Tommaso Mocenigo

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Tommaso Mocenigo
Ponti, Carlo (ca. 1823-1893) - Tommaso Mocenigo (doge 1413-1423).jpg
Doge di Venezia
Coat of arms of the House of Mocenigo.svg
In carica 7 gennaio 1414 –
4 aprile 1423
Predecessore Michele Steno
Successore Francesco Foscari
Nome completo Tommaso Mocenigo
Nascita Venezia, 1343
Morte Venezia, 4 aprile 1423
Sepoltura Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, Venezia
Dinastia Mocenigo
Padre Pietro Mocenigo
Religione Cattolico

Tommaso Mocenigo (Venezia, 1343Venezia, 4 aprile 1423) fu il sessantaquattresimo doge della Repubblica di Venezia dal 7 gennaio 1414 alla morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Pietro, eletto in età avanzata si dimostrò uomo pragmatico, deciso e politicamente coraggioso. Tanto d'avere la fama d’abilissimo politico[1]. Sotto il suo dogado Venezia raggiunse l'apogeo ed iniziò la lunga espansione in terraferma che sarebbe culminata nel corso del dogado del suo successore Francesco Foscari. Curiosamente il Mocenigo, pur costretto dagli eventi ad appoggiare questo espansionismo, diffidò sempre di questa politica che a suo parere era negativa per Venezia perché l'allontanava dalle sue origini marinare.

Uomo dotato di grande eloquio e d’azione, visto che partecipò (vi sono dubbi) alla guerra di Chioggia (13781381) in qualità di comandante di galea, il Mocenigo si distinse presto in molti campi.

All’inizio del 1396, quando gli fu conferito il comando della flotta dell’Adriatico per soccorrere Emanuele Paleologo imperatore di Costantinopoli contro i turchi, giunse a Costantinopoli con otto galere il 2 settembre e liberò la città dall’assedio degli Ottomani. Salvando poi il re Sigismondo d’Ungheria sconfitto per via terra.[2]

Fedele servitore dello stato si meritò la procuratia di San Marco e il 7 gennaio 1414, con il minimo di voti necessario, 25 su 41, anche il dogado.

Dogado[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra tra Repubblica di Venezia e Regno d'Ungheria.

La sua elezione, avvenuta in seguito ad un accordo tra i numerosissimi candidati in lizza, venne tenuta segreta visto che in quel momento il Mocenigo si trovava in missione a Cremona, territorio straniero. Timori per la sua vita imposero questo silenzio ed il frettoloso rimpatrio. Cominciato con favolose feste questo fu l’ultimo dogado nel quale, secondo un’antichissima tradizione veneziana risalente ai primissimi secoli dell’istituzione dogale, un araldo nella Basilica di San Marco annunciava al popolo il nome dell’eletto, chiedendone il consenso.

Dal 1423 questa usanza venne abrogata e sparì anche quell’ultimo ricordo di democrazia a favore del controllo assoluto dell’oligarchia.

Dopo le tradizionali e grandiose feste per il suo insediamento cominciarono le difficoltà in politica estera: il nuovo patriarca d'Aquileia, Ludovico di Teck, tradizionalmente anti veneziano, incitò ad un’alleanza il re d'Ungheria Sigismondo al fine d'attaccare la Repubblica e nel 1418 riuscì ad ottenerne l'appoggio. Venezia, attaccata da due direzioni, passò all'offensiva e nel biennio 14191420 ottenne straordinari successi conquistando Udine, Cividale, Feltre, Belluno ed in Friuli in generale. Anche il Cadore si consegnava spontaneamente tramite atto di dedizione. Né meno fortunate erano, in quello stesso anno, le guerre in Dalmazia ed Albania (conquistando quasi tutto il paese da Scutari ad Alessio); mentre s’aggiungeva anche Corinto chiave della Morea[1].

L’inarrestabile avanzata venne bloccata solo dalla pace con l'Ungheria e dalla cancellazione del regno del patriarca d'Aquileia che venne annesso a Venezia.

Molti nobili spinsero per nuove conquiste ma il Mocenigo preferì fermare la spinta della sua città, ricordando in continuazione, persino nel suo testamento, di non avventurarsi in lunghe ed onerose guerre spostando il baricentro cittadino dal mare alla terraferma.

Finita questa guerra il resto del dogado trascorse pacifico ed il doge, dopo lunga malattia, morì il 4 aprile 1423, a quasi ottant’anni.

La tomba di Tommaso Mocenigo in San Zanipolo

Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Il testamento del doge Mocenigo, redatto in data 10 marzo 1423, viene considerato uno dei più importanti documenti dell’epoca visto che, lungi dal soffermarsi su mere questioni personali, esalta la forza e la potenza di Venezia elencando i mezzi e le ricchezze della città e dandoci un vivo e fertile spaccato della vita quotidiana. Curiosamente il Mocenigo in esso raccomandò più volte di non eleggere come suo successore Francesco Foscari che, secondo lui, avrebbe condotto la città a guerre in terraferma senza una vera necessità per Venezia. Il 15 aprile 1423, appena undici giorni dopo la morte del Mocenigo, Francesco Foscari veniva invece eletto suo successore.

Il suo monumento funebre si trova nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, dove fu sepolto.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Federigo Stefani e Federico Odorici, Tavola II in Pompeo Litta (a cura di), Famiglie celebri d’Italia. Mocenigo di Venezia, Ed. Luciano Basadonna, 1868 - 1872.
  2. ^ Giuseppe Gullino, Mocenigo, Tommaso in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 75, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2011.
Predecessore Doge di Venezia Successore
Michele Sten 7 gennaio 1414 - 4 aprile 1423 Francesco Foscari

Controllo di autorità VIAF: 46722069 LCCN: nr2006003896