Avogadoria de Comun

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L'Avogadoria de Comùn, letteralmente avvocatura comunale, era un'istituzione della Repubblica di Venezia, i cui membri erano chiamati Avogadori de Comùn ed erano incaricati per curare e difendere gli interessi del Commune Veneciarum, cioè l'insieme delle famiglie patrizie al governo della città di Venezia, con modalità simili a quelle di una moderna Avvocatura dello Stato.

Gli Avogadori potevano visionare i conti dei Camerlenghi, perseguire le violazioni delle leggi marittime denunciate dai membri degli equipaggi, indagare sulle accuse di corruzione mosse ai giudici dei tribunali o di negligenza da parte dei funzionari, intentando azione legale davanti al Supremo Tribunale della Quarantia in tutti i casi in cui ravvisassero un danneggiamento degli interessi del Comune, cioè, in ultima analisi, dell'oligarchia al governo nel suo insieme. Dal 1400 potevano trascinare in giudizio lo stesso Doge.

Il compito principale degli Avogadori era soprattutto la tutela della legalità costituzionale, sorvegliando attentamente il puntuale rispetto delle leggi da parte dei consigli e dei vari organi dello Stato veneziano e con il potere di sospendere i provvedimenti incostituzionali. Loro stessi potevano essere a propria volta processati per negligenza nello svolgimento del loro ufficio, venendo citati davanti alla Quarantia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L'Archivio di Stato di Venezia. Indice generale, storico, descrittivo ed analitico. Tomo I - Archivi dell'amministrazione centrale della Repubblica Veneta e archivi notarili, 1937.


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