Francesco Foscari

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Francesco Foscari
Lazzaro Bastiani, Ritratto del doge veneziano Francesco Foscari.
Lazzaro Bastiani, Ritratto del doge veneziano Francesco Foscari.
Doge di Venezia
Stemma
In carica 15 aprile 1423 –
1º novembre 1457
Predecessore Tommaso Mocenigo
Successore Pasquale Malipiero
Nome completo Francesco Foscari
Nascita Venezia, 1373
Morte Venezia, 1º novembre 1457
Sepoltura Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, Venezia
Dinastia Foscari
Figli Undici figli, tra cui Jacopo
Religione Cattolico

Francesco Foscari (Venezia, 19 giugno 1373Venezia, 1º novembre 1457) fu il sessantacinquesimo doge della Repubblica di Venezia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Era il primogenito di Nicolò di Giovanni e di Caterina di Giovanni Michiel. La famiglia Foscari, di antica nobiltà, stava attraversando allora un periodo particolarmente fortunato: nel 1331 aveva ricevuto il titolo comitale con i feudi di Noventa e Zelarino da Giovanni I di Boemia; a ciò si aggiungevano le ricchezze accumulate dal padre di Francesco, abile mercante.

Il Foscari fu però disinteressato ai commerci e, spinto da una notevole ambizione politica, dedicò tutta la propria esistenza alla vita pubblica. Nel 1395 sposò Maria di Andrea Priuli "dal Banco", che gli diede quattro figli.

All'età di 27 anni diventò senatore, a 31 anni Membro del Consiglio dei Dieci e a 45 venne nominato Procuratore di San Marco, la seconda carica più importante della Repubblica. Fu ambasciatore di Venezia presso l'imperatore Sigismondo e presso il sultano Maometto I e operò come tutore di Gian Francesco Gonzaga.

Stando alle dichiarazioni dei contemporanei egli era un brillante oratore con un'eccellente memoria e con una grande capacità di persuasione.

Dogado[modifica | modifica sorgente]

Fu eletto a quarantanove anni il 15 aprile 1423 e grazie a lui la Repubblica di Venezia ebbe il dogado più lungo (oltre 34 anni) e con la maggiore espansione territoriale della sua storia, riunendo sotto una sola legislazione tutto il Veneto e il Friuli. La sua reggenza fu caratterizzata da guerre (prima coi Visconti e poi coi Turchi), da lotte interne tra le grandi famiglie e da calamità naturali come la siccità (1424), le molte maree, la gelata della laguna (1431) che paralizzò la città per mesi, il terremoto (1451) e infine la peste che gli uccise quattro degli undici figli.

Nel 1430 Andrea Contarini, provocato dai Loredan, attentò alla vita del doge, pugnalandolo.

Il Doge non riscuoteva più la simpatia di alcune famiglie, in quanto le lunghe guerre avevano impoverito le casse dello stato.

Il caso del figlio Jacopo e l'abdicazione[modifica | modifica sorgente]

Francesco Hayez - L'ultimo abboccamento di Jacopo Foscari con la propria famiglia prima di partire per l'esilio cui era stato condannato - Firenze, Galleria Palatina - 1852.

L'ultimo periodo del dogato fu segnato dalle drammatiche vicende del figlio Jacopo che provocarono la rovina del vecchio doge. Questi episodi vanno inquadrati nel clima di odio e di sospetto che caratterizzarono l'ultimo periodo del dogato e che sfociarono nelle dimissioni del Foscari.

Jacopo, unico figlio maschio del doge ad essere sopravvissuto alla peste, era un giovane colto e intelligente, ma anche amante del lusso e di certo poco accorto. Il 17 febbraio 1445 fu accusato dai capi del Consiglio dei Dieci (fra i quali risultava anche Francesco Loredan, nipote di quel Pietro che il Foscari aveva battuto durante l'elezione al soglio ducale) di aver accettato doni dal duca di Milano Filippo Maria Visconti, in contrasto con quanto disponeva la Promissione ducale. Il doge riuscì a farlo riparare a Trieste; in seguito il giovane venne condannato all'esilio a Nauplia, ma ottenne di commutare l'isola greca con una località del veneziano (forse il feudo di Zelarino). Il 13 settembre 1447 il Consiglio decise di concedergli la grazia, probabilmente per le suppliche del doge e della dogaressa.

L'episodio non ebbe più significato politico e fu bollato come l'imprudenza di un giovane poco serio. Ma la questione si riaprì, e con maggior gravità, qualche tempo dopo: il 5 novembre 1450 era stato ferito mortalmente Ermolao Donà, già membro del Consiglio che aveva condannato Jacopo. I sospetti si concentrarono ovviamente sul figlio del doge, che venne arrestato il 2 gennaio 1451, torturato e esiliato in Candia.

Nel 1456, pur lontano dalla patria, Jacopo fu accusato di cospirare contro il governo. Tornato a Venezia per il processo, gli fu riconfermato l'esilio in Candia e venne rinchiuso in perpetuo nel carcere della Canea, dove morì poco tempo dopo.

Venezia - Palazzo Ducale - Porta della Carta - Francesco Foscari inginocchiato davanti al leone di San Marco.

Straziato da questo drammatico episodio, gli ultimi anni del Foscari furono ulteriormente segnati dagli attacchi del Consiglio dei Dieci (dove ora sedeva un altro Loredan, Giacomo). Il 19 ottobre 1457 esso poneva all'ordine del giorno la richiesta di abdicazione da parte del doge, con la motivazione che, vista l'età avanzata, non era in grado di intervenire nei Consigli e di svolgere appieno gli altri suoi incarichi. Nonostante in passato avesse presentato più volte le dimissioni, sempre respinte, questa volta il doge si rifiutò di lasciare: secondo la legge, infatti, poteva farlo solo su proposta dei consiglieri ducali con l'assenso del Maggior Consiglio. Il 22 ottobre, tuttavia, la richiesta del Consiglio divenne un ordine perentorio: il giorno successivo, dopo che gli era stato spezzato l'anello e tolte le insegne del potere, lasciò il palazzo Ducale, scegliendo di scendere per la scalinata di pietra da dove era salito al momento della nomina, circondato dai familiari e appoggiandosi al fratello Marco.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Spirò qualche giorno più tardi, il 1º novembre, presso la sua abitazione di Santa Margherita. Gli fu disposto un funerale regale, nonostante l'opposizione della vedova che lo vedeva quale un goffo atto riparatorio da parte di quel potere che gli aveva tolto il figlio e umiliato il marito. La salma fu accompagnata dal nuovo doge Pasquale Malipiero, che si presentò in semplice veste di senatore. Fu sepolto nel presbiterio della basilica dei Frari.

Influenza culturale[modifica | modifica sorgente]

I due Foscari di Eugène Delacroix (1855)
  • I due Foscari (The Two Foscari: An Historical Tragedy) è un'opera in versi di George Gordon Byron del 1821. La trama, ambientata nella Venezia della metà del XVI secolo, si ispira, anche se con molte licenze poetiche, alla vicenda del doge Francesco Foscari e di suo figlio Jacopo.
  • I due Foscari, opera lirica del 1844 di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, si ispira all'opera di Byron.
  • Il pittore Francesco Hayez ha prodotto varie opere ispirate ai due foscari: L'ultimo abboccamento di Jacopo Foscari con la propria famiglia prima di partire per l'esilio cui era stato condannato (due versioni, 1838-1840), Francesco Foscari destituito (1842-1844), I due Foscari (1852)
  • I due Foscari è un dipinto di Eugène Delacroix del 1855.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Doge di Venezia Successore
Tommaso Mocenigo 15 aprile 1423-22 ottobre 1457 Pasquale Malipiero

Controllo di autorità VIAF: 71687194 LCCN: n82229200