Trivignano

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Trivignano
frazione
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Venezia-Stemma.png Venezia
Comune Venezia-Stemma.png Venezia
Territorio
Coordinate 45°31′35″N 12°11′33″E / 45.526389°N 12.1925°E45.526389; 12.1925 (Trivignano)Coordinate: 45°31′35″N 12°11′33″E / 45.526389°N 12.1925°E45.526389; 12.1925 (Trivignano)
Altitudine m s.l.m.
Abitanti 2 812[1]
Altre informazioni
Cod. postale 30174
Prefisso 041
Fuso orario UTC+1
Patrono san Pietro apostolo
Circoscrizione Municipalità di Chirignago-Zelarino
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Trivignano

Trivignano è una località del comune di Venezia situata nella terraferma (Municipalità di Chirignago-Zelarino).[2]

Si trova a nord-ovest di Mestre lungo la via Castellana (SR 245), ed è l'ultimo centro abitato del comune di Venezia prima del confine con Martellago e Peseggia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'etimo del toponimo è incerto. Sebbene tutti gli studiosi vi riconoscano la radice tri- ("tre"), non è ancora chiara l'origine della seconda parte del nome. Così l'Agnoletti lo fa derivare da "tre vie", mentre Antonio Niero da "tre borgate" (ricollegandosi al latino vicus); una spiegazione popolare lo collega a "tre vigne".

Sotto Napoleone costituì un comune autonomo. In seguito il municipio venne spostato a Zelarino, divenendone frazione, e ne seguì le sorti quando questo fu soppresso e il suo territorio accorpato al comune di Venezia (1926).

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

La parrocchiale[modifica | modifica sorgente]

L'intitolazione a San Pietro apostolo è recente: prima dell'intervento del patriarca di Venezia Giovanni Urbani (1968) la chiesa era dedicata a San Pietro in Vincoli e, di conseguenza, la festa patronale ricorreva il 1º agosto e non il 29 giugno.

Carlo Agnoletti colloca le origini della chiesa all'epoca degli Ottoni, periodo in cui fu istituita la festa di San Pietro in Vincoli. Il parroco Francesco Fabro, invece, le anticipa addirittura all'Impero di Teodosio II, quando avvenne il miracolo delle catene di San Pietro. Probabilmente fu sin dagli inizi cappella della Pieve di Mestre (allora dipendente dalla diocesi di Treviso) e venne citata per la prima volta in un documento del 1297.

Dopo il 1443 gli veniva annessa la chiesa, oggi scomparsa, di Sant'Andrea di Fossola, più tardi detta dei Santi Filippo e Giacomo del Tarù.

Difficile datare l'istituzione della parrocchia: molte fonti parlano del 1559, ma essa viene citata chiaramente solo a partire dal 1633.

La costruzione di numerose ville venete nel territorio aumentò notevolmente il numero di oratori dipendenti dalla chiesa di Trivignano: nel Settecento se ne contavano sei, ma oggi si conta solo quello della Madonna del Rosario al Tarù (presso il casino Lisso).

La chiesa è stata nel tempo profondamente rimaneggiata. L'altare maggiore fu riconsacrato il 9 agosto 1565 e l'intero edificio il 1º maggio 1640. Altri interventi notevoli sono stati quelli del 1857, mentre il campanile è stato restaurato nel 1983[3].

Le ville[modifica | modifica sorgente]

Trivignano è stato uno dei luoghi favoriti per l'erezione delle ville venete che sorsero specialmente lungo la via Castellana. Da ricordare, in particolare, villa Da Mosto (oggi adibita a centro parrocchiale, sembrerebbe di origine secentesca) e Ca' Lin-Santon-Boer con il vicino casino da caccia detto casino Lisso e l'annesso oratorio.

Mulini[modifica | modifica sorgente]

Il Marzenego e il Dese hanno alimentato per secoli un'intensa attività molitoria, ma attualmente restano gli ex mulini Scabello, Ca' Bianca, Tarù e Cellere.

Il mulino Scabello ha origini antichissime: sembra che esistesse già nel 1085, quando era proprietà delle monache di Sant'Eufemia a Venezia. Passato ad un altro convento, nel 1568 fu potenziato ma divenne demaniale in seguito alle soppressioni napoleoniche del 1806. L'aspetto originale è stato gravemente danneggiato quando il mulino è stato adattato a cartiera, peraltro attualmente in stato di abbandono.

Anche il mulino Ca' Bianca appartenne a vari oridni monastici femminili, ma ora versa in un grave stato di degrado. L'edificio fu costruito nel 1614 ed era l'unico mulino della zona che macinava sia zolfo che granaglie.

Il mulino Tarù (o Marcello, dalla famiglia che ne fu proprietaria), edificato nell'omonima località lungo il Dese, a fine Ottocento era uno dei mulini con maggior lavoro del comune di Zelarino, favorito da un bel salto d'acqua e dalla maggiore portata del Dese rispetto al Marzenego. Poco più a monte si trova il mulino Cellere (o Cagnin). Entrambi sono oggi convertiti ad abitazioni.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In assenza di dati ufficiali precisi, si è fatto riferimento alla popolazione della parrocchia locale, reperibile nel sito della CEI.
  2. ^ http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/D.48d5b6eae1ff76959d33/P/BLOB%3AID%3D8719
  3. ^ Informazioni dal sito del Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche - Sezione Ecclesiae Venetae.
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