e comprende l'arco disegnato dalle Piccole Dolomiti e la conca sottostante formata dall'alta valle dell'Agno. A nord confina con i comuni trentini di Ala e Vallarsa, a est con l'alta Val Leogra (comuni di Valli del Pasubio e Torrebelvicino), a ovest con la Val del Chiampo (comuni di Crespadoro e di Altissimo), a nord-ovest con la Provincia di Verona (comune di Selva di Progno), a sud con il comune di Valdagno.

Al Passo delle Tre Croci, noto come Passo della Lora, vi è il confine fra le province di Vicenza, Trento e Verona.

La principale via di accesso è l'ex statale 246 che provenendo da sud percorre l'intera valle, collegandosi poi alla Val Leogra in territorio recoarese con il valico del Passo Xon.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La natura calcarea delle rocce del luogo, insieme alla posizione geografica (le Prealpi vicentine sono i primi rilievi montuosi che si incontrano provenendo dal mare) che determina un'elevatissima piovosità (la più alta del Veneto con oltre 2000mm annui di media) determinano una grande ricchezza che è l'acqua minerale. Numerosi sono le sorgenti e le fonti su tutto il territorio comunale.

Il territorio comunale è inoltre molto ricco dal punto di vista geologico, con una vastità di differenti tipi di rocce affioranti che furono di spunto al geologo veronese Giovanni Arduino per la suddivisione in ere geologiche ancora oggi usate. In particolare a Recoaro affiora la fillade quarzifera (detta in dialetto locale lardàro o ardàro), roccia metamorfica, molto friabile, che costituiva un'antichissima catena montuosa.

Nella zona è possibile praticare vari tipi di sport: il parapendio presso il passo di Campogrosso, gli sport invernali (sci alpino, sci di fondo) presso Recoaro Mille e la mountain-bike, grazie alla notevole rete di strade asfaltate, sterrate, mulattiere e sentieri che il territorio comunale offre. Inoltre è possibile praticare l'alpinismo e l'arrampicata sportiva nelle Piccole Dolomiti. L'etimo più probabile è la derivazione dal nome personale germanico (probabilmente longobardo) "Richwar", si confronti la versione cimbra dei Sette Comuni "Ricaber".

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Recoaro Terme.

Durante il periodo primaverile del 2008 Recoaro si è dimostrata la località più piovosa del Veneto.

Caratteristica del clima della Conca di Smeraldo è infatti un'alta piovosità in autunno e in primavera, nonché forti piovaschi e temporali durante l'estate, soprattutto nel tardo pomeriggio o sera. Gli inverni sono piuttosto rigidi, anche se le precipitazioni nevose nel fondovalle possono anche essere molto scarse.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La zona di Recoaro venne abitata nel corso del XIII secolo da dei coloni germanici: il primo documento ufficiale nomina la "villa" di Rovegliana risale al 1262. La frazione fu inizialmente il centro principale della conca, data la posizione favorevole, esposta al sole, rialzata sulle colline, mentre il capoluogo, pur abitato, si sviluppò in seguito.

Nel XIV secolo la zona del vicentino fu sottoposta alle signorie prima degli Scaligeri e quindi dei Visconti, finché nel XV secolo non subentrò la Repubblica Veneta, che mantenne il proprio predominio fino al XVIII secolo. Tracce della dominazione veneziana si possono trovare nel leone di San Marco, originariamente posto a Rovegliana e oggi conservato in municipio, e in tracce di disboscamento nella zona di Recoaro Mille.

Importante fatto nella storia di Recoaro fu la scoperta delle acque minerali nel 1689, ad opera del conte Lelio Piovene (da cui la sorgente prese il nome di Lelia). Nel Settecento Recoaro conobbe un primo sviluppo a causa del termalismo, ma fu solo nell'Ottocento che il paese ebbe una vera e propria crescita legata allo sfruttamento curativo delle acque. Nel frattempo, seguendo le sorti del Lombardo-Veneto, al crollo della Serenissima il territorio comunale era passato all'Impero Asburgico, sotto la cui giurisdizione rimase fino al 1866.

Nonostante lo sfruttamento delle acque termali e lo sviluppo turistico (con medie di 8-9000 visitatori all'anno nell'Ottocento e di 10-15.000 nei primi del Novecento), la maggioranza della popolazione viveva ancora di un'agricoltura di sussistenza, molto povera a causa dell'ambiente montano.

Solo lo sfruttamento commerciale dell'acqua minerale tramite lo stabilimento di imbottigliamento fra le due guerre mondiali pose le basi per uno sviluppo economico che ebbe il suo apice nel secondo dopoguerra.

Durante la seconda guerra mondiale Recoaro fu anche sede di un comando nazista,sotto la guida del feldmaresciallo Albert Kesselring, sostituito dal colonnello Heinrich von Vietingghoff-Scheel nel marzo 1945. Le truppe tedesche occuparono molti edifici, fra cui anche le Fonti, che vennero bombardate dagli Alleati nell'aprile 1945. L' attacco bellico rase al suolo il complesso termale e decretò la resa degli occupanti e la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Nel 1952 fu avviata la seggiovia che dal centro del paese porta alle località di sport invernali, rimasta aperta fino al 1990 fu sostituita nel 1995 con una nuova e moderna cabinovia.

La stagione sciistica del 1967 fu inaugurata con la nuova seggiovia che collega Recoaro Mille con le discese di Monte Falcone.

Nel 1950 a opera dell'architetto Giuseppe Vaccaro fu edificata la chiesa arcipretale dedicata a sant'Antonio Abate.

Lo stemma[modifica | modifica wikitesto]

L'immagine raffigura un gallo nell'atto del cantare, appoggiato su tre cime, contornato da una corona araldica e da un cielo con tre stelle. Il simbolo fu scelto nel 1654 dal primo Arciprete di Recoaro don Paolo Fracasso che lo fece affiggere nel muro a nord della casa canonica con alcuni versi rimati:

"Il gallo vigilante in questa parte
come l'Augello di Marte
Fu da Paolo Fracasso
scielto dell'Alpi a custodire il Passo."

Con l'avvento della dominazione austriaca l'aquila bicipite degli asburdo prese il posto dello stemma, che fu proibito fino al 1866.

La riproduzione in ferro elettrosaldato del simbolo del paese, dal 24 febbraio 1980 apre la sfilata della Chiamata di marzo. La costruzione fu eseguita da Dino Orsato e Bruno Pellizzari nell'officina della ditta Prebianca-

Don Paolo Fracasso si può considerare,inoltre il primo "albergatore", infatti ospitò per la prima volta in canonica nel 1689 una giovane donna, ammalata di fistola ulcerosa alla gola, che usufruì dei rimedi dell'acqua Lelia.

Luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

La parrocchiale dedicata a Sant'Antonio abate, costruita nell'immediato dopoguerra (1949-1951) dal celebre architetto Giuseppe Vaccaro. Contiene il mosaico della crocifissione di Giudo Cadolin, che sormonta l'altare,alla sua sinistra l'incoronazione di Maria dell'artista Marcello Mascherini. Le statue lignee dell'Annunciazione e della crocifissione intagliate da Brubo Vedovato e una significativa Via Crucis in terracotta di Luciano Minguzzi. Infine attribuite ad Giorgio Scacco sono l'ampia vetrata colorata vicina al pulpito, l'affresco a fianco del presbiterio e i tre dipinti posti sulla navata laterale.

Le due più antiche chiese della conca sono quella di Santa Giuliana, sul colle omonimo, e di San Bernardo, entrambi risalenti al XIV secolo. In particolare i recoaresi sono molto devoti a Santa Giuliana, a cui sono più volte ricorsi nel corso dei secoli con voti per scampare alle pestilenze o alle guerre.

Capitelli votivi[modifica | modifica wikitesto]

Il Capitello votivo fa parte della tradizione del territorio se ne possono contare 128 in tutto il territorio recoarese. La località Camonda ha un particolare capitello situato al passo omonimo. Questo è un capitello-rifugio. La sua funzione non è solo quella di esprimere una manifestazione di pietà popolare ma anche quella di ricovero per i viandanti. Ancora nei primi anni del secolo scorso non esisteva una carrabile ma un sentiero che collegava le valli dell'Agno e del Leogra. È quindi ipotizzabile che servisse per offrire a chi era di passaggio una protezione temporanea prima della discesa a valle verso Torrebelvicino o Recoaro, il capitello è stato ricostruito nel XIX secolo.

Natura[modifica | modifica wikitesto]

L'ambiente naturale è forse il maggior patrimonio di Recoaro, circondato dalle Piccole Dolomiti, montagne molto interessanti dal punto di vista alpinistico ed escursionistico, che offrono la possibilità sia della gita della domenica, sia di itinerari impegnativi.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Agli inizi del XIX secolo Recoaro sfiorava i 4000 abitanti, tuttavia vi fu un continuo calo dopo il 1808 e solo nel 1822 si raggiunse tale cifra. Vi fu quindi uno sviluppo demografico che portò a raggiungere le 5000 unità negli anni quaranta dell'Ottocento. Negli ultimi decenni vi è stato uno spopolamento del territorio comunale, a causa della mancanza di posti di lavoro, con un'emigrazione verso la bassa valle.

Oggi la popolazione si concentra molto di più nel centro principale rispetto a quanto avvenisse fino alla prima metà del Novecento, in cui vi era ancora una grossa fetta di popolazione rurale.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

La Chiamata di Marzo[modifica | modifica wikitesto]

La Chiamata di Marzo è un'antichissima tradizione di Recoaro, comune a molte zone dell'Italia settentrionale: consiste nell'accogliere la primavera in modo festoso, con suoni e canti. La tradizione consiste nell'andare in giro l'ultima notte di febbraio con strumenti per "chiamare" la primavera,contando un canto-filastrocca che serviva anche a scherzare sul tema dell'amore:

"Fora febraro che marso xe coà.

Se nol xe smarso 'l se smarsirà.

Chi xe par moroso?

El Moro Munaro che l'è on bel toso.

Chi xela par morosa?

La Teresa Barba che la xe na bela tosa

Cossa gai par dote?

Do panoce.

Cossa gai sui òci?"

I contadini si radunavano per le vie del centro e scacciavano l'inverno producendo un gran fracasso tipicamente con i campanacci delle vacche e le secchie per mungere, tipici attrezzi della cultura montanara.

La peculiarità nel territorio recoarese si ebbe nel corso dell'Ottocento, quando la popolazione iniziò a sfilare per il paese con i propri attrezzi di lavoro.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Nell' Italia settentrionale il reperto più antico dell'esistenza della Chiamata di Marzo, consiste in una descrizione della medesima ad opera dell'abate Agostino Dal Pozzo.

Per quanto riguarda il paese di Recoaro Terme ci è pervenuto un documento risalente al 14 aprile 1818, che attesta la preesistenza di questa tradizione. Si tratta del divieto di organizzare la manifestazione scritto dal Consigliere di governo e dal regio delegato della provincia di Vicenza.

" Essendo venuto a conoscenza del Governo che in talune di queste provincie usasi tra i contadini il bizzarro costume di salutare di notte tempo il mese di Marzo, e di Maggio con vallici attruppamenti, che sono spesso cause si risse e di ferite; così resta espressamente ordinato a codesta Autorità, che qualora sussistesse tale stano notturno tripudio anco nel circondario di di lei giurisdizione, debba esso venire scrupolosamente interdetto, facendo conoscere tale superiore determinazione ai suoi Amministrati."

Ma questa ordinanza non bloccò i cittadini che l'ultima sera di Febbraio scesero in centro al paese e salutarono l'inverno con l'utilizzo di utensili e arnesi impiegati nel lavoro e nella vità quotidiana. Gli uomini indossarono vestiti bizzarri, mentre le donne sfoggiarono i loro vestiti più eleganti. La sfilata era animata dal suono dei campanelli, dalle ciochete, dalle snatare e dalle recùbele,da canti, spari con antichi archibugi.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale ci fu un progressivo declino che portò alla completa interruzione durante gli anni cinquanta. Ma continuò la tradizione di chiamare la primavera suonando gli utensili e cantando "Fora febraro che marso xe qua".

Nel 1979 fu ripresa con una sfilata e una rappresentazione in costumi tipi dei mestieri, degli usi, delle abitudini di un tempo. Si svolge da allora con cadenza biennale negli anni pari, con una partecipazione popolare molto intensa (le ultime edizioni hanno contato più di 1.000 figuranti) e con un'affluenza di pubblico davvero significativa di alcune migliaia di presenze.

Negli anni seguenti fu organizzato un comitato che provvede alla gestione e all'organizzazione della Chiamata di Marzo.

I protagonisti[modifica | modifica wikitesto]

Il cuore della manifestazione sono sicuramente i cittadini che in migliaia partecipano alla grande sfilata e ogni anno suddivisi per contrade allestiscono i carri.

Nelle passate edizioni hanno sfilato più di 60 carri, tra cui i più suggestivi:

  • La Vaca Mora :rappresentazione del convoglio a vapore di una volta. La locomotiva quando transitava all'interno di una galleria si riempiva di fumo che usciva dalla ciminiera. Il fumo nero formava due lunghe scie che davano al convoglio l'aspetto di una vacca nera con le corna.
  • El Boròsso: tipico strumento dei boscaioli, il boròsso era un carro a 2 ruote con un palo che serviva a comandarlo.
  • Tor 'na bòra col nace: il nace era una slitta molto robusta utilizzata dai boscaioli per trasportare grossi tronchi di castagno,le bore. La rappresentazione che viene portata in sfilata, per conferirgli ina certa spettacolarità, ha il diametro di un metro e novanta ed è costituita da un vuoto d'aria ricoperto dalla corteccia della bora.
  • L'orco e l'orcheto: rappresentazione dei personaggi leggendari e protagonisti delle storie che gli anziani raccontavano ai bambini. La figura dell'Orco veniva utilizzata per spaventare i bambini poco ubbidienti.
  • El Majaro: el Majaro lavorava il ferro, la sua bottega nel passato si trovava vicino a un corso d'acqua che faceva azionare il majo. Il majo era lo strumento più utilizzato,costituito da un grande martello che batteva sull'incudine in modo regolare, su cui veniva appoggiato il pezzo da modellare o da aggiustare.
  • Gruppo malghesi dei Rònchi: il gruppo con i suoi vestiti tipici, pantaloni alla zauva di frustagno, camicia bianca, calzettoni rossi, fascia ai fianchi e fez rossi, aprono la sfilata a ritmo di sèce e ciòche. Il batter le sece un tempo era il richiamo utilizzato per far rientrare le mucche. Le sèce sono secchi di legno con il fondo più largo rispetto all'imboccatura che gli dona più stabilità sul fondo irregolare e impedisce lo spargimento di latte. Durante la sfilata il secchio viene percosso con una scodella di legno.
  • Cantastorie:il gruppo si compone di circa trenta persone che accompagnate da cinque chitarre,una fisarmonica, quattro violini, tre flauti e un cembalo intonano canzoni degli emigranti e popolari. Il repertorio è frutto di ricerche compiute dello stesso gruppo, è costituito da canzoni risalenti ai primi anni del Novecento.

Persone legate a Recoaro[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

La distribuzione della popolazione ha un carattere soprattutto rurale, con un centro principale di dimensioni ridotte rispetto al totale. In modo meno accentuato rispetto al passato, ma ancora rilevante, la maggioranza della popolazione vive sulle colline della conca. Nucleo fondamentale e rilevante è la contrada, piccolo gruppo di case che varia da poche unità a varie decine: su tutto il territorio recoarese si contano oltre 100 contrade, oggigiorno le più sperdute sono disabitate, mentre le più grandi hanno raggiunto la dignità di frazione.

La contrada era un tempo il centro della vita sociale e lavorativa, raccoglieva le abitazione, i fienili e le stalle, una o più fontane (di cui il territorio comunale è molto ricco), spesso anche un Capitello votivo dedicato alla Madonna o ai santi. Nelle frazioni di Parlati e Merendaore è stata istituita la parrocchia nel corso del Novecento, mentre era già presente da molti secoli in quelle di Rovegliana e Fongara.

Rovegliana[modifica | modifica wikitesto]

Nella frazione di Rovegliana (circa 1.280 abitanti) è situata la piccola e caratteristica contrada Camonda (etimologia: voce tedesca composta di kuh, "mucca" + munde, "passaggio"), costituita da due gruppi di case; il nucleo più grosso verso valle, Camonda di Sotto (640 m s.l.m.) e il gruppo di case più a monte, Costa (675 m). La strada comunale che porta, sempre in salita, alla contrada inizia poco dopo la curva della località Gardi sulla destra provenendo da Recoaro e arriva fino al passo della Camonda (693 m. s.l.m.) dove insiste un particolare capitello (v.voce: Capitelli votivi). Poi la strada si dirama a sinistra verso il passo dei Branchi (728 m s.l.m.) seguendo il crinale delle Some di Rovegliana e a destra verso la Fonte Civillina o la Contrada Manfron (com. di Torrebelvicino). Da questo passo si può anche raggiungere il monte Civillina (962 m) lungo un ripido sentiero che si prende subito a destra.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Dal 1968 al 1972, Recoaro ha ospitato la finale del Cantagiro, con i più famosi cantanti italiani dell'epoca. La sede della finale, articolata in tre serate con la diretta su Rai Uno della serata finale, fu lo splendido scenario delle Fonti Centrali.
  • Recoaro Terme ha partecipato a due puntate del celebre programma estivo Giochi Senza Frontiere: a Madeira (Portogallo) nel 1982 e a Castiglione delle Stiviere (prov. di Mantova) nel 1989, risultando vincitore della puntata con 48 punti totalizzati, la sera del 22 luglio 1989.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La principale azienda di Recoaro è rappresentato dall'omonima società di imbottigliamento delle acque minerali. Di proprietà statale fino agli anni novanta, aveva raggiunto un notevole sviluppo sul mercato italiano con un vasto campionario di bibite, di cui due di denominazione esclusiva, il Gingerino e l'Acqua brillante.

In seguito alla privatizzazione e alla successiva crisi, fu acquisita dalla Sanpellegrino e praticamente smantellata fino alla recente rivalutazione del marchio e il rilancio del Chinotto.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il trasporto pubblico a Recoaro Terme è garantito da autocorse svolte dalla società Ferrovie e Tramvie Vicentine (FTV).

Fra il 1909 e il 1961 la città rappresentò uno dei capolinea settentrionali della tranvia Vicenza-Valdagno-Recoaro Terme/Chiampo, gestita anch'essa dalle FTV.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Variazioni[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione del comune fino al 1934 era Recoaro.[4]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è l'A.C. Recoaro Calcio che milita nel girone E di Seconda Categoria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2013.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 2006, p. 627.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tarcisio Bellò, Storie di Confine, Alta via dell'Alpi Vicentine., Vicenza, La Serenissima, 2006.
  • Luigi Centomo,La Chiamata di Marzo,Ciamàr Marso storia, folclore e tradizione di Recoaro Terme, Associazione Ciamàr Marso, 2006

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Comune di Recoaro Terme [1]
  • Comunità Montana Agno-Chiampo [2]
  • Sito ufficiale delle Terme di Recoaro [3]