Samone (Trentino-Alto Adige)

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Samone
comune
Samone – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Provincia Trentino CoA.svg Trento
Amministrazione
Sindaco Enrico Lenzi (lista civica) dal 10/05/2004
Territorio
Coordinate 46°05′00″N 11°31′00″E / 46.083333°N 11.516667°E46.083333; 11.516667 (Samone)Coordinate: 46°05′00″N 11°31′00″E / 46.083333°N 11.516667°E46.083333; 11.516667 (Samone)
Altitudine 700 m s.l.m.
Superficie 4,9 km²
Abitanti 547[1] (31-12-2010)
Densità 111,63 ab./km²
Comuni confinanti Spera, Strigno
Altre informazioni
Cod. postale 38059
Prefisso 0461
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 022165
Cod. catastale H754
Targa TN
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti samonati
Patrono san Giuseppe
Giorno festivo 19 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Samone
Sito istituzionale

Samone (Samón in dialetto valsuganotto[2]) è un comune italiano di 532 abitanti della provincia di Trento, adagiato a piedi del Monte Cima.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L’insediamento umano a Samone ha sicuramente origini piuttosto antiche, anche se purtroppo le fonti storiche fino al Medioevo sono pressoché inesistenti. Ciò nonostante l’ubicazione in una favorevole posizione, per di più nelle vicinanze di un’importante arteria romana come la via Claudia Augusta Altinate, induce a pensare che forse già in epoca romana, se non addirittura prima, il sito fosse abitato.

Ovviamente, data la mancanza di ritrovamenti archeologici (si segnala soltanto il rinvenimento nel 1912 di una moneta di Treboniano Gallo, imperatore romano del III secolo d.C.), si possono fare solo delle ipotesi.

La storia di Samone coincide naturalmente con quella della Valsugana orientale, la quale dopo la dominazione romana conobbe principalmente quella dei Longobardi (568-774 circa) e dei Franchi, e che dopo varie invasioni fu annessa nel 1027 alla contea vescovile di Feltre, della quale fece parte per tre secoli, con la parentesi del burrascoso trentennio (1228-1259) della signoria di Ezzelino da Romano.

Nel Trecento si susseguirono svariate dominazioni, che culminarono nel 1413 con l’annessione alla contea del Tirolo, della quale la giurisdizione di Castel Ivano, di cui faceva parte anche Samone, era dominio diretto.

Le fonti documentarie si fanno più cospicue da questo momento in poi, anche se il paese di Samone viene comunque citato fin dagli inizi del XIII secolo, stando almeno alla documentazione attualmente disponibile. E all’incirca a questo periodo (seconda metà del XII secolo o a quello successivo) dovrebbe risalire la costruzione della chiesa di S. Donato, citata per la prima volta in un documento del 1311, nella quale è ancora possibile ammirare degli antichi affreschi. Almeno dalla fine del Quattrocento è attestata la presenza di un cappellano a Samone, dipendente dal pievano di Strigno (anche la chiesa di Samone come quelle dei paesi limitrofi faceva parte integrante della parrocchia di Strigno, con la quale esisteva un legame di obblighi reciproci).

Durante la dominazione tirolese, che era esercitata tramite feudatari e capitani, s’inserisce l’importante episodio della rivolta dei contadini del 1525. Essa, causata dalle pesanti tasse che le classi più povere erano costrette a pagare, rientra nell’ambito della cosiddetta “guerra rustica” che coinvolse tutto il mondo tedesco, e che nella giurisdizione di Ivano portò all’uccisione, il 25 agosto 1525, del capitano del castello Giorgio Pucler. A questa rivolta parteciparono anche alcuni uomini di Samone, fra cui Pietro Mengarda, che figura addirittura come il capo dei ribelli della giurisdizione di Ivano, e che in seguito venne processato e imprigionato.

Nonostante le prestazioni feudali, fra cui il pagamento delle decime, che gravarono fino alla prima metà dell’Ottocento, tuttavia, come le altre comunità trentine anche quella di Samone godeva ab immemorabili di ampia autonomia amministrativa ed economica, riscontrabile nella carta di regola del 1584, lo statuto interno che era frutto della rielaborazione e del rimodernamento degli statuti precedenti, codificazioni a loro volta delle norme tramandate oralmente da generazioni.

Il nucleo delle famiglie originarie del paese, legate tra loro da radici comuni e vincoli di parentela, costituiva la vicinìa, che era alla base della vita comunitaria; era infatti l’assemblea dei vicini, i capifamiglia, a prendere le decisioni relative alla comunità e allo sfruttamento delle risorse economiche, e fra di essi, a rotazione, venivano eletti coloro che dovevano ricoprire le cariche pubbliche: il regolano, la carica più importante, il quale aveva il compito di curare l’amministrazione e l’andamento della comunità e di giudicare in prima istanza, il sindico, colui che rappresentava gli interessi della comunità soprattutto nel relazionarsi con le altre e con l’autorità, gli huomini dal giuramento, sorta di consiglieri (generalmente in numero di quattro) con funzione consultiva e di controllo, ed i saltari, addetti principalmente alla sorveglianza delle proprietà, sia pubbliche che private (dal 1671 ne venne eletto uno appositamente per sorvegliare la campagna che i Samonati possedevano nella località Sconzan nella regola di Strigno, e dall’anno successivo furono istituiti anche due soprastanti ai boschi con la funzione specifica di controllare i boschi comunali, prevenendo e punendo eventuali abusi).

Gli interessi della comunità si scontravano spesso con quelli dei paesi limitrofi, e ne nascevano talvolta delle controversie: lunga, ma conclusasi a favore di Samone, fu in particolare quella con la comunità di Bieno per il diritto di legnatico nella località Pozze di Casetta (allora nominata per lo più “monte del Fazè”) nella regola di Bieno, diritto che gli abitanti di Samone godevano da tempo immemorabile a titolo di enfiteusi.

Altri conflitti rilevanti si ebbero con Scurelle, sempre per un contestato diritto di legnatico nei boschi di Cenon di quella comunità, e con Strigno per il diritto di pascolo nella località Armentère, la cui proprietà era rivendicata da entrambi i paesi, pur ammettendo la comunità di Strigno di aver concesso a quelli di Samone il diritto di pascolarvi. La sentenza giuridica che a fine Seicento aveva stabilito la facoltà, per entrambe le comunità, di pascolare promiscuamente in tale località (rimanendo però riservato a Strigno lo ius regolandi, e dunque la proprietà) non aveva però posto fine alle questioni, che si trascinarono fino alla prima metà dell’Ottocento.

L’organizzazione comunale basata sulle regole sopravvisse per secoli, cominciarono a tramontare lentamente con le riforme di Maria Teresa e Giuseppe II d’Austria, per venire poi soppressa agli inizi dell’Ottocento anche dal governo bavarese, subentrato a quello tirolese dopo le guerre napoleoniche. Con l’aggregazione al Regno Italico di Napoleone Bonaparte, molte comunità persero la loro autonomia; anche Samone divenne, per la prima volta, una frazione del comune di Strigno. Con la restaurazione e l’annessione del Tirolo meridionale all’impero d’Austria i comuni soppressi vennero ricomposti. Con le leggi comunali fondamentali del 1819 e del 1866 venne riconfermato quel decentramento amministrativo tanto apprezzato dalle comunità, che tornavano così a godere di una discreta autonomia.

Verso la fine dell’Ottocento la scarsità di risorse e di lavoro, causate dalla crisi dell’economia agricola e dall’incremento demografico, spinse molte persone ad abbandonare il paese per cercare fortuna altrove. Da tempo ciò avveniva, ma si trattava di una sorta di “emigrazione stagionale”, in quanto vi era un ciclico ritorno a casa; fin dal Settecento infatti anche molti Samonati, come i Tesini, si erano dati al traffico girovago, commerciando soprattutto stampe (nel 1781 si contavano quasi una ventina di capifamiglia dediti a questa attività) ma specializzandosi in seguito, nel corso dell’Ottocento e addirittura fino agli anni Settanta del Novecento, nella vendita di piccola merce di vario tipo, facilmente trasportabile.

Alla fine del XIX secolo molti invece partirono dal paese per non farvi più ritorno; una delle mete più frequenti fu il Brasile.

Dopo il duro capitolo della prima guerra mondiale, che aveva causato gravissime perdite umane e materiali (Samone, evacuato, venne in buona parte distrutto) e aveva avuto come conseguenza politica l’annessione all’Italia, seguì il difficile periodo fascista, in cui ancora una volta il Comune di Samone perse la propria autonomia divenendo una frazione di Strigno, al quale vennero purtroppo subordinati gli interessi del paese (“venne alienata la casa comunale, venne levato il corpo pompieri…, venne disarmata la centralina elettrica”, e depauperato l’acquedotto a favore di quello di Strigno).

L’aggregazione al comune di Strigno durò dal 1926 sino al gennaio 1947, allorché venne ripristinato il comune di Samone come ente giuridico.

Nel 1959 anche la curazia di Samone divenne indipendente da Strigno, venendo elevata a parrocchia.

Nel frattempo, per quasi tutto il Novecento, la popolazione, anche femminile, aveva cercato lavoro e fortuna altrove, spesso all’estero.

Recentemente si è assistito invece ad un ripopolamento del paese, sia per il ritorno di persone un tempo emigrate da Samone, sia per l’arrivo di nuove famiglie, anche straniere, ma soprattutto perché molte giovani coppie hanno scelto di rimanere a vivere in paese.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

L'evento più caratteristico del paese ha luogo a cavallo di ferragosto e prende il nome di Ferragosto Samonato. All'interno della manifestazione si svolge la gara di corsa non competitiva in notturna chiamata luciolada.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Teresa Cappello, Carlo Tagliavini, Dizionario degli Etnici e dei Toponimi Italiani, Bologna, ed. Pàtron, 1981.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]