Antonio Venier

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Antonio Venier
Zecchino di Antonio Venier (1382)
Zecchino di Antonio Venier (1382)
Doge di Venezia
Doge Antonio Venier.png
In carica 1382 - 1400
Predecessore Michele Morosini
Successore Michele Sten

Antonio Venier (1330 circa – Venezia, 23 novembre 1400) fu il sessantaduesimo doge della Repubblica di Venezia.

Fu noto per esser uomo incorruttibile e di rigidissima disciplina.

Vita[modifica | modifica sorgente]

Di genitori dal nome ignoto nacque attorno al 1330, epoca d'oro per la repubblica mercantile di Venezia. Non vi sono notizie precise sulla sua gioventù e gli unici dati certi che si possono ricavare sono quelli derivanti dallo status della sua famiglia: era di nobiltà recente e non poteva accampare antenati prestigiosi e, quindi, neppure alleanze politiche di un certo spessore. Si sposò con Agnese da Mosto da cui ebbe almeno un figlio, Alvise. Da quanto si può comprendere studiando la storia delle sue origini si può immaginare come l'unica strada da lui percorribile fosse quella della carriera militare dove, attorno al 1380, giunse al grado di provveditore nella fortezza di Tenedo e poi, nel 1381 (alla vigilia della sua elezione), capitano a Creta. Le fonti narrano della sua rigidità nel giudizio e gli eventi che caratterizzarono il suo dogato lo confermano.

Assunzione del Dogato[modifica | modifica sorgente]

Alla morte del doge Michele Morosini (ottobre 1382) Venezia pareva allo sbando: era appena uscita da una gravosa e sanguinosa guerra che aveva visto il nemico alle porte della città, molti cittadini erano rovinati, le vie commerciali interrotte, l'erario in dissesto e, per concludere, era scoppiata la peste. Nonostante questa tragica situazione molti nobili concorsero per ottenere il dogato, sempre molto ambito. Il loro numero eccessivo però impedì ad uno di loro di emergere e quindi, non risolvendosi la situazione, si decise di eleggere una persona "fuori dai giochi". Fu così che il Venier si ritrovò doge il 21 ottobre 1382 nella sorpresa generale, tanto che egli ne venne a conoscenza e poté rientrare da Creta solo tre mesi dopo.

Avversità e problemi di famiglia[modifica | modifica sorgente]

Dopo gli entusiasmi iniziali la situazione si palesò molto difficile ma, allora, il Venier dimostrò tutta la sua forza d'animo ed il carattere che ne aveva contraddistinto la vita. Durante i diciotto anni del suo dogato vi furono acque alte straordinarie, due pestilenze, numerosi incendi e disgrazie di vario tipo che però non lo piegarono mai. Egli si mostrò deciso sia davanti alle vicende di governo che in ambito familiare, particolarmente verso suo figlio Alvise che nel 1388, resosi protagonista di un adulterio con successiva derisione del marito tradito, imprigionato e ammalatosi gravemente, venne lasciato morire dal padre in carcere. Molti esaltarono questo simbolo di giustizia estrema e lo presero a modello, altri lo criticarono considerando questo un eccesso degno più di pazzia che di vera giustizia.

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

Dopo la fine della guerra di Chioggia (1382) Venezia visse un periodo di pace e tranquillità, turbato in certi momenti solo dalla bellicosità altrui piuttosto che dalla sua volontà. Nel 13901392 i Carraresi, famiglia padrona di Padova, pensarono di allearsi con Giangaleazzo Visconti al fine di attaccare Venezia ed il Friuli ma sbagliarono tattica: il Visconti li fece arrestare e donò alcune delle loro terre a Venezia per accattivarsene le simpatie. Francesco Novello, ultimo dei Carraresi in quel momento, riuscì ad allearsi con Venezia e a riprendere le sue città. La guerra durò poco ma costrinse i Carraresi (e quindi i territori a loro soggetti) a far atto di sottomissione a Venezia. Il patto non sarebbe durato a lungo e presto la guerra sarebbe ricominciata ma, al momento, le acque s'erano placate. Attorno al 1399 Venezia entrò per la prima volta in contatto con gli Ottomani, i suoi futuri nemici, ma all'epoca i rapporti erano ancora abbastanza cordiali e venne concluso un trattato. Durante il suo regno Il 12 dicembre 1388 Maria d'Enghien, figlia di Guglielmo e vedova di Pietro Cornaro (da non confondere con l'omonima cugina), vendette Nauplia (assieme ad Argo) alla Repubblica di Venezia, che le diede quella caratteristica impronta che ancor oggi caratterizza il centro storico. Durante il primo periodo veneziano il governatore Vettore Pasqualigo fece edificare sull'isola di Bourzi, di fronte alla città, il castel da Mar, un fortino destinato alla difesa dell'ingresso del porto. Dopo oltre diciotto anni di dogato il 23 novembre 1400 il doge Antonio Venier si spegneva, secondo alcuni consumato dalla tristezza per ciò che era avvenuto al figlio. Secondo alcune fonti la dogaressa lo seguì pochi anni dopo.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Doge di Venezia Successore
Michele Morosini 1382-1400 Michele Sten