Monastier di Treviso

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Monastier di Treviso
comune
Monastier di Treviso – Stemma
Monastier di Treviso – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Veneto – stemma Veneto
Provincia Treviso – stemma Treviso
Sindaco Salvatore Lo Stimolo (lista civica) dal 14/06/2004
Territorio
Coordinate 45°39′0″N 12°26′0″E / 45.65°N 12.43333°E / 45.65; 12.43333 (Monastier di Treviso)Coordinate: 45°39′0″N 12°26′0″E / 45.65°N 12.43333°E / 45.65; 12.43333 (Monastier di Treviso)
Altitudine 6 m s.l.m.
Superficie 25,43 km²
Abitanti 4 105[1] (31-12-2010)
Densità 161,42 ab./km²
Frazioni Chiesa Vecchia, Fornaci (sede comunale), Pralongo, San Pietro Novello
Comuni confinanti Fossalta di Piave (VE), Meolo (VE), Roncade, San Biagio di Callalta, Zenson di Piave
Altre informazioni
Cod. postale 31050
Prefisso 0422
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 026044
Cod. catastale F332
Targa TV
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 337 GG[2]
Nome abitanti monastieresi
Patrono san Valentino
Giorno festivo 14 febbraio
Localizzazione
Monastier di Treviso è posizionata in Italia
Monastier di Treviso
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Sito istituzionale

Monastier di Treviso (Monastièr in veneto[3]) è un comune italiano di 3.554 abitanti della provincia di Treviso, in Veneto. Si tratta di un comune sparso in quanto sede comunale è la frazione Fornaci.

Indice

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Salvatore Lo Stimolo (lista civica) dal 14/06/2004
Indirizzo della casa comunale: via Pralongo, 3 - Fornaci

[modifica] Storia

[modifica] L'antichità

La notevole presenza di corsi d'acqua, come ad esempio il Meolo, anche alimentati da risorgive ha favorito l'insediamento umano nella zona sin dal neolitico (5000 a.C.), come testimoniano i numerosi reperti del periodo: punte in selce, strumenti vari e un pugnaletto.
Anche la presenza romana è ben comprovata da numerosi ritrovamenti. Lo stesso impianto stradale sembra seguire l'antica centuriazione, avvenuta in due momenti successivi. Tra l'altro, sembra che qui passasse l'importante arteria che collegava Altino ad Oderzo.

[modifica] Il Medioevo

Bisognerà tuttavia aspettare l'880 per avere una prima testimonianza scritta di Monastier. Nella trascrizione di un atto di quell'anno è ricordato Pilum (Pero), porto fluviale rilevante nell'ambito dei commerci dell'entroterra veneto.
La storia del comune, però, è indissolubilmente legata a quella del monastero (lat. monasterium da cui il nome) benedettino fondato nel 958 in luogo palustre e ricco di boschi grazie alle donazioni di Ottone I che, qualche anno più tardi, sarebbe diventato imperatore del Sacro Romano Impero. L'originario titolo dell'abbazia era di San Pietro. Dipendente dal Patriarcato di Aquileia, l'Abbazia di Santa Maria del Pero controllava "tutti i territori" tra i fiumi Piave e Vallio, sino alla Laguna Veneta. Nel 1017 l'imperatore Enrico II confermò con un diploma i suoi privilegi e impose un'ammenda a chi li avesse violati. Il monastero, arricchito da donazioni e dotato di venti magazzini, fu coinvolto in conflitti di giurisidizione con il clero di Treviso ed Ezzelino da Romano. Nel 1200 il complesso mutò il titolo di San Pietro con quello di Maria Assunta. Nel 1300 il monastero si stacca dal Patriarcato di Aquileia e si lega alla diocesi di Treviso.

[modifica] Il periodo veneziano

Nel Quattrocento i monaci erano per lo più appartenenti alla nobiltà veneta e ne sostenevano gli interessi. Tra il 1449 e il 1479 il monastero fu trasformato in commenda e l'edificio decadde, per poi risorgere quando passò alla congregazione benedettina di Santa Giustina di Padova, affidato all'abate di San Giorgio Maggiore di Venezia. Nel 1489 fu riedificata e ingrandita la chiesa. Nel 1622 l'abate Cornelio Giroldi, detto Morendelio, ingrandì il chiostro mediano, che fu abbellito da pregevoli bassorilievi e affreschi. L'Abbazia continuò la sua attività sino alle soppressioni napoleoniche del 1797 conseguenti alla caduta della Serenissima. Incamerato dal Regio Demanio, l'edificio fu abbandonato e spogliato degli archivi e degli arredi, in particolare una pregevole tela del Carpaccio con San Giorgio che uccide il drago, che fu portata nel Monastero di San Giorgio Maggiore a Venezia. Solo la chiesa rimase in funzione.

[modifica] Dall'Ottocento ad oggi

Nel 1837, durante il dominio austriaco, il monastero e gran parte dei beni furono venduti alla famiglia Ninni, originaria della Grecia, la quale tuttora vi dimora. Il comune passò, con tutto il Veneto, al neonato Regno d'Italia. Alla fine dell'800 la crisi dei prezzi, l'imposizione fiscale e il frazionamento fondiario determinarono una pesante crisi del mondo rurale. Di questo periodo sono da ricordare la costruzione accanto alla Chiesa della Sala della dottrina cristiana, (1907) la fondazione della Cassa rurale (1908), delle scuole e l'arrivo della corrente elettrica (1912).
La prima guerra mondiale colpì duramente il paese per la vicinanza al fronte del Piave. Il monastero divenne ospedale militare; un duro bombardamento austriaco distrusse quasi totalmente la chiesa di Monastier e l'attigua Sala della dottrina sociale, ribattezzata Casa del soldato. Il campanile fu risparmiato dagli austriaci solo perché era utile come riferimento per aggiustare il tiro delle batterie. La località è descritta anche da Ernest Hemingway nei suoi racconti, che allora gestiva l'ospedale della Croce Rossa Americana allestito a Casa Botter. Nel 1923-27 la chiesa arcipretale viene ricostruita in stile neoromanico in località Fornaci, determinando lo spostamento del baricentro del paese in tale località. Le spese furono ingenti, tanto che nel 1934 la Banca d'Italia fece commissariare la Cassa rurale di Monastier, eccessivamente indebitata dai prestiti.
La seconda guerra mondiale vide Monastier coinvolta nella resistenza partigiana contro i tedeschi e i fascisti: nel 1944, ad esempio, fu incendiato il municipio. Nel 1947 il parroco di Monastier, mons. Albino Schileo, riottiene per la chiesa la dignità abbaziale.[4] Negli anni cinquanta vi fu una rilevante emigrazione della popolazione verso il Piemonte, la Lombardia ed i Paesi esteri.
Dopo l'uragano del 1965 e l'alluvione del 1966 Monastier è riuscita a reagire, divenendo una delle aree economiche più dinamiche e sviluppate della Marca.

[modifica] L'Abbazia ai giorni nostri

Attualmente l'Abbazia è suddivisa in più proprietà. Nelle pareti del cortile centrale sono state recentemente restaurate le antiche meridiane solari con le ore "italiche". Vengono tuttora utilizzate le antiche cantine per la produzione del vino da parte dell'azienda agricola F.lli Bozzoli. La porzione più antica denominata "Chiostro Romanico", recentemente acquistata dalla famiglia Porcellato - Zorzi è interessata da un intervento di recupero. Sono stati ripuliti tutti gli spazi da superfetazioni che nulla avevano a che vedere con gli usi originari. È stato recuperato il "Frutteto Antico" con il riinserimento di specie antiche rintracciate nel territorio circostante. Gli spazi sono stati cintati con siepi di acero campestre "a Gelosia". Negli spazi del Chiostro Romanico, del refettorio e della tinaia, si svolgono eventi culturali quali incontri, spettacoli, mostre in collaborazione con Enti ed Associazioni.

[modifica] Ville Venete

Il territorio di Monastier, sebbene poco edificato, possiede un patrimonio edilizio storico di notevole interesse. Esso è rappresentato per lo più, da insediamenti in villa. Di seguito è riportato l’ elenco delle ville venete, presenti nel comune di Monastier di Treviso, con nota che riporta alla relativa schede dell'Istituto Regionale Ville Venete.

  • Villa Stefani, Albrizzi, in via Barbarana in località S. Pietro Novello[5]
  • Villa Pia, Zevi, in via S. Pietro Novello in località S. Pietro Novello[6]
  • Villa Giustiniani, Recanati, in via Pralongo in località Fornaci[7]
  • Villa Serafini, in via Serafini in località Chiesa Vecchia[8]
  • Villa Botter, in via Castelletto in località Monastier[9]
  • Villa Ninni, in via Monastero, in località Chiesa Vecchia[10]
  • Villa Levi, in via Brusoni in località Fornaci[11]
  • Villa Tramonti, Ninni, in via Giovanni XXIII in località Fornaci[12]

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Variazioni

La denominazione del comune fino al 1868 era Monastier.[13]

[modifica] Personalità

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ D.P.R. 26 agosto 1993 n. 412 in efficienzaenergetica.acs.enea.it. URL consultato il 27 settembre 2009.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani , Milano, GARZANTI, 1996, p. 403.
  4. ^ L'abbazia benedettina di Monastier di Treviso" di p. Davide da Portogruaro 1948
  5. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete
  6. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete
  7. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete
  8. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete
  9. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete
  10. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete
  11. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete
  12. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete
  13. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3
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