Chiesa di San Lorenzo (Venezia)

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Coordinate: 45°26′14.25″N 12°20′43.79″E / 45.437292°N 12.345497°E45.437292; 12.345497

Chiesa di San Lorenzo
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Veneto
Località Venezia
Religione Cattolica
Diocesi Patriarcato di Venezia

La chiesa di San Lorenzo è un edificio religioso della città di Venezia, nel sestiere di Castello, a cui era annesso un monastero benedettino femminile. Si affaccia sull'omonimo campo, non lontano da San Giovanni e Paolo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La tradizione dice che la chiesa sia stata eretta in tempi antichissimi dalla famiglia Partecipazio. Come prova il testamento del vescovo Orso Partecipazio dell'853, la chiesa venne da lui donato alla sorella Romana, la quale l'anno successivo vi fondava un monastero di benedettine.

Il complesso andò distrutto durante il devastante incendio del 1105, ma fu presto ricostruito. Nel 1007, sul lato sinistro vi fu aggiunta la cappella di San Sebastiano.

Restaurato tra il XV e il XVI secolo, assunse le attuali forme durante i rifacimenti del 1592-1602, su disegno di Simeone Sorella.

Come dimostra il suo testamento, Marco Polo volle e ottenne di essere sepolto a San Lorenzo, ma le sue spoglie andarono disperse durante i vari restauri[1].

Il convento era uno dei più ricchi della città (aveva immobili in città e appezzamenti nella terraferma) e ospitò esclusivamente religiose di origine patrizia. Di queste erano ricordati i comportamenti eccessivamente libertini tanto da rendere la loro corruzione proverbiale. Già in documenti del Trecento sono riportate le severe condanne inflitte alle monache e ai rispettivi amanti. Un altro fatto simile è riportato nei Diarii del Sanudo. Ancora, nel 1664 Filippo Pizzichi, visitando Venezia al seguito del granduca Cosimo III, descriveva con perplessità gli abiti lussuosi e le audaci scollature delle suore. All'inizio del XVIII secolo, fecero scalpore le vicende della monaca Maria Da Riva, amante dell'ambasciatore di Francia; trasferita a Ferrara, fuggì per sposare il colonnello Moroni, ma fu imprigionata e successivamente graziata da papa Benedetto XIV.
Il monastero, inoltre, era un "convento doppio", quindi vi risiedevano anche alcuni frati. Non a caso, nel 1385 il Consiglio dei X emanò una legge con la quale si stabiliva che l'età minima doveva essere di cinquant'anni per i cappellani e di sessanta per il confessore delle monache, il quale doveva rimanere sempre all'interno della comunità; i monaci venivano inoltre scelti direttamente dal doge.

Fu anche un discreto centro di cultura, in particolare musicale: vi furono sepolti i compositori Gioseffo Zarlino, cappellano delle monache, Matteo d'Asola e Francesco Cavalli, il quale lasciò tutti i suoi beni a San Lorenzo. In particolare, alla festa del patrono, il 10 agosto, partecipavano i Cantori della Cappella Ducale.

Nel 1810, con gli editti napoleonici, il monastero fu soppresso e ridotto a Casa d'Industria, ovvero a casa di ricovero con annesso opificio. In seguito si trasformò in ospizio per anziani, funzione che svolge tuttora.

La chiesa, invece, fu gestita dai Domenicani sino al 1867, quando una legge sugli ordini religiosi li costrinse all'allontanamento. Vi si continuò ad officiare sino al 1920, anno della definitiva sconsacrazione.

Di recente il complesso ha subìto una radicale ristrutturazione.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Come già detto, il complesso ha subito numerosi interventi e rifacimenti. Nel 1140 venne aggiunto un chiostro. Nel Duecento fu ricostruita in stile gotico.

L'ultimo rifacimento è del 1602 per iniziativa della badessa Paola Priuli. L'aula a navata unica venne suddivisa in due principali campate da tre ampie arcate che poggiano su un basamento.

Notevole l'altare maggiore, opera di Gerolamo Campagna, che presenta marmi policromi e statue in marmo e bronzo.

Dietro l'altare le grate dividevano le suore dal resto dei fedeli. Vi si trovava un coro e un parlatorio.

La facciata non fu mai terminata, ed appare con forma a capanna, e con tre portali, sovrastati da grandi finestre. Il progetto originale prevedeva una decorazione marmorea.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nel 1908 e nel 1923 furono condotte due ricognizioni per ritrovarla, ma le ricerche non diedero esito, probabilmente perché effettuate presso l'angiporto: la sepoltura si troverebbe invece nella cappella di San Sebastiano, ai piedi dell'altare, la quale tuttavia ha subito gravi manomissioni quando il monastero fu ridotto a Casa d'Industria.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Tassini, Curiosità Veneziane, note integrative e revisione a cura di Marina Crivellari Bizio, Franco Filippi, Andrea Perego, Venezia, Filippi Editore [1863], 2009, p. 364-371.
  • Marcello Brusegan, Le chiese di Venezia, ed. Newton;
  • Alvise Zorzi, La Monaca di Venezia.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Immagini dell'interno della chiesa di San Lorenzo di Venezia nel 1984 in occasione dell'esecuzione di Prometeo, fotografie della Fondazione Archivio Luigi Nono [1].

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