Enego

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Enego
comune
Enego – Stemma Enego – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Vicenza-Stemma.png Vicenza
Amministrazione
Sindaco Fosco Cappellari (lista civica) dal 26 maggio 2013
Territorio
Coordinate 45°56′00″N 11°43′00″E / 45.933333°N 11.716667°E45.933333; 11.716667 (Enego)Coordinate: 45°56′00″N 11°43′00″E / 45.933333°N 11.716667°E45.933333; 11.716667 (Enego)
Altitudine 750 m s.l.m.
Superficie 52,9 km²
Abitanti 1 872[1] (31-12-2010)
Densità 35,39 ab./km²
Frazioni Coldarco, Coste, Dori, Enego 2000, Fosse, Marcesina, Piovega, Stoner, Valdicina, Valdifabbro, Valgoda
Comuni confinanti Asiago, Foza, Gallio, Arsiè (BL), Cismon del Grappa, Valstagna, Grigno (TN).
Altre informazioni
Cod. postale 36052
Prefisso 0424
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 024039
Cod. catastale D407
Targa VI
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti eneghesi
Patrono santa Giustina
Giorno festivo 7 ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Enego
Posizione del comune di Enego all'interno della provincia di Vicenza
Posizione del comune di Enego all'interno della provincia di Vicenza
Sito istituzionale

Enego (Ghenebe in cimbro[2]) è un comune italiano di 1 872 abitanti[1] della provincia di Vicenza in Veneto.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale si estende sull'estremità orientale dell'Altopiano dei Sette Comuni scendendo poi sul fondo del canale di Brenta, sino alla riva destra del fiume.

Solo le frazioni Piovega di Sotto e di Sopra si trovano sul fondovalle. La gran parte dei centri abitati, capoluogo compreso, si affacciano su una sorta di terrazza tra i 400 e i 900 m s.l.m.

Buona parte del territorio comunale, comunque, si estende verso l'interno dell'altopiano, comprendendo la piana di Marcesina e il monte Ortigara.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il toponimo ha etimologia incerta; potrebbe derivare da un nome germanico (Enika) o latino (Enicus o Enno) con l'aggiunta del suffisso -icus[3].

Grazie alla sua posizione, ai limiti dell'altopiano di Asiago e affacciato sul Canale di Brenta e la Valsugana, la zona di Enego suscitò l'interesse della civiltà sin dall'epoca romana. Probabilmente fu in questo periodo che sorse un primo insediamento, una stazione di sosta e rifornimento lungo la strada che conduceva in Germania. Attorno al III secolo, quando si verificarono le prime invasioni barbariche, venne eretto un fortilizio di cui restano i ruderi in località Bastia.

Nel XII secolo Enego divenne feudo dei vescovi di Padova, cui passò in seguito a quelli di Vicenza e infine agli Ezzelini. Sotto la signoria di Cangrande della Scala, attorno al 1330, fu costruito un altro castello di cui oggi resta un torrione.

Nel corso del medioevo tutto l'altopiano, e quindi anche Enego, fu colonizzato da popolazioni di origine Bavarese e Tirolese, i cosiddetti Cimbri. I Cimbri mantennero per secoli una propria identità, distinguendosi dal resto della popolazione per lingua e usanze. Nel 1310, durante il periodo scaligero, si riunirono nella Spettabile Reggenza dei Sette Comuni che si mantenne anche nelle successive dominazioni viscontea (1387-1404) e veneziana (1404-1797)

Nel 1508 Enego venne occupata dall'esercito della Lega di Cambrai, ma tornò presto alla Serenissima. Tra il Cinque e il Seicento insorsero delle controversie con i vicini di Grigno sul possesso della Marcesina e del monte Frizzon.

Con la caduta della Repubblica di Venezia e l'arrivo di Napoleone la secolare federazione fu sciolta.

Durante il Risorgimento molti eneghesi si distinsero come patrioti, ma solo con la terza guerra d'indipendenza, nel 1866, il Veneto passò al neonato Regno d'Italia.

Durante la grande guerra l'altopiano si venne a trovare lungo la linea del fronte e la stessa Enego subì gravi devastazioni. Mentre i soldati combattevano aspramente, specie attorno al monte Ortigara, la popolazione civile fu costretta ad abbandonare il paese per stabilirsi profuga nel sud dell'Italia[4][5].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di Santa Giustina[modifica | modifica sorgente]

Parrocchiale del paese, dal 1804 arcipretale e dal 1963 duomo, sorge sul punto più alto del paese ed è raggiungibile attraverso una lunga scalinata in biancone.

Di origini antichissime, venne più volte rimaneggiata e ricostruita e l'attuale edificio è del 1792. All'interno si trova la pregevole pala Santa Giustina in trono con i santi Rocco, Sebastiano e Antonio abate di Jacopo da Ponte, mentre nulla resta degli affreschi realizzati dallo stesso nel 1552 e distrutti da un incendio[4][6].

Torre scaligera[modifica | modifica sorgente]

Si erge nella centralissima piazza San Marco ed è ciò che resta di una più vasta fortificazione fatta costruire da Cangrande della Scala attorno al 1330. Il complesso originario era di forma quadrangolare, con quattro torri poste agli angoli collegate fra loro da mura.

Sulla sommità dell'edificio spicca, scolpito su una pietra, lo stemma degli Scaligeri[4][6].

Bastia[modifica | modifica sorgente]

A valle di Enego, nei pressi di un tornante della provinciale per Primolano, si trovano le case Bastia, una minuscola borgata formata da alcune vecchie abitazioni e da un rudere di età imprecisata, detto appunto Bastia, costituito dai resti di un torrione quadrato. Tracce di strutture murarie e altri reperti sussistono tutt'intorno, spingendosi a nordovest sino alla località Giardinetto.

Della Bastia si hanno riferimenti scritti solo dopo l'anno Mille, ma le sue origini sono ben più antiche. Si ritiene che essa facesse parte di un sistema difensivo piuttosto vasto che, sin dalla penetrazione romana nel Canale di Brenta, assicurava il controllo degli accessi all'Altopiano di Asiago e al Feltrino. In questo complesso ricadevano anche il Covolo di Butistone, sul versante opposto della vallata, e il Castello della Scala, presso Primolano.

Questa ipotesi è confermata dalla successiva documentazione medievale, dove la Bastia viene sempre citata accanto al Covolo. Ma a differenza di quest'ultimo, che continuò a funzionare anche nei secoli successivi, essa scompare dai documenti sul finire del Trecento: l'ultima notizia risale al 1386 quando da qui gli Scaligeri attaccarono il Covolo presidiato dai Padovani. Fu probabilmente l'avvento dell'artiglieria a rendere inservibili le strutture del castello, tuttavia le alture della costa della Bastia mantennero a lungo la loro importanza strategica, sino alla campagna d'Italia combattuta da Napoleone[7].

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[8]

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Così come in tutto l'altopiano di Asiago anche a Enego si parlò per un periodo la lingua cimbra, un idioma germanico affine al bavarese. Fu però anche uno dei primi centri ad abbandonarla a favore del veneto: ne è una prova il fatto che già dalla metà del Seicento i parroci locali avevano smesso di recitare l'omelia in tedesco[9].

Persone legate a Enego[modifica | modifica sorgente]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Ponte Valgadena[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ponte Valgadena.

Tra i territori comunali di Enego e di Foza, in Valgàdena, si trova l'omonimo ponte, che è tra i viadotti più alti d'Italia. È stato inaugurato nel 1990, alto 175 m è lungo complessivamente 282 m.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Referendum[modifica | modifica sorgente]

Nel 2006 la popolazione degli otto comuni dell'Altopiano (Asiago, Conco, Enego, Foza, Gallio, Lusiana, Roana e Rotzo) ha votato a grande maggioranza (94%) a un referendum per il distacco del territorio dalla Regione Veneto e per la successiva aggregazione alla Provincia Autonoma di Trento.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, Garzanti, 1996, pp. 258-259.
  3. ^ AA. VV., Nomi d'Italia. Origine e significato dei nomi geografici e di tutti i comuni, Novara, Istituto geografico De Agostini, 2006, p. 256.
  4. ^ a b c Un po' di storia..., Pro loco di Enego. URL consultato il 4 ottobre 2013.
  5. ^ Cenni Storici, Comune di Enego. URL consultato il 4 ottobre 2013.
  6. ^ a b Il Paese, Comune di Enego. URL consultato il 4 ottobre 2013.
  7. ^ Angelo Chemin, Siti ezzeliniani. Area del Canale di Brenta, n.20. Bastia di Enego.. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Arrigo Lorenzi, Carlo Battisti, Sette Comuni in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1936. URL consultato il 10 settembre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Tarcisio Bellò, Storie di Confine, Alta via dell'Alpi Vicentine., Vicenza, La Serenissima, 2006.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]