Giovanni I Corner

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giovanni I Corner
Giovanni I Corner
Sebastiano Ricci, Ritratto del doge Giovanni I Corner.
Doge di Venezia
Coa fam ITA Corner.svg
In carica 4 gennaio 1625 –
23 dicembre 1629
Predecessore Francesco Contarini
Successore Nicolò Contarini
Nome completo Giovanni Corner
Nascita Venezia, 11 novembre 1551
Morte Venezia, 23 dicembre 1629
Sepoltura Chiesa di San Nicola da Tolentino, Venezia
Dinastia Corner
Padre Marcantonio Corner
Madre Cecilia Contarini
Consorte Chiara Dolfin
Figli Dodici figli, tra cui Giorgio e Francesco
Religione Cattolico

Giovanni I Corner, o Cornaro (Venezia, 11 novembre 1551Venezia, 23 dicembre 1629), fu il novantaseiesimo doge della Repubblica di Venezia dal 4 gennaio 1625 alla morte.

Figlio di Marcantonio e Cecilia Contarini, il primo della sua famiglia con questo nome ad ascendere all'alta dignità dogale (il secondo sarà nel 1709), il suo pur breve dogato venne scosso dal tentativo della sua famiglia, i Corner, di prendere possesso dell'apparato statale creando un cartello di famiglie. La contesa, che portò persino a tentati omicidi e fece sfiorare alla città una guerra civile, si placò in parte solo con la sua morte.

Vita[modifica | modifica sorgente]

Il Corner, prima di diventare doge, aveva svolto una mediocre carriera, senza veri lampi che ne dimostrassero veri valori o capacità. Era stato podestà in terraferma, provveditore, era diventato (grazie all'esborso di denaro) procuratore ma, secondo alcuni cronisti egli s’era distinto più per l'importante cognome che per l'ingegno personale. In compenso, anche se scarso di capacità, era ricchissimo e legato, grazie ad una lunga tradizione, alla Chiesa. Era sposato con Chiara Dolfin ed aveva 12 figli. Il Corner, felicissimo della sua posizione e del prestigio dei figli, alla morte del suo predecessore, Francesco Contarini, non pensava minimamente di candidarsi per proseguire i suoi affari e vivere tranquillamente gli ultimi anni, eppure il destino gli riservò una sorte assai differente.

Dogato[modifica | modifica sorgente]

Dopo un lunghissimo conclave il 4 gennaio 1625 gli elettori dogali, esausti, facevano convergere i loro voti a sorpresa proprio sul Corner. Quest’ultimo, pur poco felice, venne costretto ad accettare. Presto però alla famiglia si palesò un problema: l'ambita carica se da un lato dava prestigio ed onore, dall'altro costringeva a rispettare regole ferree per evitare che lo stato ne avesse da risentire dal comportamento dei famigliari del doge. Tutto questo, unito alla possibilità di formare un vero e proprio cartello in modo da controllare la situazione a proprio vantaggio, fece optare i Corner per provare ad approfittare dell'occasione. Nei primi tempi il doge, su insistenza dei famigliari, chiese ed ottenne piccole concessioni a favore dei suoi figli. Imbaldanziti da ciò gli altri membri della famiglia iniziarono a pretendere cariche e ad ottenere privilegi. In particolare, è da segnalarsi Giorgio, figlio del doge, che trafficava con merce di contrabbando nella più assoluta impunità. Secondo lo storico Alvise Zorzi s’era formata, forse per la prima volta dopo tanto tempo, una vera e propria “consorteria” che pretendeva ed otteneva tutto. Nel 1627, con la misura ormai colma, emerse un uomo, Renier Zen, avversario politico dei Corner, che iniziò a denunciare soprusi e a chieder revoche di cariche e privilegi assegnati ingiustamente. Lo Zen iniziò ad indagare anche sugli affari famigliari, chiedendo l'istituzione d’una commissione. I Corner, pur sconfitti, tornarono alla carica in modo a dir poco “mafioso”: il 30 dicembre 1627 Giorgio Corner, assieme a dei suoi servi, attese lo Zen fuori da casa sua e tentò di pugnalarlo. L'accusatore, salvatosi a stento gettandosi in un canale, attaccò subito gli avversari. Giorgio venne bandito e lo Zen iniziò a tenere pubblici discorsi di biasimo ed accusa verso i suoi nemici. Il 23 luglio 1628 i Corner, interrompendo uno dei suoi discorsi e causando scontri in tutta la città, tentarono, con l'appoggio degli alleati, di scalzare lo Zen esiliandolo ma, quest’ultimo, ancora potente, non si mosse dalla città ed, alla revoca del bando, tornò in pubblico tra il plauso di molti nobili. Lo stato era caduto nel caos e s’era diviso tra filo-Corner, papalisti ed oligarchici, e filo-Zen, anti papalisti e più aperti alla nobiltà “povera”. Occorre precisare che lo scontro avvenne tra due fazioni politiche similari con l'unica differenza dell'una più oligarchica dell'altra, e sarebbe errato immaginare lo Zen come un alfiere della libertà, come affermato in alcune tragedie dell'Ottocento. Salito ormai lo scontro a livello di guerra civile tutto rapidamente si sgonfiò: i Corner sconfitti ed umiliati dalla volontà d’un solo uomo e pochi seguaci, lo Zen “bruciato” perché considerato anche sin troppo estremista. In mezzo a queste lotte il doge, ormai vecchio ed amareggiato, cercava di barcamenarsi cercando, sempre più debolmente, di difendere la sua famiglia. Furiosi litigi con i famigliari che desideravano suoi interventi o anche per motivi futili lo debilitarono; ormai era divenuto solo un protagonista passivo, costretto a recitare una parte che lo imbarazzava e che non voleva proseguire. Nel Monferrato si stava approssimando una nuova guerra ma lui non era più in grado di governare. Sentitosi male rimase a letto a lungo e passò gli ultimi tre giorni di vita in coma. Morì il 23 dicembre 1629.

Predecessore Doge di Venezia Successore
Francesco Contarini 4 gennaio 1625 - 23 dicembre 1629 Nicolò Contarini

Controllo di autorità VIAF: 211887640