Pietro Gradenigo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pietro Gradenigo
Pietro Gardenigo inginocchiato davanti a San Marco
Pietro Gardenigo inginocchiato davanti a San Marco
Doge di Venezia
Doge Pietro Gradenigo.png
In carica 1288-1311
Predecessore Giovanni Dandolo
Successore Marino Zorzi

Pietro Gradenigo (Venezia, 1251Venezia, 13 agosto 1311) fu il quarantanovesimo doge della Repubblica di Venezia dal 25 novembre 1289 alla morte.

Personalità[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Marco, fu illustre politico e uomo risoluto e deciso, pronto a mettersi contro il papato e ad imporre i voleri di Venezia alle città più deboli. Durante il suo mandato si verificò la cosiddetta Serrata del Maggior Consiglio (28 febbraio 1297) ed in seguito a ciò vi furono tentativi da parte dei "borghesi" esclusi di prendere il potere che si concretizzarono in due tentati colpi di stato (Marin Bocconio, 1299 o 1300 e Bajamonte Tiepolo, 1310). Nel 1310 in seguito a queste congiure nacque il famoso Consiglio dei Dieci. Sotto di lui la Repubblica rischiò di distruggersi in una logorante guerra civile, ma sconfitti gli avversari più potenti riuscì a placare la situazione e a far vincere la sua fazione che plasmò Venezia in senso oligarchico.

Vita[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Gradenigo apparteneva ad una famiglia che risaliva a quella cosiddette "apostoliche" (le dodici che secondo la tradizione veneziana elessero il primo doge) e quindi, politicamente, apparteneva al partito "conservatore" che desiderava limitare la possibilità d’accesso al Maggior Consiglio da parte delle nuove famiglie di maggiorenti. Questa collocazione gli permise di fare una buona carriera politica ma gli alienò la simpatia di parte del popolo che lo vedeva come un "uomo del potere". Alla morte del doge Giovanni Dandolo nel 1289 nonostante la sua giovane età riuscì ad esser eletto doge dopo un’estenuante lotta contro Jacopo Scopulo Tiepolo, discendente diretto dei dogi Lorenzo Tiepolo e Jacopo Tiepolo e rappresentante delle classi "minori", che era stato eletto a furor di popolo ma non secondo la forma stabilita. Il Tiepolo, per evitare una guerra civile, preferì ritirarsi ma questa divisione rimase insanabile fino alla rivolta del 1310. Il Gradenigo era sposato con Tommasina Morosini.

Dogado[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Gradenigo inginocchiato davanti a San Marco.

L'inizio del dogado, come visto, fu abbastanza convulso e presto il popolo appioppò a Pietro il soprannome dispregiativo di "Pierazzo". Oltre a questi presto s'aggiunsero nuovi problemi quali la ripresa della guerra con Genova (12941299) e la crisi dei mercati orientali. Mentre la guerra proseguiva con alterne fortune il conflitto latente che proseguiva sin dal 1286 esplose nel 1296 con la proposta di ridurre l'accesso al Maggior Consiglio e selezionare i suoi appartenenti, escludendo le classi medie che si stavano appropriando del potere. Curiosamente i più forti oppositori non furono i popolani quanto piuttosto i nuovi entrati nel Maggior Consiglio che così perdevano la certezza di far carriera nell'amministrazione. In mezzo a manifestazioni e proteste il 28 febbraio 1297 avvenne la Serrata del Maggior Consiglio: potevano esservi ammessi solo coloro i quali vi avevano seduto negli ultimi quattro anni e i discendenti di coloro che vi avevano fatto parte sino al 1172. Se dopo l'approvazione del provvedimento si giunse ad una tregua politica presto le contese ripresero in seguito alla grave sconfitta militare avvenuta alla Curzola l' 8 settembre 1298 contro i genovesi. La successiva pace (1299), assai dura, lasciò strascichi economici sulla classe media, quella già colpita politicamente dalla serrata. Tutto ciò condusse ad una crisi politico-istituzionale.

Crisi e prima congiura: Marin Bocconio 1300[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1300, secondo le cronache, alcuni maggiorenti esclusi dal potere e colpiti dai recenti eventi, decisero di rovesciare violentemente la situazione: uno di essi Marin Bocconio si offrì di entrar in Maggior Consiglio e sterminare tutti i capi delle fazioni conservatrici. Grazie ad un informatore il governo sventò il complotto e giustiziò i congiurati, ma quest’azione invece che far cessare rinfocolò il malcontento ed inasprì la contesa. Da una parte ormai s'ergevano le famiglie QueriniTiepolo spalleggiate dalle famiglie minori, dall'altro i nobili conservatori. Questa tensione interna si ripercosse presto anche nelle faccende estere: la guerra contro il papato nel 1308 per questione di confine provocò l'esplodere del bubbone che in quegli anni s'era ingrossato.

Ad un passo dall'abisso, conflitto con il Papa e seconda congiura: Bajamonte Tiepolo, 1310[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di Ferrara (1308-1309) e Congiura del Tiepolo.

Nel 1308, durante la guerra in Romagna contro il papa per il possesso della città di Ferrara, fortemente desiderata dal Doge, Pietro Gradenigo e l'intera città di Venezia vennero colpiti dalla scomunica e dall'interdetto. Nel 1309 il comandante Marco Querini, esponente del partito popolare, perdendo il prezioso caposaldo (Castel Tebaldo (28 agosto 1309) provocò la sconfitta veneziana. Tradotto a Venezia per esser giudicato incassò l'appoggiò di Bajamonte Tiepolo e di parte del clero. Pietro Gradenigo parteggiò chiaramente per una condanna esemplare dell'avversario politico e ciò inasprì gli animi, non si sa se per chiara scelta della fazione "gradeniana" che voleva concludere subito la lotta. Presto si giunse a scontri fisici durante una seduta del Maggior Consiglio che, in mano ai conservatori, ritennero responsabili i Querini. Una tale situazione, insostenibile sia politicamente che moralmente, sfociò in una seconda congiura. Questa volta a capo di tutto si posero lo stesso Marco Querini, il genero Bajamonte Tiepolo, nipote dei famosi dogi e uomo rispettato ed amato in molti strati sociali, e Badoero Badoer, potente esponente dell'antica casata e podestà di Padova. Alla congiura s'unirono tutte le più grandi ed importanti case popolari e della bassa nobiltà. I cospiratori decisero di agire all'alba 15 giugno 1310, con l'obbiettivo di occupare il Palazzo Ducale, sede del governo, e massacrare i nemici, tra i quali il Doge. Poco prima dell'azione, però, Pietro Gradenigo ricevette da uno dei congiurati, Marco Donà, la solita soffiata: allertata la guardia e le principali magistrature, richiamati precipitosamente i rinforzi dalle podesterie della laguna di Venezia e fatti armare i sostenitori della fazione aristocratica, secondo alcune fonti il doge in persona attese con i proprio uomini in armi l'arrivo dei ribelli, mettendoli in fuga.
La sconfitta dei congiurati fu totale: il Querini cadde sul campo, il Badoer venne catturato ed il solo Tiepolo riuscì a cavarsela, trattando la resa. Seguì la repressione: il Tiepolo venne esiliato assieme alla famiglia e ai sostenitori, il Badoer e quanti erano invece stati catturati con lui vennero giustiziati, i beni dei ribelli confiscati e le loro dimore abbattute. Quanti si salvarono furono obbligati a fare atto di sottomissione.
In reazione a questa congiura venne istituito il Consiglio dei Dieci, con parte del Maggior Consiglio del 10 luglio 1310: questo tribunale speciale con l'incarico di scoprire e reprimere cospirazioni e congiure non sarebbe mai più stato abolito sino alla caduta della Repubblica

Ultimo anno di vita[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Gradenigo, risultato vittorioso, poté godersi per poco tempo la sudata vittoria infatti il 13 agosto 1311, a poco meno di sessant’anni, morì improvvisamente. Venne sepolto a Murano. Simbolo dell'oligarchia durante l'occupazione napoleonica il suo sepolcro venne violato ed il suo teschio, infisso in un bastone, portato in giro per la città in segno di derisione.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Doge di Venezia Successore
Giovanni Dandolo 12891311 Marino Zorzi