Giovanni Dolfin (doge)

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Giovanni Dolfin
Doge di Venezia
Stemma
In carica 1356 - 1361
Predecessore Giovanni Gradenigo
Successore Lorenzo Celsi

Giovanni Dolfin (Venezia, 1303 circa – Venezia, 12 luglio 1361) è stato un politico, diplomatico e militare italiano, cinquantasettesimo doge della Repubblica di Venezia dal 13 agosto 1356 alla morte.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Nacque da Benedetto (Benetto, Bello, Bellerio, Bellerino) di Enrico (Rigo) Dolfin, primo dei Dolfin dei Santi Apostoli. La casata era tra le più ricche e potenti dell'epoca: loro proprietà sono state censite ai Santi Apostoli, a San Giacomo dall'Orio e a San Canciano, oltre che a Torre delle Bebbe e in Istria.

Il padre risulta attivo in politica specialmente dopo la serrata del Maggior Consiglio, noto in quanto aveva sventato la congiura tramata da Marin Bocconio. Non si sa nulla della madre, né del fratello Daniele, il quale non risulta aver ricoperto cariche pubbliche.

Dopo la morte della prima moglie, a noi ignota, si risposò con Caterina Giustinian. Ebbe tre figli maschi (Benedetto, Pietro, Nicolò) e quattro femmine (Cataruccia, Costanza, Lucia, Franceschina).

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Sembrano inattendibili alcune fonti che lo ricordino già nel 1312 come elettore del doge Giovanni Soranzo, mentre è più probabile che fosse tra quelli di Francesco Dandolo (1329). Dell'attività politica del Dolfin si ritrovano tracce (ma potrebbero riferirsi a omonimi) tra gli anni venti e trenta.

Nel 1345 era stato eletto, non senza contestazioni, giudice di petizion. Nello stesso anno era nella Quarantia per stabilire i finanziamenti militari da impiegare in Istria. Nel 1348 sarebbe stato tra i comandanti della spedizione navale contro Capodistria e con lui si potrebbe identificare un Giovanni Dolfin conte di Valle nel 1350.

Nel 1348 incontrò Ludovico di Ungheria mente attraversava il Veneto tornando dal Regno di Napoli.

Il 25 aprile 1350 venne eletto procuratore di San Marco de supra. Nel luglio successivo è uno dei tre nuovi savi in Istria che affiancavano i tre preesistenti, con il compito di sorvegliare i movimenti di Alberto II d'Austria in Friuli; incarico che mantenne anche quando fu nominato provveditore di Treviso.

Nell'estate del 1350 fu inviato con gli altri savi nell'isola di Tenedo, vista la forte eventualità di un conflitto contro Genova. Nel 1351 partì al seguito di una piccola flotta, con a capo Nicolò Pisani, quale ambasciatore a Costantinopoli e, giunto presso l'imperatore, ratificò l'alleanza stipulata qualche tempo prima.

Dopo lo scoppio della guerra, all'attività diplomatica affiancò incarichi militari. Partecipò alla battaglia del Bosforo (1352) e ne annunciò il pesante esito al Senato, compresa la morte del capitano Pancrazio Giustinian. Nel 1353 e nel 1354 si ritrovò a Padova e a Verona e Mantova per costituire una lega antigenovese. In seguito fu nominato governatore dell'esercito con il compito di bloccare l'erezione di un ponte nemico sul Po.

Con l'aggravarsi della situazione, il Dolfin appartenne al partito favorevole alla pace con il re d'Ungheria. Ancora in qualità di ambasciatore, cercò di mediare un accordo, ma il tentativo fallì: gli Ungheresi scesero nel Trevigiano, sostenuti dal Patriarcato di Aquileia, dai Carraresi e dal Ducato d'Austria. Fu così che tornò a Treviso assediata in qualità di provveditore.

Secondo le cronache era allora tormentato da un catarro all'occhio destro, infermità che si aggravò per le dure condizioni dell'assedio.

Dogato[modifica | modifica sorgente]

Fu in questa circostanza che, il 13 agosto 1356, dopo la morte di Giovanni Gradenigo, venne eletto doge, quasi una scelta obbligata vista la sua lunga esperienza in campo diplomatico e militare. Tuttavia l'elezione fu preceduta da un lungo dibattito attorno all'opportunità di eleggere un doge guercio, oltre che dotato di un carattere "superbissimo".

Falliti i tentativi di ottenere un salvacondotto dagli Ungheresi per condurre il doge a Venezia, il Dolfin riuscì comunque a raggiungere la capitale approfittando del ritiro di gran parte degli assediati (Treviso infatti stava dando prova di un'inaspettata resistenza). Scortato da cento cavalieri e duecento fanti, raggiunse con una sortita Mestre, di lì Marghera, l'isola di San Secondo e il 25 agosto scese a Venezia.

Nonostante le sue indiscusse doti, il doge subì una pesante sconfitta a Nervesa (febbraio 1358), che lo indusse a siglare la Pace di Zara con la quale cedeva la Dalmazia al Regno d'Ungheria. Dovette inoltre venire a patti con la Padova dei Carraresi, che si era espansa verso il Po, e trattò, con scarsi risultati, affinché l'imperatore Carlo IV confermasse i diritti di Venezia sulla Marca Trevigiana.

Nel 1359, infine, papa Innocenzo VI emetteva una bolla con la quale vietava il commercio con il sultano egiziano, di fede islamica.

Morì nel 1361 e venne sepolto a S.S. Giovanni e Paolo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Doge di Venezia Successore
Giovanni Gradenigo 1356-1361 Lorenzo Celsi