Tribuno Memmo

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Tribuno Memmo
Doge di Venezia
Doge Tibuno Memmo.png
In carica 979-991
Predecessore Vitale Candiano
Successore Pietro II Orseolo

Tribuno Memmo (o Menio) (... – Venezia, 991) fu il venticinquesimo doge della Repubblica di Venezia.

Dati biografici[modifica | modifica sorgente]

Era analfabeta: nei documenti che si sono conservati, al posto della sua firma compare il signum manus. Era ricco, anche per parte di moglie: aveva infatti sposato Marina, figlia di primo letto del ventiduesimo doge Pietro IV Candiano, che gli diede un figlio, Maurizio.

Il dogado[modifica | modifica sorgente]

Pare che si sia trasferito solo verso la fine del suo dogado nel palazzo ducale, che era ancora in restauro dopo l'incendio avvenuto alla destituzione del doge Pietro IV Candiano. Durante il suo dogado la basilica di San Marco divenne per decreto una proprietà dogale, una sorta di cappella privata nella quale le funzioni ecclesiastiche erano delegate ad un primicerio (dal latino primicerius, che indicava l'ufficiale iscritto per primo sulla tavoletta di cera: in questo caso indicava il prelato posto a capo dei diaconi e dei chierici).

Inizialmente, l'imperatore Ottone II rinnovò i privilegi commerciali che già erano stati siglati con molti dogi, il giorno 7 giugno 983. Successivamente, le tensioni tra la fazione che appoggiava il Sacro Romano Impero, capeggiata dalla famiglia Coloprini, e quella più vicina all'impero d'oriente, appoggiata dai Morosini, portarono all'assassinio di Domenico Morosini. Per il timore di rappresaglie la famiglia Coloprini scappò da Venezia e si rifugiò a Verona presso l'imperatore d'occidente, che impose il bando dei commerci a Venezia. La città di Cavarzere si ribellò a Venezia ed il vescovo di Belluno ne invase alcuni possedimenti. Nel frattempo, a Venezia furono bruciate le case degli esuli e le loro famiglie furono prese in ostaggio. Alla morte di Ottone II, avvenuta a Roma il 7 dicembre 983, i Coloprini ottennero il perdono e tornarono a Venezia, ma tre di loro furono poi uccisi. Il capofamiglia, Stefano, si era invece rifugiato presso il duca di Toscana.

Per cercare di riallacciare i rapporti con l'impero d'oriente e controbilanciare il potere dell'impero d'occidente, Tribuno Memmio mandò il proprio figlio Maurizio a Costantinopoli, ma non ottenne nulla. Nel 991 fu costretto ad abdicare e a ritirarsi nel convento di San Zaccaria oppure in quello di San Giorgio Maggiore, entrambi a Venezia. Pare che sia morto nello stesso anno.

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Vitale Candiano 979-991 Pietro II Orseolo