Pietro I Orseolo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
San Pietro Orseolo
San Pietro Orseolo
San Pietro Orseolo
Nascita 928
Morte 987
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 1027
Canonizzazione 1731
Ricorrenza 10 gennaio
Pietro Orseolo
Statua di Pietro I
Statua di Pietro I
Doge di Venezia
Doge Pietro Orseolo I.png
In carica 976 –
978
Repubblica di Venezia
Predecessore Pietro IV Candiano
Erede Vitale Candiano
Nascita 928
Morte Abbazia di San Michele di Cuxa, 987
Dinastia Orseolo
Consorte Felicia Maripiero
Figli Pietro II Orseolo
Religione Cattolica

Pietro I Orseolo (928Abbazia di San Michele di Cuxa, 10 gennaio 987) fu il ventitreesimo doge della Repubblica di Venezia. Nel 1731 fu proclamato santo dalla Chiesa cattolica.

Fu eletto Doge di Venezia dall'assemblea popolare, che si era riunita nella chiesa di San Pietro in Castello, nel 976, all'età di quarantotto anni.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Pietro apparteneva ad un'illustre famiglia di antica nobiltà, gli Orseolo. Era sposato con Felicia, Maripiero secondo le cronache del tempo mentre altri storici ritengono che fosse una Badoer. Fu il padre del ventiseiesimo doge Pietro II Orseolo.

Il Dogado[modifica | modifica sorgente]

Nei tumulti che avevano portato all'uccisione del predecessore Pietro IV Candiano era stato incendiato il Palazzo Ducale, ed il fuoco aveva poi distrutto gran parte della città. Pietro I Orseolo s'incaricò innanzi tutto della ricostruzione, in particolare del Palazzo Ducale e della Basilica di San Marco, nella quale fece porre in luogo segreto le ossa dell'evangelista; fece inoltre costruire due ospedali. Sul fronte estero, i rapporti con l'impero d'occidente erano compromessi, poiché Pietro IV Candiano era stato uomo di fiducia dell'imperatore Ottone II. Pietro I Orseolo permise allora che la moglie del defunto Pietro IV Candiano, che era parente dell'imperatore, conservasse tutte le proprietà del marito tragicamente defunto. Il 12 ottobre 977 ottenne dalla città di Capodistria il rinnovamento dei patti precedenti, i cui documenti erano andati bruciati nell'incendio del palazzo ducale.

La fuga[modifica | modifica sorgente]

Nel frattempo era venuto a Venezia Guarino, abate dell'Abbazia di San Michele di Cuxa (nei Pirenei Orientali), per onorare le reliquie di San Marco. Questi tornò successivamente a Venezia, e nella notte del 1º settembre del 978 il doge, in incognito, lo seguì per ritirarsi a vita monastica a Cuxa. Qui visse a lungo, dedito ad esercizi di penitenza. Fu sepolto nel chiostro della chiesa.

La canonizzazione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1027 fu proclamato beato dalla chiesa di Roma, ed il suo corpo venne portato all'interno della chiesa di Cuxa. Intervennero poi molti spostamenti, finché il 6 dicembre 1644 le sue ossa furono chiuse in una cassa di legno dorato esposta sopra un altare dedicato a San Romualdo, cui venne aggiunto anche il suo nome. Nel 1731 fu proclamato santo dalla Chiesa, e Venezia chiese di avere una reliquia del doge santo: furono spedite tre ossa della gamba sinistra. Queste arrivarono a Venezia nel 1732 ed il 7 gennaio 1733 vennero depositate nella Basilica di San Marco, dentro un'urna d'argento. Il 7 febbraio 1732 si svolse una sontuosa cerimonia, ed alla messa solenne cantò il celebre sopranista Farinelli. Da questa data, il senato stabilì che il 14 gennaio di ogni anno si svolgesse una messa solenne, alla presenza del doge, in cui venivano esposte le reliquie di San Pietro Orseolo. Nel 1790, al tempo della rivoluzione francese, per timore dei sacrilegi l'ultimo abate di Cuxa portò le reliquie nella chiesa di San Pietro di Prades. Oggi è compatrono secondario di Venezia.

Immagini[modifica | modifica sorgente]

Un suo ritratto è conservato nella chiesa dell'Assunta annessa alla Ca' di Dio a Venezia, ed un mosaico del XIII-XIV secolo nella cappella del battistero della basilica di San Marco lo raffigura vestito da monaco e con il corno ducale in mano. Al suo ritratto, nella galleria dei dogi del palazzo ducale, fu aggiunta l'aureola dopo la canonizzazione. La moglie Felicita non fu dichiarata beata dalla Chiesa, ma è compresa in un elenco di beati veneziani.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Doge di Venezia Successore Flag of Most Serene Republic of Venice.svg
Pietro IV Candiano 976-978 Vitale Candiano

Controllo di autorità VIAF: 40180515