Quarantia

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Il Consiglio dei Quaranta o Supremo Tribunale della Quarantia o, più semplicemente, Quarantia era uno dei massimi organi costituzionali dell'antica Repubblica di Venezia, con funzioni sia politiche che di Tribunale Supremo.

Origini ed evoluzione[modifica | modifica sorgente]

Sembra che la Quarantia fosse istituita sin dal 1179 nell'ambito di quelle riforme costituzionali che trasformarono la monarchia ducale in Stato di forma comunale. Questo organo nacque dunque come assemblea dei quaranta elettori cui spettava a quell'epoca la nomina del Doge. Questi quaranta, a loro volta scelti da nove elettori nominati dall'assemblea popolare, la Concio, dopo aver completato la loro principale funzione con la nomina ducale, permanevano al potere affiancando il Doge nell'amministrazione della giustizia e partecipando, assieme al Consiglio dei Pregadi, al governo dello Stato e alle funzioni legislative, che di sovente venivano loro delegate dal Maggior Consiglio, del quale i quaranta erano membri di diritto.

Dopo la riforma costituzionale del 1297 che, con la Serrata del Maggior Consiglio, mutò la forma dello Stato in Repubblica aristocratica, alla Quarantia venne demandata l'approvazione e il vaglio delle nuove nomine in seno al Maggior Consiglio e al Consiglio dei Pregadi, ma anche, secondo il Maranini, la preparazione dei progetti di legge riguardante la giustizia penale, la gestione del fisco e della moneta

Nel tempo la Quarantia perse le proprie funzioni legislative e di rappresentanza in favore del Consiglio dei Pregadi e, dopo la creazione attorno al 1380 del Collegio dei Savi, anche le funzioni esecutive le vennero in gran parte sottratte. La Quarantia conservò così da quel momento le funzioni di governo sulla Zecca (definendo titolo delle monete, natura e qualità del conio), la preparazione dei piani finanziari e fiscali da sottoporre al Maggior Consiglio e, soprattutto, la suprema funzione giudiziaria. I giudici della Quarantia erano eletti dal Maggior Consiglio e duravano in carica un anno, rieleggibili, e potevano loro stessi cooptare in caso di vacanza nuovi giudici.

Il tribunale supremo venne nel tempo triplicato per meglio rispondere alle necessità giudiziarie, costituendo nuove quarantie:

  1. nel 1441 l'originale Quarantia prese il nome di Criminale e venne affiancata dalla Quarantia Civil;
  2. nel 1491 la Quarantia Civil prese il nome di Vecchia e venne affiancata dalla Quarantia Civil Nuova.

Quarantia Criminale[modifica | modifica sorgente]

La Quarantia Criminale aveva competenze sui delitti e sui crimini e in generale sul diritto penale. I tre capi della Quarantia sedevano a fianco del Doge e del Minor Consiglio nella Serenissima Signoria, supremo organo di rappresentanza della Repubblica. La conferma della Serenissima Signoria era necessaria per rendere esecutive le pene capitali. Le funzioni di pubblica accusa di fronte a tale magistratura erano sostenute dagli Avogadori de Comùn.

Quarantia Civil Vecchia[modifica | modifica sorgente]

La Quarantia Civil Vecchia aveva competenza sulle questioni inerenti al diritto civile limitatamente alle appellazioni provenienti da Venezia, dal Dogado e dallo Stato da Mar. L'accesso al suo giudizio era sottoposto al preventivo vaglio degli Auditori vecchi alle Sentenze, che vi svolgevano poi il ruolo di pubblica accusa.

Quarantia Civil Nuova[modifica | modifica sorgente]

La Quarantia Civil Nuova aveva competenza sulle questioni inerenti al diritto civile limitatamente alle appellazioni provenienti dai Domini di Terraferma. L'accesso al suo giudizio era sottoposto al preventivo vaglio degli Auditori nuovi alle Sentenze e, per le cause minori, degli Auditori nuovissimi, che vi svolgevano poi il ruolo di pubblica accusa.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Da Mosto, Andrea: L'Archivio di Stato di Venezia, indice generale, storico, descrittivo ed analitico, Biblioteca d'Arte editrice, Roma, 1937.
  • Diehl, Charles: La Repubblica di Venezia, Newton & Compton editori, Roma, 2004. ISBN 8854100226
  • Romanin, Samuele: Storia documentata di Venezia, Pietro Naratovich tipografo editore, Venezia, 1853.
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