Conquista islamica della Sicilia

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Conquista islamica della Sicilia
Sicily topo.png
Mappa topografica della Sicilia
Data 827–902
Luogo Sicilia
Esito Conquista aghlabide della Sicilia
Schieramenti
Comandanti
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La conquista islamica della Sicilia avvenne dall'827 con lo sbarco a Mazara del Vallo, al 902, anche se l'ultima città bizantina a cadere fu Rometta il 5 maggio 965, che aveva continuato a resistere da sola, ultima città rimasta del thema di Sikelia.

Anche se la Sicilia era saccheggiata dai Musulmani fin dalla metà del VII secolo, queste incursioni non avevano mai minacciato il controllo bizantino sull'isola. L'opportunità per gli emiri aghlabidi di Ifriqiya giunse nell'827, quando il comandante della flotta dell'isola, Eufemio, si rivoltò. Sconfitto dalle forse lealiste e scacciato dall'isola, Eufemio cercò l'aiuto degli Aghlabidi, che inviarono un esercito ad invadere la Sicilia con il pretesto di aiutarlo. Eufemio venne tuttavia prontamente messo da parte. Un assalto iniziale alla capitale dell'isola, Siracusa, fallì, ma i Musulmani furono in grado di respingere il conseguente contrattacco bizantino e a impadronirsi di alcune fortezze. Con l'arrivo di rinforzi dall'Africa e da al-Andalus, nell'831 espugnarono Palermo, che divenne la capitale della nuova provincia musulmana.

Il governo bizantino inviò alcune spedizioni per respingere gli invasori dall'isola, ma impegnati nel loro conflitto contro gli Abbasidi sulla frontiera orientale e contro i Saraceni di Creta nel Mar Egeo, fu incapace di inviare forze sufficienti per scacciare i Musulmani dalla Sicilia, i quali per i successivi tre decenni saccheggiarono i possedimenti bizantini trovando un'opposizione quasi nulla. La fortezza di Enna al centro dell'isola era il principale baluardo bizantino contro l'invasione musulmana, fino alla sua caduta nell'859. I Musulmani ora aumentarono la loro pressione sulla parte orientale dell'isola, e, dopo un lungo assedio, espugnarono Siracusa nell'878. I Bizantini mantennero il controllo di alcune fortezze nell'angolo nordorientale dell'isola ancora per qualche decennio, e i loro tentativi di riconquistare l'isola continuarono fino all'XI secolo, anche se furono incapaci di sfidare seriamente il controllo musulmano sulla Sicilia.

Sotto la dominazione musulmana, la Sicilia prosperò, finendo alla fine per distaccarsi da Ifriqiya formando un emirato semi-indipendente. La comunità musulmana dell'isola sopravvisse alla conquista normanna della Sicilia dell'XI secolo e prosperò addirittura sotto i re normanni.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo romano imperiale, la Sicilia era una provincia tranquilla e prospera. Solo nel V secolo soffrì incursioni di saccheggio ad opera dei Vandali operanti dalle coste del Nord Africa. Nel 535, la Sicilia fu riconquistata dall'Impero bizantino e saccheggiata poi dagli Ostrogoti nel corso della guerra gotica, ma, al termine della guerra, tornò ad essere un territorio tranquillo.[1] Protetta dal mare, all'isola furono risparmiati i saccheggi inflitti all'Italia bizantina dagli invasori longobardi verso la fine del VI secolo e gli inizi del VII secolo, e mantenne una vita urbana ancora prospera e un'amministrazione civile.[2]

Fu solo in seguito all'ascesa della minaccia musulmana che le cose cambiarono. Secondo John Bagnell Bury, "terra florida e possesso desiderabile di per se, la posizione centrale della Sicilia tra i due bacini del Mediterraneo la rendeva un obiettivo di importanza suprema per ogni potenza marittima orientale che fosse commercialmente o politicamente aggressiva; mentre per un sovrano ambizioso in Africa era la porta di accesso all'Italia e alle porte dell'Adriatico."[3]

Conseguentemente, l'isola fu fin da principio un obiettivo dei Musulmani, e la prima incursione avvenne nel 652, solo alcuni anni dopo la fondazione della prima marina musulmana. In seguito alla Conquista umayyade del Nord Africa, divenne una cruciale base strategica bizantina, e per un periodo, nel 661–668, divenne la residenza della corte imperiale sotto Costante II.[2][3][4] Costituita come Thema intorno al 690, il suo strategos assunse il controllo anche sui sparsi possedimenti imperiali nell'Italia meridionale.[5] Le coste dell'isola furono successivamente saccheggiate, specialmente nella prima metà dell'VIII secolo, ma la Sicilia fu mai seriamente minacciata fino a quando i Musulmani completarono la conquista del Nord Africa e della Spagna.[6][7] Fu Abd al-Rahman al-Fihri, il governatore di Ifriqiya, il primo a progettare di invadere l'isola con una forza imponente al fine di conquistarla insieme alla Sardegna nel 752–753, ma fu costretto a rinunciare all'invasione da una rivolta dei Berberi.[6][8]

Nel 799, il fondatore della dinastia degli Aghlabidi, Ibrahim ibn al-Aghlab, si assicurò il riconoscimento della sua posizione di emiro di Ifriqiya da parte del califfo abbaside, Harun al-Rashid, portando pertanto alla fondazione di uno stato praticamente indipendente in Tunisia.[9] Nell'805, Ibrahim concluse una tregua di dieci anni con il governatore bizantino di Sicilia, che fu rinnovata dal suo successore Abu'l-Abbas nell'813. In questo periodo, gli Aghlabidi erano troppo intenti a fronteggiare gli Idrisidi in Occidente per pianificare ogni serio assalto alla Sicilia. Anzi, ci sono testimonianze di traffici commerciali tra la Sicilia e Ifriqiya, e della presenza di commercianti arabi sull'isola.[6][10]

La rivolta di Eufemio[modifica | modifica wikitesto]

Europa e il Mediterraneo alla vigilia dell'invasione islamica della Sicilia.

Il pretesto per l'invasione della Sicilia fu fornito dalla rivolta del turmarca Eufemio, comandante della flotta dell'isola. Secondo resoconti tardi e forse fittizi, innamoratosi di una suora, l'aveva costretta a sposarlo. Le proteste dei fratelli della suora giunsero fino all'Imperatore Michele II, che ordinò allo strategos dell'isola, Fotino, di indagare sulla questione e, nel caso le accuse fossero veritiere, procedere alla punizione di Eufemio mutilandolo del naso.[11][12][13] Quando Eufemio, di ritorno da un'incursione navale contro la costa africana, apprese che stava per essere arrestato, salpò per Siracusa, che occupò, mentre Fotino cercò riparo a Catania. Eufemio ben presto riuscì ad ottenere il supporto di una larga parte dei comandanti militari dell'isola. Eufemio non solo respinse un tentativo da parte di Fotino di recuperare Siracusa, ma lo inseguì e lo scacciò da Catania, e alla fine lo catturò e lo giustiziò. Eufemio fu pertanto proclamato imperatore.[14][15][16] Alexander Vasiliev mette in dubbio la veridicità della storia "romantica" delle origini della rivolta di Eufemio, e ritiene che l'ambizioso generale semplicemente sfruttò il momento opportuno per rivoltarsi: all'epoca il governo centrale bizantino risultava indebolito a causa della recente rivolta di Tommaso lo Slavo, e della conquista islamica di Creta.[17]

A questo punto, tuttavia, Eufemio subì la defezione di uno dei suoi alleati a lui più vicini e più potenti, un uomo noto dalle fonti arabe come "Balata" (secondo Vasiliev probabilmente una corruzione del suo titolo, mentre Treadgold sostiene che si chiamasse Platone[18][19][20]), e di suo cugino Michele, comandante di Palermo. I due uomini denunciarono l'usurpazione da parte di Eufemio del titolo imperiale e marciarono contro Siracusa, sconfissero Eufemio e si impadronirono della città.[18][21]

Come uno dei suoi predecessori, Elpidio, che si era rivoltato all'Imperatrice Irene,[6][22] Eufemio risolse di cercare riparo presso i nemici dell'Impero e con pochi seguaci salpò per Ifriqiya. Qui inviò una delegazione alla corte aghlabide a Kairouan, richiedendo all'emiro aghlabide Ziyadat Allah un esercito affinché sostenesse la conquista della Sicilia da parte di Eufemio: in cambio, una volta conquistata la Sicilia, Eufemio avrebbe pagato agli Aghlabidi un tributo annuale.[18][21][23] Questa offerta era una grande opportunità per gli Aghlabidi, che dovevano fronteggiare tensioni tra Arabi e Berberi, dissenso e rivolte all'interno dell'elite governante araba (la jund) e critiche per la loro preoccupazione per il loro stile di vita lussurioso dagli eruditi islamici. Come scrive Alex Metcalfe, "intraprendendo una jihād per espandere le frontiere dell'Islam a spese degli infedeli con la conquista – la prima impresa maggiore dall'invasione della penisola iberica dal 711 – avrebbero potuto zittire le critiche dei giuristi. Allo stesso tempo, avrebbero potuto reindirizzare le energie distruttive di una infaticabile jund lungo il canale Ifriqiyano–Siciliano per assicurarsi nuove fonti di soldati e di ricchezze".[24]

Il concilio di Ziyadat Allah era diviso sulla questione, ma alla fine le esortazioni del rispettato qadi di Kairouan, Asad ibn al-Furat, che usava citazioni dal Corano per supportare la sua tesi, lo fecero prevalere. Asad fu posto alla testa della spedizione anche se continuava a detenere la carica di qadi, normalmente incompatibile con una carica militare. Si narra che l'esercito musulmano che invase la Sicilia consistesse di diecimila fanti e settecento cavalieri, per lo più Arabi Ifriqiyani e Berberi, ma probabilmente anche alcuni Khurasani. La flotta comprendeva settanta o cento navi, alle quali vanno aggiunti i vascelli di Eufemio.[21][25][26]

Operazioni iniziali e conquista di Palermo[modifica | modifica wikitesto]

Sbarco musulmano e assedio di Siracusa (827–828)[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 giugno 827, le flotte alleate salparono dalla baia di Sousse, e dopo tre giorni raggiunsero Mazara nella Sicilia sudoccidentale, dove avvenne lo sbarco. Essi si unirono con soldati fedeli a Eufemio, ma l'alleanza presto cominciò a deteriorarsi: un distaccamento musulmano scambiò alcuni dei partigiani di Eufemio con truppe lealiste, e seguì uno scontro con esse. Anche se alle truppe di Eufemio fu ordinato di collocare un segno distintivo sui propri elmetti, Asad annunciò la sua intenzione di condurre la campagna senza di essi.[27][28] Subito dopo, Balata, che sembra aver assunto le funzioni, se non il titolo, dello strategos imperiale sull'isola, condusse la propria armata a scontrarsi con gli invasori. Le due armate si scontrarono in una pianura a sudest di Mazara, dove le truppe di Asad, dopo esortazioni dal loro comandante, conseguirono una vittoria. Balata fu così costretto al ritiro dapprima a Enna e poi in Calabria, forse con la speranza di reclutare nuove truppe. Tuttavia, perì qui poco dopo il suo arrivo.[21][29][30]

Nel frattempo Asad lasciò Mazara sotto Abu Zaki al-Kinani, e si rivolse verso Siracusa: l'esercito musulmano avanzò lungo le coste meridionali in direzione della capitale dell'isola, ma a Qalat al-Qurrat (forse l'antica Acrae), ricevette un'ambasceria proveniente dalla città che offrì un tributo in cambio dell'arrestamento dell'avanzata musulmana. La proposta fu congegnata probabilmente per guadagnare il tempo necessario alla città per prepararsi meglio a un eventuale assedio, ma Asad, o persuaso dalle assicurazione degli emissari o necessitando di far riposare le proprie truppe, arrestò la sua avanzata per alcuni giorni. Al contempo, Eufemio cominciò a pentirsi della sua alleanza con gli Aghlabidi, e aprì segretamente contatti con gli imperiali, esortandoli a resistere agli Arabi.[31][32] I Musulmani avevano ricominciato nel frattempo la propria avanzata, e assediarono la città. Bisanzio, che al contempo era costretta a fronteggiare l'invasione musulmana di Creta, non fu in grado di inviare rinforzi in Sicilia, al contrario degli invasori, che ricevevano rinforzi dall'Africa. Giustiniano Participazio, il dux del protettorato imperiale di Venezia, accorse in soccorso della città, ma non fu in grado di costringere i Musulmani a levare l'assedio. Gli assedianti cominciarono tuttavia a soffrire per la mancanza di provviste come anche per lo scoppio di un'epidemia nella primavera 828, che costò ad Asad la sua vita. Fu sostituito da Muhammad ibn Abu'l-Jawari. Quando arrivò in soccorso dell'isola una flotta bizantina, gli Arabi levarono l'assedio e provarono a tornare in Africa, ma furono impediti in ciò dalle navi bizantine. Minacciati, l'esercito musulmano incendiò le proprie navi e si ritirarono in direzione del castello di Mineo, che si arrese dopo tre giorni di assedio.[33][34][35]

Primo assedio di Enna e contrattacco bizantino (828–829)[modifica | modifica wikitesto]

Enna (Castrogiovanni)

Malgrado i suoi contatti con gli imperiali, Eufemio ora desiderava servire come loro guida, evidentemente nella speranza che i Musulmani, umiliati per il loro fallimento e privati della guida di Asad, ora potessero essere sfruttati a suo vantaggio.[36] Dopo la resa di Mineo surrendered, l'armata musulmana si divise in due: una parte espugnò Agrigento a occidente, mentre l'altra, insieme con Eufemio, attaccò Enna. La guarnigione di Enna cominciò le negoziazioni, offrendo di riconoscere l'autorità di Eufemio, ma quando Eufemio con una piccola scorta si incontrò con i loro emissari, fu assassinato.[37][38] Non è noto cosa accadde ai seguaci di Eufemio in seguito al suo assassinio, se si dispersero o continuarono a combattere in sostegno dei Musulmani.[39]

Nella primavera 829, Michele II inviò una nuova flotta in Sicilia sotto il comando di Theodoto, che conosceva bene l'isola, essendo già stato in passato suo strategos.[40] Dopo lo sbarco, Teodoto condusse il suo esercito fino a Enna, dove gli Arabi stavano proseguendo l'assedio. Fu sconfitto nella battaglia conseguente, ma riuscì a trovare riparo nella fortezza con la maggior parte del suo esercito. I Musulmani ora divennero talmente confidenti della vittoria che cominciarono a battere le loro prime monete sull'isola, a nome di Ziyadat Allah e Muhammad ibn Abu'l-Jawari, che tuttavia perì poco tempo dopo e fu sostituito da Zubayr ibn Gawth. Poco tempo dopo, Teodoto riuscì a capovolgere la situazione: condusse un'incursione che prima mandò in rotta un distaccamento di saccheggiatori musulmano e poi sconfisse l'esercito musulmano principale il giorno successivo, uccidendo 1.000 soldati e inseguendo il resto fino all'accampamento fortificato musulmano, che assediò. I Musulmani tentarono di rompere l'assedio in una sortita notturna, ma Teodoto aveva previsto tale mossa e li sconfisse in un'imboscata.[41][42]

Il resto dell'esercito musulmano cercò ancora una volta rifugio a Mineo, dove Teodoto li bloccò e li ridusse presto al punto da essere costretti a mangiare i propri cavalli e persino cani. Quando ricevette la notizia di tale sconfitta, la guarnigione araba di Agrigento abbandonò la città e si ritirò a Mazara. Pertanto, nell'autunno del 829, la Sicilia era stata quasi del tutto liberata dagli invasori musulmani.[41][43]

Recupero musulmano e caduta di Palermo (830–831)[modifica | modifica wikitesto]

Il successo di Teodoto non ebbe però seguito: all'inizio dell'estate del 830, una flotta dalla Spagna musulmana, condotta da Asbagh ibn Wakil, arrivò in Sicilia. Teodoto non si scontrò con essi, sperando che si sarebbero ritirati dall'isola dopo averla saccheggiata, ma la guarnigione assediata a Mineo riuscì ad entrare in contatto con i saccheggiatori e proposero loro un'alleanza. Gli Andalusiani accettarono, a patto che Asbagh fosse riconosciuto come comandante supremo, e, ricevuti rinforzi da Ifriqiya, marciarono su Mineo in soccorso degli assediati. Essendo non in grado di confrontarsi con essi, Teodoto fu costretto a levare l'assedio di Mineo e a ritirarsi a Enna (luglio o agosto 830).[44][45][46] L'esercito combinato ifriqiyano e andalusiano dunque incendiò Mineo e assediò un'altra città, forse Calloniana (moderna Barrafranca). Tuttavia, ancora una volta un epidemia scoppiò nel loro accampamento, uccidendo Asbagh e molti altri. La città cadde in autunno, ma gli Arabi erano stati talmente decimati che dovettero abandonarla e ritirarsi ad occidente. Teodoto li inseguì e inflisse loro pesanti perdite, tali che molti degli Andalusiani partirono dall'isola. Tuttavia, anche Teodoto fu ucciso intorno a quel tempo, probabilmente in uno di questi piccoli scontri.[47][48]

Nel frattempo, gli Ifriqiyani di Mazara, insieme ad alcuni dehli Andalusiani, erano avanzati attraverso l'isola e assediarono Palermo. La città resistette per un anno fino al settembre 831, allorché il suo comandante, lo spatharios Simeone, accettò la resa in cambio della partenza in tutta sicurezza dei principali ufficiali della città e probabilmente anche della guarnigione. La città soffrì grandemente durante l'assedio; lo storico arabo Ibn al-Athir, riporta con esagerazione che la popolazione cittadina crollò dai 70.000 ai 3.000 abitanti, che vennero ridotti in schiavitù. Il vescovo cittadino, Luca, riuscì a fuggire e a raggiungere Costantinopoli, dove informò l'Imperatore Teofilo del disastro.[49][50][51] La caduta di Palermo segna un passo decisivo nella conquista musulmana della Sicilia: i Musulmani ottennero non solo una importante base militare, ma il possesso della città—da allora nota semplicemente come al-Madina ("la Città")—consentì loro di consolidare il loro controllo sulla parte occidentale dell'isola, che divenne una regolare provincia aghlabide.[51][52][53] Pertanto, nel marzo 832, il primo governatore aghlabide (wali), Abu Fihr Muhammad ibn Abdallah, arrivò a Palermo. Abu Fihr fu un uomo capace, e riuscì ad attenuare gli spesso violenti dissensi tra Ifriqiyani e Andalusiani.[54]

Espansione della provincia musulmana[modifica | modifica wikitesto]

Um terzo della Sicilia, la parte più occidentale, cadde relativamente rapidamente in mani musulmane, mentre la conquista della porzione orientale dell'isola fu assai più ardua. Vi è poca evidenza di campagne militari a larga scala o di battaglie in campo aperto, infatti la graduale conquista dell'isola consistette soprattutto in ripetuti attacchi arabi alle cittadelle bizantine, accoppiati con incursioni (sa'ifa) nelle campagne e nei sobborghi, con lo scopo di saccheggio e di ottenimento di tributi e prigionieri dalle località minacciate. Nel corso di queste campagne, la parte sud-orientale dell'isola (Val di Noto) soffrì comparativamente di più della più montagnosa e inaccessibile parte nord-orientale.[55]

Spedizioni del 832–836[modifica | modifica wikitesto]

Non si ha notizia di nessuna operazione militare in Sicilia nei due anni successivi alla caduta di Palermo. I Musulmani erano probabilmente intenti nell'organizzazione della loro nuova provincia, mentre i Bizantini erano troppo deboli per reagire,[56] e non potevano aspettarsi rinforzi: l'Impero stava subendo una sempre maggiore pressione araba in Oriente, dove il califfo abbaside al-Ma'mun stava sferrando ripetute incursioni in territorio bizantino, minacciando addirittura di marciare contro la stessa Costantinopoli.[57][58]

Gli scontri tra gli invasori musulmani e i Bizantini negli anni successivi si concentrarono su Enna, che era diventata la principale fortezza bizantina nella Sicilia centrale. All'inizio del 834, Abu Fihr condusse una spedizione contro Enna, sconfisse sul campo la sua guarnigione e la costrinse a rinserrarsi dentro le fortificazioni cittadine. In primavera, la guarnigione tentò un attacco, ma fu di nuovo sconfitta e costretta al ritiro.[59][60] Nel 835, Abu Fihr saccheggiò di nuovo la Sicilia centrale, sconfiggendo un esercito bizantino condotto da un patrikios (probabilmente lo strategos dell'isola) che tentò di opporsi alla sua incursione, facendo prigionieri la moglie e il figlio del comandante bizantino. In seguito a questo successo, Abu Fihr inviò Muhammad ibn Salim in un'incursione contro la parte orientale dell'isola, che si spinsero fino a Taormina. Tuttavia, a causa di dissensi e divisioni tra i Musulmani, Abu Fihr fu assassinato, e i suoi assassini cercarono rifugio presso i Bizantini.[60][61]

Gli Aghlabidi sostituirono Abu Fihr con al-Fadl ibn Yaqub, che mostrò grande energia: immediatamente in seguito al suo arrivo condusse un'incursione contro i sobborghi di Siracusa, e un'altra in Sicilia centrale, intorno a Enna. Lo strategos bizantino marciò per scontrarsi con essi, ma i Musulmani si ritirarono in una regione montagnosa e piena di foreste dove i Bizantini non potevano inseguirli. Dopo aver atteso invano un attacco musulmano, lo strategos portò indietro il suo esercito, ma subì un'imboscata da parte degli Arabi che volsero in fuga i suoi uomini, si impadronirono di molto delle armi, dell'equipaggiamento e degli animali da carico dei Bizantini, e per poco non riuscirono a catturare lo stesso strategos.[62][63] Malgrado questo successo, Ibn Yaqub fu sostituito a settembre da un nuovo governatore, il principe aghlabide Abu'l-Aghlab Ibrahim ibn Abdallah ibn al-Aghlab, cugino dell'emiro Ziyadat Allah. Al contempo, arrivarono i tanto attesi rinforzi bizantini. La flotta bizantina tentò di ostacolare il passaggio della piccola flotta di Abu'l-Aghlab, che perse diverse navi sia a causa dell'attacco bizantino che per delle tempeste; i Bizantini tuttavia non riuscirono a impedirgli di raggiungere Palermo e furono spinti al ritiro da uno squadrone proveniente da Palermo e comandato da Muhammad ibn al-Sindi. Abu'l-Aghlab si vendicò sferrando incursioni navali punitive contro Pantelleria e altre località, decapitando i Cristiani fatti prigionieri, mentre le incursioni della cavalleria musulmana raggiunsero la parte orientale dell'isola intorno al Monte Etna, incendiando i villaggi e facendo prigionieri.[62][64]

Nel 836, Abu'l-Aghlab sferrò nuovi attacchi. Un esercito musulmano espugnò la fortezza nota nelle fonti arabe come Qastaliasali (probabilmente Castelluccio sulla costa settentrionale dell'isola), ma furono respinti da un controattacco bizantino. La flotta musulmana, condotta da al-Fadl ibn Yaqub, devastò le isole eole ed espugnò diverse fortezze sulla costa settentrionale della Sicilia, tra cui spiccava Tyndaris. Nel frattempo, un'ulteriore incursione condotta dalla cavalleria musulmana devastò la regione di Etna e fu talmente vittoriosa che il prezzo per i prigionieri bizantini si abbassò notevolmente.[65]

Spedizioni del 837–841[modifica | modifica wikitesto]

L'Imperatore Teofilo e la sua corte, dal Madrid Skylitzes

Nel 837, un esercito musulmano condotto da Abd al-Salam ibn Abd al-Wahhab attaccò Enna, ma fu sconfitto dai Bizantini, e Abd al-Salam stesso fu fatto prigioniero. I Musulmani risposero assediando Enna. Durante l'inverno successivo, uno degli assedianti scoprì un passaggio non sorvegliato che conduceva dentro la città, consentendo ai Musulmani di impadronirsi dell'intera parte bassa della città. I Bizantini tuttavia riuscirono a mantenere il possesso della citadella, e dopo una negoziazione riuscì ad ottenere il ritiro musulmano in cambio di un enorme tributo.[66][67]

Nel frattempo Teofilo decise di sferrare un serio tentativo per riconquistare le parti della Sicilia cadute in mano islamica: inviò sull'isola un consistente esercito sotto il comando del genero, il Caesar Alessio Mosele. Mosele arrivò in Sicilia nella primavera 838, liberando la fortezza di Cefalù da un attacco musulmano. Mosele riuscì a conseguire diversi successi contro i distaccamenti dell'esercito musulmano inviati a saccheggiare le parti della Sicilia ancora controllati dai Bizantini, ma nel frattempo a Costantinopoli i suoi nemici di corte lo accusarono di fronte a Teofilo di contatti con gli Arabi e cospirazione per impadronirsi del trono. Nel 839, l'Imperatore inviò l'arcivescovo di Siracusa, Teodoro Krithinos, per richiamare il Cesare a Costantinopoli.[52][68][69]

Nel frattempo, spentosi il 11 giugno 838 l'emiro Ziyadat Allah, fu succeduto dal fratello, Abu Iqal ibn al-Aghlab. Il nuovo emiro inviò nuove truppe in Sicilia, dove i Musulmani erano in ripresa in seguito al richiamo di Mosele: nel 839–840, i Musulmani espugnarono le fortezze di Corleone, Platani, Caltabellotta, e probabilmente anche di Marineo, Geraci e altre fortezze, e nel 841, devastarono la zona da Enna fino a Grotte.[52][70]

Al contempo, i Musulmani di Sicilia avevano stabilito degli insediamenti anche sulle coste della penisola italiana. I Musulmani ricevettero la richiesta di soccorso dal Ducato di Napoli contro Sicardo di Benevento nel 839, ma successivamente saccheggiarono Brindisi e, successuvamente all'assassinio di Sicardo e lo scoppio di una guerra civile nel Principato di Benevento, si impadronirono di Tarentum nel 840 e di Bari nel 847, che divennero le proprie basi.[71][72] Fino agli anni 880, i Musulmani, dalle proprie basi sulle coste italiane—tra cui spiccavano, fino alla sua caduta nel 871, l'Emirato di Bari—avrebbero sferrato incursioni devastanti lungo le coste dell'Italia e del Mar Adriatico.[73][74][75]

Avanzata musulmana e caduta di Enna (842–859)[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine del 842 o nel 843, con il sostegno napoletano, i Musulmani conquistarono Messina.[76][77] Nel 845, cadde anche la fortezza di Modica, mentre i Bizantini, ora in pace con il Califfato abbaside, ricevettero rinforzi dal thema orientale di Charsianon. Le due armate si scontrarono nei pressi di Butera, dove i Bizantini subirono una sconfitta devastante, perdendo circa 10.000 soldati.[78] A causa di questo disastro militare, la posizione bizantina si deteriorò rapidamente: al-Fadl ibn Ja'far si impadronì di Leontini nel 846,[79], cui seguì la resa della fortezza di Ragusa nel 848, costretta a capitolare a causa di una grave carestia e rasa al suolo.[80] Più meno nello stesso tempo (verso la fine del 847 o nel 848), un tentativo da parte della flotta bizantina di far sbarcare truppe nei pressi di Palermo fallì, a cui seguì la perdita di sette delle dieci navi della flotta bizantina a causa di una tempesta.[80]

Nel 851, il capace governatore e generale musulmano Abu'l-Aghlab Ibrahim perì, e i musulmani locali elesserò Abu'l-Aghlab al-Abbas ibn al-Fadl, il vincitore di Butera, come suo successore.[81] Senza attendere la ratifica della propria elezione da Ifriqiya, il nuovo governatore attaccò ed espugnò la fortezza settentrionale di Caltavuturo, e successivamente si diresse a sud verso Enna, il cui comandante si era rifiutato di scontrarsi con lui in battaglia.[81] Abbas proseguì la sua incursione, e nel 852–853 devastò la Val di Noto. Butera fu assediata per cinque o sei mesi, finché i suoi abitanti non riuscirono ad ottenere il ritiro dell'esercito assediante consegnando 5.000–6.000 prigionieri.[81][82] Le campagne dei quattro anni successivi non sono ben note nei dettagli, ma da quel poco che tramandano le fonti il quadro è quello di incursioni musulmani nei rimanenti territori bizantini sferrate senza trovare opposizioni. Abbas espugnò diverse fortezze, compresa Cefalù nel 857, alla cui popolazione fu concessa una sicura partenza e che fu poi rasa al suolo. Anche Gagliano fu assediata, ma non presa.[83] Nell'estate 858, i due schieramenti si scontrarono in una battaglia navale, probabilmente al largo della Puglia; il fratello di Abbas, Ali, riuscì a sconfiggere la flotta bizantina di 40 navi nel primo scontro, ma fu a sua volta sconfitto e costretto alla fuga nel secondo scontro.[84]

Successivamente, nel gennaio 859, i Musulmani conseguirono un importante successo con la conquista, con l'aiuto di un prigioniero bizantino, della fino a quel momento inespugnabile Enna.[85] Come nota Metcalfe, la conquista della fortezza risultò di notevole importanza, in quanto Enna era determinante per assicurare l'espansione musulmana nella Sicilia orientale: "senza portarla sotto il loro controllo, i Musulmani non sarebbero stati in grado di conquistare città e consolidare le loro conquiste nella parte orientale senza correre il rischio di perdere i loro guadagni territoriali in controffensive. ... La sua caduta, seguita dal sacco e dal massacro dei suoi difensori il 24 gennaio 859 risultò pertanto, in termini militari, il risultato più importante conseguito dai primi Aghlabidi in Sicilia dopo la caduta di Palermo".[82]

La caduta di Enna ridusse i territori ancora sotto controllo bizantino alla striscia costiera orientale tra Siracusa e Taormina,[86] e costrinse l'Imperatore a inviare un esercito consistente e una flotta che si narra fosse costituita da 300 navi, sotto il comando di Costantino Kontomytes, che arrivò a Siracusa nell'autunno 859. Poco tempo dopo, la flotta bizantina fu sconfitta in battaglia dai Musulmani, nel corso della quale i Bizantini persero un terzo della loro flotta.[87] Nonostante ciò, l'arrivo di un consistente esercito bizantino indusse alcune città, che in precedenza erano state sottomesse dai Musulmani, a rivoltarsi. Tali rivolte furono però rapidamente represse da Abbas, che successivamente marciò contro Kontomytes. Le due armate si scontrarono nei pressi di Cefalù, e nella battaglia conseguente, i Bizantini furono pesantemente sconfitti e costretti a ritirarsi a Siracusa, mentre Abbas rafforzò la propria posizione rifortificando e colonizzando Enna.[88]

Caduta di Malta e Siracusa[modifica | modifica wikitesto]

Governo di Khafaja ibn Sufyan (861–869)[modifica | modifica wikitesto]

Abbas perì nell'autunno del 861, dopo un'ulteriore incursione in territorio bizantino, e fu sepolto a Caltagirone; i Bizantini successivamente diedero fuoco al suo corpo.[89][90] Come suo successore, i Musulmani Siciliani scelsero suo zio Ahmad ibn Ya'qub. Il suo mandato fu breve, in quanto nel febbraio 862 fu deposto in favore di Abdallah, figlio di Abbas. Il generale di Abdallah, Rabah, fu in grado di conquistare alcune fortezze bizantine, nonostante una sconfitta iniziale in battaglia. L'elevazione di Abdallah, tuttavia, non fu riconosciuta dagli Aghlabidi, e fu sostituito, dopo soli cinque mesi, da Khafaja ibn Sufyan.[91]

Nel 863, Khafaja inviò suo figlio Muhammad a devastare i sobborghi di Siracusa, ma fu sconfitto dai Bizantini e costretto al ritiro.[92] Nel febbraio/marzo 864, tuttavia, con l'aiuto di un rinnegato bizantino, i Musulmani espugnarono Noto e Scicli.[92] Nel 865, Khafaja condusse di persona una spedizione contro i sobborghi di Enna—il che potrebbe implicare che i Bizantini l'avessero riconquistata, oppure che essi possedevano ancora delle fortezze nelle vicinanze—prima di assaltare Siracusa, ma ancora una volta suo figlio Muhammad fu sconfitto in un'imboscata, perdendo 1.000 uomini.[92]

Nel 866, Khafaja marciò ancora una volta contro Siracusa. Da lì marciò lungo la costa verso il nord. Quivi incontrò una delegazione dei cittadini di Taormina, che conclusero un trattato con lui, ma presto lo violarono.[93] Nello stesso anno, i Musulmani riconquistarono Noto e Ragusa, che i Bizantini avevano apparentemente espugnato, o che avevano semplicemente fallito nel rinnovare i loro pagamenti del tributo dopo le capitolazioni precedenti. Khafaja inoltre conquistò la fortezza chiamata "al-Giran" oltre ad alcune altre città, prima che una malattia lo costringesse a tornare a Palermo.[90][93] Ripresosi dalla malattia, nell'estate del 867, Khafaja condusse la sua armata ancora una volta verso Siracusa e Catania, devastando i loro sobborghi.[93]

Nel settembre 867, l'Imperatore bizantino Michele III fu assassinato e succeduto da Basilio I il Macedone. Il nuovo Imperatore fu più energetico del suo predecessore, e la pace relativa sul fronte orientale gli permise di rivolgere le sue attenzioni sull'Occidente: nel 868–869 l'ammiraglio Niceta Ooryphas fu inviato a liberare dall'assedio arabo Ragusa e ristabilire l'autorità imperiale in Dalmazia, dopodiché salpò per l'Italia nel vano tentativo di realizzare un'alleanza matrimonia con l'Imperatore occidentale, Luigi II, con cui intendeva coordinare un assedio congiunto di Bari.[94] Un'altra flotta fu inviata in Sicilia nella primavera 868, ma i Bizantini furono pesantemente sconfitti in battaglia da Khafaja, in seguito alla quale i Musulmani saccheggiarono liberamente i sobborghi di Siracusa. Dopo il ritorno di Khafaga a Palermo, suo figlio Muhammad sferrò un'incursione contro le coste dell'Italia, assediando probabilmente Gaeta.[95]

Al suo ritorno in Sicilia, nel gennaio–febbraio 869, Muhammad condusse un tentativo di espugnare proditoriamente Taormina, ma anche se un piccolo distaccamento musulmano riuscì ad ottenere il controllo delle porte, Muhammad tardò ad arrivare con l'esercito principale e il distaccamento, temendo la cattura, abbandonarono la città.[96] Un mese dopo, Khafaja sferrò un attacco nella regione del Monte Etna, probabilmente contro la città di Tiracia (moderna Randazzo), mentre Muhammad compì un incursione intorno a Siracusa. I Bizantini, tuttavia, compirono una sortita dalla città e inflissero una pesante sconfitta all'esercito di Muhammad, provocando la reazione di Khafaja che decise di dirigersi su Siracusa. Si narra che assediò la città per alcune settimane, prima di decidere di ritornare a Palermo a giugno.[97] Durante la sua marcia, tuttavia, fu assassinato da un insoddisfatto soldato berbero, che poi fuggì a Siracusa. Fu una pesante perdita per i Musulmani Siciliani. I motivi per il suo assassinio rimangono non chiari: Metcalfe suggerisce una disputa sulla divisione delle spoglie tra le varie sezioni dell'esercito musulmano, mentre Alexander Vasiliev suggerisce la possibilità che il soldato berbero sarebbe stato pagato dai Bizantini.[90][98]

Conquista musulmana di Malta e Siracusa (870–878)[modifica | modifica wikitesto]

Khafaja fu succeduto da suo figlio Muhammad, eletto dall'esercito siciliano e confermato dall'emiro aghlabide. In contrasto con l'energia del suo predecessore, Muhammad era un governatore sedentario, che preferiva rimanere nella sua capitale piuttosto che condurre di persona delle campagne. Il suo mandato durò poco in quanto fu assassinato dai suoi eunuchi di corte il 27 maggio 871.[99][100]

Malgrado ciò, al suo mandato è associato un successo importante avente un'importanza a lungo termine, la conquista di Malta. Di tutte le isole intorno alla Sicilia, questa fu l'ultima a rimanere in mani bizantine, e nel 869 una flotta condotta da Ahmad ibn Umar ibn Ubaydallah ibn al-Aghlab al-Habashi la attaccò. I Bizantini, avendo ricevuto tempestivi rinforzi, resistettero con successo in un primo momento, ma nel 870 Muhammad inviò una flotta dalla Sicilia sull'isola, la cui fortezza cadde il 29 agosto 870. Il governatore locale cadde, e la città fu saccheggiata—si narra che Ahmad al-Habashi prese le colonne di marmo della cattedrale locale per decorare il suo palazzo—e le sue fortificazioni rase al suolo.[100][101] La caduta di Malta ebbe importanti ripercussioni per la difesa di quello che rimaneva della Sicilia bizantina: con Reggio in Calabria e Malta nelle loro mani, i Musulmani completarono l'accerchiamento dell'isola, e potevano facilmente intercettare ogni aiuto proveniente dall'Oriente.[102]

La caduta di Siracusa in mano araba, dal Madrid Skylitzes

Dal 872 al 877 vi fu apparentemente un periodo di calma, tacendo le fonti di ogni operazione militare in Sicilia. Questo periodo di calma fu probabilmente dovuto a conflitti interni nella Sicilia musulmana, con sei governatori che si succedettero in questo periodo, come anche la debolezza del governo aghlabide nella metropoli Ifriqiyana.[100][103] In Italia, le incursioni musulmane continuarono, ma i Bizantini conseguirono un successo importante nel 875 o 876, con la conquista di Bari.[104]

Nel 875, il debole e dissoluto emiro aghlabide Muhammad II ibn Ahmad (r. 864–875) perì, e fu succeduto dal ben più energetico fratello, Ibrahim II (r. 875–902).[105] Il nuovo Emiro di Ifriqiya era determinato a conquistare Siracusa. Assunse un nuovo governatore per l'isola, Ja'far ibn Muhammad, e inviò una flotta da Ifriqiya per assisterlo. Ja'far cominciò la sua campagna nel 877, saccheggiando i territori bizantini e occupando alcuni forti nelle vicinanze di Siracusa, prima di assediare la città. I Musulmani, ben riforniti di armi d'assedio, lanciarono assalti incessanti sui difensori della città, ma Siracusa ricevette scarni rinforzi da Costantinopoli, dove il grosso della flotta imperiale era apparentemente intenta a trasportare materiale per la costruzione di una suntuosa nuova chiesa costruita dall'Imperatore Basilio I. Nel corso dei nove mesi di assedio, gli Arabi gradualmente occuparono le difese più esterne, e il 21 maggio 878, irruppero in città. La popolazione fu massacrata o ridotta in schiavitù, e la città saccheggiata per oltre due mesi.[106][107]


L'invasione[modifica | modifica wikitesto]

L'assedio di Messina dell'843.

L'invasione del thema di Sikelia ebbe inizio il 17 giugno dell'827; lo stuolo di soldati era composto in gran parte da Berberi, ma alla guida di elementi Arabi e Persiani fu posto il qādī di Qayrawān, Asad b. al-Furāt, grande giurisperito malikita autore della notissima Asadiyya, di origine persiana del Khorāsān. Lo sbarco avvenne il giorno seguente nei pressi di Capo Granitola, vicino Mazara del Vallo e fu occupata Lilibeum (l'odierna Marsala) ed entrambi i centri furono fortificati e usati come testa di ponte e base di attracco per le navi. La spedizione che voleva con ogni probabilità effettuare una razzia in profondità dell'isola, non s'illuse di poter superare le formidabili difese di Siracusa, la capitale del thema, ma la sostanziale debolezza dell'impero bizantino, da poco uscita da un duro conflitto dovuto al tentativo di usurpare il trono di Tommaso lo Slavo, fece prospettare ad Asad la concreta possibilità che l'iniziale intento strategico potesse essere facilmente mutato in una spedizione di vera e propria conquista.

Il curopalate bizantino Palata fu sconfitto dagli Arabi e messo in fuga, riparandosi a Corleone. Gli Arabi si diressero in direzione di Siracusa e in prossimità alla città trattò senza successo con i Bizantini, per poi cingerla d'assedio. Michele II allora chiese aiuto ai Veneziani, che inviarono una flotta che riuscì a far fallire l'assedio arabo. Nell'828 scoppiò un'epidemia, probabilmente di colera, nell'esercito arabo che portò alla morte per dissenteria di Asad, che fu sostituito da Muhammad b. Abī l-Jawarī per volere dei soldati; ciò non demoralizzò gli Arabi che abbandonarono l'assedio di Siracusa e si diressero verso sud conquistando Girgenti, l'odierna Agrigento. Nell'830 i musulmani ottennero rinforzi, in parte dall'Ifrīqiya e in gran parte da al-Andalus, mentre in Sicilia giunse un gruppo di mercenari al comando del berbero Asbagh b. Wakīl, detto Farghalūs. Fu così possibile ai musulmani espugnare tra l'agosto e il settembre dell'831 Palermo, eletta capitale della Sicilia islamica (Siqilliyya).

La conquista di Palermo suscitò la reazione dell'Imperatore Teofilo che inviò in Sicilia il generale Alessio Musele, uno dei migliori generali dell'Impero, salvo poi richiamarlo perché sospettato di infedeltà, peggiorando la situazione per Bisanzio. Gli Arabi infatti, sotto il comando di Ibrahim Ibn Abd Allah, sottomisero tra l'838 e l'839 tutta la parte occidentale dell'isola con la conquista di Platani, Caltabellotta, Corleone e, probabilmente, di Marineo e Geraci. Furono poi conquistate Messina (843), Modica (845), Lentini (846) e Ragusa (848), mentre Enna fu presa solo nell'859, a causa del tradimento di un prigioniero bizantino che permise ai Musulmani di entrare nella città tramite un passaggio segreto. Resisteva ancora Siracusa, sede dello strategos da cui dipendevano il drungariato di Malta gli arcontati di Calabria, di Otranto e, teoricamente, di Napoli. Michele III tentò di reagire all'espansionismo arabo inviando una flotta sotto il comando di Costantino Contomita ma il nuovo esercito subì una sconfitta appena arrivato e fu costretto a ripiegare.

I musulmani dovettero combattere più di un decennio solo per piegare la resistenza degli abitanti di Val di Mazara e ancor più per impadronirsi tra l'841 e l'859 di Val di Noto e Val Demone. Siracusa fu assediata invano nell'872 da Khafāja b. Sufyān b. Sawādan.

La presa di Siracusa secondo il miniaturista medioevale Giovanni Scilitze.

Nell'877 il generale Giafar Ibn Muhammed al comando di diverse legioni marciò verso la Sicilia centrale ed orientale. Attraversò e conquistò le città di Caltavuturo, Nicosia, Randazzo, Taormina e Catania. Nell'estate iniziò l'assedio di Siracusa che conquistò il 21 maggio 878 e pose sotto il dominio islamico, riuscendo a penetrare attraverso un varco sulle mura. La città cadde così a oltre mezzo secolo dal primo sbarco, e al termine d'un implacabile assedio che si concluse con l'uccisione dello strategos e il massacro di 5.000 abitanti e con la schiavitù dei sopravvissuti, riscattati solo molti anni più tardi.

Basilio I decise allora di mandare una flotta di 140 navi comandata dal generale Nasar per contenere l'espansionismo degli Arabi, che avevano ormai sottomesso i 3/4 dell'isola. La flotta ottenne una inaspettata vittoria navale sugli Arabi nell'880 presso Milazzo, ma questa vittoria non riuscì a risollevare la situazione. L'ultima roccaforte importante della resistenza bizantina a cedere fu Taormina, il 1º agosto del 902 sotto gli attacchi dell'emiro Abū l-ʿAbbās Ibrāhīm b. Ahmad. L'ultimo lembo di terra bizantino a resistere ai musulmani fu Rometta che capitolò solo il 5 maggio 965.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  2. ^ a b Brown (2008), p. 460
  3. ^ a b Bury (1912), p. 294
  4. ^ Runciman (1958), pp. 3–4
  5. ^ Brown (2008), pp. 460–461
  6. ^ a b c d Bury (1912), p. 295
  7. ^ Vasiliev (1935), p. 63
  8. ^ Vasiliev (1935), pp. 63–64
  9. ^ Metcalfe (2009), p. 9
  10. ^ Vasiliev (1935), p. 64
  11. ^ Bury (1912), pp. 295–296
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  14. ^ Bury (1912), pp. 296–297
  15. ^ Treadgold (1988), pp. 249–250
  16. ^ Vasiliev (1935), pp. 68–69
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  18. ^ a b c Bury (1912), p. 297
  19. ^ Treadgold (1988), p. 427 (Note #345)
  20. ^ Vasiliev (1935), pp. 70–71
  21. ^ a b c d Treadgold (1988), p. 250
  22. ^ Brown (2008), p. 462
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  24. ^ Metcalfe (2009), pp. 9–10
  25. ^ Vasiliev (1935), pp. 72–73
  26. ^ Metcalfe (2009), pp. 11–12
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  32. ^ Vasiliev (1935), pp. 76–78
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  106. ^ Vasiliev (1968) pp. 71–78
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]