Valdobbiadene

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Valdobbiadene
comune
Valdobbiadene – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Treviso-Stemma.png Treviso
Amministrazione
Sindaco Luciano Fregonese (lista civica Nuova Civica) dal 26-5-2014
Territorio
Coordinate 45°54′00″N 11°55′00″E / 45.9°N 11.916667°E45.9; 11.916667 (Valdobbiadene)Coordinate: 45°54′00″N 11°55′00″E / 45.9°N 11.916667°E45.9; 11.916667 (Valdobbiadene)
Altitudine 253 m s.l.m.
Superficie 60,70 km²
Abitanti 10 831[1] (31-12-2010)
Densità 178,43 ab./km²
Frazioni Bigolino, Guia, San Giovanni, San Pietro di Barbozza, Santo Stefano, San Vito
Comuni confinanti Alano di Piave (BL), Farra di Soligo, Lentiai (BL), Mel (BL), Miane, Pederobba, Quero Vas (BL), Segusino, Vidor
Altre informazioni
Cod. postale 31049
Prefisso 0423
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 026087
Cod. catastale L565
Targa TV
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti valdobbiadenesi
Patrono san Gregorio Magno
Giorno festivo secondo lunedì di marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Valdobbiadene
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Sito istituzionale

Valdobbiàdene (Valdobiàdene in veneto) è un comune italiano di 11.223 abitanti della provincia di Treviso, in Veneto.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Valdobbiadene è una delle località interessate dalle vicende umane e storiche che si svolsero tra il XI secolo e il XIII secolo e dalle numerose proprietà che videro protagonisti i vari componenti della famiglia degli Ezzelini. Proprietà che furono certosinamente accertate, censite e documentate dopo la loro definitiva sconfitta avvenuta nel 1260.

Origine del toponimo e primo periodo[modifica | modifica sorgente]

Paolo Diacono, nella sua Historia Langobardorum accenna al paese natale di San Venanzio Fortunato chiamandolo Duplavilis. Da questo (che indicava, probabilmente, due ramificazioni del Piave-Plavis) dovrebbe essere derivato l'attuale toponimo che, in passato detto Val di Dobiadene, indicava un po' tutta la regione limitrofa. I primi reperti risalgono all'età preistorica e all'epoca romana. Nonostante la loro scarsità, appare abbastanza sicuro che questa zona fosse civilizzata, cosa favorita dalla presenza di importanti città quali Asolo, Feltre e Belluno. Altre testimonianze al riguardo possono essere ricavate persino dagli stessi toponimi.
Bisognerà aspettare però il 7 maggio 1116 per avere un documento scritto che citi Valdobbiadene. In questo l'imperatore Enrico V stabiliva i confini delle varie comunità della regione.

Le signorie[modifica | modifica sorgente]

Ai tempi dei castelli a Valdobbiadene esistevano queste località: San Vito, Caravaggio, Santo Stefano, Barbozza organizzate in centri abitati che prendono il nome dal santo cui è dedicata la propria parrocchia. In quei tempi, queste chiese non erano solo delle costruzioni dove la gente si riuniva per pregare, ma erano l'unico posto dove la comunità poteva riunirsi a discutere.

Durante il dominio dei Franchi anche Valdobbiadene fu coinvolta in lotte per supremazia fra i Signori di Mondeserto, Da Cassuola, i Boninsegna e Mirabello per il possesso di territori e di chiesette costruite nella zona. Verso l'anno 1000 i signori dei vari castelli fecero costruire parecchie chiese: quella di San Giacomo a Guia, la cappella dedicata all'Arcangelo Michele a Bigolino, la parrocchia di San Vito. I Da Cassuola, signori di un castello che si trovava a Barbozza, in seguito a delle epidemie che avevano colpito la gente del luogo, permisero loro di costruirsi una borgata più in basso e anche la chiesa dedicata a San Pietro. A ritorno dalla prima crociata (1096), Giovanni Granone Volfardo da Vidor detto anche Giovanni da Bigolino, insieme con alcuni soldati di Valdobbiadene, fece costruire a Vidor la chiesa di San Vittore e Corona e anche l'abbazia di S.Bona. Nelle lotte per i territori di Valdobbiadene e per la costruzione di chiese, s'inseriscono anche il patriarca d'Aquileia, i vescovi di Treviso, di Oderzo, di Ceneda e di Feltre.

Nell'anno 1095 l'imperatore Enrico V concesse dei feudi nei territori di Valdobbiadene a molti trevigiani per l'aiuto che essi gli avevano dato e, più tardi, emanò un decreto che stabiliva i confini di Valdobbiadene. Durante i secoli XII e XIII tutto il territorio fu governato dai Carraresi, Ezzelino da Romano e dai Da Camino e inoltre dal Comune di Treviso, finché nel 1391 tutta la Marca si sottomise alla Serenissima Repubblica di Venezia. Il passaggio da un dominio ad un altro non fu mai tranquillo, ci furono: assedi, distruzioni e saccheggi e solo con il dominio della Serenissima si ebbe un periodo di relativa pace.

Il dominio della Serenissima[modifica | modifica sorgente]

Il passaggio da un dominio ad un altro non fu mai tranquillo, ci furono: assedi, distruzioni e saccheggi e solo con il dominio della Serenissima si ebbe un periodo di relativa pace. Esso introdusse nel territorio le proprie leggi, abolendo i privilegi feudali, badando però a non cambiare usanze e abitudini del luogo; si ebbe quindi, un notevole impulso sia per quanto riguarda l'edilizia che l'agricoltura e l'industria.

Sorsero, nella zona, ville, belle case e vennero ad abitare o villeggiare nobili e ricche famiglie del Trevigiano e del Veneziano. Venne anche introdotto un nuovo modo di lavorare, cioè il lavoro a gruppo, regolamentato, coordinato, collettivo, negli opifici e nelle nuove fabbriche che stavano nascendo anche qui per la lavorazione del cotone, della lana e, più tardi, della seta. Giunsero dalla zona del Bergamasco le famiglie dei Tramarolli che attivarono filande e torcitoi, nei quali venne anche iniziata la lavorazione della seta, ricavata dai bozzoli che, in un primo tempo erano importati da fuori.

In un secondo tempo fu introdotto in tutta la zona l'allevamento del baco da seta. Dal Bassanese giunsero i Folladori che insegnarono a cardare, tingere, tessere lana, canapa e lino.

Nel 1438 la Repubblica di Venezia stabilì che a Valdobbiadene restasse stabilmente un Regoliere o Rettore di San Marco, dipendente del Podestà di Treviso, il quale venne ad abitare in Borgo Furo. Alle sue dipendenze aveva: -un gabelliere; incaricato della riscossione delle gabelle o imposte (tasse), -un meriga; incaricato di tenere l'amministrazione, -uno strillone che doveva far conoscere, leggendoli ad alta voce: i bandi, i messaggi, le ordinanze della Serenissima in tutti i luoghi abitati, -alcuni archibugieri; che dovevano far rispettare la legge, reprimere e punire.

Fu istituito un apposito Ufficio per le denunce delle proprietà e per la catalogazione del Catasto: in seguito a questa decisione, fin dal 1500, Valdobbiadene è diventata capoluogo di Distretto in provincia di Treviso.

Nel 1770 la Serenissima soppresse alcuni monasteri trasformandoli in proprietà dello Stato, tra questi il convento dei Cappuccini di San Gregorio che fu acquistato dalla ditta Giuseppe Pivetta. La stessa sorte toccò al convento delle suore di Colderove, che divenne proprietà della ditta Fratelli Franco di Vas.

L'età napoleonica[modifica | modifica sorgente]

Le idee di libertà conquistate negli Stati Uniti d'America e dalla Rivoluzione Francese arrivarono in tutte le nazioni europee, compresa l'Italia. La Repubblica di Venezia, in un primo momento tentò di opporsi e si alleò con l'impero austriaco e con il regno di Sardegna.

In seguito, però, Le travolgenti vittorie di Napoleone convinsero la Serenissima Repubblica a mostrarsi neutrale. Nel territorio di Valdobbiadene, nel 1796, ci furono scontri tra l'esercito austriaco che occupava la zona e l'esercito francese in transito verso il Friuli dove si trovava Napoleone. Le popolazioni all'inizio accolsero i francesi con diffidenza, curiosità e timore, ma in seguito si mostrarono favorevoli verso le idee liberali ed istituirono il “Municipio Comunale, innalzarono anche in piazza Maggiore l'albero della libertà gridando; «Libertà, uguaglianza e fraternità!».

Ma all'entusiasmo iniziale seguì una gran delusione quando i cittadini videro i francesi distruggere i segni del dominio della Serenissima, che nel maggio 1797 fu ceduta all'Austria. Questa prima sudditanza a Napoleone durò cinque mesi durante i quali fu formata ufficialmente la nuova municipalità di Valdobbiadene che comprendeva: Marziai, Vas, Segusino, San Vito, San Pietro di Barbozza, Santo Stefano, Guia, Colbertaldo, Col San Martino, Mosnigo, Moriago, Vidor e Bigolino. Divennero leggi operanti: il nuovo codice Napoleonico, la coscrizione militare obbligatoria, l'istituzione di un giudice di Pace e quella dello stato civile, la stabilizzazione dei cognomi delle persone, l'istituzione dell'anagrafe e del matrimonio civile.

Dopo Campoformio[modifica | modifica sorgente]

Quando il Veneto fu ceduto all'Austria, (1797) questa mandò nel territorio di Valdobbiadene le sue truppe comprendenti 4000 soldati, in seguito alla vittoria di Napoleone ad Austerlitz nel 1805, il Veneto passava a far parte del nuovo regno d'Italia, creato da Napoleone che aveva nominato viceré il figliastro Eugenio di Beauharnais il quale aveva scelto Milano come capitale.

Il municipio, con tutti i suoi uffici, da Colderove, in casa Banchieri, fu trasferito in Piazza Maggiore, in casa Dalla Costa dove rimarrà per dieci anni. Sotto il governo francese furono eseguiti parecchi lavori di miglioramento riguardanti: strade, canalizzazione di torrenti e sistemazione di palazzi.

Con la definitiva sconfitta di Napoleone a Waterloo, il Veneto e la Lombardia passarono sotto il dominio dell'imperatore d'Austria e Milano rimase la capitale del regno. Il municipio di Valdobbiadene, capoluogo di distretto, fu sostituito dalla Deputazione Comunale composta da sei persone e presieduta dall'Imperial Regio Commissario Distrettuale. Il governo austriaco, benché reprimesse e condannasse severamente i desideri di libertà dei patrioti italiani, seppe governare con correttezza e realizzò varie opere pubbliche: fu completato il campanile con l'aggiunta della cuspide a cipolla (1810), fu abbellita la chiesa sia all'interno che all'esterno (1840) e furono sistemati il sagrato e la piazza Maggiore tra il 1818 e il 1820.

Furono costruite nuove strade: la via Erizzo, con inizio da piazza Maggiore e termine a Biadene e un'altra che portava a Vidor, Sernaglia, Pieve di Soligo. Furono allargate e rese più agibili alcune strade come quella per San Gregorio, Colderove fino al passo barca di Funer e poi il tratto da Colderove a Funer realizzando il nuovo ponte sul torrente "la Ru", infine lo stradone che porta a Caravaggio-San Vito.

Nel 1839 fu costruita la loggia del mercato lungo il lato della piazza che va dalla chiesa all'imbocco di via Erizzo, con un grande porticato a colonne; dall'anno seguente fu sede del mercato del lunedì, che già si svolgeva nella piazza dal 1821. Sorsero altri edifici ed istituzioni come la “Società degli amici”; furono aperti il “Caffè Commercio”, il “Caffè della Pace”, le locande “La rosa”, “La torre” e la farmacia Arrigoni.

Il maestro Dalla Costa fondò una scuola di musica, una “Schola Cantorum” e una scuola di filodrammatica.

In questo periodo prese un deciso impulso la lavorazione della seta ed il conseguente sviluppo industriale. Nel 1818 giunse nella Valdobbiadene un abile setaiolo: Pietro Piva che, insieme ai figli Sigismondo e Celestino, acquistò il vecchio opificio di Boltoia e Franzoia, lo dotò di macchinari più efficienti facendo venire da Bologna degli operai specializzati. Pietro Piva ingrandì e migliorò la vecchia costruzione e Pio acquistò un terreno a Santa Margherita dove, in seguito, sorse la nuova filanda che prenderà il nome di “Calzificio Piva-Sisi”.

Il Risorgimento[modifica | modifica sorgente]

Le notizie delle rivolte contro il dominio austriaco, nel 1848, giunsero anche a Valdobbiadene e gli abitanti si prepararono, con le armi a difendere il territorio dall'esercito austriaco. Alcuni cittadini fuggirono in Piemonte per entrare a far parte dell'esercito piemontese. Ci fu molta delusione per la sconfitta del 1848, e ancora di più nel 1859, quando la seconda guerra d'indipendenza si concluse lasciando il Veneto sotto il dominio straniero.

XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1929 i territori del soppresso comune di San Pietro di Barbozza furono aggregati a Valdobbiadene.[2]

Nel maggio 1945 successe un grave fatto di sangue ricordato come eccidio di Valdobbiadene, l'esecuzione sommaria di circa 50 prigionieri di guerra da parte di avversari politici.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Valdobbiadene-Stemma.png
« Lo stemma [...] è costituito dalla rappresentazione della figura di Diana Cacciatrice, in parte di carnagione ed in parte ammantata d'argento, con l'arco e la faretra d'oro seguita da un cane al naturale, entrambe le figure poste su nubi d'oro. »
(Statuto comunale, art. 3, comma 2[3])

Lo stemma, approvato dal r.d.l. 25 settembre 1929, non ha nulla a che vedere con tradizioni o fatti storici, ma è una pura invenzione novecentesca: riporta una raffigurazione della dea Diana ispirata a una statuetta bronzea rinvenuta a Concordia Sagittaria nel 1926. Si tratta di una divinità particolarmente venerata nel Veneto precristiano come protettrice di boschi, montagne e acque, elementi che tuttora caratterizzano il territorio del comune[4].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

  • Chiesa parrocchiale di Valdobbiadene
  • Chiesa parrocchiale di Guia (attribuita al Canova)
  • Oratorio di Sant'Antonio da Padova (Guia)
  • Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano
  • Chiesa parrocchiale di San Pietro di Barbozza
  • Chiesetta Sant'Alberto (San Pietro di Barbozza)
  • Chiesetta di Santi Rocco e Bernardino di Ron
  • Chiesetta di Santa Margherita di Villanova
  • Chiesetta di San Martino

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Ville venete[modifica | modifica sorgente]

  • Villa Barberina Arten Viansson[5]
  • Villa Barbon Bennicelli[6], in frazione San Vito
  • Villa Morona De Gastaldis[7]
  • Villa Piva, detta dei Cedri[8]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[9]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Gli stranieri residenti nel comune sono 1.122, ovvero il 10,4% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[10]:

  1. Marocco Marocco, 304
  2. Cina Cina, 180
  3. Macedonia Macedonia, 166
  4. Romania Romania, 111
  5. Brasile Brasile, 88
  6. Albania Albania, 59
  7. Ucraina Ucraina, 53
  8. Moldavia Moldavia, 50

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Persone legate a Valdobbiadene[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Guia, 5 gennaio: falò della Befana
  • Santo Stefano, 5 gennaio: falò della befana
  • Funer, 5 febbraio: festa di Sant'Agata, patrona della borgata
  • Santo Stefano, metà marzo- fine marzo: Mostra del Valdobbiadene e Cartizze Docg
  • Guia, fine marzo-inizio aprile: mostra del Prosecco d.o.c.
  • Guia, 13 giugno: sagra di Sant'Antonio (nella borgata omonima), con messa nell'oratorio e successivo stand enogastronomico di specialità tipiche
  • Guia, fine giugno-25 luglio: festa d'estate, con torneo di calcetto tra squadre della zona, promosso dalle associazioni del paese
  • Villanova - Ponteggio, 5 gennaio: falò della Befana
  • Villanova, 20 luglio: festa di Santa Margherita, patrona della borgata
  • Guia, luglio: mostra del Prosecco, con fondo e sopressa nostrana
  • Funer, periodo estivo: festa paesana al "Prà Cenci"
  • Ron, 5 gennaio "fogherata della befana"
  • Ron, 21 maggio festa del compatrono S. Bernardino
  • Ron, agosto - settimana di ferragosto con chiusura il giorno 16 - Tradizionale Sagra di S. Rocco "A RON SE TORNA" - specialità "Bocon del Laico"
  • Ron, 2ª domenica di novembre castagnata di S. Prosdocimo
  • San Pietro di Barbozza, 6 gennaio: tradizionale "Fogherata" a Barbozza
  • San Pietro di Barbozza, da Sabato Santo per 15 giorni: mostra del cartizze e valdobbiadene d.o.c.g.
  • San Pietro di Barbozza, ultima Domenica di giugno: canevando
  • San Pietro di Barbozza, 29 giugno: festa del santo patrono in piazza
  • Valdobbiadene centro, periodo di Carnevale: Carnevalissimo Valdobbiadenese con sfilata di carri allegorici notturna e diurna
  • Valdobbiadene centro, secondo lunedì di marzo e domenica precedente: Antica Fiera di San Gregorio Magno - Festa patronale comunale - Celebrazioni nell'antica Chiesa
  • San Vito, 15 giugno: Festa dei Santi Patroni Vito, Modesto e Crescenza -
  • San Vito, 26 maggio: Beata Vergine del Caravaggio - Celebrazioni e festeggiamenti al Santuario
  • San Vito, 8 settembre: Natività della Vergine - Celebrazioni e festeggiamenti in località Caravaggio
  • San Vito, 25 aprile: San Marco - Celebrazione e festeggiamenti all'Oratorio in località Campagna
  • San Vito, 18 ottobre: San Luca - Celebrazione e festeggiamenti all'Oratorio in località Prà Longhi
  • San Vito, 24 giugno: San Giovanni Battista - Celebrazione e festeggiamenti all'Oratorio in località Rive di S. Giovanni

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Panorama di Guia.

Lo statuto comunale riconosce lo status di frazione alle seguenti località.

Bigolino
Con circa duemila[11] abitanti è la seconda frazione del comune dopo il capoluogo. Si trova all'estremità meridionale del territorio, sorgendo su un'area pianeggiante lungo il Piave.
Guia
Si trova all'estremità orientale del territorio e conta circa mille[11] abitanti.
San Giovanni
A nord-est di Bigolino, vi abitano 480[11] persone.
San Pietro di Barbozza
Subito ad est di Valdobbiadene, conta oltre mille[11] abitanti. Fu comune autonomo fino al 1929, avendo come frazioni Guia e Santo Stefano.
Santo Stefano
Tra San Pietro di Barbozza e Guia, con 580[11] abitanti.
San Vito
Ad ovest del capoluogo, verso il Piave. 605[11] gli abitanti.

Borgate[modifica | modifica sorgente]

Saccol
Ron
Funer
Follo
Villanova
Ponteggio
Colderove
Guietta
Santa Lucia

Economia[modifica | modifica sorgente]

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Valdobbiadene e la vicina Conegliano sono considerate le città del vino prosecco di Conegliano-Valdobbiadene e, in particolare, della tipologia Superiore di Cartizze.

Valdobbiadene è inoltre inserito nel circuito Città del Vino ed è da oltre qurant'anni la sede della Mostra Nazionale degli Spumanti, ora Forum Spumanti d'Italia.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Fra il 1913 e il 1931 Valdobbiadene rappresentò il capolinea settentrionale della Tranvia Montebelluna-Valdobbiadene, che rappresentò al tempo un importante strumento di sviluppo per l'economia della zona.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Valdobbiadene è gemellata con:

Sport[modifica | modifica sorgente]

È punto di partenza e arrivo della Prosecco Cycling Classic, gara di ciclismo che si svolge su un anello attraverso i colli del Trevigiano.

Nel 2009 è stata punto di arrivo della terza tappa (Grado - Valdobbiadene) del Giro d'Italia 2009[12].

Anno Tappa Partenza km Vincitore di tappa Maglia rosa
2009 Grado 198 Italia Alessandro Petacchi Italia Alessandro Petacchi

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3
  3. ^ Comune di Valdobbiadene - Statuto.
  4. ^ Mary Falco Moretti, Stemmi di Comuni e Provincie venete. Analisi araldica dei Comuni mandamentali del Veneto, Venezia, Edizioni In Castello, 1985, p. 80.
  5. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete
  6. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete
  7. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete
  8. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2010 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 14 novembre 2012.
  11. ^ a b c d e f In assenza di dati ufficiali precisi, si è fatto riferimento alle popolazioni della parrocchie, reperibili nel sito della CEI.
  12. ^ 3 Tappa | Il Giro D'italia

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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