Bertuccio Valier

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Bertuccio Valier
Bertuccio Valiero.jpg
Doge di Venezia
Stemma Valier.png
In carica 15 giugno 1656 –
29 marzo 1658
Predecessore Francesco Corner
Successore Giovanni Pesaro
Nome completo Bertuccio Valier
Nascita Venezia, 1º luglio 1596
Morte Venezia, 29 marzo 1658
Sepoltura Chiesa di San Giobbe; successivamente Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, Venezia
Dinastia Valier
Padre Silvestro Valier
Madre Bianca Priuli
Consorte Benedetta Pisani
Figli 11 figli, tra cui Silvestro Valier
Religione Cattolico

Bertuccio Valier, o Bertucci Valerio (Venezia, 1º luglio 1596Venezia, 29 marzo 1658), fu il centoduesimo doge della Repubblica di Venezia dal 15 giugno 1656 alla morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato da Silvestro e Bianca Priuli, non pare che avesse fratelli o sorelle. Si sposò con Benedetta Pisani dal cui matrimonio ebbe molti figli, tutti premorti salvo Silvestro (1630-1700); anch'egli sarà doge, dal 1694 alla morte. Era molto ricco e ciò gli consentì incarichi diplomatici e politici prestigiosi. Non si sa con certezza che studi seguì, però era considerato molto colto, elegante e di notevole raffinatezza, tanto da esser ammirato dalle persone che gli erano vicine. Fu di salute abbastanza malferma, che non gli diede mai vera tregua.

Dogato[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1644 era iniziata la ultraventennale guerra di Candia contro i turchi, e la situazione geopolitica s'aggravava ogni giorno di più per Venezia. Candidatosi al dogato nel maggio 1656, alla morte del Doge Carlo Contarini, venne sconfitto da Francesco Corner che, però, morì dopo appena diciannove giorni di regno, lasciando così "strada libera" al suo avversario. Bertuccio Valiero, infatti, il 15 giugno diventava Doge al primo scrutinio ed all'unanimità. In quegli anni le difficoltà ed il potere consumavano i dogi (ne morirono, compreso il Valier, ben cinque in quattro anni), ed il Valier, già prostrato dalla sua malferma salute, non regnò a lungo.

Durante il suo dogato giunsero offerte di pace da parte dei turchi, ma queste furono respinte e la guerra proseguì. Durante questo periodo ci fu l'ennesimo tentativo da parte dei capitani della flotta veneziana di penetrare attraverso lo stretto dei Dardanelli per distruggere Costantinopoli (o, perlomeno, ridurre la pressione su Creta, sempre assediata) ma, nonostante alcune vittorie, non si raggiunse l'effetto sperato (seconda spedizione veneziana dei Dardanelli).

In cambio di denaro, vitale per il prosieguo della guerra, si giunse persino a riammettere i Gesuiti, cacciati sotto il dogato di Leonardo Donato. Nonostante gli enormi sacrifici (e lo stesso doge offrì 10.000 ducati di tasca propria), il bilancio della Repubblica raggiunse a malapena il pareggio. Molto legato al figlio Silvestro, futuro doge, lo designò erede universale. Morì il 29 marzo 1658, a neppure sessantadue anni.

Fu dapprima sepolto nella chiesa di San Giobbe; dopo alcuni anni, la nuora e dogaressa Elisabetta Querini, fece edificare un mausoleo per i due dogi Valier nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo ed il suo corpo fu spostato lì.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Doge di Venezia Successore
Francesco Corner 15 giugno 1656 - 29 marzo 1658 Giovanni Pesaro

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