Nesazio

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Dettaglio di un tempio Romano
Rovine della basilica cristiana - I sec.
Vaso della popolazione dei Histri (Museo archeologico di Pola)

Nesazio (in latino Nesactium, in croato Nezakcij o Vizače in dialetto istriano locale) era un antico centro fortificato dell'Istria nel epoca antecedente alla colonizzazione Romane.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Il sito si trova presso la località di Altura (in croato Valtura) è di Monticchio (in croato Muntić) nel comune di Lisignano, nell'Istria meridionale.
È posto ad una altitudine di circa 115 metri s.l.m., ad un paio di km in linea d'aria dal Mare Adriatico, in posizione dominante sulla protetta insenatura naturale di Porto Badò (Budava), antico scalo marittimo della località.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Gli scavi archeologici, iniziati da Pietro Candler sul finire del XIX secolo, nel epoca Austro-ungarica ed ancora in corso, hanno rivelato tracce di un grosso castelliere pre-romano, con annessa necropoli, appartenente alla fiera popolazione degli Histri; ci sono alcune teorie che affermano che il sito prima della conquista romana fu abitato anche da tribù celtiche, ma chi erano e da dove sono venute non è mai stato scoperto per certo.
Presumibilmente le loro principali attività economiche erano il commercio e la pirateria in tutto il Mediterraneo.

Ricostruzione grafica di Nesazio
Resti di Nesazio

Nesazio, oltre ad essere molto probabilmente il maggiore centro degli Istri (Histri), loro capitale regale e religiosa da cui dopo la penisola stessa prese il nome, salì all'onore delle cronache al momento della conquista romana nel 177 a.C.: il castelliere fu una delle ultime sacche di resistenza nella penisola (assieme ai due centri fortificati di Mutila e Faveria, pure essi nella bassa Istria) e sopportò un lungo assedio e la deviazione delle acque che lo rifornivano prima d'essere espugnato e saccheggiato. Prima dell'entrata delle truppe romane buona parte della residua popolazione, tra cui il re histro Epulo (o Epulone) e l'intera sua corte, preferì il suicidio piuttosto che arrendersi e cadere in schiavitù a un nuovo sistema romanizzato da loro visto come barbaro ; i rimanenti sopravvissuti furono quasi tutti ridotti in schiavitù.

La vicenda è narrata nel "De Bello Histrico" (andato perduto) e riportata da Ennio nei suoi Annales e da Livio nel Ab Urbe condita.
Pare che ancora successivamente, per sedare una rivolta delle popolazioni istriane non ancora dome, reparti romani guidati dal console Claudio Pulcro occuparono la cittadella e la distrussero nel 129 a.C.
La cittadella così sottomessa divenne quindi un munito castrum romano ed in seguito, tornata a fiorire, sarà elevata a municipium autonomo. Ma durante il lungo periodo romano la sua importanza sarà offuscata da quella della vicina città di Pola che i romani eressero a principale centro della penisola.
Il centro era posto lungo la Via Flavia, importante strada romana che provenendo da Pola proseguiva oltre l'Arsa lungo la riviera liburnica.
È appurato che Nesazio continuò a fiorire nel periodo Paleocristiano e Bizantino, come testimoniano le rovine di ben due basiliche paleocristiane, riuscendo a resistere e ad opporsi alle prime invasioni in Istria nel V secolo, fu invece duramente colpita dalle successive incursioni dei sec. VII-VIII che la rasero al suolo. Nei secoli successivi venne completamente abbandonata e cessò per sempre d'esistere come centro abitato.
Oggi è un noto sito archeologico tra i più interessanti dell'Istria.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dario Alberi, Istria - Storia, arte, cultura, Lint Editoriale, Trieste, edizione italiana ISBN 88-8190-158-7
  • Fabio Amodeo, TuttoIstria, Lint Editoriale Trieste

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