Piombino Dese

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Piombino Dese
comune
Piombino Dese – Stemma
Villa Cornaro, la facciata
Villa Cornaro, la facciata
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Padova-Stemma.png Padova
Amministrazione
Sindaco Pierluigi Cagnin (PdL) dal 29/05/2007
Territorio
Coordinate 45°36′00″N 11°56′00″E / 45.6°N 11.933333°E45.6; 11.933333 (Piombino Dese)Coordinate: 45°36′00″N 11°56′00″E / 45.6°N 11.933333°E45.6; 11.933333 (Piombino Dese)
Altitudine 24 m s.l.m.
Superficie 29,53 km²
Abitanti 9 443[2] (31-12-2010)
Densità 319,78 ab./km²
Frazioni Levada, Ronchi, Torreselle[1]
Comuni confinanti Camposampiero, Istrana (TV), Loreggia, Morgano (TV), Resana (TV), Trebaseleghe, Vedelago (TV), Zero Branco (TV)
Altre informazioni
Cod. postale 35017
Prefisso 049
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 028064
Cod. catastale G688
Targa PD
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti piombinesi
Patrono san Giuseppe
Giorno festivo 19 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Piombino Dese
Posizione del comune di Piombino Dese all'interno della provincia di Padova
Posizione del comune di Piombino Dese all'interno della provincia di Padova
Sito istituzionale

Piombino Dese (Piombin in veneto) è un comune italiano di 9 166 abitanti [3] della provincia di Padova, in Veneto.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale è bagnato da diversi corsi d'acqua, tra i quali spiccano lo Zero, il Dese (da cui il toponimo), il Draganziolo, il Marzenego e soprattutto il Sile, che nasce da risorgive proprio nella zona. Caratterizzato quindi dalla ricca presenza di zone umide, Piombino è uno dei comuni compresi nel parco naturale regionale del Fiume Sile.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome

L'etimo di Piombino dovrebbe essere in relazione con il latino plumbum "piombo", ma è difficile stabilirne il motivo: forse è un'allusione alle caratteristiche del terreno ("del colore del piombo"), oppure si lega al martin pescatore (detto anche piombino per le sue abilità di tuffatore)[4].

Le origini[modifica | modifica sorgente]

La presenza umana lungo il Sile ha lasciato numerose tracce sin dall'epipaleolitico (VI millennio a.C.), ma si è fatta più intensa durante l'età del Bronzo (1900-1800 a.C.). In questo periodo, la civiltà ha iniziato a strappare alle selve i primi spazi per l'agricoltura e il pascolo (tramite la tecnica del debbio), integrando a queste altre attività come caccia, pesca e raccolta. Si ipotizza che fosse privilegiato l'allevamento degli ovini, particolarmente adatto in un'area in cui il rapido esaurirsi delle risorse naturali portava al continuo spostamento del bestiame.

Si ritiene che gli insediamenti si concentrassero nell'area settentrionale del territori comunale. In questa zona persistono toponimi, come Vallone e Motta, che fanno pensare alla presenza di modesti dossi emergenti dalle paludi (le altitudini sono qui più basse).

Non vi sono invece tracce del periodo paleoveneto, probabilmente perché la zona si impaludò sul finire dell'età del bronzo e venne per un periodo abbandonata[5].

L'epoca romana[modifica | modifica sorgente]

Durante il periodo romano si ebbe una profonda trasformazione del territorio, con una drastica risistemazione agraria. Il disboscamento delle selve e la regolazione delle acque permise la formazione di insediamenti stabili. Tutt'oggi strade e fossati seguono la regolarità dell'antica centuriazione ricadente nel territorio di Altino; ma si trattava di un luogo di confine, visto che la zone a nord del Sile e a sud del Muson erano sottoposte rispettivamente ad Asolo e a Padova[5].

L'avvento del cristianesimo e il medioevo[modifica | modifica sorgente]

La tradizione rimanda a San Prosdocimo l'evangelizzazione del Veneto. Solo dopo la pace di Costantino (IV secolo), il cristianesimo poté diffondersi anche nelle campagne, e per un periodo coesistette con i culti pagani.

Dopo il periodo alto-medievale, con le invasioni barbariche e l'arrivo dei Longobardi, si ha la prima citazione di Piombino: in una bolla di papa Eugenio III del 1152, è ricordata tra le pertinenze della pieve di Trebaseleghe, a sua volta sottoposta alla diocesi di Treviso.

Nel medioevo il territorio si caratterizzava ancora per la notevole presenza di boschi e canali, fondamentali per l'economia di allora, basata ancora su caccia, pesca e raccolta.

Al potere vescovile successe quello laico dei comuni, ma di questo non sono registrati particolari avvenimenti riguardanti il paese[5].

La Serenissima[modifica | modifica sorgente]

Tra il Tre e il Quattrocento fa la sua comparsa in terraferma la Serenissima, con grandi cambiamenti per il sistema economico e sociale.

Se nel tardo medioevo i feudi avevano diminuito le proprie dimensioni a favore della piccola proprietà borghese, a partire dal primo Quattrocento l'agricoltura comincia ad essere monopolizzata dalla nobiltà veneziana e da altre poche famiglie di spicco. Venezia aveva ormai abbandonato le tradizionali attività mercantili e industriali aperte verso l'Oriente, dedicandosi piuttosto al consolidamento dell'economia agricola dell'entroterra da poco conquistato. È questo il periodo delle ville venete che coinvolsero particolarmente il territorio di Piombino: si ha notizia di palazzi signorili sin dalla prima metà del Quattrocento.

Parallelamente, si diffuse una nuova concezione del territorio, divenuto ora luogo dell'insediamento da modificare e riordinare in funzione dell'uomo. Si ebbero così importanti interventi idraulici volti alla regolazione dei fiumi Sile, Zero, Dese e Marzenego (XVI-XVIII secolo). Le iniziative provenivano spesso dalle stesse famiglie patrizie, prima fra tutte quella dei Cornaro[5].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Chiesa parrocchiale[modifica | modifica sorgente]

Da ricordare anche l'Arcipretale, intitolata a San Biagio. La chiesa fu ricostruita all'inizio del Novecento in stile neogotico ed è affiancata da un imponente campanile del 1717: con i suoi 54 metri, è uno degli edifici più alti della zona. L'abside della chiesa presenta cinque grandi vetrate dedicate ai santi protettori della comunità parrocchiale, la Madonna, S. Giuseppe (compatrono della comunità), San Biagio, San Liberale (patrono della Diocesi) e San Giuseppe Benedetto Cottolengo e contiene l'organo Malvestio del 1938.

Villa Cornaro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa Cornaro.

Il monumento più importante di Piombino Dese è Villa Cornaro, patrimonio dell'umanità protetto dall'UNESCO. Progettata dal Palladio e terminata alla fine del XVI secolo è il principale edificio del centro.

Villa Marcello[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa Marcello (Levada).

Sontuoso edificio del XVIII secolo, tuttora appartenente alla famiglia Marcello, sorge al est dell'abitato di Levada. Circondata da sei ettari di parco (all'italiana davanti, all'inglese sul retro), visitabile, all'interno contiene il grande salone da ballo al piano nobile che ospita splendidi affreschi di Giambattista Crosato incorniciati da stucchi di Giuseppe Zais.

La villa è famosa per aver ospitato Vittorio Emanuele II nel 1866 e Vittorio Emanuele III nel 1918 e alcune scene del film Perdiamoci di vista di Carlo Verdone con Asia Argento.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[6]

Persone legate a Piombino Dese[modifica | modifica sorgente]

Giuseppe Baldo, calciatore
Giovanni Ventura, terrorista
Luciano Cagnin, senatore
Andrea Zorzi, campione del mondo con la Nazionale di pallavolo

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Il comune si è denominato semplicemente Piombino sino al RD 11 agosto 1867 n. 3866[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Comune di Piombino Dese - Statuto.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  3. ^ Fonte: ISTAT - Bilancio demografico al 31/05/2007 [1].
  4. ^ a b AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 2006, p. 587.
  5. ^ a b c d Storia dal sito del Comune.
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]