Pietro Ziani

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Pietro Ziani
Doge di Venezia
In carica 1205-1229
Predecessore Enrico Dandolo
Successore Jacopo Tiepolo



Pietro Ziani (Venezia, ... – Venezia, 13 marzo 1229) fu il quarantaduesimo doge della Repubblica di Venezia dal 15 agosto 1205 al 25 febbraio 1229.

Figlio del doge Sebastiano Ziani ed eminente uomo di Stato, alla sua elezione rischiò di dover condurre una guerra contro un suo concorrente alla carica ma poi tutto si risolse a suo favore. Uomo di polso, degno successore del doge Enrico Dandolo, abdicò nel febbraio 1229, ritirandosi, per i pochi giorni di vita rimanenti, in un monastero.

Vita[modifica | modifica sorgente]

Lo Ziani, ricchissimo di famiglia, presto intraprese un'importante carriera politica che lo portò ad esser eletto podestà, conte, consigliere ducale, comandante di armate. L’estrema capacità e la nobiltà d’animo lo misero presto in ottima luce facendogli acquisire prestigio ed influenza. Col passare degli anni la sua fama di uomo saggio e ponderato s’accrebbe e spesso fu chiamato a far da pacere in numerose contese. Sposatosi con Mara Baseggio (morta nel 1209), si sposò poi con Costanza, figlia Tancredi re di Sicilia. Ebbe un figlio e due figlie. Aveva da poco assunto il titolo di conte di Arbe quando giunse la notizia della morte del doge Dandolo e venne eletto come successore.

Dogato[modifica | modifica sorgente]

Il doge Dandolo era morto a Costantinopoli il 1 giugno 1205 ma la notizia giunse a Venezia solo ad agosto. Nel frattempo, nel quartiere veneziano della città, i maggiorenti che avevano seguito la IV crociata avevano eletto Marino Zen che non voleva cedere il potere. Presto, grazie alla maggior forza militare ed al fatto che dal punto di vista legale il titolo spettava allo Ziani, l’avversario dovette rinunciare. Al doge Ziani spettò il compito di gestire i nuovi affari ed i territori che Venezia s’era annessa durante la conclusione della crociata: per una piccola città era impossibile gestire potenti eserciti che presidiassero tutte le nuove isole e, quindi, si decise di permettere ai nobili interessati di fondare nuove dinastie e comandare su singole isole date in “concessione” dietro determinate condizioni. In breve, salvo le isole principali, in mano al governo, i nobili veneziani si spartirono numerosi arcipelaghi fondando piccoli regni personali ma sempre sotto l’ala protettrice della madrepatria. Tra il 1207 ed il 1210 Corfù, Modone, Corone e l’isola di Creta divennero parte integrante del dominio veneziano sul Mediterraneo orientale. In quegli anni Ziani risistemò l’amministrazione giudiziaria istituendo nuove magistrature e riorganizzando la città che doveva trasformarsi da potente città – stato ad impero marittimo. Nel 1214 la città fu in guerra con Padova ma la vinse facilmente e poi non vi furono altri problemi, grazie soprattutto ai patti commerciali e politici con l’imperatore Federico II ed il papato. Il problema maggiore del dogato, l’eccessiva autonomia dei coloni veneziani a Costantinopoli, tornò presto a ripresentarsi e nel 1224 addirittura qualcuno propose di trasferire la capitale da Venezia alla città bizantina, proposta che non passò per un solo voto. Per il resto il dogato trascorse in modo tranquillo anche se, negli ultimi anni, il doge dimostrò sempre meno interesse per la vita politica, forse troppo vecchio per poter avere l’energia d’un tempo, e nel febbraio del 1229, volontariamente o no, come suggeriscono alcuni, decise d’abdicare. Prostrato dall’età, o amareggiato per la deposizione simulata, a seconda delle ipotesi, morì pochi giorni dopo, il 13 marzo 1229. Secondo alcuni, a dimostrazione del fatto che in realtà venne deposto, si rifiutò di vedere il suo successore, Jacopo Tiepolo, eletto il 6 marzo, quasi non ne riconoscesse la legittimità. Occorre notare che, se fosse vera quest’ipotesi, anche lo stesso Tiepolo, che s’avvantaggiò dalla deposizione mascherata da abdicazione, vent’anni dopo ne soffrì le conseguenze, dovendo lasciare il trono con circostanze che ricordano questa.

Predecessore Doge di Venezia Successore
Enrico Dandolo 12051229 Jacopo Tiepolo