Conquista islamica della Sicilia

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1leftarrow.pngVoce principale: Storia della Sicilia islamica.

La conquista islamica della Sicilia avvenne dall'827 con lo sbarco a Mazara del Vallo, al 902, anche se l'ultima città bizantina a cadere fu Rometta il 5 maggio 965, che aveva continuato a resistere da sola, ultima città rimasta del thema di Sikelia.

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Il thema di Sikelia già dal VII secolo iniziò a subire le incursioni musulmane. Gli Arabi si erano attestati sulla sponda africana del mar Mediterraneo, avevano già conquistato parte della Spagna e le isole di Malta e Pantelleria; la Sicilia era ritenuta strategica per il controllo del Mediterraneo, tanto che Costante II (641-668) spostò la capitale a Siracusa per organizzare la riconquista di territori occidentali per l'impero. La debolezza dell'impero bizantino si faceva pesantemente sentire in Sicilia, alimentando il malcontento. Con il governo dell'imperatrice Irene (797-802) il potere in Italia dell'impero diminuì. Durante il regno di Leone V l'Armeno (813-820) fu sconfitta un'invasione araba dell'isola.

Il turmarca della flotta bizantina Eufemio di Messina, che si era impadronito del potere a Sikelia con l'aiuto di vari nobili, chiese l'aiuto dei regnanti Maghrebini nell'825 per tutelare il suo dominio sull'isola. I Bizantini reagirono duramente sotto la guida di Fotino; Eufemio, battuto a Siracusa, scappò in Ifriqiya. Lì trovò rifugio presso l'emiro aghlabide di Qayrawān, Ziyadat Allah I, cui chiese aiuti per realizzare uno sbarco in Sicilia e cacciare i Bizantini. I musulmani, che forse avevano già progettato un'invasione della Sicilia, prepararono una flotta di 70 navi, chiamando alla jihād marittimo il maggior numero di volontari.

L'invasione[modifica | modifica sorgente]

L'assedio di Messina del 843.

L'invasione del thema di Sikelia ebbe inizio il 17 giugno dell'827; lo stuolo di soldati era composto in gran parte da Berberi, ma alla guida di elementi Arabi e Persiani fu posto il qādī di Qayrawān, Asad b. al-Furāt, grande giurisperito malikita autore della notissima Asadiyya, di origine persiana del Khorāsān. Lo sbarco avvenne il giorno seguente nei pressi di Capo Granitola, vicino Mazara del Vallo e fu occupata Lilibeum (l'odierna Marsala) ed entrambi i centri furono fortificati e usati come testa di ponte e base di attracco per le navi. La spedizione che voleva con ogni probabilità effettuare una razzia in profondità dell'isola, non s'illuse di poter superare le formidabili difese di Siracusa, la capitale del thema, ma la sostanziale debolezza dell'impero bizantino, da poco uscita da un duro conflitto dovuto al tentativo di usurpare il trono di Tommaso lo Slavo, fece prospettare ad Asad la concreta possibilità che l'iniziale intento strategico potesse essere facilmente mutato in una spedizione di vera e propria conquista.

Il curopalate bizantino Palata fu sconfitto dagli Arabi e messo in fuga, riparandosi a Corleone. Gli Arabi si diressero in direzione di Siracusa e in prossimità alla città trattò senza successo con i Bizantini, per poi cingerla d'assedio. Michele II allora chiese aiuto ai Veneziani, che inviarono una flotta che riuscì a far fallire l'assedio arabo. Nell'828 scoppiò un'epidemia, probabilmente di colera, nell'esercito arabo che portò alla morte per dissenteria di Asad, che fu sostituito da Muhammad b. Abī l-Jawarī per volere dei soldati; ciò non demoralizzò gli Arabi che abbandonarono l'assedio di Siracusa e si diressero verso sud conquistando Girgenti, l'odierna Agrigento. Nell'830 i musulmani ottennero rinforzi, in parte dall'Ifrīqiya e in gran parte da al-Andalus, mentre in Sicilia giunse un gruppo di mercenari al comando del berbero Asbagh b. Wakīl, detto Farghalūs. Fu così possibile ai musulmani espugnare tra l'agosto e il settembre dell'831 Palermo, eletta capitale della Sicilia islamica (Siqilliyya).

La conquista di Palermo suscitò la reazione dell'Imperatore Teofilo che inviò in Sicilia il generale Alessio Musele, uno dei migliori generali dell'Impero, salvo poi richiamarlo perché sospettato di infedeltà, peggiorando la situazione per Bisanzio. Gli Arabi infatti, sotto il comando di Ibrahim Ibn Abd Allah, sottomisero tra l'838 e l'839 tutta la parte occidentale dell'isola con la conquista di Platani, Caltabellotta, Corleone e, probabilmente, di Marineo e Geraci. Furono poi conquistate Messina (843), Modica (845), Lentini (846) e Ragusa (848), mentre Enna fu presa solo nell'859, a causa del tradimento di un prigioniero bizantino che permise ai Musulmani di entrare nella città tramite un passaggio segreto. Resisteva ancora Siracusa, sede dello strategos da cui dipendevano il drungariato di Malta gli arcontati di Calabria, di Otranto e, teoricamente, di Napoli. Michele III tentò di reagire all'espansionismo arabo inviando una flotta sotto il comando di Costantino Contomita ma il nuovo esercito subì una sconfitta appena arrivato e fu costretto a ripiegare.

I musulmani dovettero combattere più di un decennio solo per piegare la resistenza degli abitanti di Val di Mazara e ancor più per impadronirsi tra l'841 e l'859 di Val di Noto e Val Demone. Siracusa fu assediata invano nel 872 da Khafāja b. Sufyān b. Sawādan.

La presa di Siracusa secondo il miniaturista medioevale Giovanni Scilitze.

Nel 877 il generale Giafar Ibn Muhammed al comando di diverse legioni marciò verso la Sicilia centrale ed orientale. Attraversò e conquistò le città di Caltavuturo, Nicosia, Randazzo, Taormina e Catania. Nell'estate iniziò l'assedio di Siracusa che conquistò il 21 maggio 878 e pose sotto il dominio islamico, riuscendo a penetrare attraverso un varco sulle mura. La città cadde così a oltre mezzo secolo dal primo sbarco, e al termine d'un implacabile assedio che si concluse con l'uccisione dello strategos e il massacro di 5.000 abitanti e con la schiavitù dei sopravvissuti, riscattati solo molti anni più tardi.

Basilio I decise allora di mandare una flotta di 140 navi comandata dal generale Nasar per contenere l'espansionismo degli Arabi, che avevano ormai sottomesso i 3/4 dell'isola. La flotta ottenne una inaspettata vittoria navale sugli Arabi nel 880 presso Milazzo, ma questa vittoria non riuscì a risollevare la situazione. L'ultima roccaforte importante della resistenza bizantina a cedere fu Taormina, il 1º agosto del 902 sotto gli attacchi dell'emiro Abū l-ʿAbbās Ibrāhīm b. Ahmad. L'ultimo lembo di terra bizantino a resistere ai musulmani fu Rometta che capitolò solo il 5 maggio 965.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]