Angelo Partecipazio

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Angelo Partecipazio
Doge di Venezia
Doge Angelo Partecipazio.png
In carica 811 - 827
Predecessore Obelerio Antenoreo
Successore Giustiniano Partecipazio
Morte Venezia, 827
Luogo di sepoltura abbazia di Sant'Ilario
Dinastia Parteciaci
Figli Giovanni e Giustiniano Partecipazio

Angelo Partecipazio, Participazio o Agnello Parteciaco (... – 827), fu, secondo la tradizione, il decimo Doge della Repubblica di Venezia.

Vita[modifica | modifica sorgente]

Angelo apparteneva alla ricca famiglia eracleense dei Parteciaci, che possedeva numerosi terreni e fondaci commerciali sparsi per tutta la Repubblica. I Parteciaci si erano poi trasferiti a Rivoalto e furono coinvolti nella vita politica locale dando al centro alcuni tribuni, tra i quali lo stesso Angelo.

In tale veste si trovava il futuro doge quando, nel 810, la Venezia dovette affrontare il conflitto contro il franco Pipino, re d'Italia, e fu forse proprio Angelo a suggerire il trasferimento del governo da Metamauco assediata a Rivoalto. Al termine del conflitto, con il trattato di Aquisgrana (812) i territori di Venezia videro allontanarsi le pretese di Carlo Magno e confermato il tradizionale legame con Bisanzio. La situazione era però in tal modo divenuta insostenibile per il doge filofranco Obelerio Antenoreo, che venne deposto e consegnato al patrizio bizantino Arsacio, plenipotenziario imperiale per le trattative di pace coi Franchi. Al suo posto venne eletto doge Angelo Partecipazio.

Dogado[modifica | modifica sorgente]

Assunto quindi nell'811 il dogado, Angelo Partecipazio provvide anzitutto a trasferire definitivamente la capitale nella città di Rivoalto, che si era rivelato il più sicuro degli insediamenti lagunari, sancendo così la nascita dell'odierna Venezia. Nella civitas iniziò quindi un periodo di grande fermento edilizio, affidato al tribuno realtino Pietro Tradonico. L'atto principale fu l'edificazione del nuovo Palazzo Ducale, costruito come palazzo-fortezza per controllare lo sbocco della principale via d'acqua del traffico interno, quel ramo lagunare del fiume Brenta che oggi costituisce il Canal Grande. A lato del palazzo venne quindi eretta la cappella ducale dedicata a San Teodoro, il santo guerriero patrono dello Stato.

Sotto il dogado di Angelo venne coniata la prima moneta veneziana e si procedette a ripopolare gli insediamenti devastati dal conflitto con Pipino: Clodia Maggiore, Clodia Minore, Brondolo, Albiola e altre centri tornarono a fiorire, ma soprattutto venne riedificata la distrutta Heraclia, ribattezzata Civitas Nova Eracliana (Nuova Città di Eraclea) e trasformata in residenza di villeggiatura del doge, con la costruzione di un palazzo.

Mentre riedificava la Venezia, come i suoi predecessori Angelo pensò di rendere ereditaria la carica ducale; ma i Veneziani gli affiancarono due tribuni nell'amministrazione della giustizia: Vitale Michiel e Pantaleone Giustinian. Per tutta risposta il doge associò nella sua reggenza uno dei figli, il secondogenito Giovanni, essendo in quel momento il figlio maggiore in missione diplomatica a Costantinopoli, dove aveva ricevuto il titolo di ipato. Al suo ritorno quest'ultimo non prese bene la nomina del fratello e, tornato a Venezia, si ritirò in volontario esilio con la moglie nella propria residenza di San Severo. Per non inimicarsi Costantinopoli, Angelo esonerò Giovanni dalla carica di co-Dux insediandovi il fratello maggiore Giustiniano ed anche il terzogenito Agnello (o Angelo: comunque omonimo del padre). Giustiniano pretese anche che Giovanni venisse esiliato a Zara, per evitare l'influsso delle sue tendenze francofile. Da Zara, però, questi riuscì a fuggire, raggiungendo Bergamo, per perorare la sua causa presso l'imperatore franco Ludovico il Pio, che tuttavia in quel momento non aveva nessuna intenzione di inimicarsi il suo omologo orientale. Così, dietro richiesta degli ambasciatori di Venezia, Giovanni fu riportato a Venezia e poi a Costantinopoli, dove rimase come ostaggio.

Come segno del rinnovato legame con l'impero orientale, l'imperatore Leone V inviò ai Parteciaci il prezioso corpo di San Zaccaria e il denaro necessario ad erigere, nella nuova capitale venetica, una chiesa ed un'abbazia a lui dedicata.

Frattanto i Franchi non avevano però ancora del tutto rinunciato a mettere le mani sulla Venezia e Lotario, figlio di Ludovico il Pio, ordì una congiura contro il dogado insieme al Patriarca di Grado, Fortunato, che era stato reinsediato proprio da Angelo Partecipazio. La congiura venne scoperta quasi subito, e, sebbene Fortunato riuscisse a scappare, due suoi complici, Giovanni Tradonico e Bono Brandesso, vennero condannati a morte. Un terzo, Giovanni Monetario, riuscì anch'egli a raggiungere la salvezza presso Lotario, ma vide tutti i suoi beni confiscati. Angelo depose in contumacia il patriarca Fortunato, sostituendogli sulla cattedra patriarcale l'abate di San Servolo, Giovanni. Alla rinuncia di questi, il doge nominò Venerio Trasmondo, figlio di Basilio, tribuno di Rialto. Ai monaci di San Servolo, comunque, Angelo concesse un terreno in terraferma per erigere una nuova abbazia dedicata ai Santi Ilario e Benedetto.

Alla fine, il vecchio Angelo morì nell'827, facendosi seppellire nella cappella dell'abbazia di Sant'Ilario, presso Lizzafusina.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Romanin, Samuele: Storia documentata di Venezia, Pietro Naratovich tipografo editore, Venezia, 1853.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Doge di Venezia Successore Flag of Most Serene Republic of Venice.svg
Obelerio Antenoreo 810-827 Giustiniano Participazio
con Beato Antenoreo (810-811)
Giovanni I Partecipazio (...-818)
Giustiniano Partecipazio (818-827)
Angelo II Partecipazio (818-...)